Fallout 76 - Ricostruiamo insieme l'America - Nerdando.com
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Fallout 76 – Ricostruiamo insieme l’America

Fallout 76

Recensione

America, West Virginia, Appalachia. Anno 2102. Le porte del Vault 76 si aprono per la prima volta dopo la guerra nucleare del 2077. Inizia il Reclamation Day, il giorno in cui riconquisteremo la terra e inizieremo a ricostruire gli Stati Uniti d’America.

Quello che ci aspetta in superficie, però, è un universo di devastazione contaminata: case distrutte, acque inquinate, cibo radioattivo. E creature: mostri mutanti corrotti dalle radiazioni; insetti grandi come cavalli, creature gigantesche, mutanti, robot impazziti, umani ridotti a zombi senza cervello. La distruzione è ovunque, carcasse di auto abbandonate diventano nidi per animali immondi; case in cui scheletri ancora ricoperti da vestiti in brandelli osservano con orbite vuote un mondo che non c’è più; fabbriche ed industrie continuano ad operare incessantemente, guidate da robot che non possono far altro che seguire le loro routine, anche se gli uomini per cui lavorano sono morti da decenni.

In questa desolazione, in questa totale disperazione, non saremo soli a tentare l’impresa di ricostruzione: altri sopravvissuti, ex abitanti di Vault, stanno cercando di fare la loro parte: sta a noi decidere con chi di essi unire le forze, scegliere una vita da leader, da gregario o addirittura da fuorilegge, sfruttando la situazione per interessi personali.

Iniziamo con una dovuta premessa: Fallout 76 NON è un Fallout 5 con un nome diverso. Del franchise, oltre al nome ovviamente, mantiene l’ambientazione, il contesto storico e l’impianto scenografico, ma è un gioco completamente diverso. In una sola frase potremmo classificarlo come un MMO ambientato nel mondo di Fallout.
Questo non vuol dire che non sia possibile giocarlo in totale solitudine, ignorando gli altri giocatori presenti nel mondo, ma sarebbe una scelta decisamente limitante. Innanzi tutto perché, fedelmente alla lore, siamo temporalmente indietro rispetto ai precedenti capitoli e quindi non ci sono tutte le edificazioni e le comunità create dagli umani che hanno accompagnato l’esplorazione della Zona contaminata della Capitale, prima, e del Commonwealth dopo.

Nel caso non fossi stato abbastanza chiaro: siamo soli come cani. Niente NPG (tranne qualche rara eccezione); niente lunghe chiacchierate con questo mutante o con quel ghoul; niente fazioni per cui parteggiare e con cui lottare; niente città da esplorare, persone da salvare, e così via. Ripeto: non è Fallout 5.
Ci sarà comunque tanta, tantissima lore: molti olonastri da ascoltare, moltissimi terminali da leggere. Storia ce n’è, e ce n’è tantissima, per cui se quella parte vi piaceva, non resterete delusi.

Fallout 76

Lo scopo del gioco, quindi, è quello di costruire, costruire e costruire ancora: sì, la componente crafting è pesante nel titolo, anche grazie all’introduzione del CAMP, il sistema trasportabile che consente di costruire un accampamento ove riciclare materiali, costruire armi e armature, decotti e cibi.
Attorno a noi troveremo altri abitanti del Vault, sono gli altri giocatori (gli unici umani vivi che incontreremo) che stanno esplorando l’Appalachia insieme a noi: con loro potremmo allearci, seguire missioni insieme, scambiare equipaggiamenti e condividere abilità. Insieme sarà più facile sopravvivere ai pericoli di questo nuovo mondo; da soli, sarà davvero difficile cavarsela.

Gameplay

Per i vecchi amanti della serie, questo Fallout 76 potrebbe risultare un po’ disorientante. Restano i grandi classici come il Pipboy e il sistema di puntamento S.P.A.V., naturalmente entrambi sono convertiti alle meccaniche real time: motivo per cui è decisamente meglio trovare un posto sicuro prima di dilungarsi con l’equipaggiamento, gli olonastri e tutte le altre informazioni consultabili tramite Pipboy; motivo anche per cui durante il puntamento non c’è più il rallentamento del tempo, cosa impossibile con il multiplayer, anche se permane la possibilità di scegliere le parti del corpo a cui mirare.

Altra grande novità è la gestione delle caratteristiche S.P.E.C.I.A.L., ad ogni livello avremo la possibilità di incrementare una di esse, andando ad influenzare, ovviamente, la gestione dell’archivio, i danni, l’abilità di hacking, la fortuna e il carisma; quest’ultimo, in particolare, non è da sottovalutare: è infatti una chiave per il successo del gioco di gruppo, grazie alla quale potremo condividere le nostre abilità con la squadra, e se ci si calibra bene, possiamo dare vita ad una truppa d’assalto potente ed efficace.
Oltre al punteggio S.P.E.C.I.A.L. abbiamo delle carte perk (ne possiamo usare una per punto) che danno dei bonus efficaci, come percentuali maggiori di successo o di danno, abilità speciali e così via. Sono i “talenti” ed è la chiave per comprendere la gestione RPG di Fallout 76, che, nel complesso, ha per ovvie ragioni una componente ruolistica decisamente ridotta rispetto ai predecessori.

Una volta comprese le meccaniche di base, ci possiamo buttare nella mischia. Alcune semplici missioni iniziali ci fanno prendere confidenza col il gioco, con le sue dinamiche di esplorazione, ricerca e crafting. Un ottimo modo per avvicinarsi pian piano al cuore del sistema, così che tanto i neofiti quando i veterani abbiano modo di scivolare nel mood senza strattoni.

Fallout 76

Una volta raggiunto il quinto livello (circa un paio d’ore di gioco se vi piace esplorare a lungo come a me), si inizia a fare sul serio, attivandosi la modalità PVP. Bethesda ha scelto un approccio di questo tipo: posso andare in giro a sparare agli altri giocatori, ma finché loro non risponderanno al mio fuoco, i miei danni saranno pressoché nulli. In questo modo non corriamo il rischio di essere abbattuti da qualche altro giocatore mentre stiamo svolgendo una missione e magari non siamo interessati al conflitto a fuoco.
Insomma: se vi interessa un FPS in cui dare battaglia ai vostri amici/nemici giocatori, forse dovreste puntare la vostra attenzione a qualche altro titolo, come Call of Duty: Black Ops 4. In Fallout 76, la parola d’ordine è “collaborazione“.

Come in ogni gioco online multiplayer che si rispetti, avremo modo di partecipare ad “eventi” che appariranno randomicamente sulla nostra mappa. Raggiungere i punti di ingresso in missione è semplice, basta pagare alcuni tappi per il trasporto veloce o correre al randez-vous. Poi inizierà la missione che svolgeremo da soli o in compagnia di altri giocatori, anche senza fare squadra. Le missioni, a tempo, sono del tipo “scortare e difendere”, “esplorare e trovare”, “eliminare una minaccia”; tutte, una volta terminate con successo, danno diritto a premi importanti, in termini di esperienza e materiali.

A tal proposito è bene sottolineare quanto sia fondamentale occuparsi della salute del nostro personaggio: non parliamo solo di stimpack per curare ferite o di rad-away per eliminare le radiazioni. Mangiare e bere sono un’esigenza costante. Sul nostro cammino troveremo tanto materiale edibile, ma prima occorrerà cucinarlo a dovere; e per farlo serviranno ingredienti, ricette e un fuoco da campo. Trovarsi in mezzo ad una missione senza scorte di cibo o acqua, potrebbe voler significare la nostra prematura scomparsa.

Veniamo infine al crafting. Come detto servono “ricette” anche per armi, armature e munizioni. La conoscenza su come fare tutto si apprende poco per volta, esplorando ma anche smontando e riciclando altre armi per ottenere i componenti. Oltre a costruire, naturalmente, potremo anche riparare e potenziare il nostro equipaggiamento, applicando modifiche che ne migliorino le caratteristiche (gittata, danno, protezione e così via).

Era stato introdotto già in Fallout 4, ma ora la costruzione dell’insediamento è diventato centrale e non solo scenografico. Fin dalle prime battute potremo costruire il nostro CAMP, un accampamento scout da far crescere sempre più, aggiungendo postazioni di lavoro, sistemi difensivi ed elementi architettonici sempre più grande, complessi e articolati.
Sicuramente ci saranno persone con il tempo e la pazienza sufficiente da raccogliere tutti i materiali necessari per la costruzione di un campo enorme, ma si tratta di avere davvero molta, molta pazienza perché la quantità di risorse è davvero imponente.

Fallout 76

Comparto tecnico

Premetto di aver speso le mie ore di gioco su Xbox One X, ovvero la macchina che al momento garantisce performance migliori in assoluto. Il primo impatto è stato ottimo: texture pulite e colpo d’occhio eccezionale. L’Appalachia garantisce uno spettacolo senza pari, con ambientazioni molto diverse tra loro e davvero coinvolgenti: dalle città disastrate, alle foreste abitate dagli animali, alle miniere, alle paludi e così via. Non ci si stanca mai di esplorare e di perdersi nella miriade di dettagli che appaiono su schermo.

Tuttavia, a volte, il termine “appaiono” è troppo letterario: capita spesso, spessissimo, di affacciarsi da una collina e veder spuntare dal nulla pezzi di vegetazione, anche in primo piano e questo effetto pop-up spezza un po’ la magia del momento. Davvero deludente, se confrontato ad altri titoli di questa generazione. Ma non è tutto: i guai tecnici sono davvero difficili da digerire, soprattutto da una produzione dotata di risorse e capacità enormi come quelle di Bethesda. E invece, oltre ai fastidiosi pop-up, abbiamo effetti ragdoll, compenetrazioni, animazioni abbozzate e superficiali, tempi di caricamento eccessivi, intelligenza artificiale ridicola.

Il meccanismo di scambio tra giocatori mi sembra appena abbozzato, senza il supporto del microfono, in pratica, è quasi inutilizzabile; carine le emoticon per scambiarsi messaggi, ma lo store per acquistarne altre mi ha fatto davvero storcere il naso: vero che si usano “crediti” acquisiti assieme all’esperienza, ma pensare che mi occorrono 10 ore di gioco per poter fare una faccina diversa, o una posa nuova nel sistema foto, lo trovo abbastanza imbarazzante.

Come se non bastasse tutto ciò a minare l’esperienza di gioco, mi sono imbattuto in pesantissimi cali di framerate anche in situazione non troppo concitate, con meno di dieci nemici su schermo e nessun altro giocatore presente. Morire perché sto sparando ad un mostro e quello nel frattempo si è spostato alle spalle senza che io potessi far nulla, è davvero molto fastidioso.
Analogo problema durante un evento con altri giocatori umani: i personaggi sparivano e riapparivano poco più in là, piccoli freeze, mostri ora vivi ora morti senza sapere il perché; un’alleanza andata in frantumi perché gli altri personaggi finiscono sotto il fuoco nemico quando invece dovrebbero essere altrove. Connettendomi io con una fibra, non credo si tratti di problemi di connessione, per cui il mio auspicio è che Bethesda intervenga il prima possibile per evitare che questi spiacevoli problemi tecnici possano spingere ad accantonare il gioco.

Sicuramente alle spalle di Fallout 76 c’è un lavoro immane, e nel complesso tutto fila abbastanza liscio: anche il comparto sonoro risponde bene alla situazione, accompagnandoci senza interferire, soprattutto alla luce del fatto che in multiplayer si parla parecchio.

Conclusioni

Non è facile inquadrare in poco tempo un titolo della portata di Fallout 76; nonostante abbia speso più di trenta ore di gioco ho l’impressione di aver appena intaccato la superficie: c’è davvero molto da esplorare, da scoprire e da capire.
La direzione presa da Bethesda era chiara già dal precedente capitolo: Fallout 4 aveva infatti impresso alle sue dinamiche un’anima molto più action e molto meno ruolistica; nonostante la presenza di trame affascinanti, come quella di Silver Shroud, ambientazioni magiche come Diamond City e abbondanza di fazioni, era venuto meno quel senso di bilancia tra bene e male, il meccanismo del karma di Fallout 3, quella sensazione e potenza di libertà che poteva portarci ad essere dei vendicatori solitari o delle carogne, dove ogni decisione aveva ripercussioni pesantissime.
Motivo per cui nonostante la sua bellezza, Fallout 4 mi aveva conquistato molto meno del precedessore.

Il fascino dell’ambientazione del franchise è rimasto immutato, ma abbiamo in mano un gioco con un’anima molto diversa dai suoi predecessori. Solo voi potete decidere se il titolo fa al caso vostro o no: se vi piace l’esperienza di gruppo, collaborativa, tutti insieme contro i mostri, probabilmente è il gioco giusto; se vi piace sparare all’impazzata, probabilmente invece no. Se, infine, volete vivere una nuova esperienza da eroe solitario nella devastazione post atomica, potrete farlo, ma vi verranno a mancare molte delle componenti più affascinanti a cui siete abituati e, forse, finirete col parcheggiare il gioco dopo poche ore.

Per quanto mi riguarda: questo titolo, e i suoi giocatori, meritano una bella messa a punto dal punto di vista tecnico; mentre per il futuro mi auguro un ritorno alle origini con un prossimo capitolo incentrato sugli elementi che hanno reso grande il franchise. Sicuramente si può mantenere quello che di buono si vede qui, come le carte per i talenti; ma senza un’accurata autocritica e analisi dei problemi emersi fin qui, Fallout rischia di rivelarsi come un pericoloso boomerang per Bethesda.

Nerdando in breve

Fallout 76 è l’MMO di Bethesda ambientato nel mondo post atomico di Fallout.

Nerdandometro:
(3 / 5)

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