PANDEMIC PARTY FOR EBOLA!!!!11!!1!!! - Nerdando.com
Giochi da tavolo

PANDEMIC PARTY FOR EBOLA!!!!11!!1!!!

PANDEMIC PARTY!

PANDEMIC PARTY!

Spesso si leggono titoli del tipo “raccolta fondi per l’ebola” o “donazioni pro ebola” e mi viene da pensare se si stia davvero finanziando la diffusione di questa terribile piaga tanto alla moda negli ultimi tempi.

Tralasciando i pessimi strafalcioni di alcuni titolisti distratti e frettolosi (incompetenti), ci tengo a segnalare un evento molto originale per raccogliere donazioni PER Medici senza Frontiere CONTRO l’ebola. “Sì ok, la solita raccolta fondi… ma perché ne stai parlando qui?” Perché è il PANDEMIC PARTY! Organizzano serate in cui si gioca al classicissimo Pandemia, sperando di racimolare qualcosa di indubbiamente utile. Insomma, si passa una serata a giocare come piace a noi e si torna a casa con la coscienza di aver fatto qualcosa di davvero buono non solo per sé stessi.

Qui di seguito trovate il link dell’iniziativa:

http://events.doctorswithoutborders.org/index.cfm?fuseaction=donorDrive.participant&participantID=2413

Quindi, tornando a noi, il tutto mi sembra un ottimo pretesto per parlare di Pandemia: un classicone del 2008 recentemente ristampato da Z-Games.

Il gioco è un puro collaborativo, in cui lo scopo è trovare la cura alle quattro malattie che colpiscono il globo. Ogni giocatore impersona un ruolo tra responsabile trasporti, medico, scienziato, ricercatore ed esperto delle operazioni. Per cui, solo collaborando totalmente e intrecciando le abilità dei vari personaggi si potrà sperare di debellare tutte e quattro le malattie.

Se si sviluppano troppi focolai, si perde. Se finiscono le carte del mazzo, si perde. Se si pescano troppe carte infezione, si perde. Se finiscono i cubetti del colore di una malattia, si perde. Non c’è un cazzo di secondo da perdere!

Nel pochissimo tempo a disposizione (una partita difficilmente dura più di mezz’ora) ci troveremo a usare i 4 punti azione per spostarci tra le città, ripulire le stesse dalle malattie, scambiare carte con gli altri giocatori o trovare una cura. Il problema è che, alla fine di ogni turno, verrà pescato un numero di carte pari al numero del segnalino epidemia (da 2 a 4) dal mazzo delle città e verranno, di conseguenza, aggiunte le malattie su quelle stesse città. Quindi vedremo in brevissimo tempo il mondo invaso da cubetti colorati e ogni giocatore dovrà affannarsi a rincorrere i focolai per “pulire” le città più colpite o perdere turni solo per incontrarsi a scambiare carte (aspetto cruciale per trovare le cure, ma difficilissimo da attuare).

Come già detto, il tempo è poco, per cui se non si collabora in modo serrato, cercando di ottimizzare ogni punto azione disponibile e interagendo il più possibile, si perde.

Fortunatamente, il gioco ci viene incontro dandoci la possibilità di scegliere la difficoltà. A inizio partita possiamo infatti decidere quante carte epidemia mischiare nel mazzo degli eventi rendendo più o meno rapida la velocità con cui le malattie si diffondono.

Qui sta la differenza sostanziale tra la vecchia e la nuova edizione: nella nuova hanno aggiunto un paio di carte evento che svoltano in maniera incredibile le sorti dell’umanità. Se nella vecchia era praticamente impossibile vincere, nella nuova edizione sono state introdotte queste meccaniche di chiusura che rendono il gioco un po’ scontato. Una volta capito come usare le abilità dei pochi personaggi e le tempistiche in cui giocare le carte evento, c’è il pericolo che ogni partita sia sempre uguale a sé stessa ed il rischio di cadere nel monotono è dietro l’angolo.

Infine devo spendere due parole per i materiali. Molto spogli e essenziali in entrambe le edizioni: le malattie sono rappresentate da dei cubi colorati e le pedine sembrano riciclate da un gioco dell’oca. Però, nella nuova edizione, i dati in legno grossi e ingombranti sono stati sostituiti da cubetti in plastica semitrasparenti molto più gestibili sul piccolo tabellone.

Nel complesso, quindi, Pandemia mi è sembrato un gioco semplice, veloce e divertente almeno nelle prime partite. Certo è un collaborativo, per cui vi deve piacere il genere (a me non fa impazzire) e non potete giocare “facendovi i fatti vostri” perché non ne avete né il tempo, né le ragioni per farlo. L’unica pecca è, secondo me, la scarsa longevità: alternerete partite frustranti, in cui capiteranno tante epidemie da rendere impossibile una vittoria, a partite che chiuderete comunque sempre grazie a un paio di carte evento. Però è resa benissimo l’ansia e la frenesia che provoca il voler arginare una pandemia.

Ah, dimenticavo! La raccolta fondi scade il 31 gennaio, per cui donate!

PS: Un’altra cosa che mi manda in bestia è quando sento in televisione giornalisti riferirsi all’ebola omettendo l’articolo. Cos’è? Un mostro mitologico? Ebola contro Minosse. Ma per favore…



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