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	<title>The Town of Light - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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	<title>The Town of Light - Nerdando</title>
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		<title>Due chiacchiere con: Luca Dalcò (LKA)</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/04/26/due-chiacchiere-con-luca-dalco-lka/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 12:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indie]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Videogames]]></category>
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		<category><![CDATA[Martha Is Dead]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/luca_dalco.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/luca_dalco-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/luca_dalco-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/luca_dalco-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/luca_dalco.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/luca_dalco-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Era un sonnecchioso pomeriggio di marzo, quando, improvvisamente, il monitor si illumina e mi appaiono le prime immagini di Martha is Dead. Un vero fulmine a ciel sereno che mi ha fatto saltare sulla poltrona: &#8220;&#8230;e questo?&#8221; Alle prime immagini e video, un teaser che ha molto da raccontare e mette una dannata voglia di [&#8230;]</p>
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<p>Era un sonnecchioso pomeriggio di marzo, quando, improvvisamente, il monitor si illumina e mi appaiono le prime immagini di <strong>Martha is Dead</strong>. Un vero fulmine a ciel sereno che mi ha fatto saltare sulla poltrona: &#8220;&#8230;e questo?&#8221;<br />
Alle prime immagini e video, un teaser che ha molto da raccontare e mette una dannata voglia di avere il prodotto finito, segue la consapevolezza che a sviluppare questo titolo è <strong>LKA</strong>, il talentuoso team italiano che ha dato vita a quel capolavoro di narrativa che è <a href="https://nerdando.com/2016/04/06/the-town-of-light-luce/">The Town of Light</a>, raccontato con sapienza dal nostro <strong>jedi.lord</strong>.</p>
<p>Non posso attendere oltre, e mi precipito a contattare lo studio per fissare un&#8217;intervista e scoprire cosa bolle in pentola.<br />
<strong>Luca Dalcò‎</strong>, Founder, CEO e Art Director di <strong>‎LKA Srl</strong>, mi regala un&#8217;ora del suo tempo che metto a frutto per sviscerare tutto lo scibile.</p>
<h2>Intervista</h2>
<p><strong>Zeno2k: Come avrai letto sulle nostre pagine, abbiamo davvero apprezzato <i>The Town of Light</i> e non vediamo l&#8217;ora di mettere le mani sul vostro nuovo lavoro.<br />
Inizio quindi col chiedere a che punto è lo sviluppo di <i>Martha is Dead</i> e quando potremo trovarlo negli store.</strong><br />
<strong>Luca</strong>: Il progetto è sulla soglia di ingresso della fase <i>alpha</i>, quindi abbastanza avanti. Non abbiamo ancora una data dichiarata per la release, ma dovrebbe essere pronto per quest&#8217;anno: rispetto al progetto precedente, Martha is Dead è molto più grande, per cui la fase di testing richiederà molto tempo.<br />
Il team è piccolo e può contare ancora su una dimensione artigianale, cosa che dà ampio margine di manovra in campo creativo e artistico. Siamo in 10 persone, e a me sembrano già tantissime, ma ancora abbastanza piccoli da essere liberi. Inoltre abbiamo un publisher (<strong>Wired Productions</strong>) che nutre un grande rispetto del prodotto creativo, e che lascia molta libertà agli sviluppatori.</p>
<p><strong>Z: Che tipo di gioco dobbiamo aspettarci?</strong><br />
<strong>L: </strong> Martha is Dead sarà un horror psicologico con un gameplay staccato dal <i>walking simulator</i>, che è un formato perfetto per narrativa autoriale; in un mondo troppo aperto, però, è difficile raccontare qualcosa in modo efficace: quando gestisci una narrativa drammatica forte, la linearità è un vantaggio.</p>
<p>Lasciami dire che nei titoli in cui c&#8217;è <strong>un finale multiplo</strong>, ognuno di questi è un danno per ogni finale. Come in The Town of Light: inizialmente avevamo pensato ai finali multipli, ma poi abbiamo optato per un finale singolo, molto più drammatico. In questo modo racconti una storia che è &#8220;quella&#8221; e nient&#8217;altro, altrimenti ti resta l&#8217;idea che le cose avrebbero potute anche andare in modo diverso. Il finale, drammatico, ha sollevato qualche critica per eccessiva crudezza, ma volevamo raccontare quella storia: se avessimo dato la possibilità alla protagonista di tornare a casa, ne avremmo raccontata una diversa. Volevamo invece che il giocatore si immedesimasse e vivesse la drammaticità di quegli eventi.</p>
<p>Nell&#8217;assurdità del periodo in cui è ambientato, dal 1938 al 1944, <strong>con una guerra devastante sullo sfondo</strong>, i bambini venivano mandati al manicomio con l&#8217;assurda dicitura nei fogli di ricovero: &#8220;pericolo per sé e per gli altri&#8221;. Davanti alla Seconda Guerra mondiale, un bambino può davvero essere pericoloso?</p>
<p>Tornando ai <i>walking simulator</i>, ci sono titoli che sono stati maestri, come <a href="https://nerdando.com/2016/09/21/dear-esther-landmark-edition/"><strong>Dear Esther</strong></a> per la narrativa e <a href="https://nerdando.com/2017/07/03/nerdandoconsiglia-what-remains-of-edith-finch/"><strong>What Remains of Edith Finch</strong></a>, perché ha introdotto nel gioco meccaniche che si staccano dal walking simulator, come la sessione nella pescheria, che è un momento eccezionale. In Edith Finch, però, le meccaniche restavano relegate alla singola situazione; in Martha is Dead, invece, abbiamo optato per una soluzione orizzontale, che attraversasse tutto il gioco mantenendo però la linearità di base che, ripeto, è fondamentale per la narrazione.<br />
Senza spoilerare nulla, abbiamo introdotto la macchina fotografica, che potrà essere utilizzata per divertimento, per catturare le schermate di gioco, ma anche con scopi di gameplay e per i trofei.<br />
Naturalmente abbiamo un po&#8217; semplificato l&#8217;uso di macchina e camera oscura, ma abbiamo introdotto un simulatore che possa dare l&#8217;idea di come fosse scattare foto all&#8217;epoca.</p>
<p><strong>Z: Parlaci dell&#8217;ambientazione</strong><br />
<strong>L: </strong> Martha is Dead ha una <strong>forte eredità</strong> di The Town of Light, ma sarà gioco molto diverso sia come meccaniche che come storia. Sarà a tinte horror, di cui sono appassionato. Ma horror non fine a se stesso, che pur è sempre divertente, bensì un horror piegato verso la narrativa, con immagini disturbanti che siano funzionali al raccontare la storia. Anche in The Town of Light ci sono momenti orrorifici, ma non sono troppo spinti: l&#8217;argomento era troppo delicato e non abbiamo voluto spingere troppo su quel fronte. In Martha c&#8217;è invece molto linguaggio horror, funzionale per descrivere il disagio e l&#8217;orrore che arriva improvvisamente nella vita della ragazza.</p>
<p>Il titolo è ambientato <strong>nel 1944, in Toscana</strong>. Una cosa che vogliamo raccontare è di come la guerra sia arrivata qui proprio alla fine della guerra, con la ritirata dei Tedeschi e l&#8217;avanzata degli Alleati, episodi che hanno scatenato violenze ed orrori. La protagonista è figlia di una donna italiana e di un soldato tedesco, abbiamo voluto descrivere la divisione profonda che ha caratterizzato il mondo in quel periodo proprio dal punto di vista di questa giovane ragazza, fragile e delicata, che si muove sullo sfondo della guerra in questo mondo profondamente spaccato in cui vive, mettendolo a confronto la sua fragilità personale. Non ci sarà comunque una visione politica: la violenza non ha colore, non ha né buoni né cattivi.</p>
<p>La storia inizia con <strong>un trauma profondo</strong> che sconvolgerà la vita della protagonista: la perdita della sorella che verrà trovata morta in un lago.<br />
Il giocatore, nei panni della protagonista, cercherà di capire cosa è successo e perché.</p>
<p><strong>Z: Una domanda al volo, perché la tua descrizione mi ha fatto suonare una sirena: ci saranno riferimenti ai fatti di Sant&#8217;Anna?</strong><br />
<strong>L: </strong> No, non ci sono riferimenti diretti. <strong>Gli episodi della guerra resteranno comunque come sfondo</strong> della storia e quando sarà presente in modo diretto lo sarà nella realtà personale della ragazza, nella sua sfera familiare.</p>
<p><strong>Z: Veniamo a qualche domanda più strettamente legata al gameplay. Ci saranno molti collezionabili?</strong><br />
<strong>L: </strong> Sì, tanti e di varia natura. Per gli amanti del completismo e dei trofei ci sarà <strong>molto con cui divertirsi</strong>.</p>
<p><strong>Z: Qual è la durata prevista per completare il gioco?</strong><br />
<strong>L: </strong> Senza dilungarsi sulla ricerca di tutti dettagli, dovremmo essere sulle <strong>sei ore</strong>. Naturalmente è possibile correre dritti avanti e accelerare, oppure investire altro tempo nell&#8217;esplorazione.</p>
<p><strong>Z: Sarà un gioco in prima persona?</strong><br />
<strong>L: </strong> Si, io amo molto i giochi <strong>in prima persona</strong> e credo che in una esperienza narrativa in cui l&#8217;immersione e l&#8217;empatia con la protagonista sono elementi centrali, la prima persona sia lo strumento più indicato. Naturalmente si tratta di una mia opinione personale.</p>
<p><strong>Z: Troveremo cutscene?</strong><br />
<strong>L: </strong> Sì, sono molte ma <strong>non troppo lunghe</strong>: ci sono momenti, cinematografici, in cui vogliamo che il giocatore veda certe cose e nel mondo in cui le abbiamo pensate, per questo abbiamo le cutscene. Serviranno a dare risalto ad alcuni passaggi della storia.</p>
<p><strong>Z: E per quando riguarda i modelli?</strong><br />
<strong>L: </strong> Ci saranno un po&#8217; di <strong>mockup</strong>, e abbiamo deciso, per quanto siano difficili da animare, di lasciare visibili le mani della protagonista durante il gameplay.</p>
<p><strong>Z: Su quali piattarforme uscirà il titolo?</strong><br />
<strong>L: </strong> Per ora su <strong>Xbox, Playstation e su Steam per PC</strong>. Siamo però aperti anche ad altre possibilità, come il VR, ma se ne parlerà in futuro.</p>
<p><strong>Z: Parliamo della localizzazione</strong><br />
<strong>L: </strong> il master sarà <strong>in italiano</strong>, porremo grandissima cura in generale nella localizzazione perché in un gioco narrativo è una componente essenziale.<br />
Questo è sempre stata una nostra caratteristica tanto che The Town of Light, anche se è un piccolo gioco indie, supporta ben 11 lingue!<br />
Sono convinto che la localizzazione possa fare una grande differenza. Pensa che abbiamo aggiunto il cinese da poco e ultimamente le vendite di The Town of Light sono aumentate e ben il 34% del totale è in Cina.<br />
Fortunatamente <strong>Wired production</strong> ci appoggia e ci sta offrendo la possibilità di lavorare con grandi professionisti, sempre in contatto con noi, per ottenere un risultato di altissimo livello.</p>
<p>Non abbiamo ancora la voce italiana della protagonista, ma ve la comunicheremo appena verrà scelta. Abbiamo invece un&#8217;artista che ha contribuito con la <strong>colonna sonora</strong>: è una cosa di cui siamo molto orgogliosi. A seguito del teaser siamo stati contattati per sapere dove trovare la musica che si può sentire (nella scena con le marionette), ebbene: da nessuna parte, la colonna sonora è originale.</p>
<p><strong>Z: Avremo allora sicuramente modo di intervistare anche questi artisti. Per ora ti ringrazio per il tuo tempo e aspettiamo con ansia le prossime milestone.</strong><br />
<strong>L: </strong> <strong>Per ora non abbiamo date fissate</strong>, ma sapremo qualcosa di più a partire da settimana prossima. Prima di chiudere però voglio spendere due parole per lo straordinario team con cui ho il piacere di lavorare: si tratta di artisti di grandissimo talento che stanno mettendo davvero tutto loro stessi nella realizzazione di Martha, contribuendo ognuno con le proprie capacità e sensibilità artistiche.</p>
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<h2>Conclusioni</h2>
<p>Parlare con Luca è stato un vero piacere: chi ci segue sa quanto siamo appassionati di videogiochi, soprattutto nella sua dimensione Indie, che dà la possibilità, come detto all&#8217;inizio, di avere un totale controllo sul prodotto da parte degli sviluppatori e liberà creativa massima.<br />
Personalmente non ero così entusiasta da tempo immemore, e non vedo l&#8217;ora di ricevere i prossimi asset di <strong>Martha is Dead</strong>, così come conoscere quale attrice darà la voce alla protagonista.</p>
<p><strong>Il primo teaser trailer</strong> lo trovate in questa pagina. Il successivo, date le restrizioni nei limiti di età, lo potete trovare sulla pagina YouTube di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=WlTwBzc3dT8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wired Productions</a>. Attenzione: è disturbante proprio come promesso da Luca.</p>
<p>Non mi resta che darvi appuntamento alla prossima occasione ed invitarvi a discutere con noi di questo progetto sui nostri canali social: <a href="https://www.facebook.com/nerdandocom" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Facebook</a>, <a href="https://nerdando.com/discord" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Discord</a> e naturalmente <a href="http://twitch.com/nerdando" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Twitch</a>!</p>
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		<title>The Town of Light &#8211; Luce di tenebra</title>
		<link>https://nerdando.com/2016/04/06/the-town-of-light-luce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano "jedi.lord" Scutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2016 12:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[LKA.it]]></category>
		<category><![CDATA[The Town of Light]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div>
<p>Un pugno sotto lo sterno, proprio dove comincia lo stomaco. Una sensazione di malessere, disagio, di prurito. Distogliere lo sguardo ma al contempo guardare nell&#8217;orrore, con la consapevolezza che sì, è un videogioco e sì, è anche stata la realtà. Il finale della magistrale opera dei toscani di LKA.it è spiazzante, crudele, duro e voglio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://lh3.googleusercontent.com/-acJ61A23VGI/VwSw046rT3I/AAAAAAAAKj8/eCdBpoeLk5IO0GscxAmr5P66xmltaTdpQ/w839-h472-no/immagine_4.png" alt="" width="839" height="472" /></p>
<p>Un pugno sotto lo sterno, proprio dove comincia lo stomaco.</p>
<p>Una sensazione di malessere, disagio, di prurito.</p>
<p>Distogliere lo sguardo ma al contempo guardare nell&#8217;orrore, con la consapevolezza che sì, è un videogioco e sì, è anche stata la realtà.</p>
<p>Il finale della magistrale opera dei toscani di LKA.it è spiazzante, crudele, duro e voglio partire proprio da lì per farvi capire perché c&#8217;era bisogno di questo The Town of Light e perché effettivamente merita tutte le quattro ore necessarie per andare in fondo alla vicenda.</p>
<p>The Town of Light mi ha attratto dalla prima volta che ne sentii di parlare, sia per la sua voglia di raccontare in modo peculiare una tematica &#8220;pesante&#8221;, sia perché si tratta di un&#8217;opera tutta italiana, quindi mi fiondai a provarlo durante il Lucca Comics &amp; Games 2015, nella versione in anteprima rimanendone parecchio colpito (come scrissi anche in <a href="https://nerdando.com/the-town-of-light/" target="_blank">un articolo qui su Nerdando.com</a>). Ora finalmente posso esaudire il desiderio che espressi allora e ringrazio gli sviluppatori che mi hanno dato l&#8217;opportunità di giocare fino in fondo il loro ultimo lavoro, con tutta la calma e la tranquillità che un titolo del genere richiede per essere goduto al meglio.</p>
<p>Perciò, senza Oculus stavolta (purtroppo) ma con tanta curiosità, mi sono addentrato nel fatiscente manicomio che si trova davvero a Volterra, in provincia di Pisa. Infatti The Town of Light è ambientato quasi totalmente dentro l&#8217;ex-ospedale psichiatrico della città e ci accompagna, con il suo doloroso e pesante carico di emozioni, nella vita di René, che capiamo essere stata una delle pazienti della struttura negli anni &#8217;30-&#8217;40 del secolo scorso. L&#8217;esplorazione dell&#8217;ambientazione sarà un viaggio simbolico nella vita della povera sventurata e insieme un viaggio nell&#8217;orrore di una realtà che ha sempre rappresentato uno dei paradigmi del terrore. La parola &#8220;manicomio&#8221; è sempre stata legata, per noi nati dopo la Legge Basaglia che ne decretò la chiusura in Italia, a quel determinato immaginario horror che ne ha fatto ampio uso come ambientazione, scenario, mezzo per spaventare. Iniziando The Town of Light invece ci accorgeremo immediatamente che gli autori hanno rinunciato subito all&#8217;horror comunemente inteso; lo scenario è iperrealistico, niente colori esagerati o virate verso il dark, né musiche particolarmente Residentevilesche (passatemi il termine): un cancello da attraversare, come quello dei cantieri, intonaci caduti, mobili accatastati, erbacce e vetri rotti. E guardando negli angoli, nel mezzo della polvere e dei raggi di sole che illuminano il pulviscolo, ricordi di un tempo che non c&#8217;è più.</p>
<p>Carte ingiallite, documenti riguardanti persone defunte da mezzo secolo, targhe che ci ricordano che &#8220;le persone civili non sputano e non bestemmiano&#8221;, firmato Re Vittorio Emanuele.</p>
<p>Pian piano torniamo indietro nel tempo: l&#8217;Italia era un regno, non propriamente democratico, sono gli anni che precedono il secondo tragico conflitto mondiale e se davi segni di squilibrio, se non avevi la fortuna di qualcuno alle spalle che ti proteggesse, era quello il tuo posto. Schedato, denudato, la tua identità praticamente annullata, i giorni tutti uguali, tra il torpore del sedativo, le urla di chissà chi nel corridoio, le speranze che da sole ti illudono e ti permettono di andare avanti.</p>
<p>René cerca sé stessa tramite quei luoghi che si distorcono, lo spazio tempo si piega con il peso dei ricordi più dolorosi, narrati con disegni animati cupi ed inquietanti, proprio come in una graphic novel. Gente, qui non si scherza: si parla di sessualità repressa, abusi, azioni deplorevoli, perdita di umanità, e per farlo si è scelto un videogioco che ti porta in prima persona nel centro dell&#8217;orrore della mente e di ciò che ne consegue. E questa è una scelta forte, proprio perché grazie al videogioco noi siamo René, siamo dentro la vicenda e siamo con lei mentre tenta di districare la confusione dei suoi ricordi. Qui c&#8217;è ben peggio dei mostri di Outlast che ti fanno &#8220;Buh!&#8221; da dietro la porta. Qui il terrore sorge e sgorga copioso da dentro, di conseguenza a quel che vediamo e leggiamo.</p>
<p>&#8220;Vedere&#8221;? &#8220;Leggere&#8221;? Eh si, il videogioco è il mezzo, ma non si tratta di un titolo d&#8217;azione rocambolesca; oltre a qualche semplice enigma, si esplora molto, si legge e si prendono decisioni, è qui che LKA ci fa capire che lo scopo non è quello di criticare i manicomi e coloro che davvero si prefiggevano di curare gli sventurati che vi venivano regolarmente rinchiusi (come d&#8217;altronde ci spiega il disclaimer all&#8217;inizio del gioco) e lo fa con una grande eleganza: in determinati punti, dalla metà della storia in poi, dovremo compiere delle scelte e tali domande ci instilleranno effettivamente il seme del dubbio, sia sul passato della protagonista, sia sull&#8217;effettiva malafede o meno degli operatori. Non so se fosse davvero questo lo scopo, ma io l&#8217;ho percepito così: in ogni caso, complimenti, perché la storia si ramifica mentre prosegue verso lo scioccante finale.</p>
<p>Non che la vicenda manchi di scene o situazioni che turbano il giocatore (anzi, ogni volta che partiva una scena di animazione, un groppone non me lo toglieva nessuno) ma il finale mi ha fatto DAVVERO impressione. Sì, l&#8217;ho detto già prima, ma ci ripenso ogni tanto perché non mi capitava da un po&#8217; che fossi così scosso durante i titoli di coda. Anzi, diciamo che è proprio tutta la parte finale a creare il climax giusto, senza fare alcuno spoiler perché quando arriva la botta vi deve colpire forti, tra capo e collo.</p>
<p>Ancora bravi.</p>
<p>E bravi anche perché la ricostruzione in digitale del manicomio di Volterra è secondo me (non che io sia un parere autorevole in merito, eh) magistrale. Il fatto che tutto sia frutto di un grande impegno anche di tipo documentaristico è lampante da ogni singolo dettaglio che il caro motore Unity porta in vita in modo efficace. Disegni e fotografie trasudano veridicità e rendono la ricostruzione storica molto plausibile. Non parliamo poi dei murales sulle pareti: quando si parla di tocco di classe, mi riferisco a queste cose qui. Atmosfera, atmosfera, atmosfera!</p>
<p>A questo punto ve lo posso dire: dato che sono un nerdaccio senza speranza e che abito in Toscana, non ho resistito alla grande tentazione di andare davvero a cercare questo manicomio per vedere come è in realtà. Ebbene, dopo qualche giro nelle strette stradine che circondano il nuovo ospedale di Volterra, ho imboccato il viale (ora chiamato Viale dell&#8217;ex-Manicomio) che porta, tra alberi e sterpaglie fino al famigerato cancello che si vede all&#8217;inizio del gioco. Ebbene, vi assicuro che l&#8217;atmosfera ricostruita nel titolo è di una perfezione imbarazzante. A parte il luogo, riportato e riadattato benissimo, ho potuto sentire addosso la decadenza e la tragicità emanata da quelle mura, da quelle finestre murate, dalle sterpaglie che si riprendono pian piano quel luogo di sofferenza.</p>
<p>Non so se The Town of Light possa essere considerato un titolo per tutti: non mi riferisco solo alle tematiche pesanti, ma anche al tipo di esperienza. E&#8217; proprio un&#8217;esperienza di scoperta ed esplorazione, che ci porta man mano sempre più al centro del Cuore di Tenebra: chi cerca più interazione ed adrenalina non ne troverà. Ma potrebbe per quattro ore (una più, una meno) rinunciare alle esplosioni e calarsi in un racconto che induce a riflettere su realtà che fanno parte del nostro passato recente e che non saranno facilmente sepolte sotto cumuli di macerie. E che fanno male davvero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2016/04/06/the-town-of-light-luce/">The Town of Light &#8211; Luce di tenebra</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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		<title>The Town of Light &#8211; Un horror nostrano</title>
		<link>https://nerdando.com/2015/12/10/the-town-of-light/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano "jedi.lord" Scutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 13:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indie]]></category>
		<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Oculus]]></category>
		<category><![CDATA[The Town of Light]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><div style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh5.googleusercontent.com/mTJIANrD2Jadltd8bzgnnWAC0mk39AGm8TW2Nryq16EJcsR5SE1amWoZ4vqxBP7R7Eu6Noz1m85Y=w780-h430" alt="L'ambientazione inquietante di The Town of Light" width="780" height="430" /><p class="wp-caption-text">L&#8217;ambientazione inquietante di The Town of Light</p></div>
<p>Ebbene sì: non avevo ancora avuto occasione di provare il famoso Oculus Rift prima dell’ultimo Lucca Comics &amp; Games, e ciò non è molto in linea con il voler scrivere di novità e futuro videoludico. Ma chi l’avrebbe mai detto che il mio personale battesimo nella realtà virtuale 2.0 l’avrei avuto con un titolo così particolare ed intimista, nella cornice più caotica e maestosa che si potesse avere?</p>
<p>Non sono qui però per parlarvi di Oculus, ma proprio di quel titolo che sfrutta questo strumento per amplificare a dismisura le sensazioni che gli sviluppatori di LKA*it Studios, indie nostrani venuti dalla Toscana, vogliono restituirci.</p>
<p>Il titolo in questione è The Town of Light, avventura esplorativa di stampo horror­-psicologico, che mi incuriosiva già da qualche tempo dopo averne letto alcune anteprime in giro per la rete; trovarla in presentazione giocabile a Lucca è stata davvero una bella sorpresa.</p>
<p>La tematica è di quelle belle toste, si parla dell&#8217;era buia dei manicomi prima della Legge Basaglia, e dell’esperienza di una donna, René, che vi era rinchiusa in gioventù. Il lavoro di documentazione svolto è maestoso, basta visitare il sito ufficiale per sbirciare nell&#8217;elenco delle fonti utilizzate dai creativi durante lo sviluppo, che hanno scelto inoltre di ambientare tutta la vicenda in un luogo che più reale non si può: l&#8217;ex ospedale psichiatrico di Volterra, ricostruito con dovizia di particolari sia architettonicamente che per quanto riguarda documenti ufficiali e cartelle cliniche, basandosi anche su interviste a ex-pazienti e dottori, e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>In sostanza, non potevo farmi sfuggire l&#8217;occasione di provare questa esperienza così particolare.</p>
<p>Infilato il casco, mi trovo di fronte all&#8217;ingresso di un edificio diroccato, che già al primo impatto mi fa capire la gran cura che i grafici di LKA hanno profuso nel loro lavoro: il bel motore grafico è impreziosito dalla sapienza nel saper costruire quel tassello che ritengo fondamentale per il tipo di esperienza, ovvero l’atmosfera. I raggi del sole che filtrano dalle finestre, l’aria sudicia e dimessa, erbacce e calcinacci in toni grigi e marroni. Il valore aggiunto della grafica non è tanto la grafica in sé, ma il saperla utilizzare: il design azzeccato accoppiato con la realtà virtuale di Oculus fanno davvero un bel lavoro.</p>
<p>Inizio ad esplorare, spaesato da dover muovere realmente la testa per voltarmi, recupero un documento e proseguo per un corridoio pensato per la dimostrazione: le porte si chiudono di fronte a me, soffitto e pavimento si confondono, la realtà si smembra e la luce abbacinante dei ricordi mi assale. Mi ritrovo in un letto di corsia, circondato (in realtà dovrei parlare al femminile) da altri pazienti che si agitano nei letti, la mente e la vista offuscate dal tepore di una luce da primo pomeriggio tardo primaverile… o dalle medicine? Un’infermiera mi guarda, con un sorriso dolce, che mi mette a mio agio e mi inquieta allo stesso tempo… una voce dal passato (o dal presente?) mi fa capire che quella persona è stata importante, sicuramente un appiglio in un posto così orribile.</p>
<p>Questa scena non riesco a togliermela dalla testa, perché l&#8217;immedesimazione è totale: guardare il proprio corpo disteso sul letto in una tale atmosfera è stato forte, e nonostante la mia lunga esperienza da videogiocatore, mi fa sempre piacere quando certi momenti riescono ad impattare così potentemente su di me.</p>
<p>Un accenno di flashback, mostrato come fosse una graphic novel, accenna alla durezza della mia condizione: strappata alla normalità, rinchiusa in quel posto senza speranza.</p>
<p>La prova finisce purtroppo troppo presto, ma la sensazione, forse quella che conta più di tutte in un’esperienza del genere, rimane in sottofondo e la senti come il retrogusto amaro, come il rimpianto che risale nel momento sbagliato.</p>
<p>Ho visto poco di The Town of Light, ma credo di aver intuito dove gli sviluppatori vogliano condurci: l’horror che ci vuole raccontare LKA è quello dentro di noi, nell&#8217;abisso della mente umana devastata da un’esperienza straniante. Mi aspetto scene forti, ma più dal punto di vista emotivo e sensoriale, che visive, data la tematica.</p>
<p>Un passo in più per mostrare a tutti come il videogioco, come mezzo culturale vero e proprio, possa dire la sua.</p>
<p>Giocarlo con Oculus sarà probabilmente la scelta migliore dato il tipo di esperienza, e presentarlo in fiera in questo modo è una mossa azzeccata. Quello dell’avventura esplorativa e “sensoriale” è un genere che mi ha sempre attratto e confesso che scioccamente non avevo affatto intuito quanto potesse guadagnare dal supporto alla realtà virtuale.</p>
<p>Posso dirvi una cosa? Non vedo l’ora che esca, per potermi godere a luce spenta, cuffie insonorizzate e in tutta comodità un qualcosa che promette già bene così.</p>
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