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Emoji – Accendi le emozioni: al cinema, alla scoperta delle emoji

Emoji Accendi le emozioni

Recensione

Come spiegare a un ragazzino cos’è un emoji? Cosa si nasconde dietro alle misteriose faccine che con un solo click ci permettono di trasmettere ad altri un preciso stato d’animo? E soprattutto c’è davvero così tanto da dire al punto di doverne fare un film? A quanto pare sì: ecco a voi Emoji – Accendi le emozioni.

Trama

Gene è un bah, nato per esprimere quella sensazione di disinteresse che mia figlia descriverebbe come “chissene”. Vive a Messagiopoli, cittadina popolata solo da emoji, che come lui non aspirano ad altro che essere scelti per rappresentare la sensazione giusta al momento giusto, quando Alex, il liceale proprietario dello smartphone in cui vivono, ne avrà bisogno.

Nessuno degli abitanti di Messagiopoli è libero di provare qualcosa di diverso rispetto al sentimento o messaggio per cui è stato creato. Nessuno tranne Gene, che a differenza dei suoi concittadini prova svariate emozioni e nonostante desideri con tutto se stesso affrontare il suo primo giorno di lavoro dimostrandosi all’altezza delle aspettative, combina un casino!

Insieme all’amico Gimme Five (la manina) e all’hacker Rebel, affronta una corsa contro il tempo per recuperare le sue funzioni base ed essere accettato nella società per le caratteristiche che normalmente dovrebbe avere, prima che Alex riesca a far formattare il suo smartphone che non funziona più correttamente.

Dinamico, colorato e divertente, Emoji – Accendi le emozioni ci porta attraverso un mondo riguardo al quale credevo ci fosse davvero poco da dire. E riesce ad entusiasmare, guidandoci in un viaggio attraverso le app che quotidianamente utilizziamo senza nemmeno chiederci come funzionino (Dropbox, Just Dance, Spotify, Youtube tanto per fare un esempio).

Il messaggio che passa, importante soprattutto per i ragazzini, è che diverso non significa per forza peggiore, anzi. Gli adulti non possono far altro che riconoscere quanto sia ormai diventato un must saper essere veloci e quanto sia rapido il modo in cui tutto diventa obsoleto.

Un po’ di storia

Vi siete mai domandati a chi potesse venire in mente di creare un’icona per velocizzare le comunicazioni su cellulare?

Risposta ovvia: le emoji nascono in Giappone verso la fine degli anni ’90 allo scopo di esprimere sinteticamente concetti attraverso simboli pittografici. Il termine nasce dall’insieme di tre ideogrammi: 絵 (immagine), 文 (scrittura) e 字 (carattere).

Shigetaka Kurita è il nome del creatore della prima iconcina gialla, che ha visto la luce tra il ’98 ed il ’99. Sembra però che nel 1997 il francese Nicolas Loufrani – attuale CEO di Smiley Company – sia stata la prima persona a decidere di integrare le emoticon ASCII preesistenti (quelle create con la punteggiatura per intenderci) con qualcosa di più grafico ed accattivante. I suoi disegni vennero registrati nello stesso anno presso lo United States Copyright Office in formato .gif e rese successivamente disponibili per milioni di utenti di cellulari sul pianeta.

Già che siamo in tema approfondiamo qualche concetto: che differenza c’è tra emoticon ed emoji?

L’emoticon a differenza dell’emoji rappresenta una faccina in modo tipografico ossia è creata attraverso l’uso della punteggiatura ed è stata ideata nel 1982 da Scott Fahlman per differenziare le battute dalle affermazioni nei messaggi utilizzati all’interno della Canergie Mellon University.

Le emoji sono a tutti gli effetti immagini e devono essere supportate ed interpretate da software per essere correttamente visualizzate.

Esistono poi le kaomoji, mix di punteggiatura e caratteri giapponesi che valorizzano una parte della faccina rispetto ad un’altra.

Ultimi ma non meno importanti sono gli adesivi, files grafici a tutti gli effetti che possono però essere utilizzati solo dalla app proprietaria (ad esempio Messenger o FB).

Qualche curiosità

Pur trattandosi di un film con poche pretese nel primo weekend di programmazione nelle sale cinematografiche americane Emoji – Accendi le emozioni si è posizionato al secondo posto con un incasso di 25,7 milioni di dollari, secondo solo a Dunkirk, raggiungendo nelle prime otto settimane di programmazione qualcosa come 84,6 milioni di dollari.

Impegnativa è stata anche la battaglia per i diritti sulla sceneggiatura scritta da Eric Siegel e Tony Leondis: Sony Pictures Animation è riuscita a spuntarla su colossi come Warner Bros e Paramount Pictures, a dimostrare che tutto sommato le cifre raggiunte non erano tanto disattese.

Seguendo il trend degli ultimi anni, sia nella versione originale che in quella italiana, per doppiare i protagonisti sono stati scelti attori e personaggi piuttosto conosciuti. T. J. Miller, James Corden ed Anna Faris prestano la voce ai protagonisti nella versione originale. Dispiace un po’ scoprire che l’amato Patrick Stewart, dopo anni di onorata carriera dedicata al teatro shakespeariano e grandi produzioni cinematografiche, si sia prestato a doppiare una cacca. Nella versione italiana, l’onore è toccato a Fedez.

In conclusione Emoji – Accendi le emozioni è un film d’animazione superiore alle aspettative. Un’occasione per constatare la rapidità con cui tutto si muove tra le nostre mani.

Al cinema dal 28 settembre e mi raccomando: prima dell’inizio del film spegnete il cellulare!

Nerdando in breve

Emoji – Accendi le emozioni ci porta nel mondo delle emoji come metafora della rapidità delle nostre vite.

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