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Il sacrificio del cervo sacro – Il ritorno di Yorgos Lanthimios

Recensione

Già dietro la macchina da presa con il discusso The Lobster, il regista greco Yorgos Lanthimios torna al cinema con il suo nuovo film: Il sacrificio del cervo sacro.
Con un cast dai nomi altisonanti ed una trama accattivante, la pellicola rappresenta, sulla carta, una delle migliori opportunità per recarsi al cinema anche durante i mesi più torridi.

Ma la domanda che sorge immediata è: vale la pena di vedere questo film?

Trama

Steven Murphy è un cardiochirurgo di successo, con una bella moglie e due figli.
La vita del medico scorre regolare e con poche variazioni, e la routine ospedaliera e quella domestica si alternano a scandire le giornate di un padre orgoglioso della propria famiglia perfetta.
Tutto sembra cambiare quando un misterioso giovane di nome Martin Lang entra prepotentemente nella solida cerchia domestica e nelle giornate del dottore.

Tra strani accadimenti, inquietanti situazioni ed eventi che si trovano a precipitare con una rapidità incontrollabile, Steven si troverà a compiere la scelta più difficile della sua vita e a capire chi è davvero.

Regia

Lanthimios torna dietro la macchina da presa forte delle esperienze maturate in passato e, quindi, modella la narrazione sugli stessi registri che caratterizzano solitamente le sue pellicole.

Attraverso uno studiato utilizzo delle scenografie, dell’ambito spaziale e del colore, il regista crea la sensazione che i personaggi in scena siano avvolti da un’impenetrabile e cruda solitudine. Le stanze, i corridoi e le tavole calde in cui gran parte delle scene si svolgono non fungono solo da fondale inanimato, bensì costituiscono una parte fondamentale del linguaggio filmico; esse assumono volutamente un aspetto monocolore, freddo e cupo e perfino le ambientazioni più colorate non esulano da una simile caratterizzazione.

L’importante uso delle luci e dei contrasti non fa che acuire il clima angoscioso che accompagna lo spettatore per tutta la durata del film, che risulta caratterizzato, peraltro da un ritmo lento e compassato. Fin dai primi minuti, il parlato presenta lunghe pause, quasi a creare un dialogo-non dialogo tra personaggi; in questo modo, i protagonisti delle scene non comunicano davvero e danno volutamente vita alla percezione di quanto sia finto e circostanziale il rapporto tra gli stessi, pur in presenza di un legame apparentemente intimo.

Ad un andamento così regolare e monotono fa da contraltare l’utilizzo della musica, che, mediante brevi e gravi tocchi, dà vita a momenti di viva apprensione.

Cast

Già protagonista del sopracitato The Lobster, Colin Farrell torna ad impersonare un personaggio chiave in una pellicola di Lanthimios.

Il dr. Murphy è, sostanzialmente, la fedele riproposizione di quel David  che valse, nel 2017, una nomination ai Golden Globes per l’attore irlandese.
Inizialmente freddo, controllato e calcolatore, Steven, con il passare dei minuti, si mostra alla platea come illogico, ostinato e incapace di far fronte alle situazioni.
Questa lenta trasformazione, tuttavia, risulta di difficile lettura se non si tiene bene a mente la contestualizzazione precisa delle azioni del protagonista e, guardando il film, non si riesce a capire se ciò che non convince pienamente sia causato dalle mancanti doti attoriali del divo o dal fatto che, al contrario, egli si dimostri talmente bravo nell’eseguire le specifiche richieste del regista da annullarsi completamente, escludendo totalmente il cambio di espressione dalle proprie capacità.

Controparte femminile, la Anna Murphy messa in scena da Nicole Kidman assume grosso modo le stesse caratteristiche e, sebbene mostri un’evoluzione diametralmente opposta a quella del marito, dà luogo allo stesso risultato. Anche se l’attrice australiana mette in scena una prova più convincente, il personaggio a lei assegnato si mostra ugualmente piatto e insulso, risultando, al massimo, leggermente antipatico.

All’idea che, per il regista, gli attori e gli stessi personaggi debbano presentarsi allo spettatore come vuoti manichini incapaci di relazionarsi all’altro e, sostanzialmente intercambiabili e perfettamente spersonalizzati, rispondono però Barry Keoghan (già visto in Dunkirk), Sunny SuljicRaffey Cassidyl. Gli interpreti, rispettivamente di Martin Lang, di Bob Murphy e di Kim Murphy si dimostrano maggiormente in parte e impersonano con convinzione i propri ruoli.

Concludendo

Yorgos Lanthimios mette in mostra la sua personale visione della vita e, per mezzo di storie bizzarre e situazioni grottesche e paradossali, chiarisce che il mondo è un posto orribile.
Se il regista greco avrebbe bisogno di risolvere determinate problematiche, tra cui, soprattutto, quelle legate alla sfera sessuale (continuamente richiamata in relazione ai disturbi dei personaggi da lui rappresentati) e quelle legate alla comunicazione, Colin Farrell non si dimostra da meno. L’attore irlandese, pur non costituendo la stella più fulgida del mondo hollywoodiano, ha comunque interpretazioni di ben altra foggia in curriculum e dimostra una volontà quasi diabolica nel perseverare nel dare fiducia al cineasta ellenico.
Una narrazione piatta, monotona e, in più punti, priva di senso non riesce a ad essere compensata con dei presunti intenti filosofico-pedagogici (se davvero si possono considerare di tale foggia i messaggi di cui è disseminata la pellicola) e il film si mostra più come un prodotto volto allo scandalizzare e scioccare ad ogni costo lo spettatore che come un lungometraggio frutto del desiderio di comunicare alcunchè all’infuori del disagio di chi l’ha creato.

Nerdando in breve

Film sconsigliato a chiunque non sia un fan del regista.

Nerdandometro: [usr 1.5]

Trailer

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