Di recente ho scoperto ZeroMic, collettivo tutto italiano di doppiatori e creator specializzato in parodie anime, adattamenti e produzioni audio-video originali. Con oltre dieci anni di storia alle spalle, il progetto si è evoluto nel tempo fino a diventare una realtà strutturata: oggi coinvolge oltre 75 collaboratori tra doppiatori, adattatori, tecnici audio e creativi. Il gruppo è conosciuto in particolare per l’adattamento e il doppiaggio in italiano delle parodie di Dragon Ball Z Abridged del collettivo americano Team Four Star, di cui rappresenta di fatto l’edizione italiana.
Aspetto fondamentale nel lavoro di ZeroMic è il forte rispetto per il materiale di partenza, adattando dialoghi, doppi sensi e ritmo comico al contesto italiano senza perdere l’identità dell’opera originale.
Nel futuro immediato, ZeroMic punta ad affermarsi anche con format e storie originali, sviluppati insieme ad artisti, creator e autori, con l’obiettivo di costruire nel tempo produzioni sempre più autonome.
Ne abbiamo parlato con Ivan Anoè, fondatore di ZeroMic.
Clack: Cos’è oggi ZeroMic, volendo dare una definizione più romantica al progetto?
Ivan: Per definire ZeroMic, forse, dovrei tornare indietro nel tempo, a quando ero bambino e cercavo un modo per esprimermi e inventare. All’inizio l’ho trovato disegnando, poi attraverso il teatro, all’età di 13 anni. Lì è cambiato tutto. Perché il disegno lo guardi, mentre il teatro lo vivi. Il corpo, la voce, il respiro… non puoi nasconderti. E forse ZeroMic è nato esattamente da questa esigenza. Creare un punto di incontro tra persone che vogliono esprimersi e trasmettere emozioni. Al mio fianco in questa idea, Daniele Mezzasalma, che mi ha aiutato ad avviare il progetto nei primi mesi. Poi mi ha lasciato le redini e oggi siamo
diventati un gruppo creativo organizzato, con oltre 75 talenti che lavorano insieme in modo coordinato. E non facciamo solo doppiaggio: gestiamo internamente tutto il processo, dall’adattamento dei testi fino al missaggio finale. Questo ci permette di avere un controllo completo sul risultato e di costruire prodotti coerenti, non semplicemente assemblati.
C: Come funziona, in pratica, il vostro lavoro?
I: Partiamo sempre dal testo, dal copione. L’adattamento è già una riscrittura (soprattutto quando si tratta di parodie). Poi c’è la direzione del doppiaggio, che è un lavoro molto delicato: devi tirare fuori da ogni voce qualcosa di coerente con il progetto, non solo una buona interpretazione. Dopo arrivano le registrazioni, spesso con più versioni della stessa battuta. E infine c’è il missaggio, che è la fase in cui tutto prende forma davvero. È lì che costruisci ritmo, peso, atmosfera.
C: Ti occupi in prima persona anche del missaggio: è una scelta tecnica o creativa?
I: Entrambe. All’inizio è stata una necessità, poi è diventata una scelta precisa. Il suono non è un dettaglio tecnico, è parte fondamentale della narrazione. Se lasci quella fase a qualcun altro, perdi una parte del controllo creativo. Io volevo evitare proprio quello e costruire un prodotto che fosse coerente in ogni passaggio. Ho capito che dovevo diventare indipendente nella produzione per poter controllare ogni sfumatura. Per non lasciare niente al caso.
C: Com’è rapportarsi e gestire un gruppo di lavoro così grande?
I: Serve chiarezza. Non puoi permetterti ambiguità quando lavori con tante persone. Io cerco di mantenere una direzione molto precisa su ogni progetto, ma allo stesso tempo di lasciare spazio alle persone di portare qualcosa di loro. Altrimenti diventa un lavoro meccanico, e quello si sente subito nel risultato. Nella mia vita, ho lavorato a contatto con ragazzi giovani, con
adulti, con anziani. E in ogni contesto, in ogni situazione, ho sempre visto la stessa cosa: il bisogno di esprimere qualcosa. E che sia rabbia, frustrazione, tristezza, gioia, felicità, calore, ognuno deve sapere cosa sta facendo e perché.
C: Quand’è che, da gioco, è diventata “una cosa seria”?
I: Lo è sempre stata. Io ho sempre preso tutto molto seriamente, non ho mai fatto questa cosa come “un hobby”. Anche quando ero all’inizio, anche quando non avevo niente, anche quando stavo ancora cercando la strada, dentro di me c’era già quella necessità: comunicare, lasciare qualcosa.
Con ZeroMic lo sto facendo: è cresciuto, ha preso forma nel tempo, con pazienza e tanto studio, con empatia e creatività. E posso dire che è diventato uno splendido percorso, condiviso con tantissimi professionisti, ognuno con la sua sensibilità. Quindi no, non è un gioco e non facciamo ‘solo’ le voci. Ogni volta che registriamo, stiamo lasciando qualcosa, perché una battuta è per sempre. “Come la dici, così rimane per l’eternità. Sei tu e la tua vita in un composto di suoni della tua anima.” Lo ripeto ancora oggi, soprattutto alle nuove leve che inserisco in ZeroMic. Può sembrare solo una frase a effetto, ma si tratta di una responsabilità, di un pezzo di te che rimane.
C: ZeroMic è spesso associato a Dragon Ball Z Abridged: quanto vi rappresenta, oggi, quel progetto?
I: È stato ed è ancora un pilastro, ma non ci definisce completamente. È il progetto che ci ha dato più visibilità online e una base di pubblico molto forte, però nel tempo abbiamo ampliato tanto. Oggi lavoriamo su più produzioni contemporaneamente e stiamo cercando di diversificare sempre di più, sia nei contenuti che nei linguaggi.
C: Su cosa state lavorando adesso?
I: Stiamo portando avanti Dragon Ball Super Abridged di TheKaiGames, che è un progetto importante perché ci permette di lavorare su un materiale più recente. In parallelo stiamo sviluppando Sailor Moon Abridged e persino dei format originali. Come la serie fanmade ideata da CrazyBulma, La Rotta delle 7 Sfere, che è un progetto su cui abbiamo investito
molto, sia a livello di cast che di qualità tecnica.
C: Riguardo a questo progetto: che tipo di lavoro c’è dietro?
I: È un lavoro corale, ma molto strutturato. Il cast è composto da voci che lavorano con noi da anni, quindi c’è già un’intesa forte. Abbiamo Simona Meneghin (Bulma), Alessandro Bianchi (Goku e Crilin), Antonio Amoruso (Nappa), Riccardo Ricobello (Freezer), Giorgia Venditti e tanti altri. Io mi occupo della direzione e del missaggio, oltre a doppiare Vegeta e altri personaggi, mentre tutta la parte sonora – musiche ed effetti – è seguita da Daniele Mezzasalma. Gli episodi vengono distribuiti progressivamente su YouTube e su tutti i nostri canali social, con una strategia pensata per intercettare sia il pubblico storico sia nuove community.
C: Guardiamo al futuro: dove vuoi portare ZeroMic nei prossimi anni?
I: Il pubblico che ci segue è molto attento e riconosce quando c’è cura e quando no. Questo ti obbliga a mantenere sempre uno standard alto. Voglio consolidare quello che abbiamo costruito, ma anche aprire a nuove collaborazioni e nuovi format. Oggi ci sono progetti in divenire, tante idee che stanno crescendo. E questa è la cosa che mi emoziona di più.
Perché significa che non è finita. Significa che sta evolvendo, che ormai “ha le nostre cellule” all’interno! (citazione a Cell in Dragon Ball Z Abridged, uno dei personaggi insieme a Vegeta a cui ho avuto l’onore di dare la mia voce negli ultimi quasi tredici anni).
E alla fine, se devo dirla nel modo più semplice possibile… ZeroMic è questo. È un modo di visualizzare e concretizzare i sogni. È un modo di comunicare. È un modo di trasmettere emozioni, è qualcosa che non ho mai smesso di costruire e mai smetterò finché avrò vita… o fino a quando mi resusciteranno con le Sfere del Drago.
E come sempre… viva ZeroMic!
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