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	<title>Edward Hopper - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Cinema e pittura &#8211; Il caso Profondo Rosso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2025 09:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
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<h2>Quando le arti comunicano</h2>
<p>Il cinema è famoso come la <strong>settima arte</strong> ed è innegabile che, fin dagli albori, abbia saputo declinarsi ed esprimersi in modi sempre nuovi, definendo i propri linguaggi e stilemi ma spingendosi anche oltre i margini, proprio come ogni forma d&#8217;arte sa fare.<br />
Talvolta, però, il cinema ha voluto incontrare le sue controparti, omaggiandole e adattandole al proprio linguaggio, dando vita ancora a qualcosa di nuovo e allo stesso profondamente radicato.<br />
E, in questo, <strong>cinema e pittura</strong> hanno dimostrato in più di un&#8217;occasione di avere un rapporto privilegiato e felice.</p>
<p>Sotto questo punto di vista, <em><strong>Profondo Rosso</strong></em>, capolavoro del 1975 di Dario Argento (e che al momento in cui scrivo puoi trovare nel catalogo di Prime Video ma anche di Plex), si dimostra uno degli esempi più riusciti e originali al tempo stesso.<br />
In occasione di Halloween, ho voluto riguardare la pellicola (terrorizzandomi come fosse la prima visione) e ho riscoperto i numerosi legami del film con il mondo della pittura: così, ho pensato di raccontarteli.</p>
<h2>Il film</h2>
<p>Se non lo avessi ancora guardato, oltre a consigliarti di andare subito a recuperarlo, ti racconto di cosa parla <em>Profondo Rosso</em>: dopo una conferenza sullo spiritismo in teatro, <strong>la sensitiva tedesca Helga Ullman</strong>, che aveva percepito la presenza di un assassino in platea ma non era riuscita a identificarlo, viene brutalmente assassinata nel suo appartamento.<br />
Il pianista jazz <strong>Marc Daly</strong>, che si trovava in strada insieme all&#8217;amico <strong>Carlo</strong>, assiste casualmente all&#8217;omicidio e si precipita in casa ma non riesce a intercettare il misterioso autore.<br />
Sentendosi coinvolto, Marc inizia la sua personale indagine insieme alla giornalista Gianna Brezzi e allo psichiatra Giordani.</p>
<h2>Il legame con la pittura</h2>
<p>Se hai già visto il film, sai <strong>quanto i quadri rivestano un&#8217;importanza fondamentale</strong> nella trama di <em>Profondo Rosso</em>. Forse è proprio per questo che tutta la pellicola, nella sua messa in scena, tiene presente il mondo dell&#8217;arte pittorica, utilizzandolo per dare vita alle proprie sequenze.</p>
<p>Già l&#8217;<strong>utilizzo preponderante del colore rosso</strong>, chiaro rimando anche al titolo, si collega direttamente alla pittura: il rosso è considerato il colore del sangue, certo, ma anche delle emozioni passionali e incontrollabili, dell&#8217;ira e dell&#8217;avventatezza. Nel corso di tutto il film, le tinte scarlatte, accese e vibranti, ricorreranno in più di una sequenza.</p>
<p>Ma con il suo film <strong>Dario Argento</strong> si spinge ancora oltre, omaggiando la pittura in maniera ancora più dichiarata e inequivocabile. È impossibile, infatti, non cogliere il rimando a <strong>Giorgio De Chirico</strong> e ai suoi quadri nella scena in campo lungo in cui Marc e Carlo parlano davanti alla fontana, vicino al Blue Bar. Tutta la piazza, caratterizzata da prospettive deformate e ambigue, si configura come uno spazio surreale e metafisico, un luogo dell&#8217;irrealtà che fa correre la mente al pittore dell&#8217;incomunicabilità per eccellenza.<br />
E, a proposito del <strong>Blue Bar</strong>: è impossibile non notare la sua incredibile somiglianza con quello che appare nel quadro <strong><em>I Nottambuli</em></strong> di <strong>Edward Hopper</strong>, altro celebre pittore legato ai temi dell&#8217;incomunicabilità.<br />
Non a caso, il Blue Bar non è mai esistito: è stato fatto realizzare da Dario Argento appositamente per le riprese.</p>
<figure id="attachment_62353" aria-describedby="caption-attachment-62353" style="width: 960px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/Adobe-Express-file.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-62353 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/Adobe-Express-file.jpg" alt="Profondo Rosso" width="960" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/Adobe-Express-file.jpg 960w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/Adobe-Express-file-300x225.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/Adobe-Express-file-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><figcaption id="caption-attachment-62353" class="wp-caption-text">La somiglianza è indubbia</figcaption></figure>
<h2>Il mistero dei quadri</h2>
<p>Ma al di là della resa scenica adottata da Dario Argento per il suo film, come dicevo prima, in <em>Profondo Rosso</em> i quadri e la pittura rivestono un&#8217;importanza cruciale nell&#8217;economia del racconto (non ti spiego il perché, lo scoprirai guardando il film).<br />
Come ogni buon thriller che si rispetti, <em>Profondo Rosso</em> racchiude <strong>un mistero legato ai suoi dipinti anche nella realtà</strong>. Le opere, infatti, sono attribuite a <strong>Enrico Colombotto Rosso</strong>, artista torinese celebre per i suoi soggetti distorti e inquietanti e per questo scelto da Dario Argento per il suo film. È ormai accertato, però, che l&#8217;accordo per l&#8217;utilizzo delle opere sul set non andò a buon fine e il regista chiamò un altro autore, <strong>Francesco Bartoli</strong>, affinché realizzasse delle copie a partire dalle fotografie conservate dal registe e che vediamo apparire nel film.</p>
<p>Ed è a questo punto che sorge il mistero: <strong>che fine hanno fatto i quadri originali?</strong> Nonostante <em>Profondo Rosso</em> sia stato girato nel 1975, non è stato ancora possibile rispondere a questa domanda. Dalla produzione hanno sempre dichiarato di non saperne nulla ed Enrico Colombotto Rosso, scomparso nel 2013, non ha mai chiarito il mistero, anche se i suoi parenti in vita hanno dichiarato che in casa loro sono presenti diversi quadri molto simili a quelli visti nel film di Dario Argento. <strong>Il mistero resta irrisolto</strong> ma la sensazione di angosciante inquietudine che tali opere, originali o copie che siano, continuano a imprimere resta immutata.</p>
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		<title>#NerdandoConsiglia: The Place</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 12:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#NerdandoConsiglia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/04/The-Place.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-36194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/04/The-Place.jpg" alt="The Place" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/04/The-Place.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/04/The-Place-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/04/The-Place-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/04/The-Place-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Non so a quanti di voi capiti ma a me succede spesso di passare serate intere a sfogliare il catalogo di <strong>Netflix</strong> alla ricerca di un film che mi incuriosisca abbastanza da avviarne la riproduzione. Molte volte è un&#8217;attività che si risolve in un nulla di fatto, ci metto talmente tanto a trovare qualcosa che mi ispiri davvero che nel frattempo mi è venuto sonno; in altre occasioni, invece, l&#8217;algoritmo mi premia permettendomi di conoscere <strong>veri e propri gioiellini</strong>, che mai avrei scoperto altrimenti.<br />
Proprio in questo modo ho avuto occasione di guardare <strong><em>The Place</em></strong>, che mi è piaciuto talmente tanto da spingermi a parlarvene.</p>
<p><strong><em>The Place</em></strong> è un film italiano di genere noir, diretto nel 2017 da <strong>Paolo Genovese</strong> e interpretato da un cast di stelle del cinema nostrano, che comprende <strong>Valerio Mastandrea</strong>, <strong>Marco Giallini</strong>, <strong>Rocco Papaleo</strong>, <strong>Silvio Muccino</strong>, <strong>Sabrina Ferilli</strong>, <strong>Alessandro Borghi</strong>, <strong>Vittoria Puccini</strong>, <strong>Alba Rohrwacher</strong>.<br />
L&#8217;idea alla base del film (e si nota) viene però da una serie TV statunitense del 2011, <strong><em>The Booth at the End</em></strong>, da cui la pellicola mutua struttura e stile. La storia è di per sé intrigante, ma va riconosciuto che Genovese ci mette del suo per confezionare un film avvincente, scegliendo uno stile registico e una fotografia perfetti per l&#8217;atmosfera del plot e per sottolineare le interpretazioni, su cui si regge l&#8217;intera struttura della pellicola.</p>
<p>The Place è un bar che sembra uscito da un quadro di <strong>Edward Hopper</strong> (un po&#8217; come accadeva anche in <strong><em>Profondo Rosso</em></strong>). Al suo interno, notte e giorno, un uomo è seduto ad un tavolo, con una voluminosa agenda nera sulla quale appunta continuamente. Persone diverse si alternano al suo tavolo, ognuna con un desiderio da realizzare: sanno che quell&#8217;uomo può permettere loro di ottenere ciò che vogliono, a patto che portino a termine il compito che verrà loro affidato dall&#8217;uomo misterioso, senza discutere. A tutti, infatti, l&#8217;uomo seduto al tavolo affida una missione, alcune apparentemente semplici, altre mostruose. Portarla a termine è l&#8217;unica condizione che chiede per realizzare i sogni di chi si siede a parlare con lui, per quanto irrealizzabili possano apparire.</p>
<p>Non c&#8217;è azione, in <strong><em>The Place</em></strong> eppure allo stesso tempo ce n&#8217;è tantissima. La scena non si sposta mai dal tavolo del bar del titolo, in primo piano ci sono sempre il misterioso protagonista e le persone che si alternano a colloquio con lui, i cui racconti sono inframmezzati da campi lunghi esterni che ci mostrano il bar teatro della storia.<br />
L&#8217;attenzione e <strong>le emozioni sono concentrate nell&#8217;espressività degli attori</strong> e nelle loro parole: una prova difficile, che in <em>The Place</em> riesce senza sbavature grazie alla bravura dei nomi coinvolti per le interpretazioni. Ne viene fuori una riflessione sull&#8217;essere umano a tutto tondo, pregi e difetti, su quanto chiunque di noi sia disposto a spingersi oltre per ottenere quello che desidera ardentemente.</p>
<p><strong>Una storia originale e intrigante</strong>, un racconto breve perfettamente calibrato in immagini e recitato stupendamente. Un film che mi ha stupita in positivo, con una sua precisa dimensione stilistica e che dimostra come il cinema italiano sappia (ancora) confezionare opere interessanti.<br />
Ve lo consiglio: lo trovate su Netflix!</p>
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