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#NerdandoConsiglia – Frostpunk

Io Frostpunk lo inseguivo da un anno, e lo attendevo da almeno due.

Poi mi si ruppe il PC, la possibilità di recensirlo saltò, ma non mi sono mai arreso e finalmente ho recuperato quello che è stato nominato in innumerevoli liste dei migliori videogiochi dell’anno appena trascorso (anche nella nostra, ndR).

E ora, se me lo permettete, mi arrogo il diritto di parlarvene, seppur in modo breve, perché non vedevo l’ora di farlo.

D’altronde si tratta dell’ultimo lavoro, in ordine temporale, di quegli 11Bit Studios che nel 2014 mi devastarono l’anima con il loro SPLENDIDO E CRUDELE (cit.) This War of Mine, uno di quei giochi che ci dimostrano come i messaggi forti possano benissimo essere veicolati tramite il mezzo videoludico, altroché.

Tutti si sarebbero aspettati che, a fronte del bel successo di pubblico e di critica ottenuto con This War of Mine (che è diventato anche un gran bel gioco da tavolo), i nostri amici polacchi si sarebbero adagiati sugli allori di un genere che avevano dimostrato di padroneggiare alla grande.

E invece no, loro ti cambiano genere completamente, ma non abbandonano di certo la voglia di raccontare la società e di farlo attraverso un videogioco.

Frostpunk ve lo hanno raccontato come un city-builder (per intenderci: uno di quei giochi in cui devi costruire e far prosperare una città), mentre io il genere tendo a vederlo come un pretesto, perché secondo me Frostpunk è un gioco che ti racconta una storia in un modo un po’ differente.

Frostpunk si chiama così perché nell’anima è steampunk, è ambientato durante l’età vittoriana in cui, però, è successo qualcosa di grave, anzi gravissimo: una nuova glaciazione ha ricoperto la Terra e le città e i pochi sopravvissuti si sono radunati intorno ad enormi reattori a carbone, unica fonte di calore in grado di assicurargli la sopravvivenza contro le terribili temperature che avvolgono il pianeta.

Il nostro ruolo sarà quello del leader di questi disperati, che dovremo guidare in una terribile lotta per la sopravvivenza: non si tratterà soltanto di combattere il freddo o di cercare cibo e risorse in un mondo divenuto d’un tratto decisamente ostile, ma di rifondare una civiltà che rimanga civile nonostante le circostanze.

Eh già, Frostpunk è soltanto superficialmente un gestionale classico, in cui costruire baracche, edifici e fare in modo che non finisca il carbone: avremo nelle nostre mani una società di disperati, di anime perdute che hanno perso la speranza e che lottano come animali per non cadere piegati fisicamente e moralmente dalla tragedia che li ha colpiti.

Avete presente Dickens? Questo è un puro compendio dickensiano declinato in salsa digitale.

Le decisioni che si prendono in Frostpunk diventano sempre più difficili e polarizzate: cosa ne faremo dei morti? E dei malati e dei feriti? Cosa sceglieremo di fare con i bambini, saranno braccia in più nelle miniere o sceglieremo di tenerli al sicuro per crescerli come meritano? Cosa faremo quando la speranza sembrerà crollare, ci affideremo a leggi più dure o rivolgeremo lo sguardo al divino, per rinfrancare gli animi?

Credetemi, man mano che si va avanti, Frostpunk ci metterà di fronte situazioni pesanti che non avrei mai creduto di dover affrontare in un “semplice” gioco di strategia.

Non pensiate però che, date le premesse, Frostpunk sia un gioco semplice basato solo sulle scelte.

Giammai.

È pure impegnativo, e non sarà semplice terminare la modalità principale; inoltre, recentemente, sono stati aggiunti nuovi contenuti che vanno ad allungare la longevità e scavano ancor di più nella storia di questo mondo congelato, che vi rapirà sin dalla prima partita.

Gelido fuori, caldissimo nell’anima: in poche parole, splendido e crudele, di nuovo.

Frostpunk lo trovate soltanto su PC per adesso, ma presto dovrebbe arrivare anche su console, perché tutti meritano di goderselo, questo gioiellino.

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