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Non puoi non averlo visto: La storia fantastica (1987)

Dopo averla confusa con La Storia Infinita (ed essermi beccata una meritata tirata d’orecchi), ho deciso di porre rimedio alla mia ignoranza guardando La Storia Fantastica. La pellicola è del 1987 ed è completamente ispirata a “La Principessa Sposa“, il romanzo di William Goldman del 1978.

Considerando che è stato lo stesso Goldman a curarne l’adattamento cinematografico, mi fido del fatto che sia una trasposizione quantomeno compatibile. Se qualcuno di voi avesse letto l’opera ispiratrice e volesse smentirmi, ben venga. Scrivetemi pure commentando il post o direttamente nel gruppo Facebook Nerdando.com Assemble!, che è sempre bello ampliare le proprie conoscenze.

Trama

Un bimbetto in età scolare, tale Jimmy, è a casa con l’influenza. Suo nonno, un amabile vecchierello che trasuda saggezza da ogni ruga, decide di allietarlo durante la degenza leggendogli l’avventurosa fiaba de “La principessa sposa.”

Il racconto (e, di conseguenza, tutto il film) parla di Bottondoro e Westley, due giovani innamoratissimi che un giorno sono costretti a separarsi. Westley parte per un lungo viaggio in mare ma la sua nave viene attaccata dal temibile pirata Roberts, famoso per non lasciare superstiti. La giovane, venuta a conoscenza della vicenda e credendolo morto, accetta mal volentieri di sposare il principe Humperdinck.

A caccia di un pretesto per innescare una guerra con il reame confinante, Humperdinck fa rapire l’angelicata Bottondoro a una banda di criminali da lui stesso assoldata, cercando poi di far ricadere la colpa sui vicini. Sfortunatamente per lui, però, spunta un giovane in abiti scuri che sbaraglia il trio di mercenari e porta in salvo la giovane fanciulla.

Dopo mille peripezie, colpi di scena (chiamatissimi), duelli di tutto rispetto e una palude piena di fuoco e topi giganti, riuscirà il vero amore a uscirne vincitore?

The Princess Bride a Lucca Comics and Games 2019

Mi sono confrontata con un campione simbolico di 20 coetanei e fra tutti quanti, nessuno aveva mai sentito parlare de La Storia Fantastica. Alcuni di loro hanno addirittura pensato al “film col grosso cane bianco”, confondendola (proprio come la sottoscritta) con quella Infinita. Non so se l’ignoranza sia comune alla maggior parte degli attuali ventenni, o se sia solo una coincidenza ristretta alla mia cerchia di amici, ma sicuramente il fenomeno non è altrettanto comune nelle generazioni più vissute.

The Princess Bride è infatti a pieno diritto un prodotto dell’attuale e intoccabilissima cultura pop, la vasta gamma di prodotti sfornati (soprattutto) negli anni ottanta e che la componente nostalgica ha trasformato in piccole divinità da idolatrare.

A celebrarlo non può che essere il Festival Internazionale del Fumetto e del Gioco, che a distanza di un anno dalla scomparsa di William Goldman ha organizzato una serie di incontri ad hoc.

Verrà infatti presentata un’edizione speciale curata da Dimitri Galli Rohl  (l’autore di “KAPPA O.” per Einaudi Ragazzi). La casa editrice, presente per la prima volta alla manifestazione, avrà un corner dedicato a La Principessa Sposa con l’esposizione delle edizioni originali del romanzo e di speciali artwork realizzati dal vivo dall’illustratore e artista CJ Draden.

Inoltre, sabato 2 novembre si terrà un evento speciale in cui il celebre doppiatore Eugenio Marinelli, (la voce di Inigo Montoya) leggerà alcuni brani tratti dal libro in una celebrazione tra racconto, letture e messe in scena.

Un film invecchiato male?

Per la rubrica #myunpopularopinion, ammetto che La Storia Fantastica non mi è piaciuto abbastanza. O meglio, se l’avessi visto quando facevo le elementari, probabilmente me ne sarei innamorata: un film di cappa e spada con un pirata sotto copertura, un gigante buono, giochi d’ingegno, magia e un passaggio segreto in mezzo al bosco. Una serie di elementi che mi avrebbero sicuramente conquistata, all’epoca.

Sfortunatamente l’ho visto oggi e di tutte le parti salvo solo il combattimento fra Inigo Montoya e l’abilissimo Westley. La scena della palude, invece, consegna il titolo di personaggio speciale ai membri del cast che hanno dovuto interpretare i topi. Dalla camminata e dalla goffaggine, sospetto che a qualcuno sia toccato indossare una spessa tutona pelosa e gattonare su improbabili rocce di plastica. Un po’ come quando alle feste in maschera ci si veste da cavallo e a qualcuno tocca fare la parte del posteriore: non il ruolo della vita, ma pur sempre necessario.

A ben pensarci, salvo anche il nonno che legge la storia al piccolo Jimmy, il piccolo Jimmy che abbandona lo scetticismo iniziale e si lascia travolgere da una fiaba che riesce a conquistarlo nonostante le parti romantiche, e tutti i personaggi che non siano Bottondoro.

A parte lei, che poveretta, è quella attorno alla quale ruota l’intera vicenda, ma che è l’unica a non fare assolutamente nulla per modificarne l’andamento, tutti gli altri personaggi risultano peculiari a modo loro.

Al di là di Montoya e del suo desiderio di vendetta (grazie al quale passa alla storia la frase Hola. Mi nombre es Iñigo Montoya, tu hai ucciso mi padre… preparate a morir!), anche gli altri personaggi hanno tutti un loro perché. Vizzini e Fezzik svolgono il loro compito da antagonista secondario (il primo) e da aiutante (il secondo) nel migliore dei modi, e lo stesso vale per Max dei miracoli e moglie: ottimi esemplari di npg. Gli antagonisti hanno il loro fascino, anche se Humperdinck mi sembra un po’ troppo una macchietta.

Conclusione

Nel complesso La Storia Fantastica si salva, ma se non avessi avuto l’altrui nostalgia a condizionarmi, probabilmente non solo non  l’avrei visto, ma l’avrei addirittura bocciato del tutto. Forse perché assomiglia troppo a uno spettacolo teatrale e troppo poco a un film-come-lo-intendiamo-oggi, forse perché sono arida io, forse ci sono mille altri motivi che ignoro. Però se oggi nelle sale dovesse uscire una cosa simile, presumo sarebbe un grande flop (oppure verrebbe considerato come arte all’avanguardia e io continuerei a conservare un’opinione impopolare, chissà).

Al di là di tutto però la storiella è carina. Se in un piovoso pomeriggio d’autunno vi capita di dover intrattenere un infante, forse costruire un fortino con coperte e cuscini, rintanarvici dentro e guardarvi insieme La Storia Fantastica può rivelarsi un’esperienza piacevole.

Poi finite di guardarlo, armatevi di spade di cartone e siate gli spadaccini che William Goldman avrebbe voluto che foste.

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