Film & Serie TV

NerDisney #2 – Pinocchio

I miei ricordi

[DISCLAIMER: Questo paragrafo viene scritto PRIMA del rewatch del film, così i ricordi non si contaminano]

La storia di Pinocchio non mi è mai piaciuta: Mangiafuoco mi faceva paura, e anche il fatto che a un certo punto tutti venissero trasformati in asinelli non è che mi facesse impazzire. Per non parlare della balena che si mangia prima Geppetto, poi lui: credo che il mio terrore atavico per gli abissi derivi in parte dalla videocassetta che mi veniva propinata saltuariamente (e in parte dai film dello Squalo, anche se il grande cetaceo mi ha sempre messo addosso un’angoscia imparagonabile, molto più di quanto possa fare un branco di pescecani).

L’altro gran ricordo che ho su Pinocchio è che a me lui stava antipatico, perché se fossi stata al suo posto mi sarei comportata diversamente. Fondamentalmente, da piccina ero poco tollerante verso chi non seguisse le regole, e il fatto che a Pinocchio venisse esplicitamente detto cosa non fare, e che lui scegliesse deliberatamente di trasgredire alle suddette, era per me motivo di grande irritazione (lo stesso fenomeno si presentava con Pippi Calzelunghe, mai sopportata).

“Ti sarà quindi stato simpatico il Grillo Parlante?”, penserete voi. No, ovviamente no. Se c’è una cosa che tolleravo meno di un incosciente che agisse in maniera irrazionale, era la presenza di un individuo antipatico (nel senso di “mancante di empatia”) che comandava a destra e a manca senza dare alcuna spiegazione circa la sua tesi. Dell’intera videocassetta salvavo solo la Fata Turchina, per due semplici e intuitive ragioni: era una fata e aveva il vestito “da principessa”.

Da bambina ero molto cocciuta e difficile da convincere, magari mi mostravo obbediente, ma dentro continuavo a elucubrare circa l’ingiustizia che veniva professata come unica realtà possibile e corretta. Tutto il mio spirito rivoluzionario però svaniva davanti a una bacchetta magica: non mi si comprava con le caramelle, ma una fatina in abito pomposo avrebbe fatto la differenza praticamente sempre.

Pinocchio: vent’anni dopo

La pellicola uscì a New York il 7 febbraio del 1940, e in Italia arrivò solo sette anni dopo (probabilmente, ipotizzo, anche per colpa della Seconda Guerra Mondiale). Tutto ciò ci interessa relativamente poco, in realtà: l’ho visto ai tempi della Scuola dell’Infanzia, perciò in questo paragrafo mi concentrerò sul confronto “quando ero piccola” vs “ora”.

Tanto per cominciare, non ricordavo che “When you wish upon a star” venisse cantata dal Grillo Parlante, né tanto meno che fosse lui a raccontare tutta la storia. Ma soprattutto, avevo rimosso Figaro e Cleo! Che bellino che è quel micetto, davvero tenerello. Anche il pesciolino non era male, ma il gattino è proprio uno di quegli animaletti che vorrei poter tirare fuori dallo schermo e riempire di coccole. Che poi, a riguardarlo ora, direi che assomiglia molto ai gattini de Gli Aristogatti: probabilmente lo stesso stile d’animazione li ha resi molto simili fra loro.

È incredibile, comunque, come cambi la sensibilità nel corso del tempo. Se da piccina trovavo il tutto un mix di antipatia e spavento, ora guardare Pinocchio mi mette addosso una gran tristezza. Le urla del burattino quando Mangiafuoco lo chiude in gabbia e gli comunica che ora lui è una sua proprietà, sono agghiaccianti! Fortunatamente durano una manciata di secondi, sostituite da uno straziato Geppetto che vaga sotto la pioggia alla ricerca dell’amato, neonato, figlioletto. Ci sono altri momenti parecchio tristi, come le scene nel Paese dei Balocchi e l’abbandono di Lucignolo a un futuro triste e solitario.

Inoltre, riguardandolo ho capito come mai mi facesse così tanta paura la balena: gente, quel cetaceo È UN SACCO INQUIETANTE! Complice probabilmente lo stile di animazione, che rende l’immagine molto più frastagliata e con tratti secchi e rigidi, quel cetaceo risulta molto spaventoso. Soprattutto, “è cattiva”. Quando Pinocchio accende il falò per farla starnutire e scappare così dalla sua pancia, Geppetto gli fa notare che la sua straordinaria capacità di problem solving non ha fatto i conti con il fatto che la balena si sarebbe arrabbiata. E, infatti, la balena si arrabbia: inizia a inseguirli per tutto il mare, ha la faccia arrabbiata, le fauci spalancate pronte a mangiarsi in un sol boccone tutto ciò che sta osando scappare. Non mi sorprendo, quindi, che da piccola mi facesse paura: gli anni passano, ma il timore di nuotare dove non tocco per colpa di una creatura abissale desiderosa di mangiarmi, credo mi rimarrà per sempre.

Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza

Il Grillo Parlante inizia la storia vestito di stracci: il completo che indossa è tutto logoro e rattoppato. Com’è allora che lo ricordo (e lo si disegna) sempre tirato a lucido? Perché è la Fata Madrina, nei primi minuti del film, a nominarlo Coscienza di Pinocchio e la cerimonia di nomina comporta anche una trasformazione delle vesti (come vedremo a distanza di qualche anno in Cenerentola). Credo che sia frutto del simbolismo di cui erano intrise le storie diventate poi classici della narrativa per l’infanzia (mi riferisco qui alla versione cartacea di Collodi più che alle tante rese sul grande schermo): magari sto vedendo qualcosa che non c’è, ma credo non sia un caso il fatto che il Grillo appaia arricchito, anche nell’aspetto, dopo aver ricevuto la conoscenza e, con essa, la coscienza.

Com’è invecchiato?

Probabilmente chi lavora nella recitazione non lo apprezzerà moltissimo, ma negli anni ’40, a quanto pare, attori e attrici non avevano una gran bella fama. Infatti, quando Pinocchio viene applaudito dalla folla dopo lo spettacolo organizzato da Mangiafuoco, viene anche abbandonato dal Grillo che mesto s’incammina borbottando “Ora non avrà più bisogno di me: cosa può farsene, un attore, di una coscienza?”. Lo stesso punto viene poi ripreso appena dopo l’evasione dalla roulotte di Mangiafuoco: “No signore, non mancherò più di parola! Voglio andare a scuola: è meglio essere istruito che attore.” sottintendendo così l’incompatibilità delle due realtà (e a questo punto vi ricordo che Natalie Portman è laureata in psicologia, Dwayne The Rock Johnson in Criminologia e Fisiologia e -tanto per citarne tre, ma l’elenco è bello lungo- Rowan Atkinson altrimenti noto come Mr. Bean è laureato in ingegneria elettrotecnica).

Educativamente parlando, poi, non è invecchiato benissimo: “Vi siete divertiti, eh? E ora pagate!” dice l’allevatore di ciuchini a quegli asinelli, un tempo bambini, che non hanno ancora finito di trasformarsi, e che quindi protestano e piangono perché hanno capito qual è diventato il loro destino. Anche Lucignolo, dedito alla “bella vita” fra partite di biliardo e sigari consumati, si agita e scalcia trepidante perché si è reso conto di essere diventato un somaro. È la storia più vecchia del mondo: se pensi solo a divertirti, per te non c’è salvezza. Fortunatamente la moderna pedagogia ammette che ci sia un tempo per il gioco e uno per lo studio, insegnando ai pargoli non tanto a non divertirsi mai, quanto più a trovare l’equilibrio fra due realtà apparentemente inconciliabili. Soprattutto, oggi non ci verrebbe più in mente di spaventare bambini e bambine dicendo loro che “se non vai a scuola diventi un somaro” o, altrettanto celebre, “le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo” (spesso parafrasata con “non dire le bugie, altrimenti ti cresce il naso”).

Rimane comunque una bella storia, basta guardarla con la giusta leggerezza. A tal proposito: guardandola ora l’ho trovata lentissima, sia nelle parole che nelle immagini. Se vi infastidisse la velocità non più conforme con quella cui siamo abituati, vi consiglio di guardarlo a 1,20x, massimo 1,25x, e vi sembrerà normalissimo. Oppure, se volete prendervi 90 minuti scarsi per rivivere una storia di tanti anni fa, fermatevi un attimo e provate a gustarvela così com’è.

E comunque, la Fata Turchina in realtà si chiama Fata Azzurra. Se non mi credete potete verificare personalmente visto che Pinocchio, così come gli altri classici, è disponibile su Disney +; tuttavia, posso affermare con estrema certezza di aver detto la verità, anche perché attualmente non mi risulta che siano cambiate le dimensioni del mio naso.

Contenuti

To Top