Oasis: Don’t Look Back in Anger – L’evento storico del britrock

Oasis

Recensione

Ci sono film che aspetti da spettatore molto prima che da recensore, e questo per me rientra nella categoria. Gli Oasis li ascolto da sempre, il tour della reunion me lo sono perso (una di quelle rinunce che ti restano addosso più del previsto) e quando è arrivato l’invito di Disney per l’anteprima ho detto di sì prima ancora di guardare l’orario. Grazie a loro per avermi dato la possibilità di recuperare almeno così quello che è stato l’evento musicale del 2025.

Oasis: Don’t Look Back in Anger arriva nelle sale italiane dal 10 settembre come uscita evento, anche in IMAX, distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures prima dell’approdo su Disney+ entro fine anno. Lo firmano Dylan Southern e Will Lovelace, il duo di Shut Up and Play the Hits, mentre l’impianto narrativo porta la firma di Steven Knight, il creatore di Peaky Blinders. Due ore e quattro minuti costruiti attorno al tour Oasis Live ’25 e alla prima intervista congiunta di Liam e Noel Gallagher dopo quindici anni di gelo.

Trama

La prima scelta importante il film la fa prima ancora di cominciare: non parte dall’inizio, o meglio lo fa in maniera estremamente diretta. Nessuna ricostruzione ordinata dei due ragazzi di Manchester che nel 1994 pubblicano Definitely Maybe, nessuna sfilata di teste parlanti che spiegano cos’era il Britpop e perché mezza Inghilterra si schierava con gli Oasis o con i Blur. Southern e Lovelace prendono la storia da dove ricomincia, cioè dalla riappacificazione e dal tour che ne è seguito, e trattano tutto il resto come contesto che il pubblico porta già con sé.

È una decisione che ha un costo e un guadagno. Il costo è che chi non conosce la band, o la conosce solo per tre canzoni radiofoniche, deve fidarsi e lasciarsi trasportare, perché il film non si ferma a spiegare in maniera approfondita la lite del 2009, i quindici anni di frecciate a distanza, gli High Flying Birds da una parte e Liam dall’altra. Il guadagno è che il documentario evita del tutto la forma da retrospettiva e si concentra su una domanda sola: cosa succede quando due fratelli che non si parlavano da 15 anni risalgono sullo stesso palco davanti a stadi esauriti in mezzo mondo.

Oasis
Qualcuno di noi era là in mezzo, con il corpo o con la mente!

Il racconto segue il tour da Cardiff fino al Sud America, alternando tre tipi diversi di materiali. Ci sono le prove, mai filmate prima, che sono la parte più interessante sulla carta perché mostrano la band mentre rimette insieme un meccanismo fermo da quindici anni. C’è il concerto vero e proprio, girato per l’IMAX. E c’è il pubblico, i “madferit”, che occupa una porzione consistente del minutaggio: fan di ogni età e latitudine, dall’Argentina alla Corea del Sud, chiamati a spiegare cosa significano quelle canzoni per loro.

Sul finale il film sceglie una direzione precisa: la canzone del titolo, quella che Noel canta e che negli anni ha smesso di appartenere alla band per diventare un canto collettivo, viene usata come punto d’arrivo emotivo. E, personalmente, questo è stato un film decisamente emotivo.

Cast

Liam e Noel sono ovviamente i due personaggi attorno a cui ruota tutto, ed è impossibile guardarli senza pensare a quanto siano cinematografici loro malgrado: due caratteri opposti, uno frontale e istintivo, l’altro più controllato e autoriale, tenuti insieme da un cognome e da un repertorio. Il film ha il privilegio di riprenderli seduti allo stesso tavolo dopo quindici anni, che è la cosa che nessun altro documentario sulla band poteva avere.

Attorno a loro c’è la formazione di Live ’25, con Paul “Bonehead” Arthurs, Gem Archer e Andy Bell a rappresentare la continuità con la storia della band. La band resta principalmente un contorno, tranne un momento più che dovuto per Bonehead, cosa che ho apprezzato e che ha evitato un “two-men-show” più di quanto non sia fisiologico, visti gli ego dei due fratelli Gallagher.

Sul fronte tecnico le credenziali sono di prima fascia e non sono un dettaglio. Alla fotografia c’è Haris Zambarloukos, e la scelta di girare per l’IMAX dice chiaramente che l’obiettivo era la sala e non solo il salotto. Al mixaggio del suono lavorano James Mather e Tarn Willers, due premi Oscar arrivati rispettivamente da Top Gun: Maverick e La zona d’interesse: in un film costruito su un tour da stadio, il suono non è un reparto tra gli altri, è metà dell’esperienza. Mi sono sentito davvero in mezzo al pubblico, il sound live degli Oasis è arrivato tutto, e da “musicista” non ho potuto non apprezzare l’ottimo lavoro di resa sonora, sicuramente migliore di tanti concerti che ho sentito.

Il montaggio, effettuato da George Cragg con Martina Zamolo, è un’altra cosa che mi ha lasciato totalmente affascinato. Riuscire a unire le immagini del live con le reazioni del pubblico è secondo me stata una scelta azzeccata e anche non semplicissima da realizzare, vista la fiumana di gente e la riuscita scelta di far coincidere il canto dei fan con le parole di Liam e Noel. Inoltre, anche durante i momenti “off-stage“, il montaggio e le scelte stilistiche sono state decisamente azzeccate, donando un’esperienza immersiva e completa.

Concludendo

Oasis: Don’t Look Back in Anger è stato per me incredibile. Non lo nascondo, mi sono commosso più e più volte durante la visione, sia per la musica, sia per alcune parole più accorate dei Gallagher, sia per alcune testimonianze dei fan. Ma forse mi sono commosso di più per aver percepito la gioia profonda di tutte le persone che hanno potuto ascoltare questi live, ne ho visti di concerti ma non ho mai visto una tale felicità negli occhi di chi ascoltava, e il film te la fa vedere tutta, te la fa sentire, te la fa vivere quasi come se fossi lì in mezzo. Spettacolare.

Sul finire, il film forse diventa un po’ sentimentale e sentimentalista, ma alla fine va bene così, i fratelli riuniti ci tengono a mandare un messaggio che, nonostante tutto, credo sia valido anche al di là di loro due. Questo film è una visione obbligata per chiunque ami la musica degli Oasis (e non necessariamente ami i fratelli in sé, sia chiaro) e, mi voglio allargare, per chiunque ami la musica e le sue espressioni più profonde. Non sarà invece apprezzato da chi non ama questo genere o gli Oasis, e va bene così.

Oasis

Vuoi chiacchierare e giocare con noi? Vienici a trovare sul nostro Server Discord e sul nostro Gruppo Telegram.

Nerdando in breve

Oasis: Don’t Look Back in Anger ci porta dietro le quinte e nella festa gioiosa della reunion di Liam e Noel Gallagher dopo 15 anni di vuoto.

Djando choice

Trailer