Radetzky: Milano 1848 - Riconquistiamo la città! - Nerdando.com
Giochi da tavolo

Radetzky: Milano 1848 – Riconquistiamo la città!

Recensione

Tematizzare un gioco da tavolo non è affatto semplice.

Mi spiego meglio: a volte le meccaniche sono considerate talmente più importanti, che l’ambientazione pare essere solamente una “livrea” volta ad attrarre o ad affascinare possibili acquirenti, o a rendere semplicemente meno arido il guardare al solo motore di gioco, cosa che peraltro i più fomentati del settore fanno (se vi dà fastidio l’espressione “fomentati”, sostituitela a vostro piacimento con “esperti del settore”). In altri titoli, invece, tematizzazione e meccaniche sono talmente ben amalgamate che probabilmente conoscere l’argomento ci aiuta anche a comprendere come giocare.

Però, la scelta del tema non deve essere un qualcosa di banale, penso.

Per questo, trovare un gioco con un’ambientazione così specifica come quella di Radetzky: Milano 1848 mi ha prima stupito e poi immediatamente interessato (da gran nerd che sono per la Storia) ma, avendo visto che si tratta del nuovo gioco di Demoelâ (che ringraziamo insieme alla casa editrice Post Scriptum per il materiale di questa recensione), autori già del bello Zena 1814, mi sono subito fidato perché, di certo, l’ambientazione non sarebbe stato affatto qualcosa di posticcio.

Prima di svelarvi se il gioco di Alberto Barbieri, Marco Garavaglia e P.S. Martensen mi si piaciuto, però, concedetemi un momento per una precisazione.

Contesto storico

Se vi parlo delle “Cinque giornate di Milano“, quanti di voi sanno dirmi il periodo ed il contesto di questo celebre accadimento storico?

Scommetto quello che volete che a molti di voi verranno in mente Renzo e Lucia, la coppia di fidanzati più travagliata della letteratura italiana, e le ore passate a leggere I Promessi Sposi quando eravate dei pischelli e il vostro unico lavoro era stare seduti sui banchi di scuola a riempire il più possibile il cervello di cultura.

Ecco, levatevelo dalla testa, è sbagliato.

Io non so perché, ma è una associazione di idee più comune di quel che si possa pensare ed è, ovviamente, completamente sbagliata, frutto forse del parallelismo utilizzato da Manzoni per paragonare la situazione politica della sua epoca con la situazione di duecento anni prima, sia sul piano morale che su quello storico-politico. Ho letto certi strafalcioni a tal proposito sull’internet, che ho voluto cominciare l’articolo proprio con una puntualizzazione da maestrino, che ogni tanto le bacchettate fanno bene.

Così vi mettete in testa, se non lo sapete, che quello delle Cinque Giornate è un avvenimento inquadrabile nel contesto più ampio dei moti rivoluzionari che attraversarono tutta l’Europa nel biennio 1848-1849 e in quello più circoscritto della Prima Guerra d’Indipendenza italiana, che si prefiggeva di liberare, appunto, l’Italia dalle dominazioni straniere e di realizzarne l’unità.

Ciò, come sappiamo, non avvenne prima della fine della Seconda Guerra di Indipendenza nel 1861, anche se le Cinque Giornate rimangono uno degli episodi di maggior gloria per i patrioti italiani, che tra il 18 ed il 22 Marzo del 1848, dopo cinque giorni di aspri combattimenti,  riuscirono a cacciar fuori dalla città di Milano le truppe austriache del maresciallo Radetzky, seppur in modo temporaneo, a causa della scelta del re Carlo Alberto di Savoia di firmare un armistizio con gli austriaci.

Meccaniche

Fatto lo spiegone, andiamo finalmente a vedere come si gioca!

Innanzitutto specifichiamo che si tratta di un cooperativo, ovvero di un titolo nel quale i giocatori collaborano per giungere alla vittoria. Il numero di giocatori è da 1 a 5, è compresa quindi la modalità per giocatore singolo (d’altronde, un collaboratore più collaborativo di voi stessi, a meno che non siate schizofrenici, vi sfido a trovarlo).

In secondo luogo, specifichiamo che esistono due modalità di gioco, una base e l’altra avanzata, che introduce alcuni concetti in più ed è adatta a chi già ha preso confidenza con il gioco base (che di suo è facile nelle regole ma difficile da vincere). Inoltre, è specificato nel manuale come rendere ciascuna di queste modalità di gioco più semplice o più difficile.

La plancia di gioco rappresenta la città di Milano nel 1800 (prima che abbattessero la cinta muraria, ndr) divisa in 16 zone, più il Castello Sforzesco, ovvero il quartier generale delle truppe austriache.

La plancia di gioco, che rappresenta la città di Milano nel 1800.

Su tale plancia si disporranno i soldati austriaci (che sono cubetti neri), i patrioti (ovvero, i meeple che rappresentano i giocatori) e il segnalino di Radetzky che, a differenza di quanto accadde in realtà, durante il gioco verrà a terrorizzarvi in giro per la città.

Ciascun patriota avrà con sé una mano di 4 carte rappresentanti un simbolo tra spada, palla di cannone e mappa, che serviranno soprattutto per i combattimenti e che fanno il verso alla triade forbici-sasso-carta. Le carte in mano ai giocatori si pescano dal mazzo “Italia”; l’altro mazzo di carte “Austria”, invece, serve per i combattimenti, come vedremo tra poco.

All’inizio del turno di gioco, viene rivelata una carta che rappresenta una delle aree di Milano: tale area sarà disponibile per esser “liberata”. Nei turni successivi, altre aree diverranno disponibili.

Lo scopo del gioco è presto spiegato: i patrioti dovranno liberare dalla presenza austriaca (e quindi conquistare) almeno 5 zone della città, prima che le truppe austriache facciano lo stesso.

E come si fa, direte voi?

Ad ogni turno ciascun patriota avrà 3 “azioni” da compiere, anche ripetibili fino al numero limite, tra le seguenti:

  • Muovere da un’area ad un’altra adiacente;
  • Liberare una zona (ovvero conquistarla), se è disponibile e se non è occupata da unità austriache;
  • Attaccare unità nemiche
  • Combattere contro Radetzky
  • Pescare carte per ripristinare la propria mano (a quattro).

Come si attaccano le truppe austriache? Il funzionamento è molto semplice: si gira una carta Austria alla volta (una per ciascun soldato presente) e tale carta va sconfitta con una delle carte in mano al giocatore che ha attaccato recante il simbolo opposto, proprio come nella morra cinese. Se nella zona dove avviene il combattimento c’è più di un patriota, potrà contribuire in egual misura al combattimento.

Le carte per il combattimento: quelle sopra sono italiane, e recano anche i simboli degli Aiuti; quelle sotto sono le austriache.

Il combattimento può terminare a discrezione del giocatore (e in tal caso si rimuovono dalla plancia i soldati sconfitti) oppure brutalmente con la sconfitta dello stesso: in tal caso, tutti i soldati sconfitti in quel combattimento tornano in gioco. Gli esperti del settore mi dicono che questa dinamica si chiama “push your luck“, che più o meno sta per “sfida la sorte, ma non esagerare che sennò poi so’ cavoli”.

Se avessimo l’ardire di attaccare Radetzky, invece, dovremmo sconfiggere ben tre carte Austria tutte insieme: va da sé che senza collaborazione questa possa risultare una mossa folle. Picchiare il generalissimo, però, avrà dei vantaggi immediati, quali la rimozione di soldati e rinforzi per il turno successivo.

Quando avremo ripulito una zona dalla presenza austriaca e solo se la carta relativa alla zona sarà presente sul tavolo, potremo rivendicare la zona come libera ed italiana!

Quando tutti i giocatori avranno terminato le loro azioni, toccherà agli austriaci, che rimpinzeranno le loro fila con nuovi soldati provenienti dal Castello Sforzesco, andando a rinforzare le aree dove già presenti, soprattutto nei dintorni di Radetzky.

Se al primo turno tutto sembra gestibile con calma serafica, già al secondo turno la vicenda si scopre esser complicata: gli austriaci cominceranno ad essere ovunque e avremo bisogno di ottima coordinazione per cercare di rivendicare le zone prima che lo facciano gli austriaci. Ah, certo: sappiate che una volta che una zona è stata rivendicata, è perduta per sempre, giusto per semplificarci la vita.

Al terzo turno è già dramma.

Questo per quanto concerne la modalità base; la modalità avanzata, invece, è un altro paio di maniche di giacca da soldato, ed è pensata per giocatori più attenti e smaliziati, nonché meno sbilanciata, a mio avviso, circa il fattore fortuna.

Innanzitutto, le barricate visibili sulla plancia di gioco diverranno effettive, costringendo a pianificare le mosse in modo molto più accurato; dal punto di vista storico, le barricate furono una delle caratteristiche salienti delle Cinque Giornate, risultando l’ennesima meccanica mutuata dal contesto storico e perfettamente sfruttata ai fini del gioco.

I simboli sulle carte di combattimento avranno finalmente un loro utilizzo: rappresentano infatti delle abilità particolari che potremo sfruttare durante il turno per aiutarci nella lotta contro il nemico, chiamate Aiuti.

Anch’esse sono estremamente tematizzate e sono tranquillamente ritrovabili nelle cronache dell’epoca: basti pensare ai martinitt, i ragazzini orfani utilizzati come messaggeri dei ribelli, o le mongolfiere, utilizzate dagli insorti per mandare messaggi e notizie verso la campagna, rompendo l’assedio degli Austriaci. Sono anche presenti le Nobildonne (come la celebre Cristina di Belgioioso), i fucili e le immancabili barricate.

Compare inoltre una nuova plancia, quella del combattimento, che va sia a modificare il meccanismo delle zone disponibili per la conquista, sia a potenziare gli Aiuti in funzione delle vittorie ottenute.

La modalità base di Radetzky è perfetta, a mio avviso, anche per i neofiti che si avvicinano al mondo dei giochi da tavolo, coinvolgendoli, posso scommetterci, nel giro del primo turno.

Mi ricorda ciò che accadde a me con il classico Pandemia, le cui meccaniche sono in qualche modo simili: un turno, e fu subito amore.

La modalità avanzata, invece, aggiunge un livello di sfida che piacerà di certo anche ai giocatori più svezzati.

In definitiva, un titolo ottimo per una vasta platea, da quelli che non hanno mai giocato da tavolo a chi è un habitué di pedine, carte e cubetti di legno. E anche, ricordiamolo, per chi al momento è sprovvisto di compagni di gioco.

Grafica e componenti

Radetzky: Milano 1848 si presenta con un ottimo aspetto, a partire dalla plancia, in stile mappa di due secoli fa, per arrivare alle illustrazioni che decorano le carte, tutta farina nel sacco di Simone Murgia e Sara Gioria.

Tanti cubetti di legno nero a rappresentare i soldati austriaci e dei grandi meeple, anch’essi di legno per i patrioti completano la dotazione, insieme alla plancia aggiuntiva di cartone, ai cartoncini per i miglioramenti e le bandiere per le zone conquistate.

Una dotazione semplice, ma ricca, che merita di essere riposta per bene nella scatola: apprezzo moltissimo il fatto che nella fornitura fossero comprese molte ziplock, anche più di quelle necessarie, per organizzare il tutto al meglio.

Se volete dare un’occhiata più approfondita al contenuto della scatola di Radetzky: Milano 1848, seguendo questo link troverete l’album relativo al nostro unboxing.

Il manuale, multilingua, merita un encomio per la qualità e l’esaustività delle spiegazioni, nonché per le parentesi di approfondimento storico cui Demoelâ sembra tenere particolarmente e anche il sottoscritto apprezza moltissimo.

Giocare ed imparare è un binomio da non sottovalutare.

E ho fatto pure la rima baciata, tiè.

Conclusioni

Mi sono reso conto di aver scritto veramente molto, e non l’avrei fatto se Radetzky: Milano 1848 non mi fosse piaciuto.

È un gioco che funziona a più livelli e con più tipi di giocatori, diverte e le meccaniche sono ottimamente contestualizzate con l’ambientazione scelta, che di suo è già molto ma molto interessante. La bella grafica, la semplicità delle regole e i livelli di difficoltà sono un surplus non da poco, e c’è da congratularsi con Demoelâ per essere riusciti a tirar fuori un titolo veramente meritevole per le vostre serate.

Divertente, teso, intelligente: si può chiedere altro come base per un ottimo gioco da tavolo?

Siete pronti a liberare Milano e ad innalzare la bandiera italiana sul Duomo (come 170 anni fa fece il Conte Luigi Torelli, ndR)?

Radetzky: Milano 1848 è sviluppato da Demoelâ, pubblicato da Post Scriptum e lo trovate nei negozi fisici ed online ad un prezzo indicativo di 30 €.

Nerdando in breve

Radetzky: Milano 1848 è un ottimo gioco da tavolo, adatto a tutti i tipi di giocatori e splendidamente ambientato in una pagina di storia italiana che tutti dovremmo conoscere.

Nerdandometro:
(4 / 5)

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