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Black Mirror quarta stagione: nuovi incubi tecnologici

Black Mirror
Senza svelare niente a chi ancora non si è goduto tutte le puntate della quarta stagione di Black Mirror, trasmesse da poco su Netflix, vi vorrei proporre un’analisi di questa strepitosa serie TV che è riuscita a farci cambiare, almeno un pochino, il rapporto con tutti i device che quotidianamente abbiamo a disposizione.

Cos’è Black Mirror

È una super innovativa serie TV nata nel 2011 in Gran Bretagna, realizzata da Endemol, scritta dal brillante sceneggiatore Charlie Brooker e trasmessa per la prima volta su Channel 4.

È una serie antologica il cui filo conduttore è il danno a cui il cattivo utilizzo delle nuove tecnologie può portare.

Ha avuto un tale successo da spingere nel 2015 Netflix ad acquistare dodici episodi (per intenderci la terza e la quarta stagione), mantenendo sempre lo stesso autore ma rendendola di fatto un prodotto americano.

Recensione

Questa nuova stagione, che vede in quasi tutti gli episodi un protagonista femminile ed ha una connotazione più marcata nel contesto geografico rispetto alle serie precedenti (si spazia dall’Islanda alle torride autostrade australiane), è oggetto di opinioni contrastanti.

Il passaggio a Netflix non è stato indolore e moltissimi utenti non hanno apprezzato il cambiamento, considerando il mood statunitense non abbastanza raffinato per mantenere alto il livello a cui la serie british ci aveva abituato, soprattutto in termini di sceneggiatura e di idee.

D’altro canto va detto che con il crescente successo della serie, sono stati tanti gli attori ed i registi di qualità che hanno desiderato farne parte (Jodie Foster, John Hillcoat, Bryce Dallas Howard, David Slade ad esempio).

Indipendentemente dal fatto che possa piacere o meno il cambio di taglio, va riconosciuto che Black Mirror rimane un prodotto televisivo ottimo.
Fotografia sempre curatissima, attori estremamente credibili, regia ben fatta. Lo stato d’ansia crescente, il colpo di scena che ti destabilizza rispetto alle prime due serie sono un po’ scemati, probabilmente anche perché ci siamo in qualche modo assuefatti al tipo di dinamica di Black Mirror.
O forse no: semplicemente le idee sono meno originali.

Resta il fatto che anche questa stagione meriti, a mio parere, di essere vista ed assimilata.

Episodi della quarta stagione

USS Callister
Per gli amanti di Star Trek sicuramente la prima puntata ha un valore speciale. Non originalissimo il parallelismo tra realtà virtuale e vita vera, interessante il fatto che il protagonista, per sfuggire alle frustrazioni del suo quotidiano (anche se si tratta del titolare e creatore di un’azienda all’avanguardia), si butti in un mondo parallelo che altri non è che il set della sua serie TV preferita.
Un bel viaggio tra la cyber-reality e il senso di solitudine da cui non possono evidentemente scappare nemmeno i ricchi e famosi.

Arkangel
Una madre che è talmente spaventata dal pensiero di poter perdere di vista la propria bambina, che decide di farle impiantare un congegno per poterla controllare da remoto in qualunque momento. Questo il tema scelto da Jodie Foster e a mio parere la puntata più ansiogena.
Come mamma di due bambine, conosco benissimo la sensazione di terrore che provi quando la tua frugoletta ti sparisce da sotto gli occhi e ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire non trovarla, anche se dura pochi secondi è l’inferno: urli ma ti sembra di essere muta, non riesci a vedere niente (nemmeno tua figlia che magari nel frattempo è ricomparsa) e il tempo sembra infinito.

Secondo ovvio step di chi ha vissuto questo incubo è la ricerca di un supporto di qualunque genere (dal GPS integrato nella maglietta, al braccialettino, al costume da cespuglio per seguirle senza essere notate). Ovvie le conseguenze che la dipendenza da questo genere di device comporti.
Da panico. Molto ben costruito.

Crocodile
Un momento di distrazione ed incoscienza porta una giovane coppia a distruggere per sempre la propria vita e quella di altri. È la puntata che probabilmente meglio rappresenta le conseguenze generate dal fare un grosso errore per rimediare ad uno più piccolo, finendo col perdere completamente il controllo delle proprie azioni.
Ovviamente anche in questo caso un non meglio specificato apparecchio tecnologico (per fortuna non ancora inventato) interviene mettendo a nudo la fragilità dell’essere umano.
Le immagini dell’Islanda sono strepitose e fanno venir voglia di visitarla anche al più freddoloso degli spettatori.
Quello del domino è un meccanismo già visto, ma sempre molto affascinante.

Hang the DJ
Che succederebbe se si potesse conoscere la durata di una relazione sentimentale in anticipo? Se la compatibilità fosse programmata da un algoritmo che decide per voi se quella è proprio la persona giusta o se si è destinati per lungo tempo solo a brevi incontri senza prospettive di un futuro insieme?
E soprattutto: sapendo subito quanto durerà una storia, come cambia il modo in cui la si vive?
Un tema che a mio parere avrebbe potuto essere sviluppato maggiormente e con un finale piuttosto scontato. Il tema interessantissimo.

Metalhead
Girato interamente in bianco e nero per aumentare il senso di dramma, questo episodio ci porta in una realtà apocalittica che se non fosse per l’assenza di zombie, sembrerebbe una puntata di The Walking Dead. L’unica superstite di un gruppo di disperati si trova costretta per salvare la pelle, a scappare da un cane droide che sembra un mix tra un insetto ed un dobermann. Immancabili la classica fuga nel bosco con arrampicata sull’albero e la disperata ricerca di salvezza in una casa i cui abitanti sono tutti morti.
Per quanto mi riguarda è l’unico episodio che non mi ha trasmesso niente.

Black Museum
La visita ad un surreale museo piazzato su una highway nel bel mezzo di un torrido deserto australiano è il contesto in cui si svolge questo episodio. E ci porta lontano, in un viaggio spaventoso attraverso le neurotecnologie.
Inquietante al punto giusto, la puntata finale della quarta stagione per quanto mi riguarda è bellissima. Perché mi ha riportato allo stato di ansia vissuto nelle prime due stagioni, perché contiene una serie di oggetti che rimandano alle puntate precedenti, invitando lo spettatore a trovarli tutti. Perché la rivalsa c’è ed è giusto che ci sia.

Nerdando in breve

Black Mirror anche nella quarta stagione si conferma una serie di qualità, con moltissimi spunti per riflettere sull’utilizzo che facciamo (o che potremmo arrivare a fare) della tecnologia e dell’importanza di quanto il buon senso diventi sempre più importante.
Idee meno originali rispetto alle prime due stagioni, ma tutto sommato un buon prodotto.

E voi che ne pensate? Qual’è la puntata della quarta stagione che più vi ha colpito?

Nerdandometro:
(4,2 / 5)

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