Milan Games Week 2019: il parere della redazione - Nerdando.com
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Milan Games Week 2019: il parere della redazione

Dal 27 al 29 settembre 2019, si è tenuta, nell’usuale location di Rho Fiera, una nuova edizione di Milan Games Week. Un po’ differente dalle precedenti, l’appuntamento di quest’anno ha lasciato scontento qualcuno e sorpreso qualcun altro. Senza indugio, quindi, eccovi il parere di alcuni membri della redazione.

Morgana

Quest’anno sono stata per la prima volta alla Milan Games Week! Sono molto contenta di aver avuto la possibilità di provare video games in anteprima, come il bellissimo Pokèmon Spada/Scudo o Luigi’s Mansion 3 (ebbene sì, sono una nintendofila), e di scoprire nuovi giochi indipendenti molto interessanti, come Abisso, una creazione tutta italiana alla quale auguro di sfondare.

Mi fa un po’ sorridere essere tornata a casa con un gioco da tavolo (Keyforge, un mazzo in omaggio a chi lo provava) invece che con un videogame, ma è andata così…

Per quanto riguarda la fiera in generale, forse mi aspettavo qualcosa di più mirabolante, soprattutto visto il costo del biglietto d’ingresso, invece c’erano solo 3 padiglioni, di cui uno dedicato interamente alle arene e gli altri 2 pieni di stand di case produttrici ma anche di parecchi negozi specializzati in prodotti nerd come se ne trovano in ogni fiera dedicata.

jedi.lord

Che dire di questa Games Week appena conclusasi?
Mi viene in mente soltanto di esprimere questo pensiero: “Avevo il tempo di presenziare un solo giorno e non solo mi è bastato, ma avanzato anche“.

So di essere caustico, ma non mi trovo con la direzione presa dalla fiera: al di fuori dei twitcher, degli streamer e del mainstream più spinto (e intendo due o tre titoli che fanno impazzire i ragazzini sotto i 18 anni) ho trovato veramente una vuotezza imbarazzante di idee e contenuti.

Stand interessanti pochissimi, altri solo impressionanti dal punto di vista della scenografia (code per vedere un trailer? Nel 2019? Ma siamo seri?), avanzano le aree dedite al cibo e al merchandise.

Note di merito, come sempre, l’area indie e lo stand Nintendo (ma anche Playstation e XBox si attestavano sulla sufficienza), una garanzia anno dopo anno.

Ora, so che bastano torme urlanti di ragazzini fanboy per far guadagno, ma ciò non giustifica l’esorbitante prezzo di ingresso, in costante crescita e inversamente proporzionale alla quantità e alla qualità dei contenuti offerti.

Dove vuole andare la Games Week? Vuole diventare davvero un evento di riferimento, o si accontenta di rimanere una scenografia vuota ed allettante che mira al cuore (ma soprattutto al portafogli) di una sola generazione di gamers?

Come riassumo la mia esperienza? A una fiera di videogiochi ho giocato a Keyforge e sono uscito con un boardgame.

‘Nuff said.

Zeno2k

Si poteva e doveva fare di più.

Onestamente: forse sono finiti i soldi, forse la deriva verso gli e-Sport ha preso il sopravvento, forse è un anno di passaggio in attesa del lancio delle nuove console, a fine 2020.
Non saprei: l’unica cosa di cui sono certo è che fa male vedere un unico mega stand che racchiude Sony, 2K, EA, e molte altre. Fa malissimo che una delle più grandi attese, Cyberpunk 2077, abbia uno stand dedicato con dentro un filmato (già visto, per altro); così come fa malissimo uno stand Xbox ridotto ai minimi termini, lontanissimo dall’installazione del 2018 (lo sapevamo, e se avete letto il nostro pezzo sul FanFest sapete a cosa mi riferisco).

Ad essere onesti l’unica cosa davvero interessante è stata l’anteprima di Doom Eternal, la prima volta di Bethesda alla Games Week, e lo stand dei giochi da tavolo di Asmodee. Il tutto per un prezzo di biglietto semplicemente folle.

Dal mio punto di vista, una Games Week 2019 davvero da dimenticare.

Penny

Il mio terzo anno alla Games Week è stato alquanto deludente. Per carità, complice lo sciopero dei mezzi, venerdì sono riuscita a provare Super Mario Maker 2, Luigi’s Mansion 3 (Nintendo Switch), la demo di Dreams (PlayStation 4) e qualche titolo nella zona dedicata al retrogaming.

Tolti questi però, non è che ci fosse molto altro da fare. Per carità, ero ben consapevole del fatto che per provare qualche demo avrei dovuto attendere ore in coda, e mi andrebbe anche bene, ma viste le precedenti edizioni mi aspettavo una maggior vastità di contenuti. L’impressione che ho avuto è che ci fossero troppi pochi stand dedicati ai videogiochi, rispetto a quelli necessari (ma di secondaria importanza) di cibo e merchandising. Se alla fiera del videogioco trovo videogiochi in parti uguali con cibo e oggettistica nerd, allora c’è qualcosa che non va.

Probabilmente il limite maggiore è mio, che sono appassionata di videogiochi ma non di streaming, pertanto, conoscendo solo alcuni fra i molti ospiti presenti, non ho avuto lo stesso hype di chi probabilmente li segue assiduamente.

Fortunatamente però, per me le fiere non sono solo un modo per immergermi in ciò che mi appassiona, ma anche un pretesto per incontrare gli amici di sempre che non vedo mai. Quindi, nonostante la fiera in sé non fosse troppo meritevole, averla girata con la compagnia giusta mi ha permesso comunque di uscire sorridente. Mi auguro che le prossime edizioni siano più sature di videogiochi fruibili e di esperienze da provare, e un po’ meno incentrate sull’apparenza e sull’immagine. Che per carità, serve pure lei, ma un po’ di sostanza in più non avrebbe guastato.

FrankieDedo

Questo è il mio secondo anno di Games Week. Da qualche anno, grazie a Nerdando ho girato parecchie fiere, vedendo sia il lato “pubblico” che quello dietro le quinte. Ho partecipato da fruitore, blogger e talvolta pure da membro dello staff. Dopo un po’ si capisce quando un gruppo di persone crea un prodotto (la fiera è quello) con un’anima.

Questa fiera non lo è. Costi esorbitanti per un’offerta quasi autoreferenziale incentrata sugli esports dei soliti due-tre titoli, mentre il mondo dei videogiochi è ridotto a contorno se non a marchetta quasi truffaldina (file lunghissime per vedere vecchi trailer abilmente nascosti in cubicoli). Praticamente nessuna anteprima rilevante, o postazioni di prova in numeri adatti al pubblico. Una fiera dove le bancarelle del merchandising e del cibo sono le attrattive più interessanti.

Forse non faccio parte del target giusto, magari il problema è che questa non è più una fiera del videogioco, ma dell’esport in generale, ma in ogni caso, se sperate di passare una bella giornata a videogiocare, statevene a casa.

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