Dopo 3 anni (di già!) dalla prima collezione di remaster della fantastica saga di Hideo Kojima, eccoci qui a parlare di Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2, ultima uscita che contiene due giochi “e mezzo”, ossia Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, Metal Gear Solid: Peace Walker e Metal Gear: Ghost Babel. Chi mi conosce lo sa quanto sia un grande fan della saga targata Konami, quindi è con vero piacere che ho potuto provare questo gioco grazie a Konami, che ringrazio per la copia che è stata usata per questa recensione, giocata (ovviamente) sulla mia fiammante (fa troppo caldo) PlayStation 5 Pro.
Recensione
Dunque, dove eravamo rimasti?
Dopo MGS 3: Snake Eater, che ci aveva accompagnato indietro nel tempo a vivere le avventure che hanno portato alla nascita di Big Boss, futuro “padre” di Solid e Liquid Snake (e non solo…), ci troviamo nel 1974 in Sudamerica, dove il nostro Big Boss si è ritirato al fine di fondare la sua compagnia privata di mercenari, i “Militares Sans Frontières”. All’inizio di Metal Gear Solid: Peace Walker (PSP, 2010) viene raggiunto dal suo secondo Kazuhira Miller, che gli chiede di affrontare una spinosa organizzazione che sta occupando alcuni territori della Colombia. Da qui parte la classica escalation che vede – guarda un po’ – la presenza di un nuovo tipo di Metal Gear, questa volta il Peace Walker, pronto a lanciare l’atomica in caso di necessità. Gli eventi di MGS: PW fanno da anticipo a quella che sarà l’ultima parte della storia di Big Boss, ossia il duetto Ground Zeroes e Metal Gear Solid 5: The Phantom Pain, ma questa è un’altra storia, o meglio, un’altra remaster.
Metal Gear Solid: Ghost Babel (Game Boy Color, 2000) ci porta al primo spin-off della saga tra Metal Gear 2: Solid Snake e il “primo” Metal Gear Solid, con una piccola avventura di Solid Snake in una nazione africana dove è stato ricreato Outer Heaven, che era la nazione militare ideata da Big Boss. Solid non può non intervenire, e anche qui scoprirà che ci sono dei Metal Gear pronti a fare fuoco, e spetterà a lui risolvere di nuovo la situazione, affrontando alcuni fantasmi del passato.
Torniamo invece ai giorni nostri, dal nostro Solid Snake, che appare tremendamente invecchiato all’inizio di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots (PS3, 2008) a causa del suo patrimonio genetico, tanto da fargli ottenere il nuovo nome di Old Snake. Dopo gli avvenimenti di MGS2 sono passati 6 anni, e Liquid Ocelot ha in mente una nuova insurrezione contro i Patriots, tanto per cambiare. Il maggiore Campbell dà a Old Snake un’ultima missione: trovare e neutralizzare Liquid Ocelot. Ciò mette in moto tutta una serie di avvenimenti dei quali non posso parlare in maniera dettagliata, rischiando di tirar giù degli spoiler enormi. Basterà sapere che Kojima ha abbastanza superato se stesso nello scrivere MGS4, e che i colpi di scena e i ribaltamenti di fronte sono davvero dietro l’angolo.
Qui ci fermiamo, in attesa di una potenziale Master Collection Vol. 3, e andiamo a vedere qualche dettaglio dei singoli giochi.
Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots
Di certo questo è il piatto forte di questa Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2, soprattutto poiché è la prima volta che esce dall’ecosistema PlayStation. Gioco acclamato dalla critica, fautore di mille mal di testa a causa della storia intrecciata, titolo che ci ha fatto chiedere che cosa ci fosse nelle bevande degli sceneggiatori, si tratta di un capitolo molto importante della saga che ha portato diverse novità. Innanzitutto la tecnologia PS3 permetteva una mappa finalmente più ampia e con un controllo libero della visuale, cosa che aumenta l’approccio tattico/stealth; il gioco mette subito in mostra i muscoli con la prima parte ambientata in una zona di guerra in Medioriente, dove potremo decidere il nostro approccio e il percorso da effettuare in totale autonomia.
Come è ben noto, le cutscenes qui sono sempre belle lunghe e intense, ma occhio alla pressione di alcuni tasti per cambiare prospettiva o per dei simpatici effetti. Dal punto di vista tecnico, questo porting non ha subito particolari modifiche lato grafico, infatti fa ancora la sua buona figura anche se qua e là si vede che è un gioco di 18 anni fa. Concludo con una breve storia triste: avevo il gioco originale per PS3, per me un vero tesoro, preso con risparmi e sacrifici, e lo prestai con un po’ di leggerezza a un vicino di casa. Non serve che io aggiunga altro.
Metal Gear Solid: Peace Walker
Seconda uscita per la mitica PlayStation Portable, MGS:PW portò due innovazioni che poi rimasero negli altri capitoli della saga: il gioco online e la struttura a missioni con tutta la gestione della base e delle risorse, cosa evidente soprattutto in MGS5. Qui c’è da fare una precisazione: nella Master Collection Vol. 2 è inclusa la versione “HD Edition” del gioco, ossia del primo porting che venne realizzato nel 2011 per PS3 e Xbox 360.
La possibilità di dividere l’azione tra il proseguimento della storia principali e le missioni secondarie ha dato molta profondità al gioco; un’altra caratteristica è che alcune cutscenes sono realizzate con uno stile fumettoso molto figo, e in queste sequenze ci sono anche dei Quick Time Event, quindi occhio alle distrazioni! Infine, ci sono diverse opzioni di visualizzazione, potendo scegliere di portare il gioco a una risoluzione più alta; il mio consiglio è di configurare bene questi settaggi per avere l’esperienza ottimale in base alla posizione di gioco a disposizione.
Metal Gear: Ghost Babel
Qui griderei quasi al miracolo: come portiamo in maniera soddisfacente un gioco del Game Boy Color su uno schermo da 50-60 pollici? Beh, Konami ci è riuscita, e posso garantire che l’esperienza di gioco è scorrevole e divertente, pur essendo un titolo secondario e con delle limitazioni “hardware” che richiedono un approccio diverso, ma pur sempre valido. Già ai tempi questo gioco fu un piccolo miracolo, spremendo gli 8 bit della console portatile Nintendo, e ora è giocabile comodamente sul divano.
Anche qui si possono impostare alcune opzioni, e forse bisogna fare ancora più attenzione per evitare di fare qualche pasticcio con le opzioni. In ogni caso, è divertente giocare con un Game Boy Color enorme!
Concludendo
Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 è il giusto proseguimento della prima Master Collection, quindi non posso che consigliarlo a chiunque voglia giocare di nuovo a dei titoli che hanno fatto la storia, oppure a chi vuole avvicinarsi a questa folle e meravigliosa saga per la prima volta. La presenza di MGS4 per me vale da sola l’intero acquisto, ma non sottovalutare assolutamente PW o Ghost Babel!
Giusto per completare il quadro, voglio ricordare che oltre ai tre giochi, ci sono numerosi contenuti extra: Screenplay e Master book per MGS4 e PW, Soundtrack digitale e soprattutto un fantastico MGS4 Database, utilissimo per avere più informazioni e nerdare allegramente sul quarto capitolo, davvero pieno zeppo di elementi da notare e osservare.
Insomma: una grande Master Collection! A differenza della prima, qui secondo me il lavoro è stato fatto in maniera più accurata, e le opzioni di personalizzazione rendono il tutto più personalizzabile. Non ho avuto quindi la sensazione di “porting pigro”, ma credo che siano i giochi stessi a permettere un approccio diverso. C’è da chiedersi se arriverà la terza, ma soprattutto c’è da chiedersi se il buon Kojima riprenderà mai in mano la saga per un ipotetico MGS 6… ma questa è davvero un’altra storia.
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Nerdando in breve
Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 ci porta a giocare Guns of the Patriots, quarto capitolo principale della saga, l’ottimo Peace Walker e lo spin-off Ghost Babel.
Trailer














