Due chiacchiere con Simone AKirA Trimarchi parlando di eSports - Nerdando.com
Interviste

Due chiacchiere con Simone AKirA Trimarchi parlando di eSports

Simone AKirA Trimarchi

In questi giorni in cui si parla parecchio di eSports, mi sono tornati in mente i tempi in cui partecipavo ai tornei organizzati da ESL: nel corso di un iFNG a Roma, nel lontano 2008, ho avuto modo di vedere dal vivo, per la prima volta, il lavoro di Simone AKirA Trimarchi, il più grande caster italiano (il caster è – molto brevemente – la figura che racconta ciò che avviene durante un match); rimasi catturato dal vedere la passione e la professionalità che profondeva nel suo lavoro.

Simone è stato inizialmente giocatore di Quake, Starcraft, Warcraft, Dawn of War (e altri titoli) ottenendo eccellenti risultati, passando successivamente a diventare – come scrivevo poco fa – caster. 

Ho finalmente avuto l’opportunità di porgli qualche domanda per parlare della sua carriera e degli eSports in Italia.

Luigi: La tua storia da giocatore professionista è iniziata nel 1997. Come sono cambiati gli eSports in questi 20 anni?

Simone: Sì, beh… Ci tengo a sottolineare che io non sono mai stato un professionista, un pro-gamer. Neanche all’apice della mia carriera “guadagnavo” semplicemente giocando.

In Italia, questa definizione andrebbe spesa solamente per un pugno di persone (Stermy, Vicious, Jizuke, Lonewolf92, etc.) che sono riusciti nell’impresa. Pensa che ero invece io, come capo-clan e gestore dei SoL, a pagare tanti dei miei “atleti” in base ai loro risultati. Comunque sia cifre che non somigliavano a stipendi ma essendo il 2002 direi che sono stato abbastanza pionieristico.
Detto ciò, gli eSports sono cambiati tantissimo e raccontare la loro storia da quando ho cominciato io ad oggi forse non mi basterebbero tutte le pagine di Nerdando (ops, è un sito web… sono rimasto alle riviste?).

Faccio uscire però qualche concetto: gli eSports NON SONO cominciati nel 2017, anno comunque sia chiave per l’Italia grazie a eventi come PG Arena e Italian Esports Open.
Gli eventoni, giganti, c’erano anche prima e anzi erano molto più grandi prima che ora. Se penso ai LAN Party come Italian Lan Party o NGI LAN penso a 1000 persone tutte partecipanti (anche di più a SMAU ILP 2004 eravamo quasi 1500), fino ad arrivare ad eventi di caratura internazionale giganteschi organizzati nel nostro paese: le finali del World Cyber Games 2006 a Monza sono e saranno probabilmente l’evento più grande mai organizzato in Italia per moltissimi anni a venire (come montepremi, come spettacolarità, come importanza internazionale: insomma da qualunque punto di vista) così come The Gameland svoltosi a Roma che, per l’eSports su console, è stato assolutamente tra gli eventi più grandi a livello mondiale.

Ecco, se c’è una cosa che è sicuramente cambiata è proprio la fruizione degli eventi. Mentre prima erano dedicati ai giocatori e si poteva quindi partecipare, in tanti, allo stesso evento, ora sono più dedicati agli spettatori: di solito i partecipanti infatti sono invitati a partecipare a questo tipo di eventi tramite i loro risultati ottenuti nelle varie qualifiche online.
Chiaramente anche in Italia abbiamo seguito il mercato che andava già in questa direzione, almeno internazionalmente, dal 2001 (parlo della Corea del Sud, ovviamente).

Solo due parole conclusive sulla grandezza, in termini di partecipanti, di molti più giocatori agli eventi passati rispetto a quelli odierni. Anche questo è naturale: una volta c’erano 4 giochi eSports, 4 per davvero! Le community non erano frammentate come sono al momento. Per fare una LAN come quelle di un tempo bisognerebbe organizzarci dentro tornei di almeno una ventina di titoli: sicuramente più complicato a livello organizzativo. Allora come oggi ci sono giochi più giocati di altri nel nostro paese ma il mercato è decisamente cresciuto e cambiato.

Luigi: Sei nato come giocatore e sei diventato uno dei più grandi caster italiani. Quanto ti manca partecipare ai tornei da player?

Simone: Ahhh che bella domanda 🙂 Grazie davvero per avermela rivolta.

Allora, sarò onesto: poco. Perché? Perché in questi anni quelle emozioni ho continuato ad assaporarle grazie a Magic The Gathering e ai tornei di “figurine”, come diciamo noi di questa community.

Io non ho mai smesso di competere: lo so, sembra assurdo, nonostante i 2 bambini, il lavoro…
Quando appesi ufficialmente il mouse al chiodo negli RTS, dopo la mia sconfitta in semifinale al WCG 2007 di C&C3 (se avessi vinto quella partita avrei partecipato come nazionale al mio quarto WCG in 3 giochi diversi, risultando l’unico nella storia ad essere riuscito in una simile impresa… ancora rosiko regà, scusate!) non smisi mica di giocare e competere ai tornei.

In pochi sanno che, assolutamente come amatore e senza vincere niente, ho partecipato a numerosi tornei di Street Fighter 4, videogioco che avevo imparato anche a castare. La mia carriera su quel titolo e la mia impossibilità a riuscire a raggiungere un livello “decente” mi insegnò che ormai era impossibile dedicare ore e ore della mia vita ad allenarmi per primeggiare in un videogioco. Quindi, appunto, Magic. Che scoperta 🙂 Serviva meno tempo (in realtà non è poi così vero…) e riuscivo comunque a fare risultato: ciò che mi serviva!

Tornando alla tua domanda, se non avessi quindi continuato con Magic, certo che mi sarebbe mancato giocare ai tornei da player. Io adoravo quei momenti: la mezzora prima della partita importante, quando fai stretching e cerchi dentro di te le energie mentali e fisiche per compiere l’impresa, i tuoi compagni di team che ti osservano, gli abbracci post game (comunque sia andata). È tutto talmente bello che rifarei ogni cosa, se potessi 🙂 Fatemi diventare davvero un pro gamer!!!

Luigi: Riesci a trasmettere grandissime emozioni nel corso dei tuoi commenti, sempre competenti e coinvolgenti. Ma come si diventa AKirA?

Simone: Wow, grazie. Grazie davvero, sono davvero onorato e emozionato di ricevere una domanda del genere (tra l’altro avete scritto anche bene il nickname, con le giuste maiuscole: kudos!).

Partendo dal presupposto che i caster, a tendere del mercato verso l’eccellenza, dovrebbero intanto avere una bella voce (alla Ivan Grieco, Rampage in The Box, per intendersi), e io non credo di averla… direi che per diventare AKirA serve solo tanta passione.

Sai, io facevo il caster ancora prima dell’invenzione di Youtube e Facebook. Ora c’è tanta emulazione e tutti vogliono semplicemente “diventare famosi” facendo i caster. Io invece ho cominciato mettendoci solo e solamente tanta passione: non volevo diventare nessuno, solamente cercare di trasmettere le emozioni che provavo mentre guardavo una partita ai videogiochi competitivi.

Quindi non saprei se c’è una formula magica: di certo bisogna STUDIARE. Non c’è possibilità di emozionare o emozionarsi con un gioco che non si conosce e che magari neanche ci piace. Non è giusto farlo solo perché è una possibilità lavorativa: non si riuscirà mai a coinvolgere nessuno.

Riassumendo: passione e tanta tanta fatica per imparare tutto del gioco e rendersi inattaccabili!

Luigi: Sei stato uno dei pionieri per quanto riguarda l’eSports italiano. Rimpiangi il fatto di essere nato così in anticipo rispetto a questa epoca in cui finalmente l’eSports sta trovando la sua giusta dimensione?

Simone: Altra bellissima domanda. Ho passato gran parte dell’ultimo decennio a dire proprio questa frase “avessi avuto 20 anni di meno…” oppure “fossi sedicenne io oggi sai come vi spaccavo tutti”. Poi mi sono fermato un attimo a riflettere.

Onestamente aver vissuto gli albori del movimento mi garantisce una marcia in più su tutti a livello divulgativo. Io non devo studiare i vari eventi… io c’ero! 🙂 Magari non mi ricordo la composizione del podio del WCG 2001 al quale ho partecipato (spoiler: non è vero, me lo ricordo benissimo) e devo andarlo a guardare su Wikipedia ma io ero lì, dove tutti semplicemente, oggi, sognano di essere.

In carriera ho giocato 4 major, ho fatto il reporter/giornalista a 5 e infine avuto l’opportunità di castarne 3. Nessuno ha una carriera come la mia in Italia perché nessuno dei giornalisti è stato anche un campione e nessuno dei campioni è un giornalista (aggiungi caster qua e là).

Nascendo dopo avrei potuto essere il primo in tutto? Direi di no. Quindi, tornando alla risposta, no non rimpiango niente. Mi spiace solo non aver vinto niente a livello internazionale: ecco magari sarebbero bastati 3-4 anni di meno, essere ancora al liceo e non all’università mentre giocavo a Starcraft 😉

Luigi: C’è modo di creare nella mente del grande pubblico l’idea che i videogiochi possano diventare una forma di intrattenimento da trasmettere anche in TV? I tempi sono finalmente maturi?

Simone: Ovunque abbiano provato ad abbattere questo muro, hanno fallito (esclusa l’Asia).

I videogiochi competitivi hanno il loro percorso: nascono e si sviluppano via web ed è lì che gli utenti sono presenti. Chi guarda la TV non è un utente a cui può interessare, anche lontanamente, una partita di videogiochi competitivi. Si potrebbe riuscire con FIFA ma… secondo me il pubblico guarderebbe tutto con la sola curiosità e non con una vero e proprio interesse.

No, direi che se i tempi non sono maturi per Germania e Stati Uniti non possono esserli in Italia. Ma sarei contento, contentissimo, di essere smentito.

Luigi: Da settimane si parla della possibilità di inserire gli eSports nelle olimpiadi. Secondo te, c’è la possibilità di creare un comitato come il CIO per gli sport elettronici in maniera da poter regolamentare la disciplina?

Simone: Ciò che dico sempre è che agli eSports mancano regole DEFINITE e CONDIVISE. Vederle, onestamente, sarebbe una specie di boost/nitro all’intero movimento e ci farebbe fare un salto di anni in avanti. Però alla domanda che tu mi poni non credo di poter dare risposta affermativa.

Ci sono tante, troppe realtà e una realmente dominante fatica ad uscire fuori (soprattutto nel nostro Paese). Alla fine, le regole all’estero, dove comunque non esiste alcun organi centrale o istituzionale, le ha scritte ESL ad esempio: in futuro però spero che ci sia un tavolo dove siano seduti i vari stakeholder e le community per decidere quali set di regole utilizzare e non una società, privata, che abbiamo vinto la guerra dell’audience in campo eSport.

Luigi: Che consiglio daresti a chi vuole approcciarsi agli eSports da giocatore? E da spettatore?

Simone: Da giocatore il consiglio migliore che potete ricevere è: se vedete che non migliorate più è ora di smettere. Ho visto tanta gente che prende l’eSport come un passatempo a cui però dedica un sacco di ore al giorno. Non dico se non vincete niente, non dico neanche se non vi divertite… ma se non vedete miglioramenti nel vostro gameplay probabilmente quel gioco o l’intera esperienza non fa per voi.

E agli spettatori il consiglio migliore che posso dare è CONDIVIDETE e fate vedere la nostra/vostra passione ad altri. Spiegate e rendete partecipi più persone possibili. Solo così un giorno saremo davvero mainstream!

Luigi: Ti ringrazio per la disponibilità! Se volete seguire Simone, fate un salto sulla sua Pagina Facebook e seguitelo su Twitter.

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