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	<title>Ryan Murphy - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Feud &#8211; Una faida&#8230; multimediale!</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/05/06/feud-una-faida-multimediale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2021 12:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Alfred Molina]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Feud.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Feud-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Feud" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Feud-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Feud-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Feud.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Feud-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
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<p class="p1"><em>Feud</em> è uscita nel 2017 ed è da allora che aspettavo di gustarmela. Creata da <strong>Ryan Murphy</strong>, interpretata da due mostri sacri come <strong>Jessica Lange</strong> e <strong>Susan Sarandon</strong>, racconta la faida tra due altrettanto grandi dive del passato: <strong>Joan Crawford</strong> e <strong>Bette Davis</strong>, fotografate durante la lavorazione di uno dei più bei film mai girati, <em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em></p>
<p class="p1"><strong>Di carne al fuoco ce n&#8217;è tanta</strong>, per una miniserie che doveva diventare la prima stagione di una serie antologica incentrata sulle rivalità più famose e che doveva proseguire con una seconda stagione dedicata al rapporto tra Carlo e Diana di Inghilterra.<br />
Il progetto è naufragato ed è un vero peccato. Ma ci resta una prima stagione da urlo, che ho potuto finalmente recuperare grazie a <strong>Disney+</strong>, che l&#8217;ha distribuita in Italia.</p>
<h2 class="p1">La serie</h2>
<p class="p1"><strong>Joan Crawford</strong> e <strong>Bette Davis</strong> sono state due stelle di primo piano nella Hollywood degli anni Trenta e Quaranta, autentico oro per i botteghini e autrici di performance straordinarie.<br />
Come spesso accade tra grandi dive, <strong>non è mai corso buon sangue tra le due</strong>. Anzi, potremmo addirittura dire che tra Crawford e Davis scorreva cordialissimo quanto profondo disprezzo.</p>
<p class="p1">Eppure, nella fase declinante delle rispettive carriere, precisamente nel <strong>1962</strong>, quando Hollywood sembrava non avere più posto per due ormai attempate ex galline dalle uova d&#8217;oro, le due attrici si trovarono a <strong>condividere il set</strong> e, nonostante i dissapori, a dare vita ad <strong>un film memorabile</strong>.</p>
<p class="p1"><strong><em>Feud</em></strong> ci mostra proprio questo momento, raccontandoci la travagliata lavorazione del film, la successiva gara di ripicche in fase di promozione e di premiazioni agli Oscar e puntando i riflettori sulle due dive, gettando luce sulla loro vita privata e il loro percorso artistico e personale.<br />
Diciamolo subito: <strong>c&#8217;è molto di romanzato</strong> in <em>Feud</em> (e d&#8217;altra parte è sempre così nei prodotti a firma Ryan Murphy) ma, nel complesso, la storia che guardiamo sullo schermo a grandi linee è fedele a quella che è andata in scena nella vita vera.</p>
<p class="p1"><strong>Jessica Lange</strong> e <strong>Susan Sarandon</strong> sono straordinarie nell&#8217;interpretare le due grandissime dive (impresa che avrebbe spaventato molti e in cui invece loro si sono rivelate eccellenti) e sono accompagnate da un cast perfetto, in cui spiccano <strong>Alfred Molina</strong> nei panni del regista Robert Aldritch e il sempre bravo <strong>Stanley Tucci</strong>, che dà vita a Jack Warner.</p>
<p class="p1"><em>Feud</em> si concentra, naturalmente, <strong>sul dissidio Crawford-Davis</strong> ma comprimaria è anche lei, la Hollywood degli anni Sessanta. Murphy è bravo a rappresentare il grande cinema del passato, lo ha dimostrato in più di un&#8217;occasione e qui non manca certo il colpo.</p>
<p class="p1">Insomma, <strong>la miniserie io ve la consiglio</strong> perché mi ha convinto veramente veramente tanto. E, soprattutto, mi ha spinta a scoprire qualcosa di più sulle protagoniste e sul retroterra di <em>Feud</em>, che è composto <strong>da un film</strong> (come abbiamo già detto) ma anche <strong>da un libro</strong>. E tutti e due meritano attenzione.</p>
<h2>Il film</h2>
<p class="p1"><strong><em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em></strong> io lo avevo già visto, un paio di anni fa e ne ero rimasta folgorata.<br />
Una storia forte e ricca di spunti di psicanalisi, resa immortale da due attrici in stato di grazia. <strong>Bette Davis</strong>, in particolare, è stata superba, delineando un personaggio affatto facile, che è diventato (a ragione) uno dei più famosi della storia del cinema.</p>
<p class="p1">Nel film Davis e Crawford interpretano le sorelle <strong>Jane e Blanche Hudson</strong>, ex attrici ormai abbondantemente sul viale del tramonto unite da un rapporto morboso fatto di gelosie, risentimenti e senso di colpa.<br />
Delle due, Jane ha fatto da traino diventando da bambina una stella di primo piano del Vaudeville: Baby Jane era l&#8217;idolo delle folle e tutti facevano la fila per ammirarla e applaudirla.</p>
<p class="p1">Tuttavia, crescendo, Jane non è riuscita ad evolvere e staccarsi dal personaggio che l&#8217;aveva portata al successo, perdendo progressivamente fan e ingaggi.<br />
<strong>Mentre la stella di Jane si spegneva, quella di Blanche si faceva sempre più luminosa</strong>: divenuta una delle attrici più belle e talentuose del periodo, la sorella minore vedeva spalancarsi le porte del successo. Con buona pace di Baby Jane.</p>
<p class="p1">Nel corso degli anni Trenta, tuttavia, all&#8217;apice del successo, Blanche rimane paralizzata in seguito a <strong>un incidente automobilistico</strong> dai contorni poco chiari, ponendo così fine a un promettente carriera cinematografica.<br />
Con queste premesse, seguiamo le protagoniste nel <strong>1962</strong>: entrambe ancorate al passato e alle prese con rivalità mai risolte, vivono insieme in una enorme casa, mentre Jane dà sempre più segni di squilibrio.</p>
<p class="p1"><em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em> è <strong>un thriller psicologico appassionante</strong>, soprattutto grazie al grande lavoro di caratterizzazione svolto da Bette Davis, giustamente candidata all&#8217;Oscar (ma non vincitrice: a ritirare l&#8217;Oscar, quell&#8217;anno, fu proprio l&#8217;eterna rivale Joan Crawford, che non era nemmeno candidata. Ma questa è un&#8217;altra storia e, se guarderete <em>Feud</em>, la scoprirerete).</p>
<p class="p1">Ci sarebbe tantissimo da raccontare su questo film, così tanto che magari ne parleremo in un approfondimento apposito.<br />
Per adesso vi dico che <strong>merita davvero di essere riscoperto</strong>, perché regala emozioni, riflessioni e un&#8217;interpretazione magistrale.</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Che-fine-ha-fatto-Baby-Jane.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-40994" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Che-fine-ha-fatto-Baby-Jane.jpg" alt="Feud" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Che-fine-ha-fatto-Baby-Jane.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Che-fine-ha-fatto-Baby-Jane-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Che-fine-ha-fatto-Baby-Jane-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Che-fine-ha-fatto-Baby-Jane-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<h2>Il libro</h2>
<p class="p1">Forse non lo sapevate ma <em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em> prima di essere un film è stato <strong>un libro</strong>, con lo stesso titolo, scritto da <strong>Henry Farrell</strong> nel 1960.</p>
<p class="p1">Farrell, autore di racconti gialli e noir, tra l&#8217;altro, è autore anche del &#8220;seguito putativo&#8221; di <em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em>: <em><strong>What ever happen to cousin Charlotte?</strong></em>, infatti, è stato portato al cinema con il titolo di <strong><em>Piano&#8230; piano, dolce Carlotta</em></strong> che avrebbe dovuto riunire sullo schermo la coppia Bette Davis-Joan Crawford e che, alla fine, fu interpretato da Bette Davis accompagnata da <strong>Olivia de Havilland</strong> (e anche di questo troverete spiegazione in <em>Feud</em>, dove Olivia de Havilland è interpretata da una <strong>Catherine Zeta-Jones</strong> perfettamente in parte).</p>
<p class="p1"><em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em>, il libro, si è rivelato <strong>un best seller</strong> e, per me, è stato l&#8217;artefice di tutto: comprato per caso in autogrill durante una trasferta di lavoro, mi ha catturata e incuriosita a guardare anche il film e poi la serie.</p>
<p class="p1">La storia e lo svolgimento sono gli stessi che vediamo sul grande schermo e, a conti fatti, <strong>la trasposizione filmica è molto fedele al prototipo</strong>. L&#8217;unica differenza è che il libro si dimostra più crudo della controparte cinematografica, da cui sono stati eliminati i dettagli più cruenti.</p>
<p class="p1">Si tratta di un romanzo <strong>veloce e coinvolgente</strong>, che ha saputo tenermi davvero incollata alla pagina, incapace di interrompere la lettura e ansiosa di scoprire cosa sarebbe successo dopo.<br />
Io ve lo consiglio tantissimo, a inizio o completamento della visione di <em>Feud</em> e di <em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em></p>
<p class="p1"><strong>Piccola curiosità</strong>: per il suo libro, l&#8217;autore si è ispirato alla vicenda di <strong>Blanche Monnier</strong>, utilizzando anche il suo nome per una delle due protagoniste.<br />
Se non sapete chi sia Blanche Monnier, vi dico che è nota anche come <strong>La sequestrata di Poitiers</strong>, essendo stata segregata in casa dalla famiglia per ben 25 anni.<br />
Una storia scabrosa e drammatica, che in effetti si è rivelata perfetta per ispirare il romanziere. Ma anche quella di Blanche Monnier è un&#8217;altra storia.</p>
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		<title>Censurare la storia o cambiare il futuro? I casi Hollywood e Via col vento</title>
		<link>https://nerdando.com/2020/06/11/censurare-la-storia-o-cambiare-il-futuro-i-casi-hollywood-e-via-col-vento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 12:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Hollywood e Via col vento" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Hollywood-e-via-col-vento-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>La questione razziale Nelle settimane che stiamo vivendo gli Stati Uniti sono a ferro e fuoco e, come mai prima d&#8217;ora, la questione razziale è (finalmente) al centro dell&#8217;attenzione pubblica. La scintilla è scattata a causa della morte di George Floyd, avvenuta a Minneapolis il 25 maggio scorso in seguito all&#8217;arresto: è l&#8217;ennesima vicenda che [&#8230;]</p>
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<h2>La questione razziale</h2>
<p>Nelle settimane che stiamo vivendo gli Stati Uniti sono a ferro e fuoco e, come mai prima d&#8217;ora, la <strong>questione razziale</strong> è (finalmente) al centro dell&#8217;attenzione pubblica.<br />
La scintilla è scattata a causa della morte di <strong>George Floyd</strong>, avvenuta a Minneapolis il 25 maggio scorso in seguito all&#8217;arresto: è l&#8217;ennesima vicenda che mette in evidenza come le forze di polizia negli Stati Uniti spesso abusino del loro potere e ha dato il via a manifestazioni in tutti i 50 Stati.</p>
<p>La questione razziale, che covava da tempo sotto la cenere, è esplosa, portandosi all&#8217;attenzione di tutti a livello politico, sociale, civile e istituzionale. Ma anche il <strong>mondo dello spettacolo</strong> negli ultimi tempi ha affrontato l&#8217;argomento e continua a prendere provvedimenti in questo senso sempre più spesso.<br />
È proprio di quest&#8217;ultimo aspetto che intendo parlarvi; non entrerò nel merito delle questioni politiche ma mi limiterò al campo che conosco meglio: quello del <strong>cinema</strong>. E lo farò attraverso mie <strong>riflessioni personali</strong>, condivisibili o meno, che non hanno la pretesa di ergersi a verità assoluta ma attraverso le quali spero di dare uno spunto di riflessione a un dibattito più che mai aperto.</p>
<p><strong>È giusto censurare la storia</strong>, riscrivendola attraverso i film, eliminando i prodotti realisti a favore di quelli di fantasia? O piuttosto non sarebbe meglio conoscere il passato, imparando da esso e creando un futuro diverso e più equo?</p>
<h2>Il caso Hollywood</h2>
<p>Riflessioni, queste, che avevano già affollato la mia mente il mese scorso, quando su <strong>Netflix</strong> è uscita <strong><em>Hollywood</em></strong>, miniserie creata da <strong>Ryan Murphy</strong> e ambientata nello scintillante mondo dello star system del secondo dopoguerra.<br />
Una serie sul cinema e sulla storia, per di più creata da Ryan Murphy (di cui mi ero artisticamente innamorata ai tempi di <a href="https://nerdando.com/2016/09/09/scream-queens/"><strong><em>Scream Queens</em></strong></a>): come potevo perdermela? E infatti mi sono tuffata immediatamente nella visione, senza nemmeno aspettare il doppiaggio e, inizialmente, la serie mi stava anche piacendo molto.<br />
<em>Hollywood</em> (di cui vi ha già parlato approfonditamente <strong>Gattiveria</strong> <a href="https://nerdando.com/2020/05/30/nerdandoconsiglia-hollywood/">qui</a>) è stata apprezzata da molti ma ha fatto storcere il naso ad altrettanti spettatori per la sua<strong> revisione storica</strong>. E io faccio parte di quest&#8217;ultima fetta di pubblico.</p>
<p>Chiariamoci subito: la fantastoria esiste da sempre e non ho nulla in contrario. Qui però si maschera da versione storica, con tanto di personaggi realmente esistiti, <strong>una rilettura completamente fantasiosa degli Stati Uniti e della Hollywood degli anni Quaranta</strong>. Sarebbe stato bello vedere davvero un&#8217;attrice protagonista di colore, in un film in cui il personaggio principale non doveva necessariamente esserlo, vincere un Oscar in quell&#8217;epoca. Sarebbe stato bello vedere una donna a capo di uno studio cinematografico di punta. Sarebbe stato bello vedere un progetto cinematografico ambizioso e in anticipo sui tempi avere un successo clamoroso. Sarebbe stato bello vedere l&#8217;omosessualità sdoganata liberamente già all&#8217;epoca, per di più durante la notte degli Oscar.<br />
Sarebbe stato bello. <strong>Ma nella realtà non è andata così</strong>. E dimenticarlo è pericoloso.</p>
<p>Nella realtà avremmo dovuto aspettare il 2001 per vedere un&#8217;attrice nera vincere l&#8217;Oscar come migliore interprete principale (<strong>Halle Berry</strong>, per <em>Monster Ball</em>. La prima afroamericana a vincere nella categoria non protagonista, invece, era stata <strong>Hattie McDaniel</strong> nel 1939 per il ruolo di Mami in <strong><em>Via col vento</em></strong>). Nella realtà <strong>Rock Hudson</strong>, attore apprezzato e amato, ha sofferto tutta la vita per la propria omosessualità, che era costretto a tenere nascosta. Ma è stata proprio la sua morte per AIDS a scuotere l&#8217;opinione pubblica nei confronti di questa malattia.</p>
<p><strong>Cambiare il ricordo di anni di sofferenza e lotte</strong>, cancellarlo per sostituirlo con un passato idilliaco e perfetto, in cui le ingiustizie non sono mai esistite, a mio modo di vedere <strong>non aiuta ad appianare le criticità che viviamo ancora oggi</strong> ma, anzi, mi suona più come un lavarsi la coscienza, spostando l&#8217;attenzione dal problema. Un <strong>guardare il dito e non la luna</strong>, cosa che oggi avviene troppo spesso.</p>
<h2>Il caso Via col vento</h2>
<p>In <em>Hollywood</em> un&#8217;ottima <strong>Queen Latifah</strong> interpreta <strong>Hattie McDaniel</strong>, prima afroamericana a vincere un premio Oscar per il ruolo interpretato in un kolossal indiscusso: <strong><em>Via col vento</em></strong>.<br />
È curioso che proprio in questi giorni sia questo grande classico ad essere sotto le luci della ribalta a proposito della questione razziale.</p>
<p><em>Via col vento</em>, diretto nel 1939 da <strong>Victor Fleming</strong> e interpretato da <strong>Clark Gable</strong> e <strong>Vivien Leigh</strong> si è dimostrato un film dal grandissimo e duraturo successo, vincitore di ben 8 premi Oscar.<br />
La storia è ambientata durante la <strong>Guerra di Secessione</strong> americana e Rossella, la protagonista, vive in uno stato del Sud, la Georgia. Non solo, la sua famiglia è proprietaria di una piantagione di cotone: come è prevedibile aspettarsi, i personaggi di colore che compaiono nel film, tra cui la già citata Mami, sono rappresentati realisticamente rispetto l&#8217;epoca di ambientazione, tramite <strong>stereotipi antiquati</strong> non solo per lo spettatore di oggi ma già per uno del 1939 (uno che fosse particolarmente progressista, a dirla tutta: gli Stati Uniti del 1939, in effetti, non brillavano per uguaglianza sociale).</p>
<p>Ha fatto discutere molto la decisione di <strong>HBO Max</strong>, servizio di streaming disponibile negli Stati Uniti, che in questi giorni ha &#8220;<strong>momentaneamente rimosso</strong>&#8221; <em>Via col vento</em> dal proprio catalogo per &#8220;<strong>contenuti razzisti</strong>&#8220;. La piattaforma ha chiarito che il film verrà reintrodotto (in un futuro imprecisato) con l&#8217;aggiunta di una discussione sul suo contesto storico.<br />
<strong>Non un vero e proprio episodio di censura</strong> (il film esiste ancora, non è che ne sia stata data alle fiamme la pellicola, come in un fin troppo celebre rogo di libri di storica memoria e contestualizzare il periodo storico per uno spettatore che non lo conosca è senz&#8217;altro una buona idea) ma sicuramente un segnale su cui riflettere. L&#8217;operazione di HBO Max, per quanto compiuta in buona fede, non può che portare alla mente episodi di <strong>censura</strong> tristemente appartenenti al nostro passato e che non sono mai giustificati, in nessun caso, quando si tratti di arte.</p>
<h2>Concludendo</h2>
<p>E quindi? Non possiamo più sognare? Aboliamo completamente le opere di fantasia? Certo che no, non è questo che dico. Dico solamente che <strong>non possiamo eliminare o rimaneggiare film realisti quando raccontano parti della Storia che non ci fa piacere ricordare</strong>.<br />
Prendiamo il caso di <em>Via col vento</em>: il film rappresenta un&#8217;epoca in cui il razzismo negli Stati Uniti era una solida realtà e la schiavitù praticata senza problemi. Edulcorarne la rappresentazione nella pellicola non cambierebbe quello che è avvenuto.<br />
Prendiamo il caso di <em>Hollywood</em>: negli anni Quaranta (e talvolta ancora adesso) lo star system hollywoodiano non lasciava spazio a minoranze. Fingere che non fosse così non aiuta in nessun modo le lotte per il raggiungimento dell&#8217;uguaglianza nel mondo dello spettacolo. Anzi, sembra il classico &#8220;contentino&#8221; per tutti gli attori e attrici che rivendicano di essere considerati per il proprio talento e non per l&#8217;aspetto fisico.</p>
<p>Ma non solo: <strong>la censura sull&#8217;arte non è mai tollerabile</strong>. Eliminare un film storico, che racconta un&#8217;epoca che era davvero razzista, perché razzista non ha nessuna giustificazione. Per lo stesso ragionamento, allora, dovremmo eliminare tutti i film sul Nazismo perché il Nazismo era sbagliato? Dovremmo eliminare tutti i film di <strong>Roman Polanski</strong> perché condannato per stupro su minore? Dovremmo privarci del talento di un attore come <strong>Kevin Spacey</strong> per via delle accuse che lo hanno coinvolto? (oh, aspetta&#8230;)<br />
Ogni volta che si sceglie di censurare un&#8217;opera d&#8217;arte si intraprende <strong>una china scivolosa</strong>, che ci avvicina pericolosamente all&#8217;immagine che con quel gesto cerchiamo invece di sopprimere.<br />
La rappresentazione artistica di qualcosa che abborriamo, da sempre, è spesso lo stimolo ad eliminare dalla nostra vita certi comportamenti e idee.</p>
<p>E inoltre, per come la vedo io, <strong>il nostro passato è importantissimo</strong> nei suoi aspetti piacevoli ed eroici quanto in quelli negativi e terrificanti: tutto quello che è accaduto può e deve lasciarci un insegnamento affinché non ripetiamo certi errori e non reiteriamo certi atteggiamenti.<br />
Per lo stesso motivo per cui smettere di ricordare gli orrori del Nazismo sarebbe catastrofico, riscrivere il passato ci può far sentire più leggeri e con la coscienza a posto, fingere che certe cose non siano mai accadute può farci sentire meglio; ma rimuovere completamente gli eventi negativi non ci permette di migliorare, farne tesoro e <strong>scrivere un futuro migliore</strong>. <strong>Dimenticare non permette di progredire</strong>. E cancellare persone ed eventi che ci hanno permesso di arrivare alle conquiste etiche ed egualitarie che abbiamo oggi, ne offende la memoria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2020/06/11/censurare-la-storia-o-cambiare-il-futuro-i-casi-hollywood-e-via-col-vento/">Censurare la storia o cambiare il futuro? I casi Hollywood e Via col vento</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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		<title>#NerdandoConsiglia: Hollywood</title>
		<link>https://nerdando.com/2020/05/30/nerdandoconsiglia-hollywood/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniela "Gattiveria" Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2020 12:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#NerdandoConsiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Darren Criss]]></category>
		<category><![CDATA[Dylan McDermott]]></category>
		<category><![CDATA[Jim Parsons]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix Originals]]></category>
		<category><![CDATA[Queen Latifah]]></category>
		<category><![CDATA[Ryan Murphy]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/05/hollywood.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/05/hollywood-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/05/hollywood-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/05/hollywood-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/05/hollywood.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/05/hollywood-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Il cinema mi è sempre piaciuto, tanto. Non solo per le storie raccontate nel buio di un grande schermo (che chissà quando rivedremo), per il fascino di un racconto in cui entri anima e corpo nella vita di qualcun altro che è lontano da te anni luce. Certo, anche la possibilità di viaggiare in un&#8217;epoca [&#8230;]</p>
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Il <strong>cinema</strong> mi è sempre piaciuto, tanto. Non solo per le storie raccontate nel buio di un grande schermo (che chissà quando rivedremo), per il fascino di un racconto in cui entri anima e corpo nella vita di qualcun altro che è lontano da te anni luce. Certo, anche la possibilità di viaggiare in un&#8217;epoca lontanissima o provare emozioni pericolose senza muoversi dalla sedia sono motivi più che validi.</p>
<p>Oltre a questo mi ha sempre affascinato l&#8217;idea di conoscere la storia personale di chi ha messo in gioco il proprio vissuto per poter interpretare in modo credibile un personaggio. Storie pazzesche di persone che hanno fatto sognare milioni di spettatori, magari nascondendo una vita vera fatta di sofferenza, compromessi e rinunce. <strong>Hollywood</strong>, la miniserie in 7 puntate appena sfornata da Netflix mi ha aiutato ad evadere per un po&#8217; da questa quotidianità di mascherine e code al supermercato ed immergermi in un sogno.</p>
<p>Ho trovato meraviglioso l&#8217;intreccio tra fatti reali ed avvenimenti che se fossero realmente accaduti avrebbero reso questo mondo migliore, molto prima. È rassicurante da un certo punto di vista rendersi conto di quanti passi in avanti abbiamo fatto nei confronti della <strong>tolleranza</strong> e nel rispetto di chi è diverso da noi.<br />
Un po&#8217; meno pensare che ancora adesso ci siano forme vergognose di <strong>discriminazione ingiustificata</strong>.</p>
<p>E che per poter raggiungere un obiettivo non bastino <strong>talento, impegno e volontà</strong>.</p>
<p>Questo forse, aldilà della cornice hollywoodiana è il vero tema della <em>faction</em> ideata da <strong>Ryan Murphy</strong>: storie inventante inserite in un contesto reale con fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti. Provare ad immaginare cosa sarebbe accaduto se già negli anni &#8217;40 minoranze etniche, omosessualità, uguaglianza di genere fossero stati accettati e sponsorizzati da un canale di comunicazione potente come quello cinematografico apre le porte a un mondo davvero diverso da quello in cui abbiamo vissuto finora.</p>
<h2>Trama</h2>
<p>La seconda guerra mondiale è finita da pochissimo e la gente ha bisogno di sognare, di evadere: <strong>Hollywood</strong> risponde a questo bisogno.<br />
Non solo per chi lo vive sul grande schermo, ma anche per chi sceglie nella vita di regalarsi una nuova opportunità e spera in una carriera nel mondo dorato del Cinema.</p>
<p>I nostri <strong>protagonisti</strong> sono un&#8217;attrice di colore obbligata a ruoli di cameriera stereotipata, un brillante sceneggiatore gay e nero, un regista mezzo filippino che crede nei sogni ed un ex soldato che vuole sfondare armato solo della propria prestanza fisica.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte del cancello gli agenti cinematografici rovinano o eleggono star dell&#8217;anno una persona in men che non si dica (e non sempre per i motivi migliori), i produttori sono obbligati ad attenersi alle ipocrite e rigidissime regole del <strong>Codice Hays</strong>, secondo cui andava rispettata una condotta morale totalmente di facciata.</p>
<h2>Personaggi e ambientazione: cosa c&#8217;è di vero</h2>
<p>Se avete già visto Hollywood e volete scoprire <strong>cosa ci sia di vero o falso</strong> nei fatti narrati nella miniserie Netflix potete leggere questo paragrafo; se invece preferite scoprire dopo averlo visto cosa c&#8217;è di <em>fake</em>, vi consiglio di passare al paragrafo successivo.</p>
<p>Un po&#8217; come nei quiz, ho trovato molto divertente il mettere alla prova le mie conoscenze sulla vita vera dei protagonisti e sulla capacità di distinguere fatti reali da episodi totalmente inventati. <strong>La realtà</strong> come sappiamo <strong>spesso supera di gran lunga la fantasia</strong> e materiale buono per proporre dei personaggi che sembrino totalmente inventati ma che non lo sono affatto Hollywood ne fornisce a iosa.</p>
<p><strong>Archie Coleman, Jack Castello, Raymond Ainsley e Camille Washington</strong><br />
I quattro protagonisti principali della miniserie sono tutti ispirati a storie vere, ma nessuno di loro nello specifico rappresenta la vita reale di qualche attore, regista o sceneggiatore hollywoodiano.</p>
<p><strong>Gli ACE Studios</strong><br />
La Major di produzione cinematografica è stata ideata appositamente per la miniserie creando una via di mezzo tra la Metro-Goldwyn-Mayer e la Universal Studios. Così come il personaggio di Avis Amberg, la donna ebrea che da moglie trascurata si trasforma in imprenditrice coraggiosa, è nato dall&#8217;incrocio di due personaggi realmente esistiti: la produttrice teatrale <strong>Irene Selznick</strong> e <strong>Sherry Lansing</strong>, prima donna a capo di uno studio cinematografico.</p>
<p><strong>Rock Hudson</strong><br />
A parte il fatto che quello vero fosse moooolto più bello dell&#8217;attore che lo interpreta (quasi) tutti i fatti narrati corrispondono alla verità. Nato in Illinois ed adottato dal patrigno, <strong>Roy Fitzgerald</strong> finì davvero sotto le grinfie del perfido agente <strong>Henry Willson</strong>, che lo costrinse a rifarsi i denti (ed a sposare la segretaria per nascondere la sua omosessualità).<br />
Vero anche il fatto che il primo ciak fu per lui disastroso, dovendo ripetere la stessa scena 37 volte per il film <em>Falchi in picchiata</em>. Totalmente inventato invece l&#8217;episodio relativo al coming out dell&#8217;attore alla premiazione degli Oscar. L&#8217;attore rimase sposato per tre anni e continuò ad avere relazioni gay, fino a divenire nel 1985 il primo volto noto a morire di AIDS.</p>
<p><strong>Anna May Wang</strong><br />
Purtroppo anche la vita dell&#8217;attrice di origine asiatica è stata infelice e segnata da gravi forme di razzismo come in Hollywood. Costretta ad interpretare per anni <strong>ruoli stereotipati</strong> nonostante le sue indiscusse capacità recitative, si vide rifiutare la parte della protagonista cinese del film <em>La buona terra</em>, che valse l&#8217;Oscar alla tedesca <strong>Luise Rainer</strong>.</p>
<p><strong>Henry Willson</strong><br />
<strong>Jim Parsons</strong> interpreta un disgustoso e potentissimo agente realmente esistito, abituato ad abusare dei propri clienti offrendo in cambio ruoli prestigiosi in svariati film. Fra i tanti attori che contribuì a rendere famosi, oltre a Rock Hudson ci fu <strong>Lana Turner</strong>. Dopo aver mortificato per anni moltissime persone, perse buona parte del suo prestigio ed arrivò alla fine della sua esistenza vittima di obesità, alcolici e droga.</p>
<p><strong>Ernie West</strong><br />
Il fascinoso titolare della pompa di benzina più ben frequentata di Hollywood riprende la vera storia di <strong>Scotty Bowers</strong>, ex-marine che nel &#8217;46 prestò servizio presso la Richfield Oil gas station creando una nuova opportunità di <em>entertainment</em> alla sua facoltosa clientela. Dopo qualche anno abbandonò la sua copertura per lavorare come barista, ma senza rinunciare ai servizi sessuali offerti ai suoi clienti. Il personaggio interpretato da <strong>Dylan McDermott</strong> riprende a grandi tratti la vita del gigolò e magnaccia più famoso di Hollywood, morto l&#8217;ottobre scorso ed autore di un memoir in cui racconta di aver soddisfatto le voglie di personaggi come <strong>Cary Grant</strong>, <strong>Ava Gardner</strong>, <strong>Katherine Hepburn</strong> o <strong>Spencer Tracy</strong>.</p>
<p><strong>Hattie McDaniel</strong><br />
Fu la prima donna afro-americana a vincere un Oscar (<strong><em>Via col Vento</em></strong>, 1940) e, come si vede nella miniserie, alla serata non le fu permesso di sedere vicino agli altri attori. Interpretata dalla bravissima <strong>Queen Latifah</strong>, Hattie Mc Daniel è stata una cantante di Gospel, ha lavorato in televisione ed in radio ed è una delle pochissime star a vantare due stelle sulla <em>Walk of Fame</em>.</p>
<h2>Progetto</h2>
<p>L&#8217;iniziativa Hollywood è solo uno dei progetti che Netflix ha affidato alle sapienti mani di <strong>Ryan Murphy</strong>, offrendogli un <strong>contratto da 300 milioni di dollari</strong> per cinque anni di attività. Per questo progetto ideato insieme ad <strong>Ian Brennan</strong> si è affidato ad attori molto conosciuti dagli amanti delle serie televisive: <strong>Darren Criss </strong>(Raymond Ainsley) arriva da Glee e <strong>American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace</strong>, <strong>David Corenswet</strong> (Jack Castello) era in <strong>The Politician</strong>, <strong>Jim Parsons</strong> (Henry Willson) è sempre bravissimo anche quando non interpreta il nostro amato Sheldon di <strong>Big Bang Theory</strong>, <strong>Patti LuPone</strong> che ha lavorato in Pose.</p>
<p>Se del Cinema amate anche la storia degli attori e siete vittime del <strong>fascino della Hollywood anni&#8217;40</strong>, non potete assolutamente perdervi questa miniserie targata Netflix.</p>
<h2>Trailer</h2>
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		<title>L&#8217;ossessione del sequel a tutti i costi: come rovinare un buon prodotto</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/08/23/lossessione-del-sequel-a-tutti-i-costi-come-rovinare-un-buon-prodotto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2017 12:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[La maledizione della prima luna]]></category>
		<category><![CDATA[M.Night Shyamalan]]></category>
		<category><![CDATA[Ryan Murphy]]></category>
		<category><![CDATA[Scream Queens]]></category>
		<category><![CDATA[Wayward Pines]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Generalmente non mi considero una persona polemica. O meglio: non amo affatto discutere. Per cui, ogni qual volta mi trovo alle prese con qualcosa che sento non meritare la mia attenzione, semplicemente me ne disinteresso. Ciononostante, ci sono alcuni aspetti che mi innervosiscono particolarmente e sui quali non posso fare a meno di soffermarmi  e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-17399" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/08/Scream-Queens-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Generalmente non mi considero una persona polemica. O meglio: non amo affatto discutere. Per cui, ogni qual volta mi trovo alle prese con qualcosa che sento non meritare la mia attenzione, semplicemente me ne disinteresso.</p>
<p>Ciononostante, ci sono alcuni aspetti che mi innervosiscono particolarmente e sui quali non posso fare a meno di soffermarmi  e di dire la mia. Uno, per esempio, è l&#8217;ossessione &#8211; tutta degli ultimi anni &#8211; per il <strong>sequel a tutti i costi</strong>.</p>
<p>Vado a spiegarmi meglio: una tendenza che ho notato svilupparsi negli ultimi anni (e che trovo, nemmeno a dirlo, fastidiosissima) è il brutto vizio di trarre sequel da ogni cosa, purché di successo.<br />
Accade particolarmente sul <strong>piccolo schermo</strong>, ma anche il <strong>cinema</strong> non è immune dal fenomeno.</p>
<p>Capisco che sia naturale, nel momento in cui qualcosa che si è proposto al pubblico riesce bene, cedere alla tentazione di continuare a &#8220;cavalcare la tigre&#8221; e sviluppare ulteriormente il microcosmo che si è creato. Capisco anche le <strong>ragioni economiche</strong> che portino a decidere di spremere fino all&#8217;osso un franchise che ha dimostrato di avere presa sul pubblico. Il problema è che, troppo spesso, <strong>a farne le spese è la qualità</strong>. E il rischio è di rovinare anche il ricordo del  fortunato capostipite, che ha colpito il pubblico e permesso di dare vita al deleterio loop.</p>
<p>Il <strong>piccolo schermo</strong>, ultimamente, pullula di storie nate per essere delle <strong>miniserie</strong> ma che, in seguito al successo riscosso, vengono riadattate per essere sfruttate e stiracchiate per quante più stagioni possibile. Gli esempi che potrei fare sono davvero infiniti. Tralasciando il discorso sulle miniserie che vengono riadattate (e non sempre con esiti felici) in serie antologiche, perché rischierei di scrivere un trattato a riguardo, mi limiterò a due soli esempi che mi hanno davvero infastidita e delusa.</p>
<h2>Scream Queens</h2>
<p>Quando, sul finire del 2015, <em><strong><a href="https://nerdando.com/2016/09/09/scream-queens/">Scream Queens</a></strong> </em>è stata trasmessa in Italia, ho gridato al capolavoro.</p>
<p>La serie, ideata da <strong>Ryan Murphy</strong>, era una perfetta parodia, condita con la giusta dose di acidità, del genere teen horror. Esaltazione della stupidità, ironia tagliente e tanto tanto sangue erano gli ingredienti della formula. E funzionavano davvero bene.</p>
<p>La storia si dipanava nel corso di 13 episodi e la durata era perfetta per concludere tutti gli archi narrativi, senza annoiare né lasciare nulla di inspiegato. Il finale era perfetto e quello che restava, alla fine della visione, era la sensazione di una <strong>miniserie piacevole</strong>, fresca, originale.</p>
<p>Perché rovinare tutto questo? Non ho una risposta, è quello che mi chiedo dalla visione della seconda stagione. L&#8217;ansia da sequel a tutti i costi, in questo caso, ha dato vita ad un prodotto più che mediocre, riproposizione stanca e banale di situazioni, personaggi, battute, plot narrativo.</p>
<p>Un vero spreco, per il quale non so se riuscirò mai a perdonare Ryan Murphy. Per lo meno, non sono stata l&#8217;unica a pensarla così: sembra che gli ascolti, bassi in maniera imbarazzante, della seconda stagione abbiano scoraggiato i produttori dall&#8217;idea di realizzarne una terza.</p>
<h2>Wayward Pines</h2>
<p>Sempre alla fine del 2015 arrivò sui teleschermi <strong><a href="https://nerdando.com/2015/07/24/wayward-pines-top-o-flop/"><em>Wayward Pines</em></a></strong>, serie oggetto di una azzeccattissima politica pubblicitaria, che l&#8217;aveva presentata come la nuova <strong><a href="https://nerdando.com/2017/05/26/twin-peaks-stagione-3-il-ritorno/"><em>Twin Peaks</em></a></strong>.</p>
<p>A mettere altra carne al fuoco, la presenza di <strong>M. Night Shyamalan</strong> in cabina di regia (almeno nel pilot), che molti fan aspettavano al varco dopo gli ultimi flop diretti sul grande schermo.</p>
<p><em>Wayward Pines</em> non ha convinto tutti, va detto ma, a mio parere, quella che poi è diventata una prima stagione era una serie ben fatta: ritmo, sorprese, citazioni quanto basta e una storia in grado di cambiare bruscamente rotta quando meno te lo aspetti, rivelandosi affatto banale.</p>
<p>Tutto questo, se non consideriamo la terribile <a href="https://nerdando.com/2016/10/22/seconda-stagione-wayward-pines-futuro-un-pasticcio/">seconda stagione</a>.<br />
Potreste obiettare: &#8220;La serie è tratta da una trilogia di romanzi, era lecito aspettarsi più di una stagione&#8221;. In realtà, però, l&#8217;intenzione iniziale era di realizzare una miniserie, attingendo a tutti e tre i libri e realizzandone un libero adattamento.</p>
<p>Poi, però, il successo riscosso ha convinto i produttori a creare un seguito, con le disastrose conseguenze che conosciamo.</p>
<h2>E il grande schermo?</h2>
<p>Nonostante il fenomeno del sequel a tutti i costi sia più frequente sul piccolo schermo, anche<strong> il mondo del cinema</strong>, purtroppo, ne è spesso affetto.</p>
<p>Anche qui, gli esempi potrebbero essere milioni ma voglio sceglierne solo uno, sapendo già di generare controversie: <strong><a href="https://nerdando.com/2017/05/17/nerdandoconsiglia-la-maledizione-della-luna/"><em>La Maledizione della Prima Luna</em></a>.</strong></p>
<p>Il film del 2003, diretto da <strong>Gore Verbinski</strong> e ispirato ad un&#8217;attrazione di Disneyland, è stato un successo di proporzioni inimmaginabili e, ammettiamolo, era anche un bel film.</p>
<p>Finalmente pirati e cappa e spada erano tornati sul grande schermo e l&#8217;avevano fatto in grande stile. Il film divertiva, emozionava, intratteneva. Il suo problema? L&#8217;ha fatto troppo bene e ha convinto i produttori a dare vita ad una <strong>serie infinita di sequel</strong> (siamo a quota 4, per il momento), uno peggiore dell&#8217;altro.</p>
<p>So bene che ci sono molti estimatori del secondo e del terzo capitolo, così come sono molti ad aver apprezzato il <a href="https://nerdando.com/2017/06/10/5-motivi-per-guardare-pirati-dei-caraibi-la-vendetta-di-salazar/">recente ritorno</a> di <strong>Capitan Jack Sparrow</strong> e compagnia al cinema ma io non posso fare a meno di valutare tutto ciò che è venuto dopo il primo capitolo come una triste e banale riproposizione delle buone idee del capostipite.</p>
<p>Sulla base di questi pochi esempi, quindi, mi chiedo: abbiamo davvero bisogno di tutti questi seguiti, spesso scadenti? Smetteremo mai di rovinare ottime idee con l&#8217;ossessione del sequel a tutti i costi?</p>
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<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2017/08/23/lossessione-del-sequel-a-tutti-i-costi-come-rovinare-un-buon-prodotto/">L&#8217;ossessione del sequel a tutti i costi: come rovinare un buon prodotto</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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		<title>Scream Queens: una serie da urlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2016 11:55:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full" src="https://lh5.googleusercontent.com/-6ZwnLBqCpbU/V9JMMQV4m5I/AAAAAAAAMFE/WyrsydVSfnkQTZMkA2qmNEk2WAWxYDoHACL0B/w926-h521-no/fox_ScreamQueens_1AYD09_hulu.jpg" alt="" width="926" height="521" /></strong></p>
<p><strong>Scream Queens </strong>sono dette le protagoniste dei vecchi film horror divenuti ormai cult, regine di urla disperate ed icone di un genere che mescola salti sulla sedia e poca logica nei personaggi, tanto caro ad una fetta enorme di spettatori cinematografici e televisivi. Facile, quindi, che una serie tv ispirata proprio a loro già nel titolo potesse diventare, se sapientemente realizzata, un piccolo gioiellino televisivo.<br />
<strong>Scream Queens</strong>, così, è diventato il mio amore televisivo estivo. In realtà sapevo già della sua esistenza già dalla messa in onda americana ed intuivo che potesse essere proprio il mio genere di prodotto ma la pigrizia mi ha convinta ad aspettare che fosse trasmessa su Fox Italia per darle una chance: l&#8217;attesa è stata, però, ricambiata più che degnamente.</p>
<p>Dietro la serie c&#8217;è un certo <strong><em>Ryan Murphy</em>, </strong>non proprio un ultimo arrivato dell&#8217;intrattenimento televisivo: tra le sue creazioni, infatti, figurano anche due prodotti agli antipodi come <strong><em>Glee</em></strong> e <em><strong>American Horror Story</strong></em>. Propri questi due successi, così differenti tra loro, sono in qualche modo mescolati in <strong><em>Scream Queens</em></strong> e, secondo me, è proprio questo <em>poutpourri</em> così originale a far funzionare benissimo l&#8217;ingranaggio.<br />
La storia? Degna del miglior teen horror movie: ci troviamo in un tipico college americano, in particolare nella confraternita femminile <em><strong>KKT</strong></em>, popolata da giovani ricche e viziate che ruotano intorno alla narcisista Chanel. La giovane Grace, appena immatricolata, decide di entrare proprio nella KKT, nel tentativo di ristabilire un contatto con la madre che non ha mai conosciuto, morta quando lei era piccola e in gioventù iscritta proprio presso quella confraternita. Improvvisamente, però, nel campus cominciano a succedersi una serie di omicidi ad opera di un misterioso killer mascherato da diavolo e subito soprannominato <em><strong>Red Devil</strong></em>. L&#8217;assassino sembra avere un legame con un oscuro fatto di sangue avvenuto nella casa della KKT vent&#8217;anni prima&#8230;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full" src="https://lh4.googleusercontent.com/-wayBQhsN7GU/V9JMBmZ6ZzI/AAAAAAAAME4/tY_UHe-aID0-nMrIPfSV0k18pLywQLpLgCL0B/w927-h572-no/SCREAM-QUEENS-stagione-1-1024x632.jpg" alt="" width="927" height="572" /></p>
<p>Gli elementi, le atmosfere e i personaggi tipici del filone horror inaugurato da <em><strong>Wes Craven</strong></em> con <strong><em>Scream</em></strong> ci sono tutti, eppure <strong>Scream Queens </strong>non è l&#8217;ennesimo prodotto scontato per ragazzini che ci si potrebbe aspettare. Nella serie, infatti, tutti gli elementi tipici del genere vengono portati all&#8217;eccesso, dando vita a personaggi sopra le righe e situazioni paradossali. Avete mai notato, ad esempio, quanto i protagonisti degli horror movies si comportino in maniera stupida? Ecco, i protagonisti di <strong>Scream Queens</strong> non fanno certo eccezioni, ma la loro stupidità è ostentata ed eccessiva, tanto da risultare estremamente divertente. Aggiungete a questo una storia stereotipata ma non banale nella soluzione, vestiti stupendi (sono pur sempre una ragazza), battute caustiche, citazioni raffinate dove meno te le aspetteresti e la morte di un personaggio principale in ogni episodio, come dichiarato da Murphy prima dell&#8217;uscita della serie, ed avrete il prodotto finale.</p>
<p>A far funzionare il tutto sono anche i personaggi perfettamente caratterizzati (vogliamo parlare di<em><strong> Chad Radwell</strong></em>, indubbiamente il più spassoso?) ed un cast perfetto. Tra gli altri, un&#8217;attrice che Scream Queen lo è stata davvero come<em> <strong>Jamie Lee Curtis</strong></em> (impegnata anche nella citazione dell&#8217;hitchcockiano <strong><em>Psyco</em></strong>, in cui recitò la madre), una<em><strong> Lea Michele</strong></em> insospettabile, alle prese con un personaggio molto diverso da quello che l&#8217;ha resa famosa in <strong><em>Glee</em></strong>, e la promettente <em><strong>Emma Roberts</strong></em>, che lascia intendere di aver ereditato il talento, oltre che il sorriso, della zia Julia.<br />
Se ve lo siete perso, insomma, io vi consiglio di recuperarlo in tempo per gustarvi la seconda stagione, prevista in America a partire dal 20 settembre.</p>
<hr />
<h2><strong>Nerdando in breve</strong></h2>
<p>Personaggi idioti che vengono massacrati uno dopo l&#8217;altro da un misterioso serial killer nel tipico college americano, tra sangue ed ironia caustica: cosa chiedere di più?</p>
<h2>Nerdandometro: [usr 4.1]</h2>
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