
“Come ha detto Bertrand Russell,
l’unica cosa che riscatta il genere umano è la collaborazione.
E so che adesso faremo nostre queste parole!
Le hai lette su un sotto-bicchiere?
Sì, della Guinness doppio malto”
L’Alba dei Morti Dementi – 2004
Recensione
Era un piovoso weekend di ottobre del lontano 1968 quando, per la prima volta nelle sale americane, veniva proiettato il film di uno sconosciuto ragazzo, poco meno che trentenne, realizzato col ridicolo budget di 10.00 dollari. A dispetto di ogni previsione, questa pellicola sarebbe diventata, nell’arco di pochi mesi, un vero e proprio cult, ponendo addirittura le basi per un’autentica rivoluzione del genere horror. Stiamo parlando, ovviamente, de La notte dei morti viventi.
Lo zombie è un… “evergreen”
Da quel momento in poi gli zombie ci hanno fatto compagnia con cadenza periodica attraversando, nei decenni, tutti i media possibili, diventandone spesso protagonisti assoluti. In questo contesto i videogiochi non hanno fatto certo eccezione.
Così, per pura curiosità, ho fatto un esperimento, ho digitato la parola zombie nel campo di ricerca di Steam e mi sono comparsi oltre 5.000 titoli… e temo si tratti di una stima per difetto. Insomma, la tentazione di sbuffare davanti all’ennesimo videogioco a tema zombie è alta, ma quasi mai superiore al nostro bisogno più intimo di tornare a sterminare torme di “mortacci” famelici.
Sul perché non vediamo tutti l’ora di farne fuori a centinaia si potrebbero spendere fiumi d’inchiostro, ma facciamola semplice, in fondo è anche un po’ colpa loro: stanno li a ciondolarsi tutto il giorno, puzzano terribilmente e manifestano una spiccata aggressività. Insomma qualche giustificazione per odiarli ce l’abbiamo pure, no?

Carta vince, carta perde
Si, va bene, ma tutto questo che c’entra con Dead Grid?
C’entra, perché gli sviluppatori di Atom Void hanno scelto di esordire proprio in un questo settore di certo inflazionatissimo, ma non per questo privo di opportunità. E hanno deciso di farlo con un gioco che, già a prima vista, appare “atipico”.
Insomma vai a guardare il trailer ufficiale del gioco e prova a farti un’idea. Fatto? Ecco, dimenticatetela perché Dead Grid è tutt’altro. Sebbene, infatti, a una prima occhiata possa sembrare una sorta di card battler come ce ne sono tanti, magari uno Slay the Spire pieno di morti putrescenti, di fatto, mouse alla mano, il gameplay è di tutt’altro tipo. Di fondo, può essere immaginato come un grosso mesh up di generi che spazia dal gestionale al gioco di ruolo, ma su cui alla fine emerge preponderante la natura da board game.
Insomma le carte ci sono, certo, ma il loro ruolo e il modo in cui le usiamo ricorda più una partita a Monopoli (e qui gli sviluppatori sparerebbero a me, anziché agli zombie…) piuttosto che una ad Across the Obelisk.
Ma andiamo con ordine.

Io zombo, tu zombi, lei zomba (Film del 1979)
Il gioco si svolge su una grossa mappa, solo all’apparenza completamente aperta. A limitare il nostro girovagare ci pensano sia la portata limitata del nostro raggio d’azione, sia il livello di difficoltà crescente delle missioni, man mano che ci spostiamo dal lato sinistro della mappa al lato destro. Insomma, avremo sì un po’ di libertà nel decidere quale missione affrontare, ma la scelta si limiterà solitamente a 2/3 missioni vicine a noi, nulla di più.
Scelta la destinazione, dovremo passare alla selezione dei componenti della nostra squadra in un modo simile a quanto siamo abituati a fare con X-Com e figli. Ogni personaggio appartiene a una classe specifica, col suo bell’inventario e le sue abilità speciali. Ma attenzione, io ve la faccio facile, ma vi garantisco che il gioco, dietro una facciata un po’ sbarazzina, nasconde una fitta trama di regole e statistiche che a digerirle tutte di primo impatto ce n’è da restarci secchi. Insomma, a voler fare delle scelte ponderate, già solo in questa fase preparatoria ci sarebbe da trascorrerci parecchio tempo.
Per fortuna le prime missioni sono di tutorial e tutte piuttosto semplici, il che ci consente di arrivare alla fase successiva senza troppi patemi d’animo. Scelto l’equipaggiamento e la squadra, si passa a una mappa ristretta dell’area, dove, anche in questo caso, non sono certo la libertà e la varietà a farla da padrone. Si tratterà di muoversi su uno dei “blocchi” selezionabili per attivare uno scontro sino a giungere al nostro obiettivo finale. Non ci sono eventi alternativi, come accade in molti roguelike, ma solo “Una battaglia dopo l’altra” (si capisce che sono un fan del citazionismo spinto?), il che, lasciatemelo dire, è una delle poche feature di cui ho sentito un po’ la mancanza.
In compenso gli scontri, che sono di fondo l’anima del gioco, sono davvero intriganti, soprattutto dopo che i tuoi personaggi saranno riusciti a salire di livello e avranno cominciato ad ampliare il loro repertorio di abilità speciali. E sì, perché, come ogni buon RPG che si rispetti, qui ogni personaggio, nemico o, persino, oggetto, è letteralmente subissato di statistiche e, col tempo, può evolversi in qualcosa di molto più potente.
Credimi, insomma, da questo punto di vista il senso di progressione della propria squadra è ottimamente reso!

Secondo me, la morte è sopravvalutata…
Ma non perdiamo il filo, si diceva degli scontri. Questi si svolgono su una sorta di tavolo virtuale dove, come è prassi, nella parte bassa troviamo i nostri disperati eroi e sopra i nemici o gli oggetti interattivi dell’area, quali contenitori, barili esplosivi, mucchi di cadaveri cui appiccare il fuoco (!) e così via. A turno, ognuno dei nostri personaggi può, non solo compiere un’azione principale, attaccando o interagendo con gli oggetti, ma può anche pescare una carta speciale (avete presente gli Imprevisti e le Probabilità del Monopoli di cui sopra?) oltre che utilizzare un’abilità estratta a caso dal mazzo di cui dispone.
Il tutto è reso molto più intrigante non solo dall’interazione tra le molte variabili, ma anche all’impatto che ogni scelta ha su fattori come il rumore. Se, ad esempio, decidiamo di lanciare una granata, faremo sì saltare allegramente per aria un bel po’ di morti non-più-viventi, ma aumenteremo, nel contempo, anche il livello di allerta che potrebbe attirare in zona altri nemici. Questo ci impone di mantenere sempre un precarissimo equilibrio fra armi melee (solitamente più silenziose) e bocche da fuoco.
Terminate le missioni ce ne potremo tornare alla base dove troveremo le solite sezioni dove gestire il personale, migliorare le armi e così via.
In generale, mi sento di dire che questo gran miscuglio di generi, al netto di qualche ingenuità, funziona egregiamente ed è in grado di regalare grandi soddisfazioni, soprattutto quando comincerai a vedere crescere la potenza offensiva della tua squadra.
Sotto il profilo visivo c’è davvero poco da dire. Il gioco ha deliberatamente optato per uno stile retrò, e la grafica, fatta salva la rappresentazione delle fasi salienti degli scontri in un 3D primitivo ma simpaticissimo, è in prevalenza “statica”. Insomma semplice, ma funzionale.

Conclusioni
Che dire di questo Dead Grid? A me, lo confesso, è piaciuto parecchio. Nelle sue molte anime riesce a trovare un miracoloso punto di equilibrio che spinge il giocatore ad andare avanti, anche se il loop di gioco può risultare alla lunga ripetitivo. Se nel corso delle missioni fossero stati inseriti eventi alternativi allo scontro duro e puro, la varietà di gioco ne avrebbe certamente guadagnato, ma anche così, considerando il profilo molto ”indie” del prodotto e il budget per lo sviluppo non certo faraonico, il gioco funziona egregiamente.
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Prezzo
Dead Grid è disponibile per PC, su Steam, al prezzo di 12,50 €.
Nerdando in breve
Dead Grid è la ragione per cui continuo a guardare al mondo degli “indie” con grande ottimismo: pochi mezzi, poca pubblicità, ma grandi idee col dono dell’originalità.

Trailer
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