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Polemizzando

Opinione di una redhead su una Sirenetta alternativa

Premessa (sì, sto mettendo le mani avanti)

Qualche giorno fa vi ho raccontato dell’incontro avvenuto con Roberto Saviano mentre Nico Colonna, Gino e Michele parlavano di quanto fosse bella la nuova Smemoranda. Nella sua filippica contro Salvini, Saviano ha detto una frase che mi ha smossa abbastanza: se vuoi fare la tua parte in questo mondo di dibattiti, devi prendere una posizione.

Dovete sapere che sono una persona tremendamente razionale, pertanto molto spesso mi ritrovo nella scomoda posizione di vedere pro e contro da ambo gli schieramenti di un dibattito, faticando a scegliere per quale parteggiare. A ciò si aggiunge la profonda convinzione che un’opinione rilevante possa nascere solo dopo essersi documentati in modo più o meno approfondito. Non a caso, una delle mie citazioni preferite è: “Non hai diritto alla tua opinione. Hai diritto alla tua opinione informata. Nessuno ha il diritto di essere ignorante.” (Harlan Ellison) Sorvolando sul diritto all’ignoranza, la conclusione è una sola: essendo spesso arduo riuscire a documentarsi in modo oggettivo su ciò che accade, dopo aver ascoltato diversi pareri e consultato fonti contrapposte, mi ritrovo nella spiacevole condizione di non riuscire a scegliere da che parte stare. Un po’ è paura di essere criticata e di non riuscire a sostenere un confronto, ma soprattutto è insicurezza: chi mi garantisce che il frutto delle mie ricerche corrisponde a verità?

Tuttavia non posso certo continuare a fare l’ignava, anche perché non ho alcuna intenzione di passare l’eternità a correre dietro a un’insegna rotante, inseguita da api e mosconi. Quindi, eccovi di seguito la mia opinione non richiesta sulla questione di Halle Bailey come nuova Sirenetta e, più in generale, dell’ormai abituale tendenza del popolo dell’Internet di dire alla Disney come fare il suo lavoro.

Sarà il primo di una serie di articoli di opinione? Chissà. L’unica certezza è che quanto state per leggere corrisponde alla mia opinione attuale ma mi riservo il sacrosantissimo diritto di cambiarla ogni qual volta io incappi in un nuovo punto di vista, magari diverso ma più congeniale. Perché se davvero decidessi di aggrapparmi a un’univoca visione dei fatti non ammettendo cambiamenti, allora probabilmente smetterei di crescere. E io voglio tantissimo diventare un essere umano con un’opinione quasistatica: ferma, ma in continua evoluzione.

C’era una volta una bambina coi capelli rossi (ma non si chiamava Anna)

Ovviamente, parlo della sottoscritta e di tutte quelle nella mia stessa situazione.

Ve lo dico, appena ho visto le immagini dell’attrice scelta per il live action della Sirenetta ci sono un pochino rimasta male, e ora vi spiego perché.

Fin dall’asilo ho avuto qualche difficoltà nell’andare a genio agli altri bambini: tendenzialmente io stavo antipatica a loro e la cosa era reciproca (non è che avessi un carattere troppo amichevole). Diciamo che nelle squadre per palla prigioniera venivo scelta per ultima, ma non solo per la scarsa coordinazione o per l’atleticità non pervenuta. Ero proprio antipatica. In più, ero cicciottellina, coi capelli rossissimi e la faccia piena di lentiggini (come ora, ma all’epoca il mix era meno gradevole).

Nella media del palinsesto animato della prima decina di questo millennio, i personaggi femminili con i capelli rossi condividevano certe caratteristiche che me li facevano andare a genio tantissimo: erano avventurose, carismatiche, protagoniste (o comunque spesso al centro dell’attenzione) e se la cavavano bene anche in solitaria. Non a caso, adoravo Lolly delle Superchicche, Bloom delle Winx (e guai a toccarmela tuttora), Sam delle Totally Spies, Kim Possible, e più o meno anche Rossana, pur essendo quest’ultima non abbastanza avventurosa.

Poi c’era lei: Ariel. L’unica principessa Disney con i capelli rossi dell’epoca. Certo, adesso c’è Merida, ma quando è uscito Ribelle – The Brave era il 2012, io avevo già 16 anni e stavo iniziando a scoprire il boardgaming, abbandonando quella fase in cui giochi a essere il personaggio x del cartone animato y. Ariel era tutto quello che volevo essere io: tanto per cominciare, una sirena, il che già le faceva guadagnare punti; poi sapeva cantare, altra grande qualità che all’epoca mi sembrava necessaria per avere una vita felice; in più era testarda e indipendente ma abbastanza coraggiosa e sicura di sé da assecondare il suo lato ribelle senza reprimerlo pur di compiacere il padre. Forse più che coraggiosa era impavida, ma dal punto di vista di una bimba fifona la differenza non esisteva. La Sirenetta disneyana era proprio la mia preferita, e mentirei se dicessi che il lato redhead non fosse un punto cruciale.

Quindi, quando ho scoperto che la personificazione di Ariel non avrebbe avuto l’aspetto che mi aspettavo, ci sono un pochino rimasta male e ho iniziato a interrogarmi fra me e me. Poi però è successo qualcosa che mi ha infastidita ancora di più di una Ariel improbabilmente rossa: l’insurrezione dell’Internet.

Opinioni eccessivamente forti e petizioni decisamente improbabili

Se c’è una cosa che davvero detesto sono le proteste verbali manchevoli d’intonazione (quelle scritte sui social), che non servono ad affermare un’opinione (perché solitamente non si fondano su una base razionale ed emotivamente logica) ma solamente a trascendere nel manifestare il dissenso generale. Non è che siamo alla fine del 1700 e hanno aumentato il prezzo del pane, e allora noi tutti poveri cittadini insorgiamo e assaltiamo la Bastiglia, no: hanno solo scelto un’attrice che è stata ritenuta la più adatta per interpretare un determinato ruolo, a prescindere dal colore dei capelli.

Può non piacere e ha senso manifestare la propria opinione contraria, ma è davvero necessario far partire una petizione nella quale noi, persone mediamente non coinvolte nelle scelte artistiche dei kolossal hollywoodiani, ci sentiamo in diritto di far cambiare idea alla Disney, che è una fra le maggiori case di produzione del settore? Peraltro, su che base? Nota: la nostalgia non è un buon fondamento.

Così sono rimasta per un po’ nel mio solito limbo, da una parte infastidita perché la nuova Ariel non sarebbe stata la “mia” Ariel, dall’altra perché ho visto troppa sicurezza e aggressività da parte dell’utente medio della rete. Che opinione prendere, dunque?

Fortunatamente, girovagando su Instagram mi sono imbattuta in un retweet di Morgan Jarret che potremmo tradurre più o meno come: “In quanto persona con i capelli rossi e la pelle bianca, sono sempre stata molto affezionata alla Sirenetta. Ariel ha cambiato il mio ginger world. Ha significato la fine delle battutine sull’essere pel di carota: ho iniziato a essere invidiata perché avevo i capelli rossi. E sapete una cosa? Voglio che le bimbe dalla pelle scura provino le stesse sensazioni nei confronti della nuova Ariel.”

Così ho capito cosa stavo sbagliando: ero caduta nella trappola dell’intendere un live action come il remake umano di un lungometraggio. Quale significato avrebbe portare al cinema una storia esattamente identica  a una uscita 10, 20 o 30 anni prima? Nessuno, perché il pubblico per il quale venne pensata all’epoca non è quello di oggi.

Remake: arma a doppio taglio

Ovviamente i remake sono il prodotto di massa che punta al target più vasto: da una parte attrae la nuova generazione con prodotti freschi, realizzati con tecnologie all’avanguardia, ma dall’altra richiama i nostalgici, ossia tutti quelli cresciuti con un determinato prodotto e che, spinti dal ricordo, tornerebbero al cinema. Dico tornerebbero perché tra una modifica e l’altra non sempre chi ha amato un personaggio è disposto a vederlo rimaneggiato.

Credo infatti che si sviluppi un certo senso di appartenenza in conseguenza del quale, un prodotto nato per tutti, finisce per essere un qualcosa di personale, come un piccolo tassello dell’infanzia di ciascuno del quale siamo potenzialmente gelosi.

Quindi se qualcuno minaccia di modificare quello specifico prodotto così come lo conosciamo, la prima reazione istintiva è quella di rifiutarlo. Solo che, anziché limitarci a rifiutare il prodotto, siamo portati a lamentarci con i produttori e anzi, abbiamo così tanta voglia di avere ragione che pretendiamo che la nostra richiesta di annullamento venga ascoltata.

Tuttavia, c’è un punto che personalmente talvolta dimentico, magari è lo stesso per voi: il fatto che venga realizzata una nuova versione di un vecchio prodotto, non cancellerà l’esistenza del precedente.

Non è come per i prodotti tecnologici, dove gli ultimi modelli soppiantano i precedenti, annullandone la produzione, sospendendone gli aggiornamenti e obbligandoci a rimanere aggiornati se vogliamo continuare a trovare pezzi di ricambio e applicazioni funzionanti. Non funziona così: secondo me i live action non vogliono cancellare una storia già vista, ma scriverne una nuova versione, affine ma diversa a modo suo. Di conseguenza, la Sirenetta con i capelli rossi continuerà ad esistere perché The Little Mermaid rimarrà sempre il ventottesimo classico Disney e nessuno si permetterà di negarlo.

Forse che le edizioni commentate, rivisitate, ispirate ai Promessi Sposi, alla Divina Commedia o ad altri pilastri della letteratura sono mai riusciti ad annullarne l’esistenza? No, ovviamente, eppure esistono e ne protraggono la diffusione.

Perciò se nel 2019 la Disney pensa che Halle Bailey sia la miglior attrice possibile per interpretare il ruolo di Ariel nel live action della Sirenetta, allora io mi fido della Disney.

Che sia una trovata commerciale fatta solo purché se ne parli, che sia un tentativo estremo di politically correct, che sia perché, di tutte le attrici candidate, la Bailey sia effettivamente risultata la più capace, che sia per tutte e tre le ragioni o per altre di cui ignoro l’esistenza, fa poca differenza. Perché mentre il grosso piccolo topo andrà avanti a produrre novità da zero (Frozen 2, Toy Story 4, Onward, e tanti altri in programma), dall’altra continuerà a dare una nuova immagine a una vecchia storia, creandone una versione 2.0 che vi si colloca accanto, non sopra.

E quindi?

Quindi, dopo averci pensato un po’ su, ho accettato l’idea di una Ariel diversa da quella alla quale sono abituata e anzi, sono molto curiosa di vedere l’aspetto che avranno Sebastian, Ursula, Flounder e tutti gli altri abitanti di Atlantica.

Ovviamente la mia Ariel resterà la sirenetta dalla pinna verde e dalla folta chioma rossa uscita più di trent’anni fa, ma già immagino quanto sarà interessante ascoltare il punto di vista di chi crescerà con questa nuova versione.

Chissà se una bimba un po’ troppo antipatica non si riveda in Halle, chissà se la Sirenetta nera farà per lei la stessa differenza che quella rossa ha fatto per me.

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