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March – La marcia della storia

Ogni tanto uno si sente motivato e curioso di provare opere diciamo così più impegnate e dense del solito. D’altronde non si può vivere di soli supereroi o di film d’azione. Ad esempio io di recente ho letto March, autobiografia a fumetti del Senatore americano John Lewis, il cui primo volume è uscito per Mondadori Ink, anche se io ho letto la versione originale completa in tre volumi della TopShelf.

Recensione

John Lewis è una di quelle persone che hanno avuto una vita straordinaria, che tutti dovrebbero conoscere (cosa che in effetti in America succede). Lewis infatti prima di entrare nelle istituzioni è stato per un decennio tra i protagonisti delle lotte per i diritti civili. Ad oggi è l’unico sopravvissuto della storica One million march in cui Martin Luther King fece il suo famoso discorso ‘I have a dream’.

Ho detto che il fumetto è l’autobiografia a fumetti di Lewis, ma non è proprio così. March non racconta vita, morte e miracoli di Lewis. March racconta (brevemente) l’infanzia di Lewis per poi passare ai suoi anni universitari in cui il giovane inizierà il suo percorso di attivista dei diritti civili.

Lewis infatti è dell’Alabama e cresce negli anni ‘50, durante i quali in America (in particolare negli stati del sud)  erano ancora in vigore le cosiddette leggi di Jim Crow, che di fatto segregavano gli afroamericani e li rendevano cittadini di Serie B.

In questa situazione, Lewis entra a contatto con gli ambienti evangelici del Sud e grazie ad essi e alle prime proteste pacifiche (come quella di Rosa Parks) inizia ad organizzare un movimento per l’emancipazione dei neri.

Il fumetto è quindi una lunga storia di lotta e di proteste, condensate nell’arco di un decennio, con il culmine della marcia (da cui il titolo del fumetto) da Selma a Birmingham, capitale dell’Alabama, che di recente è stata anche al centro del film Selma.

La storia non arriva né alla morte di Martin Luther King né al resto della vita di Lewis. Unica eccezione, il parallelismo che attraversa tutto il fumetto e che fa da antefatto e da conclusione ai tre volumi, tra le lotte di Lewis e il 20 gennaio 2009, giorno dell’insediamento di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti. Perché è il giusto risultato e coronamento delle lotte di Lewis e degli altri attivisti.

Si tratta di un fumetto potente per quello che racconta, mostrandoci in tutta la sua violenza il razzismo dilagante all’epoca, così lontana eppure così vicina, visto che Lewis è ancora vivo, così come tanti altri che hanno ricordi diretti di un’epoca in cui i neri non potevano nemmeno entrare nei locali del centro città.

We shall overcome

Il fumetto dunque si snoda attraverso anni di lotte e battaglie non violente, con Lewis e i suoi che iniziano a combattere le discriminazioni facendo un atto semplice eppure rivoluzionario: ordinare un panino in un bar. Tra numerose risse, arresti, morti violente e compromessi politici, il Civil Rights Act diventerà legge nel 1964 e verrà garantito il diritto di votare per tutti.

Nel raccontare come si arriva a questi storici risultati Andrew Aydin (lo sceneggiatore che ha aiutato lo stesso Lewis a scrivere il fumetto) corre il rischio di diventare troppo didascalico e meccanico nel narrare l’ennesima protesta e l’ennesimo arresto. Questo difetto si vede soprattutto nel secondo volume, quello più discorsivo, perché incentrato sulla discussione attorno alla convention del partito Democratico e al Civil Rights Act.

Nonostante questo, il fumetto si mantiene sempre in perfetto equilibrio tra retorica e cronaca, tra il generale delle lotte e il particolare delle incertezze di Lewis, regalandoci diversi momenti di grande emozione, nel bene e nel male.

Ai disegni Nate Powell riesce a rendere bene le scene topiche del fumetto così come i momenti più diciamo didattici. Mi è piaciuta molto la sua capacità di costruire le tavole in maniera sempre diversa e dinamica, anche nelle scene di dialogo. Ottimo anche l’uso di bianco, nero e grigio come unici colori del fumetto, in modo da creare contrasti di luci e ombre che esaltano le scene centrali.

A questo punto uno potrebbe anche giustamente chiedersi, ma io sono italiano e sono bianco che m’importa dei diritti civili degli afroamericani? Al che potrei partire con un pippone lungo sui preoccupanti dati sul razzismo in Italia e sull’attuale scena politica italiana. Ma non lo farò. Non perché non esiste il problema o non lo ritenga importante, ma perché non sarebbe un motivo in più per leggere March.

Questo fumetto andrebbe letto per capire e conoscere una storia di oppressione e speranza e per capire e conoscere cosa è successo ieri e cosa succede oggi negli Stati Uniti. Un fumetto dunque che ci insegna e ci ricorda quanto la strada per la libertà sia difficile eppure necessaria da percorrere.

Nerdando in breve

In perfetto equilibrio tra cronaca pubblica e privata, March ci racconta una storia straordinaria e vera.

Nerdandometro:
(4,5 / 5)

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