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28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa – Una costola di troppo

28 anni dopo

Eppure c’era stato un tempo
prima della Catastrofe,
in cui i sogni erano stati reali,
in cui il mondo era stato, se non migliore,
almeno più prossimo alla luce originaria
Wu Ming 4 – Stella del Mattino

Recensione

Sullo schermo, sbiadita dalle luci ancora accese, si staglia la figura del Dott. Kelson. È inarcato e sembra gridare al cielo tutta la sua follia e frustrazione. Neanche il tempo di buttare lì un’ipotesi che il buio in sala ci inghiotte tutti…

La Brexit non è stata una grande idea

E così, finalmente ci siamo.
Dopo poco più di 6 mesi, possiamo soddisfare la nostra curiosità e scoprire che fine hanno fatto i protagonisti del primo capitolo di 28 Anni Dopo, riprendendo le fila del discorso proprio là dove lo avevamo lasciato.
Insomma, i presupposti per un ottimo film ci sono tutti, a cominciare dalle diverse trame lasciate letteralmente in sospeso dalla prima parte e che, come è lecito, ora attendono una risposta.

Prima di addentrarci nella storia di questo nuovo capitolo, però, è forse necessario compiere il più classico dei “passi indietro” e qui lo SPOILER ALERT è d’obbligo. Insomma, se non hai ancora assaporato per benino il primo film, salta a piè pari quanto sto per dirti e riprendi la lettura dal prossimo paragrafo.

Dunque, si diceva, la prima parte della storia ci presenta un mondo che, tutto sommato, se l’è cavata abbastanza bene nell’arginare la diffusione del virus della rabbia tra la razza umana.
L’unica eccezione a questo lieto fine, è rappresentata dalla Gran Bretagna, in cui la piaga è ancora di casa, e che, per tale ragione, viene abbandonata a sé stessa e posta in una rigidissima quarantena.
In questo affascinante contesto, che non si sforza nemmeno tanto di nascondere i fantasmi della Brexit, nel primo capitolo abbiamo fatto la conoscenza di alcune persone interessanti come il piccolo Spike, alle sue prime incursioni sulla terraferma. Proprio durante una di queste spedizioni, Spike, non rassegnato all’idea di veder morire la propria mamma malata, decide di andare da solo alla ricerca dell’ultimo medico vivente in quell’angolo di Inferno. Lì, in una sorta di santuario fatto di ossa, farà la conoscenza del bizzarro Dott. Ian Kelson, uomo dall’animo buono, che lo riconcilierà con l’idea della perdita e della morte (memento mori).

Insomma, al termine del primo capitolo, la storia, pur nella sua estrema semplicità, lascia aperti una serie di potenziali sviluppi che, almeno nel sottoscritto, hanno generato ottime aspettative per questo sequel.
C’era, per esempio, la possibilità che il padre di Spike partisse alla ricerca del figlio, oppure l’incognita sui salvatori del ragazzo nella scena di chiusura del primo capitolo: chi sono davvero quegli svitati in odor di Arancia Meccanica?
Insomma, potenzialmente tanta carne al fuoco…

28 anni dopo

Amo molto parlare di niente, è l’unico argomento di cui so tutto” (cit.)

Ecco, è proprio con queste succulente premesse che mi sono approcciato a Il Tempio delle Ossa, praticamente certo che la semplicità della trama del primo capitolo potesse trovare qui un degno riscatto.
Certo, quel cambio di regia all’orizzonte un pochino mi aveva preoccupato, ma, si sa, io sono sempre stato un inguaribile ottimista…
Ma andiamo per gradi.
La prima circostanza importante da sottolineare è che il nuovo capitolo comincia praticamente là dove era finito il precedente, senza soluzione di continuità, un po’ come fossimo davanti alla seconda puntata della nostra serie preferita. Ritroviamo, quindi, il nostro Spike in compagnia di quella che si rivela essere una sorta di setta satanica sui generis e il nostro dottore impegnato a condurre singolari esperimenti a base di oppio e chiari di luna in compagnia del maschio Alpha Samson.

A questo punto vorrei dirvi di più sulla trama, sulla crescita dei personaggi, ma non posso, e non perché io abbia un qualche tipo di remora, ma semplicemente perché… perché non c’è altro da dire, ecco.
Sì, insomma, è inutile girarci attorno: se il primo capitolo riusciva a far passare in secondo piano la debolezza della trama per merito di una regia in stato di grazia, qui abbiamo solo un bel po’ di noia condita da una direzione artistica piuttosto anonima e statica.
Dispiace dirlo, perché sono un amante della saga e di tutto ciò che Danny Boyle (qui solo in veste di produttore) è stato in grado di creare durante tutta la sua carriera, ma, nel corso dei 120 lunghissimi minuti, appare evidente la mancanza di una vera e propria storia.

Intendiamoci, la saga è sempre stata caratterizzata da una chiave di lettura intimistica; non abbiamo mai assistito a orditi in cui i protagonisti si facevano carico delle sorti del mondo, ma questo non ha mai costituito un difetto per la serie, anzi.
Il problema subentra, semmai, quando neanche su un piano così personale si riescono a narrare fatti interessanti o a rappresentare evoluzioni credibili dei personaggi.
Perché, per esempio, non dare corso alle allettanti promesse del primo capitolo, magari dedicando spazio alla ricerca di Spike da parte del padre? O ancora, perché far regredire la figura del ragazzo in piagnucolosa vittima, quando, invece, nel primo capitolo aveva avuto un’evoluzione interessante?
È chiaro che le responsabilità più profonde, da questo punto di vista, vanno ricondotte in capo ad Alex Garland, che, mai come in questo film, appare svogliato. Insomma le idee latitano e quelle poche che troviamo non sono neanche particolarmente geniali.
Così, ad esempio, il guizzo su cui poggia buona parte della componente narrativa del film, ovverosia l’“umanizzazione” del maschio Alpha, ha nulla di originale. Ci aveva già pensato, con 20 anni di anticipo, quel geniaccio di George Romero dando, ehm, “vita” al suo Big Daddy.
Purtroppo, ai problemi di sceneggiatura si aggiungono la cronica assenza di vere e proprie scene d’azione (!), e la regia, davvero troppo statica, di Nia DaCosta.

28 anni dopo

Raccolta differenziata

Tutto da buttare, dunque?
Non esattamente.
Innanzitutto, a restituire dignità all’opera ci pensa l’interpretazione, magistrale e magnetica, di Ralph Fiennes, qui al suo apice. Nei molti minuti a sua disposizione, ammicca, soffre, diverte e stupisce, tutto grazie a un’espressività del volto che rende quasi superflui i dialoghi.
Poi ci sarebbe Chi Lewis-Parry, qui nei panni (invero, assenti) del maschio Alpha Samson. A lui la parola manca davvero, ma, nonostante ciò, riesce ad ispirare empatia oltre ogni aspettativa.
Infine, c’è l’unica scena davvero degna di essere ricordata, quella dove il solito Dott. Kelson si fa incarnazione mefistofelica, con tanto di brano degli Iron Maiden in sottofondo. Questo momento, tra fuoco ed esplosioni notturne, rappresenta il videoclip che The Number of the Beast non ha mai avuto ma ha sempre meritato.

Conclusioni

Come avrete intuito, le mie conclusioni non possono essere positive. Per carità, non bisogna mai dimenticare l’assoluta soggettività del mio giudizio. Non me ne vogliano, quindi, tutti coloro che, dopo aver visto il film, usciranno dalla sala dissentendo con tutto quello che ho scritto. Non sono un tecnico, né, tanto meno, un critico cinematografico. Il mio è un semplice resoconto delle sensazioni provate all’anteprima, e null’altro.
A conti fatti, poi, non stiamo neanche parlando di un film orribile, ma, se proprio fossi obbligato ad affibbiargli un aggettivo, purtroppo mi troverei costretto a definirlo: “superfluo”, il che non è certo un complimento.
Uscendo dalla sala ho avuto come la sensazione che quelle poche cose accadute ne Il Tempio delle Ossa potessero essere condensate in una mezz’ora e aggiunte in coda al primo capitolo.
Chiudo con una nota positiva: pare certo, ormai, che il terzo capitolo verrà realizzato e tornerà nelle sapienti mani di Danny Boyle.
Io, da inguaribile ottimista, sono convinto che sarà una bomba!

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Nerdando in breve

Vista la conferma del capitolo finale, Il Tempio delle Ossa può essere considerato come quell’antiacido un po’ cattivo che si è costretti a prendere per godersi al meglio il piatto succulento che sta per arrivare: insomma poco gradevole, ma indispensabile.

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Trailer

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