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NerdandoSu La Figura Paterna – I 5 padri più iconici del mondo animato

Esimie personcine che state leggendo, benvenute al terzo dei tre articoli sulla festa del papà!

Se vi siete persi quello di Zeno2k sui videogiochi o di Gattiveria sui film, vi consiglio caldamente di andare a recuperarli, che la festa del papà non capita tutti i giorni.

Qui invece, trovate la mia personalissima top five sulla figura paterna nel mondo dei “cartoni animati”. Disclaimer: per amor di semplicità, con “cartoni animati” ci si riferisce qui ad “anime”, “film d’animazione”, “lungometraggi” e tutte le altre sottoclassi del genere animato; non me ne vogliano i puristi.

Selezionarne solo 5 è stato al quanto arduo, perciò mi sono imposta di non scegliere più di un personaggio per “categoria” (altrimenti solo con “i padri che compaiono nei classici Disney” si sarebbe riempita la classifica). Eccovi quindi cosa ne è venuto fuori.

Gendō Ikari

padri iconici mondo animato

A me non piace Evangelion. Non so che dirvi, mi sono guardata tutte le puntate dell’anime e proprio non  l’ho sopportato. Sarà che probabilmente l’ho visto in un periodo sbagliato e magari riguardandolo ora cambierei idea. Sarà che, tolta l’adorabile Misato, trovo profondamente antipatici tutti gli altri personaggi. Oppure boh, semplicemente non è il mio genere, ma poco importa: che mi piaccia o meno, in Neon Genesis Evangelion compare la figura paterna che più mi ha stranita nel mondo animato: Gendo Ikari, il papà di Shinji.

Per chi non sapesse di cosa parlo, Evangelion è un anime in cui degli “alieni” chiamati “angeli” attaccano la Terra e un’associazione militare, la “Nerv”, cerca di contrastarli. La tecnica di combattimenti più accreditata è quella di far pilotare dei robot giganti, gli “Eva”, a dei ragazzini speciali, appositamente selezionati. Il capo della Nerv è il sopracitato Gendo e il ragazzino che viene obbligato a pilotare uno di quegli Jaeger è proprio suo figlio, il timido e insicuro Shinji, che tutto vorrebbe fuorché la responsabilità di dover salvare il mondo. Dategli torto.

Non voglio stare a cavillare sulla storia, ve l’ho detto, non mi piace, probabilmente manco l’ho capita: non ha senso che ve ne parli. In compenso, vorrei soffermarmi sulla figura di Gendo. Come vi ho anticipato, tolta Misato, trovo tutti gli altri personaggi profondamente insopportabili: ciascuno di loro mi scatena lo stesso tipo di rabbia che solo i personaggi infantili dei più beceri film romantici riescono a scatenarmi. Ciascuno, tranne Gendo: lui mi lascia completamente neutra. È talmente tanto severo, serio, rigido, testardo, anaffettivo, privo di empatia e di qualunque altra emozione “calda”, da risultare quasi invisibile. Ovviamente c’è, la sua presenza pesa parecchio all’interno dell’anime e non posso trascurarlo, ma ad avermi sorpresa è stato proprio il totale disinteresse che mi è nato nei suoi confronti (cosa che, fidatevi, non capita mai). Perciò, caro Gendo, il quinto posto è tutto tuo.

Shou Tucker

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SE NON AVETE MAI VISTO FULLMETAL ALCHEMIST ANDATE DIRETTAMENTE AL PADRE SUCCESSIVO (poi finite di leggere l’articolo e correte a guardarvi Fullmetal Alchemist, possibilmente Brotherhood, che come anime è proprio bellino).

Se invece l’avete visto, beh ecco, come dire: vi pare che avrei potuto non mettere nella classifica dei padri che più mi hanno colpita, un personaggio come lui? Impossibile.

Soprattutto nella Prima Serie (più che nella Brotherhood), il personaggio di Shou Tucker ci viene presentato come un padre affettuoso e amorevole, al quale la tenerissima Nina è indissolubilmente legata. Si adorano, padre e figlia, in un rapporto idilliaco in cui il padre, rimasto vedovo, che rischia di perdere il lavoro, riesce a tenere lontane tutte quelle emozioni negative dal suo rapporto con la bimbetta. Giocano col cane, i due, passano del tempo di qualità insieme e nulla sembra andare storto nel momento in cui Ed e Al ci entrano in contatto. I classici npg che quasi ti dispiace vengano abbandonati col procedere della main quest.

E poi, d’improvviso, la follia.

La degenerazione di tutte quelle emozioni positive che nell’arco di un attimo porta il più amorevole dei genitori a compiere un atto di estrema disperazione, fatto che, come si scopre solo a quel punto, era già accaduto parecchi anni prima. Uno scheletro nell’armadio che rivela un’atroce verità, un pazzo che per anni ha saputo nascondere a chiunque di cosa realmente fosse capace, anche alla sua tenera figliola, che tanto amava giocare col cane, al quale rimarrà legata indissolubilmente per il resto della (fortunatamente breve) vita.

“Fra tel lo ne”

E per questo, grazie allo sconforto in cui quell’episodio mi gettò quando lo vidi, Shou Tucker si aggiudica il quarto posto.

Maurice

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Cercando nella mia memoria da millennial nel calderone dei classici Disney, ho trovato parecchi esempi calzanti: Tritone, padre di sette sirene (di cui una particolarmente ribelle e vivace); Zeus, che di figli ne ha molteplici, ma che ci è stato presentato soltanto in relazione al prode Hercules, oppure Mufasa, che nonostante una morte prematura ha saputo trasmettere numerosi insegnamenti al futuro Re Leone.

Tuttavia, benché i sopracitati genitori abbiano sicuramente avuto un ruolo importante nella storia della rispettiva prole, il padre senza il quale l’intera vicenda non sarebbe nemmeno cominciata è sicuramente Maurice. Pensateci: Ariel sulla terraferma ci è andata comunque, a prescindere dai divieti del sovrano dal tridente aguzzo, e così avrebbe fatto se anche lui non ci fosse stato; Hercules avrebbe comunque compiuto un viaggio verso la consapevolezza di sé, con o senza l’essere una divinità in potenza; e Simba, beh, Simba forse non avrebbe saputo reagire come ha fatto, se Mufasa non gli avesse insegnato a trovare nei ricordi (e nelle stelle) una guida sicura e perpetua, ma sicuramente avrebbe vissuto la sua avventura con Timon, Pumbaa e il resto degli abitanti della savana.

Ma Belle.

Belle è letteralmente finita nel castello della Bestia con il solo scopo di risparmiare la vita al padre. Se Maurice non avesse incautamente colto quella rosa, se non avesse avuto sempre quel fare ingenuo e bonario che molto ha condizionato una figliola tanto servizievole quanto tenace e coraggiosa, probabilmente la giovane lettrice non avrebbe mai abbandonato il paesino. Questo un po’ ci ricorda Mulan, che finisce nell’esercito solo per evitare al padre di fare altrettanto, ma un conto è volersi sottrarre a un obbligo imposto dall’autorità vigente, un altro è ritrovarsi intrappolati nel castello di una bestia temibile e feroce solo per aver colto il fiore sbagliato.

Eppure, con i suoi modi goffi e un po’ impacciati, Maurice mi ha sempre fatto tenerezza, e quindi vince il terzo posto.

Armando

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Non è propriamente un padre, siamo d’accordo, ma i cavilli tecnici non sono contemplati in questo articolo.

Armando per Pimpa è esattamente quanto di più paterno possa esserci, perché non si limita a sfamarla o a portarla a fare la passeggiatina, ma si dimostra spesso accondiscendente e complice delle sue stramberie.

Se a Pimpa viene in mente di trasformare casa in una piscina perché si è rotto il lavandino, Armando mette costume e braccioli e si fa una nuotata; quando lei decide di costruirsi una casetta in mezzo al giardino, lui le porta un bicchiere di latte perché, conoscendola, sa che certamente avrà dimenticato il frigorifero; il giorno in cui l’impasto del pane è cresciuto così tanto da aver bisogno di un letto in cui riposare perché nel forno non ci entra, Armando dorme sul divano per non distruggere tutto il lavoro della cagnolina a pois rossi, e potrei continuare ancora a lungo!

Questo è, a mio avviso, un dettaglio non trascurabile: l’accondiscendenza oltre il raziocinio (nei limiti della sicurezza, s’intende). Pertanto, il secondo posto spetta di diritto ad Armando.

Pippo

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Vincitore del titolo “miglior padre del mondo animato according to Penny” non è Homer Simpson, verso il quale nutro un sentimento di odio e amore non troppo ben definito, ma l’unico e inimitabile Pippo. Potrei spendere molte parole per analizzarne il carattere, per spiegare cosa io ci trovi in lui per renderlo onorevole del primo posto, ma sapete cosa? Non penso ne valga la pena. Pippo è Pippo, con o senza Max, e se avete visto In viaggio con Pippo, sicuramente avete capito a cosa mi riferisco: egli è sé stesso, sempre e comunque. Impacciato, dolce, imbranato, ostinato, intraprendente, cocciuto, leale e di supporto.

Nel momento in cui un qualunque genitore realizza di aver “perso” il suo bambino, che ormai è cresciuto, un po’ ci resta male e spesso quel sentimento contrastante è mal gestito. Di fronte a un’affermazione del tipo “Io non sono più il tuo bambino! Lo capisci, papà?! Io sono cresciuto! Ho i miei interessi, la mia vita ora!”, urlata dal figlio teenager, le reazioni possibili sono infinite ma mai penserei a un calmo e pacato “Lo so questo! È solo che volevo farne parte anch’io. Tu sei mio figlio, Max. E per quanto tu possa crescere, rimarrai sempre mio figlio.”

Una consapevolezza elevatissima che non mi aspetterei da alcun genitore, men che meno dal mio mangiatore di noccioline preferito. E invece, mi ritrovo al computer con gli occhi lucidi a riportarne le parole. Mannaggia.

 

Ciò detto, il titolo giusto per questo articolo avrebbe dovuto essere Le cinque figure paterne del mondo animato che più mi hanno colpita nel corso di questi quasi ventiquattro anni (perché la brevitas latina non è mai stata cosa mia). Spero vi sia piaciuto e sono curiosa di conoscere la vostra personalissima top five (e lo sono davvero, giuro): commentate o scriveteci, così in questi giorni chiusi in casa abbiamo qualcosa di bello da raccontarci.

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