L'Impero Fa Strike Ancora - Il bello e il brutto di Star Wars: Episodio V - Nerdando.com
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L’Impero Fa Strike Ancora – Il bello e il brutto di Star Wars: Episodio V

Stavolta rischio il linciaggio. LC va sul sicuro e ne parla bene, ma a me è toccato parlarne male. Vediamo se riusciamo a convincervi o a confermare le vostre sensazioni!

Il bello

Episodio V – L’Impero Contrattacca (buffamente tradotto “Colpisce Ancora”) è a buona ragione il film preferito di molti all’interno della saga di Star Wars, se non in generale. Ci sono infiniti motivi per amarlo: dalla Marcia Imperiale agli insegnamenti di Yoda, dalla perfezione del ruolo di Darth Vader alla meravigliosa città sulle nuvole. Quindi, scegliete il vostro motivo preferito ed andate in pace, che tanto se non vi piace come a certi genovesi che vivono a Milano avete torto e stratorto.

Ok, ok, chiudiamo Steam e approfondiamo un po’. Perché Episodio V è non solo il migliore, ma il più importante tra tutti i film di Star Wars?

Episodio IV era uno splendido esempio di come si possa costruire una storia sostanzialmente autoconclusiva, gettando al contempo i semi per un universo ed una narrativa ben più vasti. È in Episodio V però che iniziamo ad addentrarci nella fantasia di Lucas: veniamo a sapere di più dei Jedi, vediamo finalmente l’Imperatore e, ovviamente, scopriamo che Vader non è solo un cavaliere nero con quella che è forse la battuta più famosa della storia del cinema.

 

Se oggi Star Wars è l’impero multimediale che conosciamo è perché Episodio V ci ha presi per mano e ci ha portati a scoprire un universo più grande. Ha sviluppato personaggi che erano poco più che stereotipi, dandogli profondità ed unicità. Ci ha mostrato come, persino nella versione fiabesca della trilogia originale, ci sia di più che un semplice bene e male.

Non è ancora abbastanza per convincervi? Parliamo allora delle ambientazioni.

Star Wars è un fantasy spaziale, ma Episodio IV si era limitato a mostrarci Tatooine e l’interno di astronavi e Morte Nera. In Episodio V invece finalmente possiamo avventurarci per la galassia, manco fosse la versione promessa di No Man’s Sky. Episodio V è infatti l’unico della trilogia che si ambienta in un numero consistente di luoghi: il gelido Hoth ed il paludoso Dagobah, l’affascinante Bespin e gli oscuri asteroidi con i loro vermi giganti. Questa varietà sarà fondamentale nei prequel ed ancor di più nella serie animata Clone Wars, mostrandoci le potenzialità di una narrazione che si estende letteralmente attraverso le stelle.

Infine, bisogna parlare della Forza.

Episodio V, tramite Yoda e Vader presenta le possibilità del mistico potere che ci veniva accennato in Una Nuova Speranza, dove a ben vedere viene a malapena utilizzata. Non solo iniziamo ad apprenderne la duplice natura e come questa influenzi ogni persona che la utilizzi, un risvolto che sarà cruciale per tutto ciò che è venuto prima e dopo, ma vediamo finalmente le applicazioni pratiche della stessa.

Come se non bastasse, tramite Yoda apprendiamo la filosofia alla base dei Jedi. Le sue parole ed i suoi insegnamenti sono fondamentali per capire l’intera trilogia prequel ed Episodio VIII (per quanto in molti sembrano averlo dimenticato).

In sostanza, Episodio V è quello che ha fatto di Star Wars quello che è oggi. È un film fantastico ed indiscutibilmente il migliore di tutta l’epopea della galassia lontana lontana, nonostante sia il secondo della trilogia.

LC

Il brutto

Mi vengono a cercare a casa, io lo so.

Episodio V è ricoperto da un’aura di riverenza unica. Intoccabile e perfetto per quasi tutti, io però dall’alto dei miei vent’anni e più di studi Starwarsiani (sì, me lo caccio, statece), voglio andare a stuzzicare l’orso e spiegarvi perché L’Impero Colpisce Ancora è il film meno entusiasmante della vecchia trilogia.

È il più noioso, se ci pensate, nonché il più anticlimatico. Nel senso che non ha un vero climax, non che è contro il protocollo di Kyoto o roba così.

Inizia, con una lunghissima scena assolutamente inutile, fatta solo per giustificare la sfiga cosmica di quel poveraccio di Mark Hamill, che poco prima delle riprese di Episodio V ha pensato bene di sfracellarsi con la moto, rovinandosi il viso (ideale per un attore). La conseguente chirurgia ha reso necessario far rapire e ferire Luke da un Wampa in modo abbastanza casuale mettendo così a rischio la vita di ben tre protagonisti. Ovvio che, essendo l’inizio del film, nessuno di loro era in pericolo. E quindi i primi 15 minuti alternano una ricerca assolutamente inutile ai fini della trama con pochi spezzoni che preparano il resto del film. Bene così.

Lasciamo stare il fatto che l’impero pensa di fare il bullo mandando dei camminatori lentissimi verso la base, invece di scendere con tre immensi Star Destroyer vicino alla superficie. Gli sta pure bene che li buttino giù con… dei fili. FILI!

Per quanto concettualmente fichissima, questa battaglia si risolve con quella che al giorno d’oggi verrebbe additata come mancanza di capacità. (di risolvere le situazioni in modo convincente). Ma è Star Wars e gli perdoniamo tutto tutto!

Per fortuna che almeno la recitazione è più convincente rispetto al capitolo precedente… almeno finché non incontriamo il saggio Yoda.

Il piccolo Jedi tutto verde è un personaggio fantastico, ma forse tutti dimenticano che si presenta come un buffone che fa finta di essere uno scemopagliaccio perché… Dai ci deve essere un motivo. Ah, no. Poi addestra quel disgraziato di Luke per dieci minuti e pensa bene di mandarlo in una caverna in cui il Lato Oscuro è fortissimo. GRANDE IDEA! Perché non mandare l’ultima speranza dei Jedi a sfidare la tentazione del male senza un minimo di preparazione mentale? Siamo d’accordo che questa sia un’avventura per ragazzi, ma a volte sembra proprio che si sia voluto portare avanti l’intreccio per forza di cose, senza considerare troppo il contorno.

Da qui, la trama diventa quasi sospesa, mentre ci viene presentato Lando, Han fa il geloso e la Principessa Leia si guarda in giro, il tutto dopo un’altra sequenza assolutamente indispensabile come quella del vermone spaziale. Seriamente, a che serve tutta quella parte? Non c’era un modo più intrecciato con lo sviluppo dei personaggi e della trama per far passare una decina di minuti d’azione?

La ciliegina sulla torta credo che sia Han che viene congelato nella carbonite, sempre per ragioni legate al mondo reale. Harrison Ford voleva far morire Han Solo, George Lucas no. Soluzione? Mettiamolo in freezer come un sacchetto di piselli del supermercato e decidiamo poi! Col senno di poi, va detto che questo ha donato al seguito quel senso di reale incertezza per il personaggio, non come l’inizio su Hoth.

E poi c’è il combattimento finale. Che finale non sembra. Luke si aggira per 3 ore nella città delle nuvole di Bespin, incontra Vader il quale, dopo 5 minuti scarsi di film (li ho contati!), lo ha già mutilato e detto che in realtà è suo padre. Fortuna che la morale di Luke, data da anni di studi Jedi, e il suo innato spirito di sopravvivenza lo portano a lanciarsi nel vuoto e, giuro dopo vent’anni e più ancora non ho capito come fa, a finire risucchiato verso un’antenna su cui rimane appeso come un salame per un bel po’.

Due ragionamenti telepatici col babbo e il film finisce con un nulla di fatto, che pone più l’accento sul ritrovare Han Solo, invece che dare risalto a quel conflitto che poi è il cuore di Star Wars!

Non me ne vogliate troppo. L’Impero Colpisce Ancora è un film pieno di concetti bellissimi, soprattutto riguardanti la Forza, iconico e tematicamente più maturo, ma manca di quel “guizzo” di fantastico che invece gli altri due capitoli della trilogia hanno.

FrankieDedo

Mi sa che per me la rubrica finisce qui, perché devo scappare. Sento che bussano già alla porta con forche e torce! Altrimenti, se volete, potete semplicemente insultarmi nei commenti!

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