Chiunque abbia condiviso casa con un gatto conosce bene la scena: il felino si siede sul bordo del tavolo, ti guarda dritto negli occhi e, con una calma quasi offensiva, allunga la zampa verso il bicchiere più vicino accompagnandolo verso il pavimento. Su questa piccola, universale verità domestica David Killing e Sen-Foong Lim hanno costruito Gatti che Fanno Cadere Cose, party game di destrezza nato in casa The Op Games e arrivato in Italia grazie ad Asmodee (che ringrazio per la copia con cui ho scritto questo articolo). Da 2 a 4 giocatori, dai 10 anni in su, con partite che stanno comodamente in un quarto d’ora e un prezzo consigliato di 19,99€, sulla carta il classico gioco da tirare fuori a fine serata. Andiamo a scoprire assieme se mantiene le promesse.
Recensione
Gatti che Fanno Cadere Cose ha un’idea molto semplice: siete gatti, e il vostro unico scopo nella vita è spingere oggetti giù da una mensola. Il bello è che il gesto che farete al tavolo è proprio quello del micio che tasta il bordo, si ferma, ci ripensa e alla fine lascia andare tutto di sotto.
Turno dopo turno si costruisce una sorta di tiragraffi traballante, fatto di ripiani sorretti da piccoli pilastri, dove i gatti si appostano e i giocattoli aspettano il loro destino. È il tipico gioco che si spiega in due minuti anche a chi non ha mai visto un boardgame moderno, e che funziona benissimo come chiusura dopo qualcosa di più impegnativo.
La sorpresa più piacevole è arrivata giocando in due. Molti giochi di destrezza vivono del caos di quattro persone che si urlano addosso, e in coppia si sgonfiano. Qui il testa a testa regge alla grande: i turni scorrono rapidi, la struttura cresce più in fretta e ogni mossa dell’avversario ti costringe a ragionare su dove finirà il prossimo giocattolo e su quanto la torre possa ancora sopportare. Le partite in coppia sono un piccolo duello di nervi saldi, con tanto di accuse reciproche di aver soffiato sulla torre. In quattro il divertimento aumenta, ma aumenta anche l’attesa tra un turno e l’altro, e la struttura potrebbe tendere a crollare prima che tutti abbiano davvero inciso sulla partita.
Meccaniche
Il cuore del gioco è semplicissimo. Nel tuo turno aggiungi una piattaforma alla struttura appoggiandola sui pilastri, poi con le apposite pinzette piazzi un gatto e un giocattolo su uno dei ripiani disponibili (non necessariamente quello appena costruito). A quel punto impugni il bastoncino zampa e cominci a spingere il giocattolo verso il bordo, con la delicatezza di un artificiere, finché non precipita.
Il punteggio dipende da quanto in basso cade l’oggetto: se atterra su una piattaforma più bassa guadagni punti in base al salto compiuto (si calcolano i punti in base all’altezza dei pilastri), mentre se finisce dritto sul tavolo il colpo è sprecato e non incassi nulla. Ogni piattaforma riporta inoltre un motivo decorativo, e far atterrare il giocattolo sul ripiano con il disegno corrispondente regala un punto bonus. Se invece durante il tuo turno la struttura crolla, il turno finisce senza punti e si ricostruisce. Vince chi raggiunge per primo la soglia di punteggio prevista.
Sembra banale. E invece no, perché dietro questa semplicità si nasconde una tensione interessante tra due istinti opposti. Costruire in altezza conviene, dato che un salto lungo vale di più, ma ogni ripiano in più rende l’insieme meno stabile e aumenta il rischio di veder crollare tutto proprio sotto le tue zampe.
Il vero tallone d’Achille, purtroppo, è il regolamento. Le regole sono poche, ma sono scritte in modo poco chiaro proprio nel punto più importante, cioè la costruzione della struttura. Leggendo il manuale non si capisce subito come vadano impostate le piattaforme durante la partita, e soprattutto resta il dubbio se i nuovi ripiani debbano per forza essere sovrapposti a quelli già presenti o se sia possibile allargarsi anche in orizzontale.
Non è un dettaglio da poco, perché la risposta cambia completamente l’equilibrio tra rischio e punteggio: una torre che cresce solo verso l’alto crolla prima ma regala più punti, mentre una struttura che si espande di lato diventa più sicura e meno spettacolare. Nelle prime partite questo dubbio ci ha portato a più di una discussione al tavolo. Il mio consiglio è di mettersi d’accordo su un’interpretazione prima di cominciare, così sarà la gravità, e non il regolamento, a decidere chi vince.
Materiali
Per un gioco che costa meno di venti euro, la dotazione è generosa e piacevole da maneggiare. Nella scatola troverai:
- Gatti in legno colorati
- Giocattoli in legno da far cadere
- Piattaforme con i motivi decorativi per il punteggio bonus
- Pilastri per sostenere i ripiani
- Pinzette per piazzare i gatti
- Il bastoncino zampa per spingere i giocattoli
- Segnalini e tracciato per il punteggio
- Il regolamento in italiano
I pezzi in legno sono solidi e piacevoli al tatto, con sagome riconoscibili e colori vivaci che li rendono distinguibili anche quando la struttura si fa affollata. La torre finita ha quell’aspetto da mobile montato di fretta che fa venire voglia di fotografarla prima del crollo.
La scatola è compatta e si porta via senza problemi, il che ne fa un ottimo candidato per le serate fuori casa. Il rovescio della medaglia è che i giocattoli in legno rotolano con grande entusiasmo oltre il bordo del tavolo, e una parte non trascurabile della partita la passerai a cercarli sotto le sedie. Meglio quindi un tavolo bello ampio e sgombro da bicchieri, a meno che non voglia trasformare la serata in un omaggio involontario al tema del gioco.
Lo stile grafico punta tutto sulla tenerezza, con gatti dall’aria furba e colori caldi che si sposano bene con il tono scanzonato del titolo. Non sarà un comparto artistico che resterà negli annali, ma è coerente, simpatico e fa il suo lavoro.
Concludendo
Gatti che Fanno Cadere Cose è un party game carino e ben confezionato, costruito attorno a un’idea che chiunque abbia un gatto riconoscerà all’istante. Spingere un oggetto giù dal ripiano è divertente di per sé, le partite sono rapide e la tensione cresce in modo naturale man mano che la torre sale. Funziona bene in compagnia e, cosa tutt’altro che scontata per un gioco di destrezza, regge bene anche in due.
Si tratta di un titolo leggero e sincero, perfetto come filler o come chiusura di serata, che non ha l’ambizione di sostituire i grandi classici del genere ma sa strappare più di una risata. Peccato per il regolamento poco preciso!
Lo consiglio a chi ama i gatti, a chi cerca qualcosa di veloce da proporre anche ai non giocatori e a chi gioca spesso in coppia e vuole un’alternativa leggera ai soliti titoli da due. Se invece cerchi profondità o lunga rigiocabilità nella stessa serata, guarda altrove. I gatti, si sa, si annoiano in fretta.
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Nerdando in breve
Gatti che Fanno Cadere Cose è un party game di destrezza tenero e divertente, ottimo anche in due, che farà felice chi ama i gatti e chi ha sempre voluto lanciare oggetti giù dal tavolo.










