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Chernobyl – il passato che spaventa

Recensione

Era il 26 aprile del 1986 il giorno in cui avvenne una delle più grandi catastrofi della storia contemporanea.
L’incidente nucleare che si verificò presso la centrale sovietica di Chernobyl, a 3 km dalla città di Pryp”jat’, segnò indelebilmente le coscienze di tutti.

Attraverso la visione di Craig Mazin e di Johan Renck è offerta finalmente allo spettatore l’opportunità di una visione chiara e precisa su uno dei periodi più oscuri del secolo scorso.

Trama

1.23 di notte: nel corso di un test di sicurezza, il quarto reattore della centrale nucleare V. I. Lenin mostra delle anomalie improvvise ed incontrollabili.
Passano solo pochi minuti prima che la situazione precipiti e che Chernobyl diventi il luogo più pericoloso della terra.

Nel momento in cui l’Unione Sovietica si trova costretta a far fronte all’emergenza, sono il Dr. Legasov, Vicedirettore dell’istituto dell’energia atomica Kurchatov, e Boris Shcherbina gli uomini scelti per scongiurare la crisi di un disastro atomico di proporzioni perfino maggiori.

Il resto, come si dice, è Storia.

Personaggi e interpreti

Ad eccezione del personaggio di Ulana Khomyuk, scienziata dell’Istituto per l’energia nucleare dell’Accademia di scienze della Bielorussia creata ai fini narrativi, tutte le figure presenti nella narrazione sono realmente esistite.

Oltre al noto Michail Gorbačëv, anche Boris Shcherbina, Anatoly Dyatlov, Viktor Bryukhanov e Valerij Alekseevič Legasov hanno realmente preso parte alle vicende legate al disastro di Chernobyl.
Attraverso le mirabili interpretazioni di attori quali Stellan Skarsgård, Jared Harris o Paul Ritter gli uomini e le donne che hanno sofferto, lottato e pianto a causa del disastro tornano come protagonisti di una cronaca dura e spietata.

È proprio la caratterizzazione dei personaggi che mi è parsa, nell’insieme, una delle note più positive della produzione.
Certamente, quando si parla di Jared Harris (noto al grande pubblico per aver interpretato il Professor Moriarty in Sherlock Holmes – Gioco di Ombre) o si pronuncia il cognome Skarsgård si va sul sicuro e, allo stesso modo, anche Emily Watson è ormai simbolo di qualità, ma a colpire è soprattutto l’abilità recitativa degli attori secondari.
I personaggi meno importanti sono indispensabili, soprattutto per il tipo di narrazione che ci troviamo ad analizzare, per creare quella verosimiglianza necessaria alla corretta immedesimazione dello spettatore e non si può dire che HBO abbia trascurato questo aspetto.

Concludendo

Caratterizzata da uno stile lento, Chernobyl riesce a catalizzare l’attenzione dello spettatore grazie alla narrazione appassionante di una storia realmente accaduta e che, ancora oggi, si riflette sulle nostre vite. In effetti, a ben vedere, pur trovandoci di fronte ad una serie tutto sommato ben confezionata, ben interpretata e priva di sbavature, non si può fare a meno di pensare che la creatura di Craig Mazin e di Johan Renck sia difficilmente fruibile in quanto prodotto televisivo in sé. Questo è un male? Io penso di no.
Penso che una delle grandi qualità di Chernobyl sia costituita, infatti, dalla grande aderenza ai fatti, oltre che alla grande attenzione alle fonti storiche documentate.

Impossibile non apprezzare il coraggio degli autori, che hanno scelto di cimentarsi nella cronaca di un argomento così controverso e ricco di risvolti politici.
Acclamata da critica e pubblico, la miniserie riesce a riassumere in appena 5 episodi le informazioni essenziali del disastro di Chernobyl senza stravolgere gli avvenimenti e alzando l’attenzione generale su un episodio non dimenticato, ma decisamente troppo a lungo sopito.

Nerdando in breve

Chernobyl: un racconto lirico in grado di rendere omaggio agli uomini e alle donne vittime di una delle catastrofi più grandi del nostro tempo.

Nerdandometro: [usr 4.4]

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