Caruso, Laudiero, Cucchetti e Grilli presentano Nerdopoli - Nerdando.com
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Caruso, Laudiero, Cucchetti e Grilli presentano Nerdopoli

Nerdopoli: espressioni di una comunità in evoluzione è una raccolta antologica di saggi che analizzano, sotto diversi punti di vista, l’attuale accezione del termine nerd. La raccolta è stata curata da Eleonora Caruso, scrittrice di romanzi (l’ultimo è Le ferite originali, edito da Mondadori lo scorso anno) e appassionata di fanfiction e Sailor Moon.

In Nerdopoli trovano spazio 7 saggi scritti da 7 autori su 7 differenti declinazioni della parola nerd, tutti accomunati dal voler rispondere a una sola domanda: cosa significa essere nerd?
Secondo Tito Faraci, al quale è stata affidata la prefazione del volume, essere un nerd significa passare dall’interesse direttamente all’ossessione, senza fasi intermedie.
Secondo Wikipedia, il nerd è chi ha una certa predisposizione per la tecnologia ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta propensione alla socializzazione.
Secondo la Treccani, è solo un ludopatico.

Arrivati al punto in cui una parola di quattro lettere significa tutto e niente, forse un’antologia di saggi che faccia un po’ di chiarezza può essere utile.

L’evento

Durante la presentazione che si è tenuta la sera del 15 gennaio a Volume – Dischi e Libri a Milano, sono intervenuti quattro degli autori, in particolare:

  • la sopracitata Eleonora;
  • Simone Laudiero, sceneggiatore per La Buoncostume e autore di romanzi (l’ultimo è il fantasy Gli eroi perduti);
  • Alice Cucchetti, redattrice per il settimanale Film Tv e storica autrice di Serialmente.com;
  • Matteo Grilli, sceneggiatore di Anime & Sangue e autore per diverse testate, fra cui Esquire Italia.

La prima a prendere la parola è stata Eleonora, il cui saggio, Rifarsi una storia, racconta la genesi e la morte (non definitiva) delle fanfiction (nota di Penny: per chi non lo sapesse, le fanfiction sono delle storie non canoniche ambientate in un universo narrativo ben delineato, scritte però dai fan della saga e non dagli autori della stessa).

Eleonora ci ha dato la sua risposta alla grande domanda di cui sopra, sostenendo che il nerd sia il grande appassionato di qualcosa, non importa cosa. Oggi è possibile definirsi tale senza vergogna, sapendo inoltre che tendenzialmente chi ci ascolta ha una vaga idea di cosa significhi il termine. Dieci anni fa però non era così, all’epoca il “nerd” era più stereotipato, un qualcuno con camicia e occhialetti e pieno fino all’orlo di problemi sociali. L’avvento di internet ha contribuito a modificarne l’accezione, mutandola in una persona curiosa di quello che ama, tanto da interessarsi anche a chi la ami come lei.

Harry Potter ha rovinato la fanfiction

C’è chi si interessa alle saghe del proprio cuore talmente tanto, da arrivare a produrre contenuti originali che le riguardino. Ci si riferisce ai così detti fandom, i domini dei fan: fan-art, fan-merch e fan-fiction sono solo alcuni dei prodotti creati da fan e destinati ad altrettanti fan. Soprattutto il regno delle fanfiction, racconta Eleonora, era una nicchia di quei “tanti ma pochi” che sceglievano di investire il proprio tempo libero nel rattoppare le mancanze scovate qui e là, con narrazioni di loro creazione. Era un regno anarchico, nel quale tutto era lecito. Si potevano inserire incesti importanti, violenza e contenuti erotici senza farsi troppi problemi, poiché la natura stessa della fanfic lasciava libero l’autore di esplorare qualunque argomento.

Tuttavia, un malaugurato giorno, un troll invase EFP, il più importante sito di fanfiction in Italia. Per chi non lo sapesse, ogni racconto ha il suo ranking, ossia un semaforo di riferimento che ne indichi la leggibilità (un po’ come il bollino dei film su Mediaset). Costui (o costei, chissà) scrisse un racconto intitolato Hermione sadomaso e lo pubblicò fra quelli a bollino verde.
Erano gli anni in cui le nuove generazioni si approcciavano all’internet e al suo contenuto non troppo filtrato, nel quale quelle regole non scritte cominciavano a non essere conosciute da tutti e, pertanto, non rispettate. Fatto sta che i genitori dei giovanissimi che incapparono nel racconto non ne furono troppo contenti, anzi: iniziarono a tormentare il sito e la sua creatrice, obbligando quel mondo anarchico e autogestito a ridimensionarsi un po’.

Sui saggi nella raccolta

La parola è poi passata a Simone, il cui saggio, Love Dungeon, tratta del connubio fra letteratura fantasy e gioco di ruolo. Simone ha raccontato quanto il genere fantasy sia ancora una nicchia, benché dall’esterno possa non sembrare. Il Signore degli Anelli e la saga di Harry Potter hanno saputo lasciare il segno, ma nessuno dei due ha avuto la pretesa di spalancare le porte alla narrazione di fantasia, chiedendo che fosse accettata anche da un pubblico adulto. Poi però è arrivato Martin, che con il suo Trono di Spade e tutta la fanzone che ha saputo creare, ha fatto credere di aver finalmente dato nuova luce al genere.
Invece no, è solo un’altra eccezione: secondo Simone il fantasy è davvero ancora una minoranza che viene guardata dall’alto in basso con le stesse occhiatacce riservate ai romanzi erotici.

Alice, autrice del saggio Big damn heroes sulle serie televisive, offre un interessante spunto di riflessione sull’attuale fruibilità di film e serie. Durante gli anni 90-2000, il nuovo episodio della serie cult del momento era un rituale collettivo. Tutti sincronizzati davanti allo schermo, pronti a scoprire quali svolte avrebbe preso l’appassionante vicenda. Dopo 20, massimo 60 minuti, tutto era terminato e per un’altra settimana ecco che non si parlava d’altro. Teorie e contro-teorie trovavano posto sulla bocca di tutti in quello che era l’unico intrattenimento disponibile.
Oggi c’è il binge watching, che ha dato a tutti i serial addicted esattamente quello che volevano: tutta la serie disponibile subito e integralmente, senza dover aspettare. Come però Leopardi ci ricorda nel Sabato del Villaggio, gran parte del piacere provocato da un evento risiede nell’attesa dell’evento stesso, e proprio quella gioia dell’attesa è stata il prezzo da pagare per avere le piattaforme di streaming. Giusto o sbagliato che sia, così è.

Evangelion e i suoi eredi

Ultimo ma non ultimo, Matteo ha accennato quello che è il contenuto di La liberazione dell’otaku, il suo saggio in Nerdopoli.
Evangelion è stato per lui non solo intrattenimento ma qualcosa che andasse oltre, che gli ha mostrato quanto Anno abbia voluto sottolineare ed enfatizzare tutti gli aspetti oscuri di un otaku (ndP, l’otaku è l’ossessionato di anime, manga e prodotti affini; praticamente un nerd focalizzato sull’oriente). Neon Genesis Evangelion racconta il patriarcato, il doversi assumere grosse responsabilità e il dover diventare grandi a ogni costo, e non solo quello. È un manifesto sul lato oscuro dell’otaku, perciò ha sentito il bisogno di parlarne in maniera approfondita.

Da qui nasce poi una domanda rivolta a tutti e quattro i partecipanti: esiste un degno erede di Evangelion?

Forse Le bizzarre avventure di JoJo dice Matteo, ma con poca convinzione. Più che altro si augura che prima o poi ne esista uno realmente degno.

Eleonora invece indica due possibili seguaci: il primo è Serial Experiments Lain, che è affine a Evangelion in tematiche e contenuti; l’altro è Puella Magi Madoka Magica, che è la risposta femminile all’opera di Anno.

Evangelion è femminista, i personaggi forti sono donne, gli Eva sono femmine e di discriminazioni di genere non ce ne sono. Tuttavia, è maschile, perché il protagonista è un maschietto e la storia narrata è la sua. Madoka Magica invece ne è la controparte femminile e nel cartone, lì dove ci sono streghe e creature extraterrestri, c’è anche l’analisi accurata dell’identità femminile e dell’uso che la società ne faccia. Chissà se riuscirà a prendere e portare alto il testimone.

Conclusione

La presentazione di Nerdopoli è proseguita cogliendo spunti da ciascuna risposta, mantenendo sempre alta l’asticella dell’attenzione in chi ascoltasse come in una chiacchierata qualunque. Per questo motivo è risultata interessante evitando quei cali di concentrazione, tipici delle conferenze troppo lunghe o moderate male.

Fra i tanti argomenti toccati, c’è stato anche un focalizzarsi sulla tendenza dei nerd più stagionati a difendere le proprie passioni escludendo i neofiti. Quelli che non danno neanche una possibilità ai sequel delle saghe storiche, prima ancora di averli visti; quelli che dicono “facile essere nerd adesso che va di moda! Ai miei tempi…”; quelli che rivendicano il diritto di essere speciali perché a loro, quelle cose lì, piacevano prima che diventassero mainstream.

Così oggi abbiamo puristi di saghe, nelle quali inclusione e accettazione del diverso sono le tematiche portanti, che escludono e bandiscono qualunque novità possa minacciare la loro grotta decorata con action figures inscatolate e fumetti incellofanati. Un ossimoro vivente, insomma.

I “nerd cattivi” sono una minoranza rumorosa da non prendere sottogamba, ma non sono solo nerd. Non resta che sperare che diventino consapevoli del potere inclusivo e condivisivo delle loro passioni, andando oltre all’aspetto dell’intrattenimento e raggiungendo l’essenza di ciò che amano, facendola loro.

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