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NerdandoSu Halloween – Le soundtrack horror che hanno fatto storia

Horror

Introduzione

Ci sono alcuni film horror che hanno fatto la storia, ma avete mai provato a guardare un lungometraggio di questo tipo senza soundtrack? Vi assicuro, fa metà, se non un terzo della paura che farebbe se la colonna sonora fosse presente.

Così ho pensato che sarebbe stato interessante, anche per cultura personale, analizzare le canzoni che hanno fatto la storia nell’ambito horror e scoprire perché aiutano la sensazione di paura trasmessa dal film.

Prima di entrare nel dettaglio, però, dobbiamo farci una domanda: perché questo tipo di musica ci fa spaventare?

Teoria

Secondo lo studio di Hans-Eckhardt Schaefer ( Music-Evoked Emotions—Current Studies, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5705548/) le onde sonore sono interpretate dall’orecchio e trasformate in segnali neurali che vengono inviati al cervello.

Ci sono quattro meccanismi nel suono che hanno rilevanza sulle nostre emozioni perché intervengono sui segnali che arrivano al cervello, questi sono: tempo, timbro, volume e consonanza.

Facendola molto, ma molto semplice, potremmo dire che: mischiando nella maniera corretta questi quattro segnali, si ottengono delle onde sonore che stimolano l’amigdala. Essa è il centro nervoso che controlla anche la paura, e che, se sollecitata, va a stimolare la ghiandola surrenale. Tale ghiandola inizia a produrre noradrenalina, una parola difficile che indica l’ormone che prepara il corpo a reagire in situazioni di imminente pericolo, principalmente aumentando la frequenza cardiaca.

Ma queste sono solo parole, passiamo al concreto!

Profondo Rosso – Goblin e Giorgio Gaslini

Questa composizione è veramente un capolavoro, invidiata da qualsiasi thriller/horror di altre nazioni.

In questa musica viene a galla il concetto di consonanza, ossia il suonare contemporaneamente due note (che possono essere sia differenti, sia uguali ma di ottave diverse) di modo che ascoltate assieme producano una melodia che sia orecchiabile.

La base di questo brano è semplicemente un giro di note fisso in consonanza, più precisamente ogni nota viene suonata in una ottava base e in due ottave più alta.

Per i non avvezzi un’ottava è una scala completa di otto note, ad esempio nella scala DO RE MI FA SOL LA SI DO il primo DO sarà quello di riferimento, mentre il secondo sarà un’ottava più alto.

Alla base si aggiunge poi un giro note suonate su un basso tagliate occasionalmente da alcuni picchi altissimi in timbro e molto forti in volume (minuto 0:25 nel video).

Ultimo ad arrivare sono gli accordi (gruppi di note suonate insieme) di organo assieme alle percussioni, fatti partire sul climax dell’azione nella scena (minuto 0:50 nel video).

Come è facile notare, questa parte ha una connotazione lugubre, che è data dall’uso di accordi in forma minore, il che significa la nota principale dell’accordo è spostata in basso di una terza (le terze funzionano allo stesso modo delle ottave).

The Murder – Bernard Herrmann

Non poteva mancare la colonna sonora di Psycho, il film horror per antonomasia, più precisamente quella della scena del delitto.

Staccato è la parola chiave di questo componimento. Lo Staccato è una tecnica ritmica in cui, come si può facilmente dedurre dal nome, si applica una pausa netta, di silenzio, tra un suono e quello successivo.

La prima parte di questo brano è una serie in Staccato di note di volume e tono estremamente alti, come per comunicare un senso di crescente ansia. Ovviamente non può mancare il solito gioco di consonanze (lungo tutta l’opera).

Passato il momento di climax, ossia quello dell’accoltellamento, il ritmo rallenta e il tono si abbassa notevolmente, mantenendo una punta di Staccato. Questo suscita allo spettatore la sensazione della morte lenta e dolorosa della protagonista. Se provate ad ascoltare questa parte con gli occhi chiusi, vi accorgerete di poterla paragonare al respiro rotto di chi è sul punto di morte (minuto 0:24 nel video).

The Shining – Wendy Carlos e Rachel Elkind

Per questo film ho deciso di prendere solo il brano iniziale, questo perché The Shining non ha un vero e proprio brano iconico, ma sono tutti egualmente peculiari. Per questo ho deciso, per evitare di scrivere un trattato, di parlare solo del tema iniziale.

Avete presente tutto quello che ci siamo detti finora? ritmi veloci, toni alti e altri mezzi per trasmettere ansia? Beh, dimenticate tutto perché The Shining è tutta un’altra storia.

Qui lo scopo fondamentale è quello di favorire l’inquietudine nello spettatore, far capire che, anche se la scena sembra mostrare una famiglia andare in vacanza, non è un film per bambini.

Questo scopo lo adempie eccome, attraverso l’utilizzo magistrale degli Ottoni: strumenti a fiato composti da ottone, come il trombone o il corno francese (dall’inizio).

La base di questo componimento sono note basse, molto allungate, punto di forza degli strumenti usati.

A favorire il senso di inquietudine, ogni tanto verrà fatto suonare uno strumento a corde, che però produrrà un suono distorto e con molto eco (minuto 1:15 nel video).

Ma non è finita qui, l’ultima chicca che porta questo brano è l’utilizzo di una voce (opportunamente modificata tramite dispositivi elettronici) come strumento (minuto 1:47 nel video).

Non so se è la presenza di inquietanti voci, ma sicuramente questa è la colonna sonora che svolge meglio il suo lavoro tra quelle che fino ad ora ho descritto.

Tubular Bells – Mike Oldfield

L’Esorcista, ci siamo arrivati.

Il titolo di questo brano, ossia Campane Tubulari, è il nome dello strumento a percussione usato come principale, assieme ad un piano.

Questa composizione, a parte per le sue campane tubulari, è veramente molto simile a Profondo Rosso.

La base è sempre composta da una serie di note in consonanza, con delle note di basso a condire il tutto (dall’inizio del brano).

A differenza però del primo brano di cui abbiamo parlato, qui troviamo una prepotente introduzione della chitarra elettrica distorta (minuto 3:52 nel video).

Udite udite signori e signore, mi permetterò di fare una critica ad un capolavoro come questo: secondo me Oldfield poteva fare a meno della chitarra elettrica. Non so perché, ma mi crea un senso di disorientamento, siamo sul set de L’Esorcista o ad un concerto Rock?

È chiaro, però, che questo strumento è una peculiarità, un qualcosa che nessuno aveva all’epoca.

Questo brano è bello perché è vario, pieno di particolarità e intrigante all’orecchio.

Conclusione

L’avventura alla scoperta dei misteri delle colonne sonore dei film horror più famosi è arrivata alla sua conclusione, un peccato, perché mi sono veramente divertito a scrivere questo articolo, è come se avessi dovuto immergermi nella testa dell’autore, per capire cosa intendesse fare con ogni cambio di tonalità o stile.

Ma è stato anche molto difficile, infatti chiedo scusa ai musicisti, di sicuro ho trattato qualche argomento troppo superficialmente.

Spero che questo articolo possa aiutarvi a capire meglio i prossimi film horror che andrete a vedere, inoltre, quali altre canzoni avreste inserito come iconiche? Raccontatemelo sul nostro gruppo Facebook!

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