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	<title>Namco - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Pac-Man Day 2019: 5 curiosità che (forse) non sapevi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2019 12:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/05/Pac-Man-Day.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-30476" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/05/Pac-Man-Day.jpg" alt="Pac-Man Day" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/05/Pac-Man-Day.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/05/Pac-Man-Day-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/05/Pac-Man-Day-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2019/05/Pac-Man-Day-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></h2>
<h2>Pac-Man Day</h2>
<p>Oggi è il <strong>Pac-Man Day</strong>! Proprio il <strong>22 maggio del 1980</strong>, infatti, il pallino giallo più famoso del mondo entrava nelle nostre vite.<br />
Ideato da <strong>Toru Iwatani</strong> e prodotto dalla <strong>Namco</strong>, il videogioco iniziò la sua storia nel formato arcade da sala giochi e, da allora, non si è più fermato.<br />
Non credo esistano, infatti, persone che non conoscano Pac-Man: il videogame ha avuto un successo immediato e, nonostante le candeline spente siano ormai 39, non solo non sembra risentire del peso degli anni ma è anche stato declinato in innumerevoli versioni ed è approdato su praticamente ogni console esistente.</p>
<p>Il Pac-Man Day, giornata di celebrazione del personaggio ormai parte integrante della cultura di massa, è stato istituito nel 1983 negli Stati Uniti e oggi abbiamo pensato di festeggiarlo con voi raccontandovi <strong>5 curiosità che, forse, non sapete sull&#8217;amatissimo cerchietto giallo!</strong></p>
<h2>Le origini</h2>
<p>Dietro ogni grande icona dei videogiochi c&#8217;è una grande donna, potremmo dire. Sì, perché <strong>Toru Iwatani</strong>, che all&#8217;epoca aveva 22 anni, <strong>creò Pac-Man con l&#8217;obiettivo di avvicinare il pubblico femminile ai videogiochi</strong>. Tra la fine degli anni Settanta e l&#8217;inizio degli Ottanta, infatti, le sale giochi erano principalmente appannaggio del genere maschile, che si dilettava con gli shooting games. Iwatani, allora, volle creare qualcosa di diverso, che potesse divertire e coinvolgere davvero tutti, comprese le donne. Effettivamente, possiamo dire che sia riuscito nel suo intento: <strong>Pac-Man ha un sistema di gioco intuitivo</strong>, che può essere compreso velocemente da chiunque, motivo alla base della sua popolarità che non conosce momenti di declino.</p>
<p>Secondo una leggenda, alimentata dallo stesso Iwatani, inoltre, <strong>l&#8217;idea per il personaggio gli venne mangiando una pizza</strong>: successivamente l&#8217;autore di videogiochi ha ammesso che la realtà sia un po&#8217; più complessa di così, ma che quella della pizza restava comunque una bella origine per la sua creazione.</p>
<h2>Il nome</h2>
<p>Ok, se avete visto <a href="https://nerdando.com/2019/02/14/5-film-e-un-bonus-per-un-san-valentino-nerd/">Scott Pilgrim vs. The World</a>, questa la sapete già.<br />
Inizialmente Pac-Man doveva chiamarsi <strong>Puck-Man</strong>, nome che derivava dal suono onomatopeico giapponese &#8220;<strong>paku-paku</strong>&#8220;, che deriva dal rumore della masticazione. Dovendo esportare però il gioco anche nel mercato americano, però, si decise di cambiare il nome: sarebbe stato molto probabile, infatti, che molti avrebbero cancellato parte della P per trasformarla in una F. Così, dal rischioso Puck-Man si è passati a Pac-Man.</p>
<p>In alcuni paesi, comunque il titolo venne tradotto: in Italia, per esempio, inizialmente si chiamava <strong>Gabo-Gabo</strong>. In Brasile, invece, venne chiamato <strong>Come-Come</strong> (traducibile in &#8220;mangia-mangia&#8221;) mentre in Spagna venne utilizzato il nome di <strong>Comecocos</strong> (mangiatore di cocco).</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://media.giphy.com/media/Qg3GlgfBISs1y/giphy.gif" /></p>
<h2>I nemici</h2>
<p>I quattro fantasmini che cercano di ostacolare Pac-Man sono famosi tanto quanto il protagonista, tanto che hanno addirittura dei nomi: <strong>Inky, Blinky, Pinky e Clyde</strong>. Ognuno, inoltre, si comporta secondo uno schema prefissato: il fantasma rosso insegue Pac-Man facendo il percorso più breve, quello rosa tende ad aggirare il nemico, il blu segue uno schema random per essere il più imprevedibile possibile. L&#8217;unico ad avere uno schema fisso è quello arancione. Ed infatti è anche il nemico meno pericoloso.</p>
<p>Inizialmente, però, i fantasmi non erano previsti: <strong>Pac-Man doveva fronteggiare dei veri e propri mostri</strong>. Successivamente la forma di fantasmi è stata preferita, ma dovevano essere tutti rossi ed avere lo stesso schema di comportamento. In un secondo momento, si pensò però che avere colori e percorsi diversi avrebbe reso il gioco meno noioso.</p>
<p>L&#8217;idea del power up di Pac-Man, che dopo aver mangiato i frutti si potenzia e può sconfiggere i suoi nemici, è mutuata da<strong> Popeye</strong>. Prima di scegliere la frutta, però, Pac-Man doveva nutrirsi di grossi biscotti disseminati sul terreno di gioco.</p>
<h2>Pac-Man negli altri media</h2>
<p>La lunga carriera di Pac-Man non lo ha visto solo protagonista di videogiochi ma lo ha portato ad apparire spesso in altri media come cinema, televisione, musica.<br />
Non tutti sanno, comunque, che esiste anche <strong>una serie animata dedicata al personaggio</strong>: nel 1982, infatti, ABC produsse un cartone animato dal titolo<strong> The Pac-Man Show</strong>, portato avanti per ben due anni, che vedeva Pac-Man difendere Pac-Land dalle mire del malvagio Mezmaron.<br />
Gli episodi sono stati trasmessi anche in Italia tra il 1982 e il 1983.</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/o2UuJYA1CnI?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<h2>Questione di primati</h2>
<p>Pac-Man è il gioco dei primati: rappresenta infatti <strong>il gioco più venduto della storia</strong>, con più di 100.000 macchine Pac-Man costruite e vendute in tutto il mondo nell&#8217;anno del debutto.<br />
La stima vuole che il titolo originale sia stato giocato più di dieci miliardi di volte nell&#8217;arco di 20 anni e che i ricavi totali di Namco per quanto riguarda Pac-Man ammontino a 100 miliardi di dollari.</p>
<p>L&#8217;uomo dei record per quanto riguarda Pac-Man, comunque, è l&#8217;americano <strong>Billy Mitchell</strong>: è lui, infatti, il detentore del punteggio perfetto di 3.333.360 punti in sei ore di gioco. Quello conquistato da Billy è il punteggio massimo raggiungibile in Pac-Man, raccogliendo ogni puntino, frutto o fantasma nei 255 livelli. Il videogioco era stato pensato per essere infinito, infatti, ma un bug fa scomparire il labirinto al 256° livello. Billy, tra l&#8217;altro, ha battuto questo record usando una sola delle vite a disposizione.</p>
<p>Tra i tanti record battuti da Pac-Man, comunque, vale la pena ricordare quello che lo vede <strong>protagonista del primo Doodle mai realizzato</strong>: nel 2010, infatti, Google ha festeggiato i 30 anni di Pac-Man creando un Doodle animato dedicato al personaggio e inaugurando così una fortunata quanto apprezzata consuetudine.</p>
<p><iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="//rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?lt1=_blank&#038;bc1=000000&#038;IS2=1&#038;bg1=FFFFFF&#038;fc1=000000&#038;lc1=0000FF&#038;t=nerdandocom-21&#038;language=it_IT&#038;o=29&#038;p=8&#038;l=as4&#038;m=amazon&#038;f=ifr&#038;ref=as_ss_li_til&#038;asins=B017UA8NGU&#038;linkId=6c647dae31406b1ea395cf2c15d3be5c"></iframe></p>
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		<title>La Taverna delle Anime &#8211; Il convivio dei (non)morti</title>
		<link>https://nerdando.com/2016/04/14/la-taverna-delle-anime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 12:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altre nerdate]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 958px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="" src="https://lh4.googleusercontent.com/tO1pvxHir1op65h7h7VrMrvrMocza61WdoswGUvb4uc14gvAp04doDokn2FxNdaUJMO9AG4yjAwY=w958-h540-no" alt="La Taverna delle Anime" width="958" height="540" /><figcaption class="wp-caption-text">La Taverna delle Anime</figcaption></figure>
<p>Si può amare o si può odiare, in ogni caso è innegabile che Dark Souls sia un pezzo di storia videoludica impossibile da ignorare. Anche chi non lo ha mai giocato sa di cosa si parla e quindi non mi dilungherò qui a narrarvi della mia personale esperienza con un titolo che mi ha irrimediabilmente sconfitto in partenza.<br />
Tuttavia, anche se non l&#8217;ho giocato, il fascino magnetico esercitato dal capolavoro di Bandai Namco si è sempre fatto sentire e così, non appena udita la notizia, mi sono precipitato in loco.<br />
Sto parlando, per chi si fosse perso l&#8217;annuncio, dell&#8217;evento organizzato a Milano, presso il pub Nox che da ieri e fino al 24 aprile, si trasformerà nella Taverna delle Anime: una locanda ispirata proprio a Dark Souls 3, in concomitanza con l&#8217;uscita del capitolo finale (<a href="https://nerdando.com/dark-souls-iii/" target="_blank">di cui abbiamo parlato qui</a>).</p>
<p>Mi sono quindi recato sui Navigli e il capannello di gente che affollava l&#8217;ingresso non lasciava spazio a dubbi: l&#8217;evento ha catturato l&#8217;attenzione e la curiosità del popolo videoludico che si è messo pazientemente in fila per guadagnarsi il diritto ad entrare in questo strano luogo allestito con perizia.<br />
Varcare la soglia della locanda vuol dire uscire dal nostro mondo ed entrare in quello di Dark Souls: l&#8217;ambiente cupo, quasi opprimente, spinge le persone ad abbassare istintivamente la voce, come a rispettare la folla di anime non morte che allieta il locale; ad accogliermi ci ha pensato l&#8217;elemento più iconico della serie, quella statua che abbiamo già visto alla Games Week e che qui sembra trovare la sua collocazione naturale. Ad aumentare lo stato di tensione contribuisce anche la colonna sonora del titolo, ricca di sonorità disturbanti, il tutto mentre sui monitor vengono riprodotte sequenze inquietanti e suggestive.<br />
La locanda è stata allestita in modo impeccabile e non pochi erano gli avventori armati di macchina fotografica per immortalare gli scorci suggestivi e le tavolate che sembrano invitare a sedersi ed ordinare la cena. Una tentazione a cui è davvero difficile resistere.</p>
<p>Ho avuto occasione di scambiare due chiacchiere con Claudio Fallica, Digital Marketing Manager di Bandai Namco, a cui ovviamente ho domandato di svelare alcuni retroscena sul locale. Claudio mi ha raccontato della difficoltà nel trovare la location giusta da riadattare allo spirito della serie e convertire nella Taverna delle Anime.<br />
Il risultato, e se non siete andati all&#8217;inaugurazione vi suggerisco di rimediare, è tutto da vedere e vivere di persona: raramente ho avuto modo di immergermi in un ambiente così verosimile, così ricco di dettagli e curato con un amore viscerale per ciò che compone la cosmologia di Dark Souls.<br />
Inoltre, se avrete la fortuna di essere tra i primi mille avventori, riceverete la pergamena ufficiale a certificare il vostro riposo presso il falò della Taverna (io sono stato il 177).</p>
<p>In conclusione: è un&#8217;esperienza che, se avete occasione di passare da Milano, vi suggerisco di fare. Anche chi non è malato della serie apprezzerà sicuramente una buona birra in compagnia di altri non morti. Personalmente conto di tornare per una cena: la locanda è una di quelle che mette voglia di mangiare già al primo sguardo.</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/nerdandocom/photos/?tab=album&amp;album_id=1071812742890262" target="_blank">Trovate qui il nostro album fotografico</a>.</p>
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		<title>Dark Souls III e gli attestati di stima (o amore)</title>
		<link>https://nerdando.com/2016/04/12/dark-souls-iii/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi "Tencar" Carafa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2016 12:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 958px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh3.googleusercontent.com/-Y9HgQCOVKKQ/VwylqjB43jI/AAAAAAAAKnA/uYntIGV_VtY4HBpnTnh2wy18wVsskVJ0gCL0B/w958-h539-no/12998145_1069404936464376_4613888745138631825_o.jpg" alt="Le meravigliose atmosfere di Dark Souls III" width="958" height="539" /><figcaption class="wp-caption-text">Le meravigliose atmosfere di Dark Souls III</figcaption></figure>
<p><em>Questo articolo è stato realizzato con uno scopo preciso: rispondere a tutte quelle persone che mi hanno contattato in privato per chiedermi le impressioni su questo titolo.  Non ho avuto modo di provare il multiplayer poiché, prima della data di uscita ufficiale, i server non erano accessibili. Come saprete, qui non scriviamo recensioni ma le nostre emozioni ed il tutto è estremamente soggettivo, quindi non prendetela a male.<br />
Infine, come è ovvio che sia, non ci sono spoiler.</em></p>
<p>Inutile nasconderlo, non sono un giocatore di vecchia data per quanto riguarda la serie Dark Souls, nonostante lo avessi da tempo, ho iniziato a provarlo per merito/a causa <a href="https://nerdando.com/dark-souls-archeologia-e-maledizioni/" target="_blank">di questo articolo di jedi.lord</a> (che vi consiglio di recuperare).<br />
L&#8217;estate scorsa ho terminato il primo capitolo (a fatica, molta fatica), lo scorso mese ho finito il secondo e, grazie a <strong><a href="https://www.bandainamcoent.it/" target="_blank">Bandai Namco Entertainment</a></strong>, ho avuto modo di testare da una settimana l&#8217;ultima fatica targata <strong>FromSoftware</strong>.</p>
<p>Fin dai primi minuti di gioco, ho appurato come <strong>Dark Souls III</strong> sia un attestato di stima e di amore da parte degli sviluppatori nei confronti degli appassionati della serie.<br />
La prima innovazione che balza all&#8217;occhio è la possibilità di personalizzare completamente il personaggio (e con <em>completamente</em> intendo che, in &#8216;Aspetto&#8217;, c&#8217;è l&#8217;opzione &#8216;Peli&#8217; che ci permetterà di scegliere se avere un personaggio con peluria normale o folta e sì, questa possibilità ci sarà anche con una protagonista di sesso femminile) e già qui un qualsiasi giocatore (tipo me) può perdere un&#8217;oretta buona per creare un avatar su misura.<br />
Una volta gettato nella mischia, ho provato la solita sensazione spiazzante, ma questa volta alleviata da un video introduttivo e dai messaggi posti per terra dai programmatori che mi hanno spiegato i primi passi da compiere per prendere dimestichezza con i comandi.<br />
Ho avuto l&#8217;impressione che il gioco fosse più semplice e che l&#8217;asticella della difficoltà si fosse spostata verso il basso ma in realtà è stata una mera illusione: Dark Souls III mi ha fatto sentire sicuro per poi togliermi tutto all&#8217;improvviso e lasciarmi impaurito, spaventato, impotente; per usare un parallelismo, provate a ripensare a Rick negli ultimi minuti del finale della sesta stagione di The Walking Dead.</p>
<p>Le atmosfere, da sempre punto di forza della serie, sono sempre evocative, bellissime, da pelle d&#8217;oca, ma ci sono anche parecchi miglioramenti: il titolo è meno legnoso, più fluido e le maggiori migliorie le ho riscontrate sia nel reparto grafico che in quello sonoro &#8211; i passi, i rumori e le urla provocate dai nemici sono qualcosa di terribilmente bello e notate, ho scritto TERRIBILMENTE &#8211; ma d&#8217;altronde ci troviamo di fronte al primo capitolo pensato per questa generazione di console, il salto di qualità era praticamente scontato. Non ho mai provato quella sensazione di già visto, nonostante non ci siano dei veri elementi innovativi.</p>
<p>Dopo tutte queste sviolinate, passiamo a quel poco che non mi è piaciuto: nel caso in cui ci siano parecchi avversari a schermo, ho riscontrato un po&#8217; di rallentamenti (su Xbox One) ed ho trovato noioso il dovermi spostare continuamente verso la location <strong><em>Altare del Vincolo</em></strong> per passare di livello ed effettuare le riparazioni/upgrade di armi ed armature presso il fabbro, sarebbe stato più semplice poter svolgere queste operazioni direttamente dai vari falò (ma questo è un mio problema personale).</p>
<p><strong>Dark Souls III</strong> ha tantissime sfaccettature e può essere vissuto sia come un punto d&#8217;arrivo dai fan storici della serie (a cui è dedicato, come affermavo all&#8217;inizio dell&#8217;articolo) o come un punto di partenza verso chi si approccia per la prima volta a questo genere di gioco ma sappiate una cosa: non è assolutamente un titolo per tutti, ci sarà da soffrire, vivrete dei periodi di frustrazione mista a rabbia, non sarà un&#8217;esperienza leggera e segnerà per sempre la vostra carriera da videogiocatore; se siete pronti a tutto questo (o avete apprezzato i precedenti due capitoli), acquistatelo senza indugi sin dal day one.</p>
<p>Vi lascio ad un video dei primi minuti di gioco: sta a voi decidere se vederlo o meno!</p>
<p><center></p>
<div id="fb-root"></div>
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<blockquote cite="https://www.facebook.com/nerdandocom/videos/1065326190205584/"><p><a href="https://www.facebook.com/nerdandocom/videos/1065326190205584/">Primi minuti di Dark Souls 3</a></p>
<p>Ecco a voi i primi minuti di Dark Souls III. Ho cercato di non spoilerare nulla, lasciandovi un rapido video per descrivervi le mie impressioni iniziali.-Tencar-</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://www.facebook.com/nerdandocom/">Nerdando.com</a> su Lunedì 4 aprile 2016</p></blockquote>
</div>
</div>
<p></center></p>
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		<title>Un trentenne alla Games Week</title>
		<link>https://nerdando.com/2014/11/13/un-trentenne-alla-games-week/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano "jedi.lord" Scutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 13:00:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il “vorrei ma non posso” di una fiera da ripensare L’idea di un evento italiano che sia centrato soltanto sullo sfavillante mondo del videogame, è stata per molto tempo la classica idea che tutti pensavano, ma nessuno era stato così coraggioso da proporre. Così, quattro anni fa, finalmente è nata a Milano la Games Week, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh3.googleusercontent.com/_GBFlPcGwnxhSLM2Y9f6Oko9qkyImACBMK2PMoF5k9Y=w460-h305" alt="Games Week con jedi.lord" width="460" height="305" /><figcaption class="wp-caption-text">Games Week con jedi.lord</figcaption></figure>
<p style="text-align: left;"><strong><i>Il “vorrei ma non posso” di una fiera da ripensare</i></strong></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">L’idea di un evento italiano che sia centrato soltanto sullo sfavillante mondo del videogame, è stata per molto tempo la classica idea che tutti pensavano, ma nessuno era stato così coraggioso da proporre. Così, quattro anni fa, finalmente è nata a Milano la Games Week, una tre giorni fieristica che si vuol proporre come evento leader in Italia per quanto riguarda il videoludo.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">L’idea mi ha sempre parecchio attratto ed incuriosito ed ero anche abbastanza dispiaciuto dal non aver mai potuto presenziare e realizzare se l’evento funzionasse oppure no.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Quest’anno, risiedendo a Milano, ho approfittato per saziare la mia curiosità ed ho scelto la giornata di sabato (quella centrale fra le tre dell’evento) pensando potesse esserci meno ressa che di domenica. Sbagliando clamorosamente, ma ci arriveremo.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Già da prima di entrare in fiera (localizzata nella “vecchia” Fiera di Milano in zona Lotto) l’organizzazione è apparsa scricchiolante su tutti i versanti fondamentali: una coda mostruosa fuori dalle biglietterie, addetti della security e dell’evento preposti a gestire la coda mal coordinati sia dall’alto che tra loro, con persone sballottate da un lato all’altro del marciapiede, rimbalzate tra le file dedicate a chi avesse già pre-acquistato il biglietto e chi no, in un malnato tentativo di snellire il flusso di visitatori. Prima litigata.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Litigata che si è riproposta anche di fronte alle casse, quando un addetto della fiera ha chiuso una delle code per aprirne un’altra senza comunicarlo, con una nonchalance incredibile e quasi maleducata: seconda litigata.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Dopo aver perso un’ora abbondante soltanto per entrare, finalmente la fiera.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Prima impressione: un carnaio e spazi sfruttati malissimo, un padiglione intero con stand a volte troppo vicini e troppo risicati per gestire quella fiumana di gente, con apice apocalittico toccato dallo spazio Unieuro, sponsor tecnico della fiera.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Avevo letto il giorno prima delle grandiose offerte riservate dalla <strong><em>Unieuro</em></strong> per la Games Week, ma nessuno mi aveva preparato ad una rievocazione del girone dantesco dei golosi: persone accalcate che nuotavano sopra altre persone, cestoni irraggiungibili, casse quasi una chimera. Le offerte effettivamente c’erano eccome, con titoli appena usciti o in prenotazione a prezzi ridicoli e console next-gen ribassate anche di 200 €, ma emergere in quel caos non era una faccenda per vecchi. Da ripensare completamente come area.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Gli stand, dicevo, mi sono sembrati troppo modesti rispetto alla folla presente e provare un qualsivoglia gioco richiedeva l’attesa in coda con tempi dilatatissimi e una pazienza proverbiale per sopportare le orde di ragazzini in gruppetti da sette-otto che si passavano i joypad tra loro, neanche fosse una canna di fronte ad un falò estivo. Emblematico lo stand Namco-Bandai, che proponeva di giocare in anteprima tra gli altri titoli <strong><em>Lords of the Fallen</em></strong>, un action rpg tutto europeo dal sapore darksoulistico. Vi dico solo che sono riuscito a provarlo soltanto alle 18 e arrivato a quel punto ero talmente stanco che non l’ho neanche apprezzato. Il problema? Oltre alle già citate orde, lo stand Namco era accanto a quello Nintendo, che ha avuto la brillante idea di piazzare il palco nel bel mezzo della fiera e di invitare una decina di youtuber. Il massacro.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Altra delusione, la fila immonda per provare l’<strong><em>Oculus Rift</em></strong>: ero partito eccitatissimo dall’idea di farci un giro ma si era al livello di dover tagliare cose da vedere in una fiera che, in una mezz’oretta, si girava senza affanno, e quindi nulla.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Plauso invece per lo stand della Sony che ha portato in fiera molte anteprime succulente, come ad esempio <strong><em>Bloodborne</em></strong>, <em><strong>The Order 1886</strong></em>, <em><strong>Battlefield: Hardline</strong></em>, che saranno disponibili soltanto all’inizio del nuovo anno. In particolare io ero scimmiatissimo per il titolo della From Software, erede next-gen della serie Souls. Per gestire il caos, la prova era permessa per dieci minuti a testa e per entrare bisognava fare la fila. Peccato, ma qui Sony non c’entra, che da bravi italiani non siamo proprio in grado di stare in coda ordinatamente: quindi tra persone che entravano da sotto le transenne, spintoni, screzi, alla fine Bloodborne si è fatto attendere un’oretta e mezza (ma forse ho perso il conto delle ore). Come primo impatto posso dire che è un titolo che colpisce tanto già a partire dalla Alpha, e forse potrebbe diventare uno dei motivi per acquistare una Playstation 4. Ma se ne riparlerà a febbraio.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Al di là del marasma mainstream, fatto di Ubisoft, Warner Bros. (molto carino <strong><em>L’ombra di Mordor</em></strong>, unico titolo provabile senza invecchiare in coda) e Activision, ho apprezzato tanto la sezione retrogaming: oltre ad una piccola esposizione di svariate chicche del passato, in un apposito spazio era possibile provare e giocare con la maggior parte delle console del passato, tutte munite rigorosamente di TV a tubo catodico! Peccato o forse per fortuna, i maggiori frequentatori di questo stand non superavano i dieci anni d’età, o non erano sotto i cinquanta, in barba al vicino fracassonissimo baraccone (con annessa fila chilometrica) del “nuovo”, “nuovissimo”, “superinnovativissimo” capitolo di <em>Còllovdiùti</em>.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Altra area interessante, quella dedicata al mondo Indie, adiacente all’area conferenze, dove parecchie software house (e molte erano italiane, ma non lo sa nessuno) mostravano il frutto delle loro fatiche su PC e console alla modesta quantità di avventori che non si accalcavano sui tripla A. Lacrimuccia nostalgica per l’incarnazione digitale delle avventure di <strong><em>Lupo Solitario</em></strong>, famosissimo libro-game che i piccoli nerdini degli anni ’80 ricorderanno con gioia, che fa la sua gran figura anche sui monitor. Eh si, arriva su Steam a fine mese! (27 novembre).</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Esausto e provato da una giornata stancante più per la calca, le code e la disorganizzazione che per le attività vere e proprie, mi sono concesso un’ultima tappa allo stand della gadgettistica dedicata a molti titoli di successo della storia dei videogame: personale bottino la tazza con i vault boy di Fallout, impossibile da lasciar lì, ma erano molte le chicche che meritavano attenzione (la superpecora di Worms era clamorosa).</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Alla fin fine il tutto mi ha lasciato un enorme amaro in bocca, sia per l’organizzazione, a mio avviso fallimentare nel gestire l’immondo flusso di persone, sia nel non rendersi conto che oramai esistono differenti fasce di età e di maturità tra gli appassionati di videogiochi: parlando con persone in fiera, mi sono reso conto di quanto si stia sdoganando la questione della cultura videoludica, intesa anche come hobby e passione, e non più solo come “giochini passatempo” o perditempo, come la generazione dei nostri genitori era abituata ad additarli; lo spazio per creare qualcosa di alto livello c’è.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Altrimenti c’è sempre Lucca e la sezione gaming lì mi è sembrata decisamente migliore, più ricca e meglio gestita; trattasi comunque di una fiera non specifica del solo settore, quindi figuriamoci un po’.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Perciò Games Week, secondo me così proprio non ci siamo! Non potete rimanere nel limbo dell’essere né carne, né pesce: l’anno prossimo o fate il salto di qualità (e le cifre delle presenze lo permettono) o perdonatemi, ma è meglio lasciar perdere e dedicarsi solo ai brufolosi adoratori degli youtuber, che in effetti erano gli unici che hanno poi lasciato commenti entusiasti sui social network riguardanti l’evento. Fossi in voi un’occhiatina al feedback generale la darei eccome. O forse sono io che sto invecchiando…</p>
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