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	<title>Non è un gioco per vecchi - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Non è un gioco per vecchi #36 &#8211; Mafia</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/11/04/non-un-gioco-vecchi-36-mafia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano "jedi.lord" Scutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 11:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Mafia non mi va di parlarne in modo canonico. Perché Mafia per me non fu un videogioco come tanti ne ho giocati nella mia vita. Mafia fu un&#8217;esperienza, una rivelazione. Era appena cominciato l&#8217;autunno del 2002 e con esso, per me, l&#8217;università. Una nuova vita fuori casa, nuove conoscenze, insomma tutto nuovo, persino il [&#8230;]</p>
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<p>Di <strong>Mafia</strong> non mi va di parlarne in modo canonico.</p>
<p>Perché Mafia per me non fu un videogioco come tanti ne ho giocati nella mia vita.</p>
<p>Mafia fu un&#8217;esperienza, una rivelazione.</p>
<p>Era appena cominciato l&#8217;autunno del <strong>2002</strong> e con esso, per me, l&#8217;università. Una nuova vita fuori casa, nuove conoscenze, insomma tutto nuovo, persino il mio primo PC portatile per non rimanere sguarnito di un importante strumento di studio.</p>
<p>Certo.</p>
<p>Di sicuro non si può studiare ingegneria senza avere a disposizione un PC, ma ancor più certo è che la mia passione per i videogiochi non poteva esser messa in cantina &#8220;solo&#8221; perché avrei dovuto studiare Analisi, Fisica e compagnia. Nossignore.</p>
<p>Perciò, per battezzare il mio nuovo compagno di silicio, cosa c&#8217;è di meglio di una nuova uscita? Vi giuro, di Mafia ne avevo letto anteprime e notizie nei mesi passati (se non sbaglio la gestazione durò un bel po&#8217;) ma ero in uno di quei momenti in cui proprio non mi andavano i titoli d&#8217;azione: ero rimasto sazio di <strong>Max Payne</strong> l&#8217;anno prima ed ero in periodo più calmo, perciò non lo calcolavo più di tanto.</p>
<p>Ma galeotta fu una recensione letta su <strong>GMC</strong> (se non sapete cos&#8217;è, beh&#8230;mi dispiace) che recitava più o meno così: &#8220;Mafia è il film mai girato di <strong>Martin Scorsese</strong> e <strong>Francis Ford Coppola</strong>, un capolavoro con qualche fotogramma screziato&#8221;. E basta.</p>
<p>Io, che sono un tipo impressionabile dalle minuzie ho guardato uno screenshot, dove c&#8217;era un vicolo con dei panni stesi al sole e il sole al tramonto e ho deciso che Mafia sarebbe stata una grandissima avventura da vivere soprattutto perché, neanche a farlo apposta, proprio durante l&#8217;estate appena passata mi ero fissato con <strong>Il Padrino</strong> e <strong>Gli Intoccabili</strong>.</p>
<p>Ah, le coincidenze della vita.</p>
<p>Ma non potevo immaginare quanto: Mafia, o per chiamarla col nome completo, &#8220;<strong>Mafia: The City of Lost Heaven</strong>&#8221; è, da allora, nella mia ipotetica top five di sempre: essere trasportato negli anni &#8217;30, quelli veri, con un&#8217;intera città ricostruita alla perfezione (Lost Heaven è praticamente un mix di New York e San Francisco dei film noir e di mafia) a completa disposizione, con una trama avvincente, dura, straziante, una colonna sonora perfetta e dei personaggi che ricordo tuttora.</p>
<p>L&#8217;ambientazione, bella come un quadro di <strong>Hopper</strong>.</p>
<p><strong>GTA III</strong> era uscito l&#8217;anno prima ed era di certo pazzesco con la libertà che ti dava, ma Mafia era tutta un&#8217;altra cosa: Lost Heaven era viva, romantica, graffiante, sporca ed affascinante con un&#8217;anima propria, una città di jazz, automobili sgargianti, uomini con il cappello di Borsalino e tutte le opportunità del nuovo mondo.</p>
<p>Certo, queste opportunità andavano dalla rapina, all&#8217;estorsione all&#8217;omicidio, ma la trama non avrebbe di certo sfigurato in un film dei maestri sopra citati. Il nostro protagonista Tommy Angelo, umile tassista, viene coinvolto in un inseguimento tra gangster e da allora la sua vita cambia: soldi facili, abiti di lusso, in cambio di qualche pallottola.</p>
<p>I vicoli, quei bellissimi e sudici vicoli con i panni stesi al sole, con il sole che indora la città mentre andiamo a commettere un crimine. In sottofondo, <strong>Django Reinhardt</strong>, <strong>Louis Armstrong</strong>, <strong>Duke Ellington</strong>. Un&#8217;atmosfera che non si ritrova facilmente, persino in un mondo di storie pazzesche e di possibilità illimitate.</p>
<p>Non free roaming come GTA, ma missioni ben strutturate che raccontano un&#8217;epopea, l&#8217;ascesa e la caduta di un bravo ragazzo che viene sedotto e corrotto dal lato oscuro dell&#8217;America del sogno.</p>
<p>La maledetta missione delle corse in auto, unica pecca in un titolo praticamente perfetto. Le quattro di notte, pur di superare quella dannata missione.</p>
<p>Il finale, chi se lo scorda più? I fili del destino che vengono tirati, l&#8217;amore, la redenzione, la morte e la vendetta che si fondono con maestria.</p>
<p>Sono tutti ricordi sparsi ma indelebili di un titolo che forse rappresentò per me la vera prima volta che il mezzo videoludico poteva dire di non avere nulla a che invidiare al cinema. Ne citava i grandi capolavori, ma raccontava una sua storia, a modo suo, non scimmiottando ma con una sua meravigliosa dignità. Molti altri c&#8217;erano stati prima, ma mai nessuno ne aveva mischiato tutte le caratteristiche in modo così perfetto.</p>
<p>Il tempo ed i ricordi rendono meraviglioso tutto, questo è vero, ma non credo che Mafia subisca troppo questo effetto: d&#8217;altronde chiunque lo giocò all&#8217;epoca lo ricorda con lo stesso affetto che oggi voglio tributargli.</p>
<p>Ed è per questo motivo che per anni è stato uno dei titoli più richiesti in <strong>digital delivery</strong>, una perla che mancava all&#8217;ormai sterminato catalogo dei recuperi dei &#8220;giochi di una volta&#8221; riconvertiti per essere goduti sulle nuove macchine: oggi (parlo nel giorno in cui scrivo l&#8217;articolo) finalmente quest&#8217;onta è stata lavata e finalmente Tommy è tornato: non sto parlando dei due discreti seguiti (<strong>Mafia II</strong> carino, del III sento solo parlar male) ma del fatto che su <strong>GOG.com</strong> il capolavoro di <strong>Illusion Softworks</strong> è disponibile per la prima volta.</p>
<p>Purtroppo, e questo devo per forza segnalarlo, la versione di GOG manca della musica su licenza. Questo è un fatto grave perché è a mio avviso fondamentale per l&#8217;atmosfera, quella musica lì. Magari, se funziona ancora e la trovate, recuperate la versione CD originale.</p>
<p>Non so se avrò mai il coraggio di rimettermi di nuovo al volante per mordere di nuovo l&#8217;asfalto delle strade di Lost Heaven, ma una cosa è certa: il vero Mafia è questo qui e siamo ancora in attesa di un seguito che possa essere al suo livello.</p>
<p>Baciamo le mani.</p>
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		<title>Non è un gioco per vecchi #32 &#8211; Buzz Aldrin&#8217;s Race Into Space</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/04/16/non-e-un-gioco-per-vecchi-32-buzz-aldrins-race-into-space/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano "jedi.lord" Scutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2017 10:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non è un gioco per vecchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Guerra Fredda. Americani vs. Russi. Comunismo vs. Capitalismo. Ah, i bei vecchi tempi, quelli di Rocky Balboa che tira fuori il discorsone indimenticabile sul mondo che può cambiare, quelli di un Generale pazzo che cavalca una bomba atomica, quelli della fobia delle spie, quelli dei colpi di stato che rovesciano dittatori e regimi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/baris_1000x600.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-14376 aligncenter" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/baris_1000x600.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/baris_1000x600.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/baris_1000x600-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/baris_1000x600-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/04/baris_1000x600-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>La <strong>Guerra Fredda</strong>.</p>
<p>Americani vs. Russi.</p>
<p>Comunismo vs. Capitalismo.</p>
<p>Ah, i bei vecchi tempi, quelli di <strong>Rocky Balboa</strong> che tira fuori il discorsone indimenticabile sul mondo che può cambiare, quelli di un Generale pazzo che cavalca una bomba atomica, quelli della fobia delle spie, quelli dei colpi di stato che rovesciano dittatori e regimi e quelli di <strong>Neil Armstrong</strong> che stampa l&#8217;orma del suo bel piedone sul suolo lunare.</p>
<p>Che c&#8217;entra, dite? Eh, c&#8217;entra eccome: la <strong>corsa allo spazio</strong> fu un prodotto di quel conflitto che non arrivò mai (fortunatamente) a far tuonare i cannoni e ne rappresentò quasi la parte più nobile. Un enorme sforzo di mezzi, uomini e danaro per conquistare l&#8217;ultima frontiera e arrivare prima degli altri.</p>
<p>Ovvio che tutto cominciò con un fine prettamente militare (volete mettere avere la possibilità di lanciare atomiche dallo spazio?) ma ora sono innegabili gli enormi benefici, anche nella vita di tutti i giorni, che ricaviamo dalla ricerca spaziale.</p>
<p>La <strong>NASA </strong>(National Aeronautics and Space Administration, l&#8217;agenzia spaziale degli USA) divenne allora paradigma della sfida verso l&#8217;impossibile e tutt&#8217;oggi è utilizzata colloquialmente e come termine di paragone estremamente positivo, tanto fu l&#8217;impatto popolare di quella incredibile sfida &#8220;vinta&#8221; dagli americani.</p>
<p>Senza addentrarmi in discorsi più seri e corposi, che altrimenti non la finisco più, vado al concreto e vi faccio una domanda: avete mai desiderato emulare le gesta della NASA del periodo d&#8217;oro oppure dell&#8217;altrettanto tostissima Agenzia Spaziale Sovietica guidata dal misterioso Ingegnere Capo Sergei Korolev, che fu in grado di turbare i sogni occidentali grazie alla incredibile escalation di risultati, dallo Sputnik allo storico volo di Yuri Gagarin?</p>
<p>Io personalmente si, perché sono un fomentato pazzo per l&#8217;esplorazione spaziale, ma sono convinto che anche l&#8217;uomo comune che visse quegli anni avrebbe sempre desiderato farlo.<br />
E qual è uno dei modi preferiti di noi nerd per poter emulare gesta altrui comodamente seduti? I videogiochi, of course!</p>
<p>Ecco, nel <strong>1993</strong> uscì sul mercato, sviluppato da <strong>Strategic Visions</strong> e pubblicato da <strong>Interplay</strong> per piattaforma PC, <strong>Buzz Aldrin&#8217;s Race into Space</strong>, un titolo inequivocabile e legato al nome del secondo uomo a camminare sulla superficie lunare.<br />
Ad onor del vero va detto che Buzz Aldrin&#8217;s Race into Space (<strong>BARIS</strong>, per gli amici) nacque a sua volta come conversione elettronica di un gioco da tavolo, tale <strong>LIFTOFF!</strong>, del 1989. A quello non ci ho mai giocato, quindi non chiedetemi confronti con la versione da tavolo, perché non ne ho idea.</p>
<p>L&#8217;idea di base è semplice: nei panni della NASA o dell&#8217;omologa agenzia sovietica l&#8217;obiettivo finale che permette di ottenere la vittoria è quello di mandare per primo un uomo sul suolo lunare.<br />
E vi assicuro che soltanto l&#8217;idea di base è la parte semplice perché il gioco è noto per essere davvero duro e per prendere a calcioni vigorosi nelle gengive chiunque faccia troppo il baldanzoso. Su questo aspetto torneremo tra pochissimo.</p>
<p>Buzz Aldrin&#8217;s Race Into Space è sostanzialmente un gestionale: avremo in mano le redini di tutto ciò che concerne l&#8217;avventura spaziale, dalla parte di ricerca e sviluppo di lanciatori, satelliti e navicelle, all&#8217;addestramento degli astronauti, alla pianificazione delle missioni, fino ad arrivare al budget che ci verrà assegnato dal governo in base ai nostri successi ed insuccessi.  Ah, dimenticavo: il sistema è a turni e ciascun turno rappresenta una stagione, a partire dalla primavera del 1957.</p>
<p>BARIS è, per un appassionato di esplorazione spaziale, una vera e propria gioia: a partire da tutte le missioni che potremo effettuare &#8211; e si va da quelle storiche a quelle che erano state soltanto pensate ma mai portate avanti &#8211; passando da tanti veicoli storici realizzati e non, fino ad arrivare agli astronauti e alle chicche tipo <strong>Walter Conckrite</strong> che ci annuncia ciò che è accaduto nel turno appena trascorso (per chi non lo sapesse, Walter Conckrite è stato un anchorman della CBS, forse il più famoso di sempre negli USA, ed era lui ad annunciare i successi nella corsa allo spazio) o ai filmati che sottolineano le varie fasi di una missione.</p>
<p>Questo non ve l&#8217;ho  ancora detto: quando decidiamo di lanciare una missione, semplice o complessa che sia, non avremo più il controllo diretto di ciò che accade, ma saremo inermi spettatori con dita incrociate di mani e piedi, sperando che tutto vada liscio. Ogni missione consta di diverse fasi, come ad esempio il lancio, l&#8217;ingresso in orbita, ecc., e dobbiamo sperare che ciascuna di esse vada bene per poter considerare la missione un successo. Quando una di esse fallisce, la missione è considerata fallita e possono accadere cose in generale brutte, ma con gli esseri umani a bordo anche peggio.</p>
<p>Si tratta di un punto importante del gioco, è qui che risiedono sia la sua difficoltà che anche il suo fascino. Infatti, ciascun componente che andrà a comporre la nostra missione (con lanciatore e navicella come minimo) avrà un suo fattore di affidabilità, dato da quanti soldi e quanto tempo di ricerca ci avremo investito sopra.</p>
<p>Nelle missioni con a bordo astronauti, anche il morale e l&#8217;abilità dei piloti entreranno nel calcolo. Ebbene, dovremo conciliare due aspetti apparentemente inconciliabili: far tutto presto (e prima dell&#8217;avversario, che è infame anche a livello facile) e far tutto bene. Ogni fallimento sarà una sciagura per il nostro budget e per la fiducia che l&#8217;amministrazione avrà nei nostri confronti.</p>
<p><strong>Kennedy</strong> disse, durante il suo famoso discorso alla Rice University: &#8220;<em>Scegliamo di andare sulla Luna non perché sia semplice, ma perché è difficile</em>&#8220;. Fidatevi che in questo gioco lo capirete molto bene cosa intendesse dire.</p>
<p>Non vi ho detto ancora che BARIS si presenta con un&#8217;interfaccia molto carina, che rappresenta, nella sua schermata principale, una versione &#8220;compressa&#8221; di <strong>Cape Canaveral</strong> per gli americani e di <strong>Bajkonur</strong> per i russi: cliccando sugli edifici, si può accedere alle varie funzioni legate a quell&#8217;edificio. Molto semplice ed elegante, tutto in una gloriosa pixel art autentica e non scimmiottata come si usa fare al giorno d&#8217;oggi per attirare gli amanti della nostalgia. Sono presenti, dicevamo prima, filmati d&#8217;epoca e non per sottolineare le fasi delle missioni, che è un aspetto che impreziosisce moltissimo il gioco e dona la giusta atmosfera.</p>
<p>Se tutto quello che vi ho raccontato finora un minimo vi ha stuzzicato, vi starete facendo la stessa domanda che mi feci io quando scoprii questo gioiellino: dove lo trovo?</p>
<p>La risposta è molto più semplice di quella che possiate immaginare.</p>
<p>Al fallimento di <strong>Interplay</strong> qualche anno  fa, il codice sorgente di BARIS fu rilasciato e riacquisito dagli sviluppatori originali, che ne fecero un progetto sotto licenza GPL e quindi un software libero. Rimesso in piedi e reso compatibile con tutti i sistemi operativi odierni, il &#8220;nuovo&#8221; <strong>Race into Space</strong> lo trovate a <a href="http://www.raceintospace.org/">questo indirizzo</a>.</p>
<p>Buzz Aldrin&#8217;s Race into Space ha anche avuto un seguito &#8220;spirituale&#8221;, un gestionale sviluppato da zero ma ispirato fortemente all&#8217;originale che si chiama <strong>Buzz Aldrin&#8217;s Space Program Manager</strong>.</p>
<p>SPM parte dal concetto originale di BARIS, ma lo arricchisce di parecchi aspetti a tutto tondo, a partire dalla gestione dello staff della base, per arrivare a tanti veicoli e missioni in più. Unico neo forse l&#8217;interfaccia, che ho trovato più complicata di quella dell&#8217;originale e che richiede un po&#8217; di abitudine. Ma la magia del raggiungere le stelle e di stampare quell&#8217;orma sulla Luna non è affatto tramontata. Space Program Manager lo trovate su <a href="http://store.steampowered.com/app/308270/">Steam</a>. Purtroppo è stato cancellato il progetto del sequel, che ci avrebbe portato fino a Marte, ma essendo giochi di nicchia dobbiamo accontentarci di quel che si può.</p>
<p>Se siete anche voi affascinati dalla complessità della conquista dello spazio e volete rivivere gli anni d&#8217;oro dell&#8217;esplorazione dell&#8217;ultima frontiera non posso che consigliarvi di recuperare questo piccolo gioiellino. Sarà difficile, ma quante soddisfazioni.</p>
<p><strong>Ad astra, per aspera!</strong></p>
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		<title>Non è un gioco per vecchi #29 &#8211; The ARMIGA Project</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 11:55:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non è un gioco per vecchi]]></category>
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		<category><![CDATA[Darma Projects]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi segue assiduamente la nostra rubrica sul retrogaming avrà sicuramente notato che, ogni volta che appare il mio nome, l&#8217;articolo è sempre dedicato a qualche perla che ha vissuto i suoi momenti di gloria sul mitico e compianto Amiga (prima 500 e poi 1200), storico computer della Commodore che ospitava giochi mirabolanti, colori incredibili e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full" src="https://lh5.googleusercontent.com/-euxdZEwhqVM/V-jTV33IayI/AAAAAAAAMOU/cwGb6lqGJEMQ-4S4IC0txo4JKRX5YG8IwCL0B/w958-h539-no/.jpg" alt="" width="958" height="539" /></p>
<p>Chi segue assiduamente la nostra rubrica sul retrogaming avrà sicuramente notato che, ogni volta che appare il mio nome, l&#8217;articolo è sempre dedicato a qualche perla che ha vissuto i suoi momenti di gloria sul mitico e compianto <em><strong>Amiga</strong> </em>(prima 500 e poi 1200), storico computer della Commodore che ospitava giochi mirabolanti, colori incredibili e musiche stratosferiche quando su PC giravano al massimo dei BIP BIP ospedalieri.<br />
Col senno di poi, e vista l&#8217;ondata senza fine del fenomeno retrogaming, passo le mie giornate a mangiarmi le mani per aver venduto il mio <em><strong>Amiga</strong></em> tanti anni fa. La parte bambina di me non ha mai smesso di sognare il suo glorioso ritorno: <a href="https://nerdando.com/non-e-un-gioco-per-vecchi-1-the-secret-of-monkey-island/" target="_blank">The Secret of Monkey Island</a>, <a href="https://nerdando.com/non-e-un-gioco-per-vecchi-9-player-manager/" target="_blank">Player Manager</a>, <a href="https://nerdando.com/non-e-un-gioco-per-vecchi-10-eye-beholder-2-legend-darkmoon/">Eye of the Beholder 2</a> e molti altri hanno tenuto compagnia, per lunghissimi pomeriggi, a questo piccolo nerd imberbe e alla soglia dei 40 anni.</p>
<p>Non sorprenderà, dopo questo preambolo, che nel momento esatto in cui ho scoperto dell&#8217;esistenza del progetto <a href="http://www.armigaproject.com/" target="_blank">Armiga</a>, il mio vecchio cuore romantico abbia perso un battito.<br />
Di cosa sto parlando? <strong>The Armiga Project</strong> è un&#8217;idea semplicemente eccezionale. Invece che ricorrere ad un emulatore di Amiga per PC, suddetto emulatore è stato inserito in un piccolo <strong><em>case</em> </strong>realizzato con una stampante 3D con porte di rete, usb, uscita HDMI e alloggiamento per i preistorici floppy da 720Kb. In poche parole: tutto ciò che era l&#8217;Amiga del tempo, con le comodità della tecnologia di oggi (compresa connettività ad internet per scaricare aggiornamenti). In più elimina i fastidi dell&#8217;emulazione: configurazioni, setting, dischi immagine; tutto ritorna all&#8217;immediatezza e alla semplicità di un tempo. Tenere in mano l&#8217;<strong>Armiga</strong> da una strana sensazione: nei miei ricordi di bambino l&#8217;Amiga era un tastierone immenso e pesante, ora abbiamo una piccola scatola leggerissima con molte più feature di quante non abbia mai avuto. Ma una volta collegato il cavo HDMI e lanciato un gioco a caso, il vortice di ricordi è tale da far dimenticare gli anni trascorsi.</p>
<p><strong>Armiga</strong> viene venduto in due modalità, con e senza lettore floppy. Nel secondo caso è sufficiente scaricare un ADF dal web e caricarlo su una banale scheda di memoria micro SD. Il peso dei dischi immagine è irrisorio e con le capacità attuali una scheda SD può contenere letteralmente migliaia di titoli, oltre al sistema operativo (il celebre <strong><em>workbench</em></strong>).</p>
<p>Mi è sembrato incredibile che qualcuno potesse aver avuto questa idea, ancor più che fosse stata realizzata. Per questo non ho perso tempo e sono entrato subito in contatto coi ragazzi della <em><strong>DARMA Projects</strong></em> che si son dimostrati altrettanto entusiasti dell&#8217;idea di farmi tornare bambino.</p>
<p>Ecco una breve descrizione di quanto si trova all&#8217;interno del pacco: il <em>case</em>, piccolo e incredibilmente leggero, l&#8217;<em><strong>alimentatore</strong></em>, un cavo <strong><em>HDMI </em></strong>e adattatore per <em><strong>microSD</strong></em>. La scheda è già inserita all&#8217;interno e contiene il sistema operativo e una dozzina di giochi precaricati. I giochi sono tutti testati e funzionanti, mentre non viene garantito il funzionamento di altri dischi immagine scaricabili da internet, ma il supporto è costante e c&#8217;è una crescente comunità di appassionati attorno a questo progetto che lascia ben sperare sui test di futuri giochi. Al di là di questo, però, abbiamo la possibilità di verificare a piacere altri ADF scaricabili dalla rete. Aggiungere nuovi giochi è banalissimo e compaiono immediatamente nella schermata di caricamento.</p>
<p>A questo punto non resta che tuffarsi nel passato e tornare a far rivivere sui nostri televisori ultrapiatti le emozioni degli anni &#8217;90: ci sono un sacco di titoli da riportare in auge e non si giocano da soli!</p>
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		<title>Non è un gioco per vecchi #3 &#8211; Wolfenstein 3D</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 13:00:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Considerato il fatto che una delle prime cose scritte per Nerdando parlava della Apogee e dell&#8217;epopea dei giochi shareware (se siete curiosi, potete trovarlo qui), non vi stupirà vedermi parlare di questa perla del 1992, partorita dal genio di John Romero. Il mio personalissimo mondo videoludico all&#8217;epoca era definitivamente passato al mondo PC, dopo aver [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh4.googleusercontent.com/-3a2DlIeeUgA/VIdM2xzECXI/AAAAAAAAAcw/S8gNNy3WCNk/w500-h313-no/1.jpg" alt="" width="500" height="313" /><figcaption class="wp-caption-text">Mecha-Hitler armato di qudruplo mitragliatore. Dubito ci sia altro da aggiungere.</figcaption></figure>
<p>Considerato il fatto che una delle prime cose scritte per Nerdando parlava della Apogee e dell&#8217;epopea dei giochi shareware (se siete curiosi, potete trovarlo <a href="https://nerdando.com/cera-una-volta-la-apogee/">qui</a>), non vi stupirà vedermi parlare di questa perla del 1992, partorita dal genio di John Romero. Il mio personalissimo mondo videoludico all&#8217;epoca era definitivamente passato al mondo PC, dopo aver abbandonato l&#8217;amatissimo Commodore 64, e si divideva principalmente tra le avventure grafiche della Lucas Arts ed i giochi della id Software.</p>
<p>Descrivere in modo asettico e imparziale giochi del genere sarebbe per me impossibile, questi sono i giochi della mia infanzia, i miei passatempi e descrivere uno di questi titoli implica ritornare con la mente a quei momenti magici. Quindi, Wolfenstein 3D non è solo la storia di un prigioniero che fugge dalla prigionia nazista per finire, dopo mirabolanti avventure, a distruggere un Hitler corazzato e armato fino ai denti; è anche la storia di un bambino che si trova ad affrontare i primi cagotti di uno sparatutto in prima persona, i cani maledetti (che sono tra i nemici che ho odiato più in assoluto nella storia dei videogiochi), il terrore maledetto nel trovarsi di fronte ad un fottutissimo robot con la testa di Hitler! Ora vi direte &#8220;Che palle! Saranno almeno 3 volte che nomina sto Hitler-bot in poche righe!&#8221;. Effettivamente avete ragione, ma quello scontro, alla fine del terzo capitolo, rimarrà per sempre impresso nella mia memoria videoludica. A parte questa digressione, non c&#8217;è davvero molto da dire sulla trama del gioco, d&#8217;altronde era stato curato da un uomo, John Carmack, che all&#8217;epoca la pensava così:</p>
<blockquote><p>Story in a game is like story in a porn movie. It&#8217;s expected to be there, but it&#8217;s not that important.</p></blockquote>
<p>Che tradotta sarebbe qualcosa tipo: &#8220;La trama di un videogioco è come quella di un film porno. Tutti si aspettano che ci sia, ma alla fine non è poi così importante.&#8221; Rielaborando mentalmente questa frase, capirete perchè questo fu il primo sparatutto in prima persona a suscitare clamore nel mondo dei videogames, si trattava di un gioco controverso, violento, frenetico la cui trama era fondamentalmente la seguente: ecco un coltello e una pistola con 8 colpi, ora finisci l&#8217;episodio. Il gioco era tutto lì, sopravvivere, uccidere i nemici, prendere nuove armi, uccidere nemici più forti e arrivare al boss di fine episodio; eppure, il modo in cui queste cose si facevano, totalmente innovativo, ne decretò il grandissimo successo. L&#8217;ambientazione del gioco fu un altro elemento che fece molto scalpore: nonostante la simbologia e i personaggi nazisti fossero talmente esagerati e grotteschi da suscitare più che altro delle risate, il gioco venne bloccato in Germania. Per evitare altri problemi del genere, alcune versioni successive del gioco, come quella per SNES, furono totalmente stravolte e videro l&#8217;eliminazione del sangue, delle svastiche e dei dannati dobermann.</p>
<p>Spero che anche voi, come me, vi siate fatti un bel viaggio nostalgico indietro nel tempo. Ce ne saranno altri, non mancate!</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2014/12/19/non-e-un-gioco-per-vecchi-3-wolfenstein-3d/">Non è un gioco per vecchi #3 &#8211; Wolfenstein 3D</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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