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Wendake – Il german italiano dedicato ai pellerossa

Wendake

Wendake, per chi non lo sapesse, è il nome con cui i nativi chiamavano la regione dei laghi canadese occupata oggi dal Quebec. Qui vivevano diverse tribù di pellerossa, tra cui i famosi Uroni (o Wyandot) che l’hanno abitata per secoli e che ancora oggi ne occupano una porzione riservata loro.

In quest’area e nei primi decenni della colonizzazione europea, si ambienta Wendake: il german creato da Danilo Sabia che per i nativi americani ha grandissima passione, come dimostra questo bel board game.

Recensione

Wendake è un gioco di piazzamenti, risorse e movimenti. Ve ne aveva già parlato Giando nella sua analisi del prototipo a giugno; oggi, invece, dopo la presentazione ad Essen Spiel 2017, è pronto ad invadere il mercato italiano a partire da Lucca Comics & Games 2017.

La sua struttura modulare si adatta al diverso numero di giocatori, da due a quattro, che prendono le redini di una tribù di nativi. Ogni giocatore ha il compito di badare alla gestione del villaggio, l’esplorazione delle terre e dei fiumi, le piantagioni e la caccia.
Oltre al produrre risorse, però, i nativi possono entrare in contatto con le altre tribù, in modo bellicoso o pacifico, commerciare con gli europei, stringere alleanze con i francesi o gli inglesi, che all’epoca si contendevano il territorio.

Il tutto senza dimenticare le antiche tradizioni, i rituali mistici e la cura dei nativi feriti.

Wendake

Meccaniche

La prima cosa a colpire, nella meccanica di gioco, è la plancia dinamica del giocatore: una tabella 3×3 contiene le nove (più una sul retro) azioni possibili; collocando i nostri segnalini possiamo scegliere una riga, colonna o diagonale a scelta della tabella, eseguendo le azioni riportate sulle tessere. A fine turno, poi, si andrà a scalare, facendo uscire le tessere della fila più in basso e sostituendone una con altre tessere speciali (che racchiudono più azioni ciascuna) da una riserva che si aggiorna in continuazione.
Le azioni vanno dal movimento alla guerra, dalla raccolta alla caccia, dai rituali con cui recuperare nativi feriti al commercio con gli europei fino alla mistica delle maschere degli stregoni.

Mi ha colpito la notevole cura dei dettagli e l’immersività dell’ambientazione: ad esempio, barattando risorse con gli europei, si rischia di contrarre il vaiolo, mettendo fuori gioco il nostro commerciate; anche la raccolta di risorse, così come la caccia e la conciatura delle pelli, è davvero ben bilanciata: come l’autore riporta nelle regole, i nativi erano molto rispettosi dell’ambiente in cui vivevano e non raccoglievano mai più di quanto servisse loro. Questo si riflette anche nel gioco: è possibile collezionare moltissime risorse, ma gli eccessi non sono minimamente utili ai fini della vittoria.

L’altro punto di forza, che rende davvero interessante questo board game, è che i punti vittoria vengono collezionati su due differenti “binari”, ognuno composto da due tipologie di punteggio: commercio, guerra, maschera e rituale. I punti da calcolare a fine partita per la vittoria sono quelli più bassi per ciascun binario; se per esempio nel binario commercio + guerra abbiamo totalizzato rispettivamente 12 e 10 punti, dovremo contare solo i 10 punti. Questo fa sì che le scelte del giocatore siano sempre bilanciate: concentrarsi sull’aumento di un solo punteggio non serve a nulla, se l’altro resta su livelli bassi.
E a proposito della modularità, anche i binari lo sono e di partita in partita possiamo scegliere una delle tre combinazioni possibili.

Ma Wendake offre anche altri spunti di novità, partita dopo partita: dopo aver preso la giusta pratica con le dinamiche di gioco, infatti, è possibile utilizzare le regole avanzate e introdurre le diverse tribù native, ognuna con bonus particolari che incidono pesantemente sulla strategia di gioco.

Wendake

L’unico neo che ho trovato, per essere onesti, è la scarsa interazione tra giocatori: al di là del buttare un occhio a cosa stanno facendo gli avversari e a come si stanno spostando sui binari dei punteggi, l’unica interazione attiva è la guerra: in pratica, spostando soldati su territori già occupati, e scegliendo l’azione militare, possiamo attaccare gli avversari.

Gli scontri, tuttavia, sono sempre comandati: i soldati di annullano a vicenda e i lavoratori vengono sempre rimpiazzati dai soldati attaccanti.
Se, ad esempio, un mio avversario occupa un territorio con un cacciatore e una sentinella, attaccandolo io con due sentinelle otterrò sempre di eliminare il suo e il mio soldato, e sostituire il suo cacciatore col mio secondo guerriero, che diventerà un punto di appoggio per un mio futuro cacciatore che ne prenderà il posto successivamente.

Oltre a questo, davvero poco altro: nella scelta delle maschere, che consiste nell’estrarre delle carte casuali dal mazzo per creare combinazioni differenti e prendere il punteggio relativo, l’unico modo di ostacolarsi l’un l’altro è che di turno in turno può essere usata una so combinazione (coppia, tris, due coppie, ecc.)

Materiali

Una cosa da dire è che questo scatolone, di quasi due chili di peso, è davvero ricchissimo di contenuto: tra risorse, carte, tessere, meeple e plance, abbiamo oltre 500 pezzi: una quantità davvero imponente.
Ottimi i materiali, sia i cartonici che soprattutto le risorse in legno, sagomate alla perfezione.

Il setup del gioco, soprattutto nelle prime partite, vi porterà via un po’ di tempo per piazzare sul tavolo tutta questa moltitudine di materiali. Da notare che, però, il gioco poi viaggia via molto veloce: i setti turni potranno tenervi impegnati fino ad un paio di ore, ma le azioni viaggiano via piuttosto rapide, con davvero pochi momenti di attesa e nessun momento morto.

Wendake

Conclusione

Sono rimasto molto colpito da questo board game: l’ambientazione, da grande amante della cultura pellerossa, è semplicemente fantastica, estremamente rispettosa dei nativi americani. Danilo Sabia, che ho avuto il piacere di incontrare ad Essen, non ha fatto mistero di essere cresciuto in compagnia di Ken Parker e di aver ereditato da lì la sua passione per i nativi.

Personalmente, io sono invece cresciuto all’ombra dei Tex che divorava mio padre, per cui sono più legato ai nativi dei deserti; tuttavia non posso che dirmi entusiasta da questa immersione nel mondo dei pellerossa, e sono felicissimo che si tratti di un gioco tutto italiano.

Ringrazio Placentia Games e Post Scriptum per avermi dato l’occasione di sperimentare questo titolo in anteprima.

Nerdando in breve

Wendake è il board game “german” tutto italiano per immergersi nella complessa e affascinante vita dei nativi americani.

Nerdandometro:
(4,1 / 5)

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