Il fumetto più importante dell'adolescenza - Nerdando.com
Discutendo

Il fumetto più importante dell’adolescenza

Penny

Il campo fra cui scegliere è molto ristretto, visto che fino a un paio di anni fa leggevo solo Topolino e Paperino. Tuttavia, nonostante il mio incondizionato amore verso quest’ultimo, la scelta ricade su Wizards of Mickey! La prima saga fantasy (a fumetti) che abbia letto: tutte le puntate uscite nel 2006 raccolte in un unico volume, così da non perdere il filo del discorso. Ho apprezzato molto come le caratteristiche specifiche di ciascun personaggio siano state adattate alle loro controparti magiche, oltre ovviamente alla storia e ai disegni e, soprattutto, al miglior personaggio che la saga abbia prodotto: Fafnir, il Paperino dei draghi.

Giando

Probabilmente il fumetto più importante della mia adolescenza, anzi più che importante direi determinante, è Ranma 1/2 di Rumiko Takahashi.
Correva il lontano 1998 (o era 199X, chissà) e iniziavo a veder girare in classe qualcosa che recava la scritta “Dragon Ball” sulla copertina, un fumettucolo da niente insomma – occhio all’ironia please.

Bello, divertente, muscolare, però per quanto ne diventai assiduo lettore, non aveva innescato in me quella scintilla tipica delle mie passioni. Poco tempo dopo, grazie allo zapping e ad una rete locale che passava anime fantastici (grazie Italia 7, senza di te nessuno avrebbe conosciuto Kenshiro), vengo a conoscenza di Ranma 1/2, anime con personaggi e situazioni paradossali che mi facevano divertire come poche altre volte era successo. Ne parlo con un compagno di classe e, putacaso, mi dice che un suo amico vuole rivendere l’intera serie ad un ottimo prezzo. Nonostante le mie finanze pressoché inesistenti, decido di comprare i volumetti (era la serie da 52 volumi della Kappa Edizioni) in piccoli pacchetti da 10 manga l’uno.

E che dire? Mi innamoro follemente dell’universo creato dall’esperta Takahashi, che fa della situation comedy il suo punto di forza in gran parte delle sue opere (Maison Ikkoku ne rappresenta il culmine) e la unisce ad un’azione legata ai combattimenti che rende il tutto più dinamico e a volte anche drammatico; una grande spolverata di situazioni sentimentali e il contributo sempre apprezzato di un po’ di tette al vento completano questa divertente saga che, nonostante la lunghezza, mi ha appassionato tantissimo e ha aperto definitivamente la strada per la mia sconfinata passione per la terra nipponica che ancora oggi è parte di me.

Morgana

Tra i tanti, il mio preferito era in assoluto PKNA. Ho cominciato a leggerlo dal primo numero, e non me ne sono fatto scappare nessuno per molti anni! Lo leggevo e rileggevo, disegnavo i personaggi, mi divertivo anche a leggere la divertentissima posta.

Aneddoto: ero l’unica (ovviamente) tra le mie amiche a leggerlo, e anzi mi prendevano in giro perché mi piaceva; una volta sono stata selezionata con altre ragazze per fare una specie di intervista sugli adolescenti, e alla preparazione preliminare l’organizzatrice ci ha mostrato delle riviste tra cui PK e ci ha chiesto quali leggevamo, tutte hanno scelto i vari top girl e cioè tranne me che ho scelto PK, e mi è stato detto “all’intervista non dirlo, scegli una cosa per ragazze”. E io che ho fatto? Ho scelto PK, beccandomi un’occhiataccia fulminante da parte di tutti.

I regret nothing.

Giakimo

Come faccio a rispondere ad una domanda del genere? Il fumetto più vecchio che possiedo è un Topolino uscito sei mesi dopo che ero nato, compravo fumetti di vario genere prima ancora di saper leggere, non ho praticamente mai smesso di leggerne né di comprarli. Quindi ho difficoltà a selezionare un titolo. Ma ci proverò evitando di fare ragionamenti filosofici su cosa significa ‘più importante’ o ‘migliore’.

Ma prima faccio un po’ di menzioni d’onore. Topolino è stato (come un po’ per tutti) il primo fumetto comprato e collezionato, PKNA fu una rivoluzione per quelli della mia generazione e L’Uomo Ragno è stato il primo supereroe e la chiave di volta verso l’Universo Marvel e sono quindi stati importantissimi per me. Però per certi versi non sono il fumetto più importante. Credo che la risposta a questa domanda per me è Lupo Alberto. Ora spiego perché.

Lupo Alberto è stato tra i primissimi fumetti che ho letto (insieme ai fumetti Disney, all’Uomo Ragno e ad Asterix), ed è l’unico tra questi per cui non ricordo particolari input esterni o dei miei genitori. Non era un fumetto che avevamo per casa né esisteva un cartone animato a cui ispirarsi (lo fecero dopo e faceva cagare). Ad un certo punto, semplicemente, leggevo Lupo Alberto. Mi facevo comprare l’omonima rivista e le ristampe delle tavole e delle storie vecchie. Lo leggevo e mi faceva ridere. Mi faceva molto ridere. Non sempre. capivo tutte le battute. Perché, e qui sta anche la grandezza della serie, molte battute erano semplicemente troppo adulte per me. Tipo quando Enrico La Talpa diventa omosessuale e fonda i Bravi Ragazzi (abbreviato in BR). Ovviamente non capivo perché facesse ridere, né perché le BR fossero una cosa minacciosa. Ma non importava, tanto c’era la striscia o tavola successiva che mi faceva ridere.

Di Lupo Alberto mi piace(va) che sembrasse disneyano o comunque cartoonesco, ma che allo stesso tempo era più divertente e graffiante. C’erano gli animali antropomorfi come su Topolino, ma Alberto con Marta non si limitava agli sguardi languidi. Come Snoopy, Enrico s’inventava i personaggi da interpretare, ma in maniera un po’ meno sognante (per dire, in una tavola fa l’alpino ubriaco). Come i fumetti Disney italiani c’erano riferimenti chiari all’Italia, eppure sembravano più veri e genuini, sopratutto per chi viveva nella provincia (questo l’ho capito molto dopo, sia chiaro). Inoltre, Lupo Alberto mi ha portato a leggere altri fumetti italiani simili, come Cattivik, ma sopratutto come le Sturmtruppen.

In sostanza, Lupo Alberto era un microcosmo nel quale era facile entrare e in cui era molto difficile non ridere. Come molti altri grandi fumetti umoristici non ha un vero personaggio principale e parla di moltissime cose diverse. Lo fa con meno grazia dei Peanuts e di Calvin & Hobbes, con spirito più italiano, ma sopratutto più adulto, tant’è che negli anni Novanta era protagonista di campagne contro le malattie veneree (tra le altre cose). Conservo ancora gelosamente le raccolte comprate a 7 anni e le rileggo spesso, ridendo come al solito, sia alle stesse battute ma anche a quelle che non capivo quando avevo 7 anni.

Clack

Scegliere il fumetto più importante della mia adolescenza non è un’impresa semplice, perché ce ne sono almeno due che mi hanno accompagnata costantemente durante quel periodo della mia vita.

Dovendo necessariamente indicarne solo uno, comunque, la mia scelta ricade su W.I.T.C.H., serie Disney pensata per il pubblico delle teenager, che strizza l’occhio a Sailor Moon e alle serie tv americane in stile Buffy. Le avventure delle cinque Guardiane sono state il mio appuntamento fisso dell’adolescenza e ancora oggi conservo con cura i primi 12 numeri della serie.

LC

Non è una domanda semplice, dato che sin da piccolo ho letto una quantità enorme di fumetti ed è difficile quindi deciderne uno solo per un singolo periodo della mia miserrima vita. Sono però orientato con lo scegliere Death Note: lo lessi per la prima volta a 16 anni e fu la prima opera più “matura” che lessi sottoforma di fumetto. Per qualche anno fu al pari di un altro il mio fumetto preferito di sempre e mi sconvolse un po’ la vita, tant’è che mi comprai svariati poster, gli dedicai nome ed immagine su MSN e robe così.

Zeno2k

Difficile sceglierne uno solo. Nella mia infanzia ho letto davvero molti, molti fumetti di tantissimi generi diversi: da Topolino a BC, da Blondie & Dagoberto a Beetle Bailey.

Sicuramente le avventure di Paperino, ma sopratutto di Paperinik (bada bene: ho detto Paperinik, non quella zozzeria di PKNA) hanno un posto speciale nel mio cuore: ho letto e riletto milioni di volte le avventure delle Giovani Marmotte, del saccente Topolino, dello stralunato Pippo, dell’insopportabile Paperone; eppure devo ammettere che è un altro il fumetto per eccellenza della mia gioventù: parlo degli unici inimitabili Peanuts. Poesia, arte, gioia di vivere e la capacità di regalare storie con tantissimi piani di lettura e comprensioni diversi.Leggere le avventure di Charlie Brown e compagnia, è come fare un viaggio attraverso la società, la vita, l’amore e tutte quelle altre cose con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno.Se c’è una cosa che ho imparato leggendo i Peanuts è che non bisogna mai smettere di credere nei propri sogni: ce lo insegna Snoopy, striscia dopo striscia.
Non è un caso se è proprio a Snoopy che Schulz ha dato l’onere di congedarsi dai suoi lettori: il suo personaggio più iconico, che meglio racchiude il suo pensiero sulla vita.
Non importa quante volte abbia tentato di avere la meglio sul maledetto Barone Rosso senza riuscirci: lui non si dà mai per vinto, non si arrende alle difficoltà, non cede un passo di fronte ad una sfida che comunque sa in partenza essere già persa.
Ogni volta che mi trovo in difficoltà, che la vita mi mette i bastoni tra le ruote e tenta di spezzarmi, non faccio che alzare gli occhi al cielo e ricordare che lassù, da qualche parte, c’è un bracchetto a bordo di una cuccia scassata che non si arrenderà mai.
E se non si arrende lui, perché mai dovrei farlo io?

jedi.lord

Le domande del Discutendo sono sempre sfiziose, ma questa per ora le batte tutte: i fumetti mi accompagnano da tutta una vita, lo fanno tuttora e penso lo faranno per sempre.

Perciò scegliere un singolo fumetto per una finestra di tempo limitata non è mica semplice, anche perché quello era il periodo in cui mi aprivo alla conoscenza di mille altri mondi oltre a quello Disney.

Nonostante ciò, non posso far altro che scegliere PKNA, la rilettura in chiave supereroistica moderna del mito di Paperinik, una scelta talmente azzeccata da parte di Disney Italia da aver creato schiere di proseliti che dopo decenni ancora ricordano le avventure del Papero mascherato e fremono al pensiero delle nuove uscite.

PK in mezzo a tanti altri perché fu un fumetto per me illuminante, geniale e semplicemente indimenticabile.

No, non possiamo metterci a parlare di PK ora perché non c’è abbastanza tempo ma starei ore a discuterne.

Piccola nota per Zeno2k: anche io adoro il Paperinik originale di Elisa Penna, Guido Martina e GB Carpi, è sempre stato il mio personaggio preferito. Poi sono passato a PK ne è la giusta rilettura di fine millennio, due anime dello stesso mito.

Tencar

Come per molti della mia generazione, il fumetto che ha segnato la mia adolescenza è stato Dylan Dog e più precisamente il numero 17 – rigorosamente prima ristampa – La Dama in Nero; pensate, sono riuscito a partire malissimo, con la prima storia divisa in due albi, ed ho iniziato con la seconda parte, non capendo molto della trama.

Nonostante questo approccio non felicissimo, rimasi sconvolto dalla dose di sangue presente in quelle pagine e, da allora, ho recuperato tutte le uscite diventando un fedelissimo lettore di Dylan Dog fino al numero 241: dopo quello, ci sono stati solo acquisti sporadici.

Anche questa settimana, i membri del nostro gruppo Facebook hanno preso parte al Discutendo, ecco cosa hanno detto!

Aligiu Giafogli

W.I.T.C.H., senza dubbio!
Mi ha insegnato il senso dell’amicizia, l’importanza della fantasia ed a credere in me stessa. E poi anche il senso del tempo, perché se mi bruciavo il fumetto in mezz’ora poi per il resto del mese ero senza…

Marco Gallo

I fumetti “della svolta” furono due in particolare: Dylan Dog e Diabolik. Probabilmente perché ho una morbosa attrazione verso la lettera “D” oppure perché li ho vissuti come un passaggio a qualcosa di più adulto, una sorta di ribellione con l’edicola come covo segreto di cospirazione. Ho smesso di leggere entrambi (o almeno non li seguo più così assiduamente) ma continuo ad amarli e ad amare quello che hanno significato per me!

Luca Sulfureo Bonora

Ok, allora rispondo seriamente. Dylan Dog. Mi ha insegnato che avere una fidanzata nuova ogni mese era non solo possibile, ma anche auspicabile.

Solo David

Senza dubbio alcuno… I PEANUTS! qualcosa di straordinario. Anche oggi ad anni di distanza. Più che fumetto, un’opera d’arte.

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