Fallout Boardgame - L'apocalisse sul nostro tavolo - Nerdando.com
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Fallout Boardgame – L’apocalisse sul nostro tavolo

Fallout boardgame

Un mondo devastato, nemici feroci, mutanti e creature infernali prodotte dall’inverno nucleare non ancora terminato. Qui e là, piccole oasi di pace, separate dal resto del mondo e ben sigillate. Ma quando si esce dal vault, ogni passo compiuto nella Zona Contaminata potrebbe essere l’ultimo.
Sopravvissuti: benvenuti nel mondo di Fallout!

Recensione

Creato da Fantasy Flight Games (Le Case della Follia, Arkham Horror) e distribuito in Italia da Asmodee, Fallout Boardgame è il gioco da tavolo ambientato su licenza Bethesda nell’incredibile mondo del celebre RPG post-apocalittico.

Fallout è uno dei miei franchise preferiti. L’ho scoperto molti anni fa, con il terzo capitolo della saga, e me ne sono follemente innamorato. Vuoi per le dinamiche RPG, vuoi per l’eccezionale ambientazione in cui il mondo si è fermato agli anni ’50, vuoi per la caratteristica iconografia, tutto in Fallout è per me degno di nota e ammirazione.
Ovvio che appena scoperto il progetto del gioco da tavolo non mi sia fatto sfuggire l’occasione di testare con mano cosa ne sarebbe venuto fuori.

Trasportare un franchise da un medium all’altro è sempre operazione delicata e pericolosa: potenzialmente è capace di unire mondi separati alla nascita, ma corre anche il rischio di far imbufalire entrambe le popolazioni. Non sono pochi i cadaveri illustri incappati in questa battaglia tra diverse passioni, e visto il mio amore per Fallout, ho approcciato il titolo con una certa prudenza.

Qual è lo scopo di Fallout? In breve è riassumibile in: esplorare la mappa del mondo, far crescere il proprio personaggio, svolgere missioni e, sopratutto, sopravvivere alla Zona Contaminata.
Ebbene, se questo è lo scheletro del videogioco, nel board game c’è tutto. Proprio tutto.

Ah quasi dimenticavo la narrazione: la punta di diamante di tutto il franchise.
E ricordate che: “La guerra: la guerra non cambia mai”.

Dinamiche

Un’avventura solitaria da sperimentare in gruppo. Le interazioni, diciamolo subito, non sono molte tra i giocatori. Tuttavia questa mancanza è più che abbondantemente superata proprio grazie alla “narrazione” di cui sopra.
Vivere le avventure della Zona Contaminata è un’esperienza corale, e grazie ad un sistema narrativo a diramazioni, dal momento stesso in cui ci si siede dal tavolo, si viene trasportati nell’incredibile mondo di Fallout, e anche assistere alle vicissitudini dei compagni di gioco è entusiasmante.

Andiamo però con ordine. Come accennato lo scopo del gioco è quello di immergersi nei pericoli della Zona ed esplorarla, portando a termine alcune missioni, magari alleandosi con una particolare fazione e contribuire a farla crescere. All’inizio della partita sceglieremo un personaggio tra: l’abitante della Zona, il ribelle della Confraternita d’Acciaio (con la sua immancabile armatura atomica), il Supermutante, il ghoul e naturalmente l’abitante del Vault. Ogni personaggio ha abilità uniche, una plancia personale, fino a tre oggetti nello zaino e potenzialmente un compagno di avventura.

A questo punto si sceglie uno dei quattro scenari a disposizione nella scatola base (ma è già stata annunciata una gustosa espansione) e si colloca la mappa modulare a faccia in giù.
Durante il proprio turno ogni giocatore può fare due azioni tra cui: muoversi, esplorare, interagire con gli insediamenti (e magari commerciare con gli empori), avanzare nelle missioni e naturalmente combattere.
Esplorando la Zona, si rivela la mappa rovesciando l’esagono relativo, mentre la narrazione è affidata ad un mazzo di carte che viene letto dal giocatore accanto a quello attivo, in modo da non rovinarsi la sorpresa e da mantenere intanto il senso di incertezza che permea anche il videogioco: ogni azione ha una conseguenza, e non c’è modo di sapere a priori se sarà positiva o negativa.

Una volta terminato il turno dei giocatori tocca ai mostri e alle fazioni muovere, e lì la faccenda si fa difficile.

Gli incontri vengono risolti con un lancio di dadi che ricorda il meccanismo S.P.A.V. manipolabile grazie alle abilità S.P.E.C.I.A.L. conquistate.
I tre dadi riportano un certo numero di “colpi a segno” e di “aree del corpo”. Quando dovremo fare una prova di abilità (ad esempio effettuare un hack, scassinare, persuadere o qualsiasi altro tipo di azione) lanceremo i dadi e conteremo il numero di successi (da 0 a 2 per ogni dado). Se la loro somma è pari o superiore alla difficoltà, la prova è superata e procederemo oltre con la risoluzione indicata. Ogni prova, però, ha anche un riferimento alle abilità S.P.E.C.I.A.L. che, se in nostro possesso, ci daranno la chance di rilanciare eventuali dadi sfortunati.

I combattimenti funzionano in modo simile, subiremo e infiggeremo danni in base al risultato dei dadi. Gli avversari, poi, garantiranno equipaggiamento e punti esperienza, grazie ai quali faremo progredire il personaggio per ottenere nuovi punti S.P.E.C.I.A.L., talenti, abilità e così via. E se mi state chiedendo se per caso incontrare un deathclaw ha lo stesso devastante esito del videogioco, beh: vi invito a scoprirlo da soli. Io non sono sopravvissuto per raccontarlo.

Come avete intuito, la componente aleatoria è molto importante in questo gioco da tavolo, cosa che può essere terribilmente frustrante se, come nel mio caso, la fortuna ai dadi non sorride mai.

Fallout boardgame

Non manca la radioattività: che non solo influenza la possibilità di movimento, ma impatta anche sulla salute del personaggio che dovrà tenere sotto controllo per evitare di fare la pessima fine che immaginate. Sulla nostra scheda, infatti, oltre all’avanzamento dell’esperienza abbiamo sia la quantità di radiazioni ricevute che punti ferita subiti. Se questi scendono al di sotto del livello di radiazioni, perderemo tutto l’equipaggiamento e dovremo ripartire dalla base. Se invece la radiazioni salgono oltre i punti vita, allora veniamo direttamente eliminati dal gioco.

La cosa che più mi ha convinto, però, è proprio lo svolgimento delle missioni. Occorre un attimo di pratica per capire come gira il tutto, ma una volta dentro al meccanismo, è fantastico ritrovare nel board game la stessa disperazione, gli stessi uomini e donne, le medesime situazioni che hanno arricchito l’universo del videogioco. Così come la possibilità di scegliere in ogni momento come sviluppare la nostra storia, e il nostro rapporto con la società che ci circonda.

Materiali

La scatola è grande, pesante, ricca di materiali in perfetto stile Fantasy Flight. Non solo: l’iconografia di Fallout è unica e posso assicurarvi che è riprodotta alla perfezione, dal Vault Boy allo S.P.E.C.I.A.L., dal sistema S.P.A.V. alle creature, ai talenti, ai tappi di Nuka Cola.
Davvero interessante la scheda del giocatore, che ci fa vivere e toccare con mano il progressivo avanzamento del nostro personaggio.
Se amate la componente estetica del videogioco, amerete alla follia quella del board game.

La qualità dei materiali, quindi, è eccezionale. I componenti in cartone sono spessi e resistenti, le miniature di ottima fattura (e per gli appassionati è possibile dipingerle) e persino i due manuali sono in linea con l’iconografia del franchise: davvero un ottimo lavoro.
Per maggiori dettagli vi invito a consultare il nostro unboxing.

Ringrazio Asmodee per il materiale.

Nerdando in breve

Fallout Boardgame è il gioco da tavolo che ci immerge nelle atmosfere e nella narrazione del celebre franchise Bethesda.

Nerdandometro:
(4,7 / 5)

Unboxing

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