Pillole #3 – Progamer a 30 anni (e più) - Nerdando.com
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Pillole #3 – Progamer a 30 anni (e più)

#3 – Progamer a 30 anni (e più) by Pillole Di Nerdando.Com on Mixcloud

 

Terzo appuntamento con il podcast Pillole di Nerdando.com, questa volta siamo stati nostalgici ed abbiamo analizzato come evolve la vita di un gamer, da quando è studente, fino ad arrivare ad essere padre.Non mancheranno le solite rubriche “Cotto & nerdato” e “Mi sto nerdando addosso”.

Ecco la scaletta di oggi:

  • [00:00] Introduzione
  • [03:20] Presentazione degli ospiti
  • [03:49] Cotto & nerdato: giudizi su tutto ciò che abbiamo provato
  • [16:08] Mi sto nerdando addosso: titoli che aspettiamo con ansia
  • [26:48] Filosonerdando: Progamer a 30 anni (e più)
  • [34:00] Saluti
  • [37:23] Bonus
  • [38:01] Bonus 2

Ed ecco la tracklist:

  1. Why Don’t You Get a Job – The Offspring
  2. I Don’t Want to Grow Up – Ramones
  3. Daddy Cool – Boney M
  4. Sunset Boulevard – Elio E Le Storie Tese

Vi lascio con il monologo finale di Zeno2k

Ricordo bene com’era avere tempo da investire nei propri hobby: ricordo le campagne di AD&D che duravano 8 mesi; ricordo gli afterhour dalle 9 del mattino a mezzanotte a inventare storie mirabolanti che sarebbero esistite solo nelle nostre teste; ricordo i personaggi: caratterizzati al punto da essere quasi veri, con la loro personalità, i loro pensieri, le loro emozioni.
E ricordo anche le lan-party quando, tutti col proprio portatile, ci trovavamo in 10 a devastarci di Wolfenstein 3D fino a notte fonda.
Ricordo che si giocava fino allo sfinimento e che quando non si giocava si parlava della sessione appena conclusa, o della prossima volta che avremmo giocato.
Ricordo gli appuntamenti settimanali per provare un nuovo boardgame, o un particolare script per una sessione di On Stage.
E tutto questo richiedeva ore ed ore di preparazione: ore passate a leggere, a studiare, ad inventare, a mettere su carta idee, regole, storie da condividere.
Ora tutto questo non c’è più e non tornerà mai più. Perché siamo cresciuti e il tempo resta quello di sempre, solo che ora c’è il lavoro, gli impegni, le responsabilità: ci sono i conti da far quadrare a fine mese e ci sono i figli da crescere. E il tempo per essere un giocatore pro, semplicemente, non c’è.

Eppure abbiamo un obbligo morale, soprattutto verso noi stessi: ed è quello di non smettere mai di giocare. Non importa quanto siano ridotti al lumicino il tempo o le energie a nostra disposizione. Il gioco è una parte fondamentale della vita di tutti: ce lo insegna il regno animale, ce lo insegnano gli psicologi, ce lo insegnano i nostri figli, e lo fanno ogni singolo giorno: basta fermarsi ad osservarli un attimo, per capirlo.

“In un’ora di gioco – diceva Platone – l’uomo può imparare di più che in una conversazione di una vita intera.”
Perché il gioco aiuta prima a crescere e poi a preservare una mente giovane, a sviluppare la creatività, ad allenare la deduzione logica, a scovare soluzioni originali e non lineari per le difficoltà di ogni giorno. Perché il gioco è lo strumento migliore per veicolare informazioni ed insegnamenti e questo vale sia per i bambini che per gli adulti: insegna il rispetto delle regole, insegna a saper perdere (a cui Richard Bach, autore de Il gabbiano Jonathan Livingston ha dedicato un intero libro), insegna a riconoscere il valore dell’avversario, come negli sport nobili quale il rugby. E funziona perché usa il meccanismo del rinforzo positivo: una delle strategie più efficaci per rinsaldare la memoria è quella di associare un’attivazione emozionale al materiale mnestico, soprattutto se sono emozioni positive.

Per cui no: non saremo mai più dei progamer, ma, alla fin fine, non è questo quello che conta. La cosa fondamentale, invece, è quella di non dimenticarsi mai di essere dei gamer perché, come sosteneva George Bernard Shaw: “Le persone non smettono di giocare invecchiando: invecchiano solo quando smettono di giocare.”

 

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