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La mia vita a 24 fotogrammi al secondo – La storia di Rintaro

La mia vita a 24 fotogrammi al secondo

Recensione

Credo che un grande numero di lettrici e lettori di Nerdando siano, tra le varie sfumature Nerd, appassionate ed appassionati di animazione giapponese. Forse alcuni, che si sono avvicinati da poco a questo mondo o con le opere più recenti, non sapranno che la storia dell’animazione giapponese inizia quasi 70 anni fa, alla fine degli anni ‘50, con il film La leggenda del serpente bianco, che ha cambiato la vita di molti, per vari motivi. Ed è qui che cambia anche la vita di Shigeyuki Hayashi, noto ai più con il nome d’arte Rintaro, che racconta la sua vita in questo fumetto autobiografico e che ci regala una visione intima e profonda della sua storia, intrecciata con quella dell’animazione giapponese, in una ottima edizione targata Bao, che ringrazio caldamente per averci inviato una copia de La mia vita a 24 fotogrammi al secondo per questa recensione. 

Trama

Giappone, 1941. La seconda guerra mondiale dilaga e Rintaro si reca in campagna per sfuggire ai bombardamenti assieme alla madre e al fratello. Il padre, qualche anno dopo, si ricongiunge a loro una volta terminata la sua parentesi da militare, e da quel momento in poi inizia a introdurre un giovanissimo Rintaro al mondo del cinema, sua vecchia passione mai scemata nonostante i drammi della guerra. Da qui nasce un’incredibile infatuazione che spinge Rintaro a interessarsi sempre di più al mondo del cinema, soprattutto in seguito al suo ritorno a Tokyo e alla sua giovinezza passata guardando i film che hanno scolpito il mondo del cinema come Riso Amaro, disegnando e sognando di trovare il suo posto nel mondo dell’arte visiva. Rintaro prova a inviare una sua sceneggiatura a un editore, venendo rifiutato, ma la vera svolta avviene nel momento in cui decide di rispondere a un annuncio per lo studio Toei – uno degli studi di animazione più importanti del Giappone – per partecipare alla creazione del primo film di animazione di sempre, La leggenda del serpente bianco. 

L’inizio dell’attività nel mondo del cinema e il conseguente incontro con molte personalità di spicco ha il suo culmine con l’inizio della collaborazione con Osamu Tezuka, creatore di Astro Boy, che stava creando il suo studio di animazione (Mushi Production) per la creazione di quello che sarebbe stato il primo vero e proprio anime, ossia la serie di Astro Boy. 

La mia vita a 24 fotogrammi al secondo

Da qui si apre un mondo per Rintaro, che è un vero e proprio pioniere, che continua a sperimentare e a creare, arrivando a essere il regista di opere di un’importanza fondamentale come Capitan Harlock e Galaxy Express 999, per giungere al culmine creativo (e tecnologico) rappresentato da Metropolis, opera realizzata proprio da Osamu Tezuka (venuto a mancare nel mentre) e realizzata con la sceneggiatura a cura di Katsuhiro Otomo, creatore di altri mostri sacri del calibro di Akira. 

L’uscita di Metropolis nel 2001 rappresenta la chiusura di un cerchio per Rintaro, che ci racconta la sua vita, le luci e le ombre che lo hanno seguito in un percorso tortuoso ma con una incredibile passione a guidare i suoi passi, anche nei momenti più complessi.

Stile

La mia vita a 24 fotogrammi al secondo ci accompagna in tanti attimi della vita di Rintaro, alternando spaccati quotidiani, raccontati con affetto e ironia, a momenti più tecnici dove ci vengono raccontati i meccanismi della produzione dell’animazione, la sua evoluzione e anche qualche episodio divertente vissuto nello studio assieme ai colleghi. Questo fumetto è una grande lettera d’amore al padre, a Osamu Tezuka e a tutte le persone che hanno accompagnato Rintaro nel corso della sua vita e della sua crescita personale e professionale.

Lo stile di disegno è semplice ma efficace; qui non siamo certo nell’ambito di un character design da classico manga, bensì in un’ottica più realistica e minimale in alcuni frangenti. Del resto, qui il disegno è veramente al servizio della narrazione dei momenti più importanti della vita dell’autore – e in alcuni passaggi il testo è anche abbondante, ma sempre scorrevole. 

Rintaro non esagera mai con sentimentalismi e non cerca di emozionare chi legge in maniera artificiosa, ma è un vero racconto che potremmo immaginare di ascoltare seduti in un jazz cafe di Tokyo, di quelli dove si fuma ancora, mentre il Maestro Rintaro si avventura nei suoi ricordi e ci racconta di come è stato una di quelle persone che hanno reso l’animazione giapponese ciò che è oggi.

Edizione

La mia vita a 24 fotogrammi al secondo ci viene proposto da Bao con un’edizione grande, formato A4, che dà luce e spazio alle tavole che, pur non essendo il punto focale di questa opera, ci fanno viaggiare in un mondo fatto di musica, film, sigarette e persone importanti. Il cartonato è ottimamente realizzato e si tratta sicuramente di un volume di pregio da inserire in libreria. Il prezzo consigliato è di 27,00€.

Consiglio questo fumetto a chiunque ami l’animazione giapponese, specie quella “originale”, perché si tratta di un ottimo modo per scoprire retroscena e aneddoti dietro ad alcuni titoli che hanno costituito la colonna portante dell’animazione giapponese. Ed è anche un ottimo modo per riscoprire dei grandi classici, che forse oggi vediamo in maniera un po’ diversa, ma che rappresentano comunque un momento fondamentale da non ignorare.

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Nerdando in breve

La mia vita a 24 fotogrammi al secondo ci porta alla scoperta della storia personale e professionale di Rintaro, leggendario regista dell’animazione giapponese.

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