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#LuccaCG19 – Incontro con Don Rosa

Don Rosa

Don Rosa

Lucca Comics & Games ci regala da sempre la possibilità di intervistare grandi protagonisti dell’immaginario nerd e quest’anno è toccato a Don Rosa.
Nella cornice della Sala dell’Oro della Camera di Commercio di Lucca, che da sempre è quartier generale della stampa presente in fiera, si è svolto un incontro a porte chiuse con il grande autore Disney.

Il nome di Don Rosa è senza dubbio legato alla saga di Paperon de’ Paperoni e il disegnatore statunitense è considerato l’erede diretto del grande Carl Barks, oltre che ultimo grande autore americano in un momento storico in cui sono i disegnatori europei ed italiani a portare avanti la tradizione Disney a fumetti.

Lucca

Il nostro incontro si è svolto a Lucca e non poteva che aprirsi con una nota su Lucca: Don Rosa ha detto che si trova nella città toscana per i fan e non per fare il turista, quindi non ha avuto il tempo di soffermarsi troppo sulle architetture. Non si tratta del primo viaggio, il primo incontro con Lucca era avvenuto infatti 26 anni fa e in quell’occasione ha avuto la possibilità per godersi appieno la città.
Sulle differenze e commistioni tra cultura alta e cultura bassa, Rosa ha constatato di non aver visto abbastanza della città per poter dare una risposta esaustiva.

I paperi

Il nome di Don Rosa è senza dubbio legato ai paperi Disney più famosi del mondo, ultimamente protagonisti in TV della nuova serie animata Ducktales. Sul prodotto nello specifico, Don Rosa si è dimostrato molto critico, dicendosi non troppo contento che Disney prenda il suo lavoro e quello di Carl Barks per modificarlo così profondamente e trasformarlo in qualcosa di così sopra le righe e così diverso dall’originale.
C’è molta differenza, secondo l’autore, tra l’Italia e gli Stati Uniti: in America sono in pochi a riconoscerlo per quello che ha disegnato, tanto che nelle convention porta con sé un cartello con scritto “Qui non si disegnano Ducktales“. Probabilmente sono pochi gli americani a sapere che Zio Paperone, Paperino e gli altri personaggi sono stati fumetti prima che cartoni animati. Per quanto la situazione lo amareggi, comunque, è consapevole che c’è ben poco che possa fare, visto che i diritti appartengono a Disney.

Il ritiro

Interrogato sulla possibilità di riprendere in mano matite e chine nonostante il ritiro, Don Rosa è stato categorico, rispondendo con un secco “No!” alle domande su questo argomento.
L’autore ha dichiarato che nulla potrebbe riportarlo a raccontare storie. Ha raccontato di essere cresciuto con il bisogno di raccontare storie, mescolando vecchi film e fumetti trovati in casa. Al college tutte queste storie si sono evolute diventanto dapprima storie scritte con amici, poi fanzine, il tutto fatto solo per passione.

In Europa, finalmente, il suo sogno è diventato realtà quando gli è stato chiesto di sviluppare i personaggi creati a suo tempo da Carl Barks: un lavoro andato avanti per ben vent’anni. È stato l’amore dimostrato dai fan e il suo stesso trasporto per le storie a far sì che il progetto si protraesse tanto a lungo. Ancora una volta, Rosa non ha risparmiato fendenti a Disney, dichiarando che è stato proprio quello che ha definito “il sistema Disney” a distruggere il suo entusiasmo e non rimpiange per niente la decisione di smettere. Sono i fan, invece, tuttora a trasmettergli energia e a portarlo nelle convention a disegnare anche per dieci ore di fila.
Il rapporto travagliato con Disney, ha portato Don Rosa a maturare la decisione di inserire un watermark nei suoi lavori, in modo che non potessero più essere sfruttati impunemente dalla casa. L’utilizzo del suo lavoro in moltissimi prodotti di merchandising su cui lui non aveva nessun tipo di controllo (oltre che nessun guadagno) era ciò che lo disgustava maggiormente. Apponendo il copyright, il tentativo che ha fatto è stato quello di evitare che il suo nome apparisse su prodotti che ritiene di bassa qualità.

La cultura in America

Alla spinosa domanda “Se tu fossi ministro della cultura in America, cosa faresti per rianimarla?“, Don Rosa ha risposto che è almeno dagli anni Ottanta che non si occupa di fumetti americani. Il suo pensiero è che comunque negli Stati Uniti attualmente si parli solo di supereroi, ma non legge i fumetti da anni per cui non si sente qualificato a dare un’opinione in merito. Ha dichiarato che, dall’esterno, è come se in America ci fosse ormai un solo ed unico genere, quello supereroistico. La sua impressione è che in Europa ci sia più pensiero plurale rispetto agli Stati Uniti.

Zio Paperone

L’incontro si è chiuso sul personaggio di Zio Paperone, forse il più iconico nella lunga produzione di Don Rosa. L’artista ha raccontato che il suo intento era quello di raccontare delle storie di avventura, come aveva fatto Carl Barks prima di lui. Gli piaceva l’idea di raccontare qualcosa su Zio Paperone e inizialmente pensava che si sarebbe trattato di una sola storia ma, visto il successo, è stata seguita da una seconda e così via. È consapevole del fatto che in Italia Zio Paperone è famoso per la caratteristica dell’avarizia ma non era quello che a lui interessava raccontare: non gli piaceva l’idea che il personaggio non avesse caratteristiche positive. Il “suo” Zio Paperone, quindi, è più interessato a collezionare trofei che ad accumulare denaro. Non voleva che Zio Paperone fosse solo un avaro, voleva approfondirlo e renderlo più interessante prima di tutto dal suo punto di vista.

Il futuro

Ci sono aspetti del nostro presente che vorrebbe che i nuovi autori affrontassero e approfondissero?” Su questo punto Don Rosa ha dichiarato che non si pone in maniera così profonda, il suo intento è quello di intrattenere e far divertire la gente. Da autore, non ha mai ambientato delle storie nel presente ma si è sempre rifatto agli anni Cinquanta.

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