Due chiacchiere con: Aki (Proplayer di LoL) - Nerdando.com
Interviste

Due chiacchiere con: Aki (Proplayer di LoL)

Aki League of Legends

Di solito, vivendo in paesi come il mio, in montagna e lontano da tutti, non si è vicini a centri E-sportivi importanti o a gaming houses, ma questa volta, ho avuto la fortuna di conoscere, per caso, ad una festa, il signor Daniel Lauri (alias Aki) un giocatore professionale di League of Legends, un noto MOBA.

Grazie a questo fortuito incontro ho, successivamente, avuto l’opportunità di intervistarlo, per capire un po’ meglio il mondo di cui fa parte.

Lorenzo: Ciao a tutti, oggi siamo qui con Aki. La prima domanda che volevo farti è chi sei? qual è la tua storia?
Aki: Ciao a tutti, mi chiamo Daniel, ho 20 anni e sono un ragazzo di Bolzano e sono un giocatore di League of Legends. Diciamo che la mia passione per i videogiochi è iniziata dalla tenera età. Fin da quando avevo cinque o sei anni, mi è sempre interessato il computer e tutto ciò che ci girava intorno. La prima passione è arrivata attorno alle medie, quando mi sono interessato di grafica 3D, grazie a questo interessamento sono entrato in una community di MMORPG e con quelli mi sono interessato sempre di più al mondo dei videogiochi, finché ho incominciato a giocare a League of Legends, grazie a mio fratello, che mi ha instillato la passione. Ora sono qui a giocare, in questo ambito che si sta allargando sempre di più.

L: Come mai il tuo nickname? come mai proprio Aki?
A: Beh è una storia molto molto lunga, allora, il nome che usavo sui MMORPG (tra cui Metin 2) era Yuxe , ma c’era questa moda, di quel periodo, in cui si usavano un sacco di nomi  secondari, denominati AKA, e io ne usavo un sacco di diversi per non farmi riconoscere da altri giocatori, e ne avevo così tanti che ho deciso di chiamarmi Aki (come plurale italianizzato di AKA).

L: Ecco, tu prima mi hai detto che sei un giocatore, diciamo proplayer di League of Legends, vuoi spiegare il concetto di E-sport e, in particolare, la correlazione con il tuo LoL?
A: E-sports: eh, beh la mia definizione è, domanda molto difficile. Sicuramente nell’E-sport c’è competizione, però c’è anche, nel caso di LoL, gioco di squadra, ma anche miglioramento ed allenamento continuo. Ovviamente ci sono altre discipline di E-sport, come Starcraft II o simili, dove, ovviamente, questa componente non è per nulla rilevante, però non so esattamente se si può dare una definizione corretta di E-sport. Per quanto riguarda LoL, è un MOBA (Multiplayer Online Battle Arena), in questo gioco ci sono dieci campioni, cinque per squadra, ci sono due squadre. Questi campioni si combattono per raggiungere l’obiettivo finale che è il Nexus (posizionato nella base nemica). Il primo team che distrugge la base nemica vince, è un gioco di strategia, un gioco che richiede riflessi, tanto allenamento mentale e un grande lavoro di squadra.

L: Bene, ora che mi hai raccontato tutte queste cose, tu come hai scoperto di essere portato per questo gioco?
A: Aaah, beh diciamo che, come ti dicevo, ho iniziato a giocare con mio fratello e il suo gruppo di amici, tutti più grandi di me di circa due anni, quando sono arrivato mi pare che i ragazzi fossero bronzo o argento.
(nota dell’autore: i rankings su LoL sono in ordine: Ferro, Bronzo, Argento, Oro, Platino, Diamante, Master, Granmaster e Challenger).
Dopo il primo anno di gioco, che mi pare fosse metà o fine stagione 3, ho subito notato che riuscivo a distaccarmi, dal punto di vista del rank, dai miei amici e da mio fratello. Infatti li ho subito raggiunti ed sono arrivato anche in lega oro e poi in lega platino, da quel momento questo gruppo di amici si è sciolto, perché ero troppo forte per giocare con loro. Per ora sono sempre arrivato a Granmaster in tutte le stagioni che ho giocato e, diciamo, che sto cercando di migliorarmi ed arrivare Challenger, però diciamo che è molto complesso, a causa della grande quantità di giocatori e il loro livello.

L: Dopo averti chiesto come ti sei avvicinato a LoL ora è il momento di capire come sei entrato nel parco competitivo italiano e cosa significa, attualmente, essere un’atleta nel mondo di LoL.
A: Diciamo che la mia avventura è iniziata due anni fa per un provino per l’Academy dei Forge (team storico italiano, ora sotto il nome di Qlash 4g, squadra di nascita di Jizuké, unico italiano ad aver giocato ai mondiali di LoL fino ad ora). Il provino andò bene, giocai il mio primo campionato ESL, ma il team non tirò a lungo e, per un motivo o per l’altro ci lasciammo, ma oramai mi ero già fatto notare all’interno della scena. Mi sono fatto prima prendere dagli Impact, dopodiché dai Racoon (dove nacque il meme Aki>Moba), poi Moba, poi IDomina e di nuovo Moba. Per quanto riguarda l’essere un Proplayer in Italia, diciamo che non è ancora sostenibile come lavoro, ecco, parliamo di una buona somma ma abbastanza, forse, per sopravvivere, non per vivere, ciò che intendo è che non può permetterti di comprare una casa o di avere una macchina, non è un sostegno economico da “lavoro normale”. Tante persone, tra cui me, oltre a giocare lavorano oppure studiano. Certo, altre magari hanno completato i loro studi e fanno solo questo di professione, ed è giusto che facciano ciò che gli piace fare, però al momento non è una situazione sostenibile, ma la situazione si sta evolvendo ed è possibile che in uno, due o tre anni gli stipendi possano aumentare, ai livelli di altre leghe come quella spagnola, quella francese o quella tedesca.

L: Parliamo ora del parco competitivo italiano in generale, com’è rispetto alle altre regioni? C’è possibilità di crescita?
A: Beh io credo che, nei due anni in cui ci sono stato dentro, il livello della lega italiana è cresciuto, e anche di molto, la competizione  si è fatta, tipo almeno cinque volte più difficile, che è una cosa molto positiva. Al momento l’Italia, come nazione, rispetto alle altre si trova uno o due gradini sotto. Come le vedo io, le leghe nazionali sono come in classifica, al primo tier ci sono Spagna, Francia, Inghilterra, Polonia e Germania al secondo tier  ci sono Italia e le altre nazioni.

L: E tu hai mai pensato di andare a giocare all’estero?
A: È un’opzione a cui sto lavorando, ma ci sono delle condizioni: avere una buona esperienza nel parco competitivo e un buon rank in classifica. Al  momento sono nella media dei Proplayers, per quanto riguarda il rank, ma il mio stile di gioco non è mai stato volto al salire. Ultimamente sto cercando di cambiare per arrivare in alto. Quindi si, è un pensiero che ho, ma non è ancora fattibile, probabilmente lo sarà tra quattro/otto mesi. Ma sicuramente l’obiettivo di ogni player in Italia è andare all’estero a giocare, a parte quelli che non vogliono fare carriera e si sono affezionati al panorama.

L: Bene, pensavo di concludere chiedendoti un messaggio che vorresti lasciare a chi sta intraprendendo o vuole intraprendere una carriera nel mondo dell’E-sport.
A: Ok, diciamo che non è facile, perché comunque ci vuole tanto tempo e tanta pazienza. Il talento che viene percepito come “apri il gioco e ti ritrovi Challenger” non esiste, diciamo che puoi avere un enorme talento (anche se io non credo al talento, personalmente), ma ci metterai sempre un sacco di tempo per far fruttare questo talento, perché senza impegno e senza pazienza non si arriva da nessuna parte. Ad esempio, idealmente, ci si allena circa dieci ore al giorno, al momento io, personalmente, ne faccio otto, ma alcuni giorni ci si prende anche una pausa per non andare un burnout.

L: Grazie mille per la fantastica intervista!
A: Grazie a voi!

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