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Han Solo fatto uno spin-off – Il bello e il brutto di Solo

Io e LC siamo due birbanti. Non ci basta osannare o denigrare a spada tratta i film della saga principale di Star Wars, ma ci vogliamo dare anche agli spin-off (almeno quelli cinematografici). Stavolta tocca a Solo: A Star Wars Story, amato da alcuni, odiato da altri e per questo, si presta ottimamente alle nostre disquisizioni. E quindi, in rigoroso ordine cronologico, dopo aver parlato di Episodio III, eccoci qua.

(La verità è che volevamo fare un terribile gioco di parole nel titolo e Solo Han poteva darci questa soddisfazione)

Il bello

Sarà il fatto che sono entrato in sala con aspettative mediamente basse, ma quando ho visto per la prima volta Solo: A Star Wars Story, sono rimasto dannatamente soddisfatto. Mi sono sentito come dopo una bella mangiata al ristorante dove ogni portata, fino al dolce, ti lascia felice, quando invece pensavi che saresti rimasto quasi deluso.

Sarà per le mille citazioni ed easter egg all’universo espanso di Star Wars, che non sono solo delle chicche gratuite, ma anche un modo per fare del solido world building fatto di interconnessioni organiche.

Sarà perché c’è DARTH MAUL, PORCA MISERIA C’È DARTH MAUL!

Sì, ok, compare solo per una manciata di secondi, e per coloro che non hanno visto The Clone Wars (lo so, lo diciamo sempre, ma come vedete ci sono un sacco di buoni motivi per farlo) può essere disorientante vederlo ridere in modo un po’ schizoide, a capo di una organizzazione criminale su Dathomir, ma per me, beh… è stata un’affermazione che ha semplicemente legittimato l’universo di Star Wars come qualcosa di più ampio rispetto ai film. Una bella soddisfazione!

Al di là di questi traguardi, importanti per me e un’altra manciata di fan, sono rimasto stupito dal lato artistico del film. La regia di Ron Howard e la fotografia sono pulite e d’impatto, anche se meno grandiose di quelle delle altre pellicole. Il che è giustissimo: questo è un film sul sottobosco di cacciatori di taglie, contrabbandieri e malavitosi in generale, che popolano la galassia di Star Wars. Scenari epici o visuali di ampio respiro avrebbero stonato con lo stile “Indiana Jones western” del film.

La trama, poi, per quanto lasciasse poco spazio di manovra, riesce a gestire dei colpi di scena convincenti, come la partita a Sabacc persa da Han a metà film, quando tutti pensavamo che avrebbe vinto, così come tutti i tradimenti e doppiogiochi orditi dai vari personaggi.

Soprattutto, è il ritmo del film ad essere la cosa più convincente. È quasi un miracolo che un prequel su una storia praticamente inutile ai fini del quadro generale riesca a incalzare lo spettatore fino alla fine. Questo è possibile sia grazie a una gestione della trama convincente, sia grazie agli attori e ai loro personaggi che riescono a farci affezionare ad ognuno di loro, a scapito forse dell’interesse per il protagonista. Lando, poi, è la stella più luminosa, sia per il suo carisma che per il tipo di comicità che porta, ma anche perché, comunque, mostra delle sfaccettature come ognuno degli altri personaggi, d’altronde.

Zitto zitto, Solo è stato il film (fra quelli degli ultimi anni) che a mio parere più si è avvicinato allo spirito avventuroso degli Star Wars originali, in particolare quello di Una Nuova Speranza. Senza troppe pretese, e con un bel po’ di fuochi di artificio, ci ha finalmente mostrato la rotta di Kessel, ma soprattutto che Han Solo è sempre stato una canaglia, un bugiardo, ma non uno strapezzente cafone.

FrankieDedo

Il Brutto

Solo ed Episodio VII sono gli unici film di Star Wars che ho visto una volta sola e, sebbene per ragioni totalmente differenti, che non ho particolare interesse a rivedere. Su Solo, posso ricondurre questa mancanza di desiderio a due punti fondamentali.

Il primo è sul film stesso.

Nel momento in cui scrivo non ho letto cosa dirà il mio compagno dalle lande di Pisa, ma posso immaginare che ci sarà qualcosa del tipo “Immaginate che non sia un film di Star Wars e sarebbe comunque un film figo bao“. Non sono affatto d’accordo.

Innanzitutto perché non si può isolarlo da Star Wars. È un film che prova e fallisce ad essere indipendente ed allo stesso tempo prova e fallisce ad integrarsi con gli altri film. Abbandonato nel mezzo, Solo ti ricorda di continuo che è parte di Star Wars, con citazioni e riferimenti, mentre allo stesso tempo prova ad inserire una miriade di personaggi e fazioni nuove.

Se però anche fingessimo che non fosse un film di Star Wars, sarebbe comunque un film d’avventura nella media e nulla più. Sebbene abbia scene notevoli, come quella sul treno, ed un personaggio decisamente interessante come Beckett, ha altrettanti elementi sinceramente imbarazzanti, a partire dal droide feminazi e della sua relazione con Lando.

 

Senza la scritta “A Star Wars Story” Solo sarebbe stato un altro di quei film di cui si parla per un paio di settimane, per poi finire nel dimenticatoio alla stregua di un Solomon Kane o del film di Conan con Jason Momoa.

È però un film di Star Wars e ci dà un sacco di riferimenti carini, soprattutto alle serie animate, senza contare che in generale espande la narrativa sul lato criminale della Galassia presente in maniera massiccia già in The Clone Wars.

Il problema però è che, di nuovo, Solo è nel mezzo: deve cucirsi alla trilogia originale di cui il protagonista è parte così importante, ma allo stesso tempo prova ad introdurre elementi estranei ai film senza però avere il tempo di svilupparli. Quanti di voi ricorderanno l’Alba Cremisi (ammesso che non ve ne siate già scordati)? Quanti si chiederanno che è successo a Maul prima e dopo questo film? Ed i Cloud Riders, appaiono da qualche altra parte o solamente qui?

Questo minestrone di elementi non fa altro che limitare la godibilità del film. Ma c’è un altro punto cruciale di cui parlare. La mia seconda critica (me la Kanto e me la suono) è sul personaggio, Han Solo stesso.

Innanzitutto perché risente di quella che mi piace chiamare “La Sindrome di Iolao” (per Penny: Iolao era l’amico di Hercules in una serie TV degli anni ’90, spalla dell’eroe e simpatico guascone).

Come Iolao, Han è un personaggio fantastico ed il preferito di molti. Ma, tralasciando alcune sottotrame (o episodi, nel caso dell’eroe pseudo-greco), non è il protagonista della storia principale ed è esattamente quello il motivo per cui funziona nella trilogia originale.

Questo non implica necessariamente che manchi l’interesse verso il suo personaggio, ma questo scema rapidamente una volta che deve diventare l’aspetto principale di un’opera. Una puntata dedicata a Iolao ci stava bene ogni tanto, uno spin-off intero invece no.

La sua funzione di supporto dei protagonisti, l’evolversi della loro relazione e del personaggio stesso di Han era ciò che faceva del nostro buon contrabbandiere una figura così riuscita.

Tra l’altro, parlando della sua evoluzione, era perfettamente mostrata nella trilogia originale, che ora di fatto perde valore, con un Han che “in fondo ha sempre odiato l’Impero”, “è sempre stato un ribelle nell’animo”, “salutava sempre e sparava per primo”.

Infine c’è il discorso dell’attore. Alden Ehrenreich ha fatto un lavoro quasi perfetto nel ricreare movenze ed espressioni di Han Solo. Ma questo è: un’emulazione di una figura indissolubilmente legata a Harrison Ford. È come guardare un cosplayer ossessionato recitare ad una fiera.

“Sì vabbè, ma non potevi metterci Harrison Ford a 70 anni” Vero. Sapete però cosa si poteva fare? Evitare di fare un film su Han Solo.

LC 

E questi sono i motivi per cui il Solo è un film bello ma anche perché è un film brutto. E secondo voi? Fatecelo sapere, così potrete anche insultarci!

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