Lucca Comics & Games 2018: incontro con Leiji Matsumoto - Nerdando.com
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Lucca Comics & Games 2018: incontro con Leiji Matsumoto

L’incontro

Akira “Leiji” Matsumoto, creatore di Capitan Harlock e di Galaxy Express 999 ha incontrato generazioni di lettori e spettatori adoranti, accorsi da ogni dove al Lucca Comics&Games. Prima però, il sensei è riuscito a trovare il tempo per rispondere a qualche domanda postagli da un numeroso gruppo di giornalisti appassionati.

Vi dico subito che l’incontro è stato emotivamente denso, ricco di pathos e voglia di comunicare un messaggio tanto importante quanto profondo, circa la necessità di vivere ogni giorno al 100%.

Così come nelle sue opere, il maestro ha saputo trasmettere anche verbalmente quelli che sono i valori a lui cari e che necessiterebbero di essere posti in risalto ulteriormente, soprattutto in un periodo storico come quello nel quale ci troviamo. Un uomo sopravvissuto per caso a un evento tanto sconvolgente e devastante, quale è stata la seconda guerra mondiale. Matsumoto ha raccontato che la bomba atomica caduta su Nagasaki sarebbe dovuta precipitare nelle zone nelle quali si trovava all’epoca, ma che tuttavia per condizioni atmosferiche avverse fu sganciata altrove. Tuttavia, diversi amici e parenti persero la vita a causa dell’esplosione o delle radiazioni, e questo finì immancabilmente per influenzare le sue opere.

Un messaggio universale

Il padre, pilota di aerei, militò durante la sopra citata guerra, e quando ebbe la fortuna di ritornare a casa sano e salvo non fece altro che ispirare l’all’epoca piccolo Akira, infondendogli l’amore per la vita. Questo infatti il grande messaggio portato avanti dal maestro, sia con i suoi lavori, sia a più riprese durante la conferenza.

Nessuno nasce per morire: tutti nascono per vivere.

Così ha detto, mantenendo la posa composta ma non rigida che l’ha pervaso per tutta l’ora nella quale ha saputo coinvolgerci con il suo carisma. Un signore anziano, un maestro Shifu in carne ed ossa che è riuscito a creare con la sua pacatezza un momento ricco di significato. Nemmeno i segni del tempo che passa, si permettono di scalfirne il volto, liscio e decorato da un’espressione austera, dietro la quale si sono mal nascosti due piccoli occhi scuri e ricchi di energia.

Matsumoto nasce disegnatore di paesaggi, amandone la ricca bellezza fin dall’infanzia. Spesso ha sottolineato come ciò che lo colpisse durante il giorno si ripresentasse poi in sogno, intaccandone lo stile di disegno e influenzandone il tratto. Film americani e italiani, purché fossero western, hanno sempre trovato in lui un fedele sostenitore, visto anche l’innato amore per le armi. Per quanto al giovane Leiji piacessero soprattutto le pistole, anche la tradizione del combattimento, diffusa nella cultura nipponica, è riuscita a trovare un posticino nello spazio popolato dai suoi personaggi.

In particolare, fu d’ispirazione il credo dei samurai del non scappare mai. Così come il padre gli ha sempre insegnato, “i giovani non devono vergognarsi di piangere”, mai. Quando nella vita accade qualcosa che ci abbatte, sia fisicamente, sia emotivamente, è naturale lasciarsi trasportare da tali sentimenti ed è giusto viverli così come sono. Tuttavia, ciò non giustifica assolutamente un qualunque tipo di avvilimento, di abbandono o di accettazione della sconfitta.

Che sia un giorno, un mese o anche più, non ci si dovrebbe mai lasciare trascinare dallo sconforto, obbligando sempre noi stessi a perseverare nei nostri sogni, portandoli avanti fino all’estremo. Un’eterna battaglia che si vince solo vivendo, perseguendo i propri sogni e non arrendendosi mai di fronte alle sconfitte.

Sul futuro delle sue opere

Per quanto riguarda il futuro delle creazioni del maestro Akira, state tutti tranquilli: non esiste una data di scadenza. Matsumoto ha raccontato infatti che le sue storie sono viaggi che non finiscono, come se fossero tutti pezzi di un puzzle perpetuo. Pertanto, non è intenzionato a scrivere alcun finale. Questo anche percheé, a suo dire, finché disegna ha qualcosa da imparare e non ha affatto voglia di smettere di farlo. Ha spiegato quanto le sue opere non siano l’effettiva trasposizione delle sue idee, quanto più una rielaborazione frutto di un’accurata immedesimazione con il lettore. Deve esserci una sorta di biunivocità fra autore e fruitore dell’opera, affinché si raggiunga la maggior soddisfazione possibile. Non un semplice “Io lavoro così. A chi piace, piace.”, imposizione del proprio estro, quanto più un’analisi di come rendere maggiormente apprezzabile per lo spettatore ciò che si ha da dire.

Questione di treni e navi

Quando Akira non era ancora Leiji, la famiglia non era fra le più abbienti, anzi. Acquistare un biglietto ferroviario era impresa impossibile, pertanto al piccolo Matsumoto non restava che ammirare foto e immagini di quelle frecce su rotaie. Ha persino detto che quando gli hanno proposto di andare a Tokyo per lavoro, all’esordio della sua carriera, ha dovuto investire tutto ciò che aveva in un biglietto di sola andata. Un ricordo felice che ha, è proprio quello di quando finalmente, per la prima volta, riuscì a salire su uno di quei treni che aveva disegnato più volte. Quel treno, il C-62, necessitava di 24 ore per compiere la tratta Kyushu-Tokyo, e proprio quel serpente metallico ispirò il celebre Galaxy Express 999, il cui nome ha una motivazione ben precisa.

Il 999 vuole lasciare un significato di incompletezza e gioventù, come a indicare che ciò con cui ci stiamo interfacciando deve restare incompleto, al fine di conservare sempre quell’aria di speranza che avvolge tutta l’opera.

Per quanto invece riguarda la Yamato, nave realmente esistita nella prima metà del 900, ecco che Matsumoto attinge di nuovo a ciò che lo circonda. Il personaggio di Susumu Kodai è apertamente ispirato al fratello minore, mentre Juzo Okita, il Capitano della Corazzata Spaziale, altri non è se non l’alter ego del padre, uomo caparbio e determinato.
Nessuna invenzione quindi: per creare la nave da difesa, non ha dovuto fare altro che aggiungere motori e propulsori alla versione marina, per trasformarla nell’iconica corazzata spaziale.

Conclusione

Una sorta di messaggio di pace, quindi, che deve raggiungere tutti quanti. Non importa come cambi il mondo, l’importante è che ci si riesca a coalizzare tutti per salvarlo, senza bandiere né fazioni, ma soprattutto, senza arrendersi mai.

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