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	<title>Non ho mai avuto la mia età - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Zero: la conferenza stampa con il cast e il team di creazione della serie</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/04/21/zero-la-conferenza-stampa-con-il-cast/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca "Penny" Gatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 10:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-cast.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-cast-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-cast-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-cast-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-cast.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-cast-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Mercoledì 21 aprile in 190 stati nel mondo esce Zero, la nuova serie Netflix tutta italiana ispirata a Non ho mai avuto la mia età  (2018), il libro di Antonio Dikele Distefano e prodotta da Fabula Pictures con la partecipazione di Red Joint Film. In occasione dell&#8217;uscita della serie (trovate la recensione dei primi quattro [&#8230;]</p>
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<p>Mercoledì 21 aprile in 190 stati nel mondo esce <strong>Zero</strong>, la nuova serie Netflix tutta italiana ispirata a <em>Non ho mai avuto la mia età</em>  (2018), il libro di <strong>Antonio Dikele Distefano</strong> e prodotta da <strong>Fabula Pictures</strong> con la partecipazione di <strong>Red Joint Film</strong>. In occasione dell&#8217;uscita della serie (trovate la recensione dei primi quattro episodi cliccando <a href="https://nerdando.com/2021/04/19/zero-leroe-invisibile-del-barrio/">qui</a>), abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con il cast e con chi ha lavorato alla serie.</p>
<p><strong>Ilaria Castiglioni</strong> (manager per le serie originali Netflix), ci fa sapere che nei prossimi cinque anni verranno stanziati 100 milioni di dollari  proprio per foraggiare talenti del mondo del cinema incentrati sui temi della <em>diversity</em> e dell&#8217;<em>inclusion</em>, cari alla piattaforma di streaming, raccontando storie nuove e inedite che ancora non sono state raccontate. &#8220;Presentare Netflix come il posto in cui le storie che non sono ancora state raccontate troveranno casa&#8221; -ci racconta Ilaria- &#8220;significa svolgere bene il nostro lavoro.&#8221;</p>
<h2>Il superpotere del cast</h2>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/momo-e-sara.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-40949" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/momo-e-sara.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/momo-e-sara.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/momo-e-sara-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/momo-e-sara-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/momo-e-sara-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Ad aprire la conferenza stampa è stato proprio Antonio Dikele Distefano, ideatore e autore di Zero, il quale definisce la serie come <em>la storia di chi impara ad accettare la propria diversità</em>, ed effettivamente, avendone visto un pezzo, non si può che concordare.</p>
<p>La diversità nella serie non è vista come l&#8217;elemento discriminante in base al quale le persone si allontanano le une dalle altre, tutt&#8217;altro: Omar (<strong>Giuseppe Dave Seke</strong>) ha una diversità che lo rende speciale, un superpotere, ed è proprio grazie a quella che conosce il resto del gruppo e inizia a impegnarsi personalmente per salvare il barrio, il quartiere periferico milanese nel quale vivono.</p>
<p>Parlando di superpoteri, Antonio chiede a tutti i ragazzi del cast quale sia il loro. Giuseppe si presenta come chi vede il bicchiere mezzo pieno, dicendo che il suo è <em>di vedere il bello anche nelle piccole cose</em> mentre <strong>Daniela Scattolin</strong>, che interpreta Sara, è molto più realista: <em>Il mio potere è la sincerità</em> &#8211; ci dice &#8211; <em>come mi vedi, sono</em>.</p>
<p><strong>Beatrice Grannò</strong>, Anna nella serie, ha il dono della creatività: <em>Ho sempre un sacco di idee, anche se spesso avere troppe idee e troppi stimoli rende difficile portarne a termine anche solo uno</em> ci racconta, considerando del suo potere entrambe le facce della medaglia; <strong>Madior Fall</strong> (Inno nella serie) estende il suo a tutto il gruppo: <em>Con il nostro lavoro abbiamo il superpotere di far emozionare le persone</em>.</p>
<p><strong>Richard Dylan Magon </strong>si presenta solare tanto quanto Momo (il personaggio che interpreta nella serie): <em>Ho la battuta facile, riesco a far ridere le persone e questo è ciò che mi ha aiutato nella vita a creare rapporti con loro</em>. Da lui non si allontana molto <strong>Virginia Diop</strong>, che nella serie interpreta Awa, la sorellina di Omar: <em>Il mio superpotere è quello di affrontare la vita con il sorriso: qualsiasi ostacolo o situazione difficile mi si pari davanti, non importa, comunque verrà affrontata con un sorriso.</em></p>
<p>Chiude il primo giro di domande <strong>Haroun Fall</strong>, il cui superpotere è <em>quello di essere tenace</em>, qualità che lo accomuna con il personaggio che interpreta in Zero: Sharif.</p>
<h2>Dell&#8217;importanza della rappresentazione: gli italiani neri</h2>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/crew.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-40948" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/crew.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/crew.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/crew-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/crew-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/crew-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Zero è la prima serie italiana in cui il cast è di nazionalità italiana pur sembrando multietnico. Si chiede quindi ad Antonio quanto sia stato importante introdurre degli attori italiani che però non presentassero i tratti somatici tipici di chi nasce nel Grande Stivale, e giustamente ci risponde che <strong>la cosa che conta di più è esistere</strong>. Se fino a prima fosse comune pensare che non esistono attori o registi italiani che però abbiano la pelle scura, oggi, grazie a Zero, si ha la prova del contrario e chissà che un domani non si riesca a raggiungere un equilibrio tale per cui non ci sarà nemmeno più da sorprendersi.</p>
<p>Aggiunge Antonio: <em>Non bisogna pensare che la serie parli di tutti i ragazzi neri che esistono, la serie parla di Omar, un ragazzo che scrive fumetti e il fatto che sia nero non dovrebbe contare troppo. </em>Ci fa capire il punto focale dell&#8217;intera faccenda: i personaggi vanno accomunati per le emozioni che provano, non per il colore della pelle.</p>
<p>Un cambio di prospettiva necessario più che mai in questo periodo, in <strong>una massima che va oltre la serie e si rivolge alla quotidianità: non è più tempo di guardare all&#8217;altra persona per ciò in cui differiamo ma per gli elementi che ci accomunano.</strong></p>
<p>Ovviamente Antonio si augura che Zero sia un successo, ma non solo perché è una sua creatura, ma per il messaggio che porterebbe. <em>È grazie all&#8217;economia che riesci a cambiare l&#8217;immaginario</em>, ci dice, <em>quindi se Zero dovesse essere un successo, saranno costretti a guardare la realtà: i ragazzi neri non compaiono spesso nelle serie teen italiane, mentre invece con Zero non si può fingere che non esistano.</em></p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/inno-e-sharif.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-40951" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/inno-e-sharif.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/inno-e-sharif.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/inno-e-sharif-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/inno-e-sharif-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/inno-e-sharif-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>A suo dire, <em>Zero deve essere la prima serie che racconta la normalità, non la diversity: il vero cambiamento sarà quando alla prossima conferenza stampa parleremo di cosa è successo nella serie, mentre invece la conferenza di oggi è sul fatto che Zero sia nero e che anche gli altri personaggi lo siano</em>. (Effettivamente le prime domande si sono concentrate più su quell&#8217;aspetto che su altri lati della serie, <em>ndr</em>).</p>
<p>Fa poi una riflessione circa il rapporto fra parola e azione. Anziché sperare che le persone smettano di usare la <em>n-word</em> così dal niente, si concentra sul comunicare lui stesso con chi lo circonda e invita ciascuno a fare altrettanto. <em>Non credo che la lotta sia sperare che smettano di chiamarti &#8220;negro&#8221;, ma sperare che ci sia più gente nera che lavora, che ci siano più persone inserite e che ti girano attorno.</em></p>
<p>Conclude facendoci giustamente notare una grande verità che conferma quanto ha appena detto:<em> Il mio vicino di casa non mi chiamerà mai negro, mi chiamerà Antonio.</em></p>
<h2>A tal proposito, la parola alle persone intervistate</h2>
<p>Sulla stessa tematica, <strong>aggiunge un suo commento anche Haroun</strong>: <em>È fondamentale avere una letteratura attoriale in cui esistano anche persone nere. Il punto non è che siamo neri, ma che non ci è una rappresentanza.</em> Ci racconta infatti che spesso si sente dire che &#8220;non si trovavano attori neri&#8221;, ma lui, come altre persone del cast, prima di Zero aveva già lavorato come attore. Il problema sta nella difficoltà di trovare una serie in cui interpretare un personaggio qualunque e non &#8220;il nero&#8221;, spesso stereotipato.</p>
<p><strong>Anche Daniela interviene sull&#8217;argomento</strong>:<em> Per la prima volta sono una ragazza normale, anche io avevo già lavorato come attrice, ma questa serie mi ha dato l&#8217;opportunità di essere italiana, non afro-italiana.</em> La stessa tematica viene poi ribadita da <strong>Mohamed Hossameldin</strong> (regista), il quale dice che<em> i ragazzi nella serie sono italiani. Non italiani di seconda generazione, non afro-italiani, no: sono italiani e basta. Zero è una storia vera per tematiche, e i sentimenti che veicola accomunano tutti.</em></p>
<p>Dal putno di vista dello sviluppo della persona, è necessario porre così tanto l&#8217;accento sull&#8217;italianità per applicare una cesura con il passato. Sono tutte persone giovani, cresciute da genitori che vengono da altri paesi. Rivendicare la propria italianità è un modo, per gli italiani di seconda generazione, per distaccarsi anche dalla famiglia. Per dire ai propri genitori &#8220;io non sono come te&#8221; anche a livello culturale. &#8220;Cara mamma, caro papà, noi siamo cresciuti in due contesti culturali differenti: accettalo&#8221;.</p>
<p><strong>Conclude il discorso Beatrice</strong>: <em>È vero che la maggioranza del cast è italiana di seconda generazione, ma può fare la differenza.</em> Poi cita una frase della serie: <em><strong>Il mondo comincia a prendersi cura di te se tu inizi a prenderti cura di lui</strong>, </em>rimarcando il fatto che <em>la serie parla di tante persone, a prescindere dalla loro provenienza.</em></p>
<h2>Il paradosso di Zero: il ragazzo sempre invisibile ma mai del tutto</h2>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-40947" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-1.jpg" alt="" width="999" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-1.jpg 999w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-1-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-1-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/zero-1-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 999px) 100vw, 999px" /></a></p>
<p>Parlando con Giuseppe, riflettiamo sul paradosso del suo personaggio: <em>È paradossale che chi si sente invisibile, scopre di poterlo diventare davvero, ma questo accade anche nel mondo reale:</em> e a questo punto fa un&#8217;interessante riflessione circa l&#8217;importanza di essere circondati da persone che abbiano stima di te.</p>
<p>Cita l&#8217;esempio delle volte in cui non crediamo abbastanza in noi stessi, sentendoci inutili o <em>i</em><em>nvisibili</em>, addirittura non accorgendoci di avere un certo tipo di dono o peculiarità. Alle volte per fortuna capita di avere accanto le persone giuste,<em> tipo gli amici che ti dicono &#8220;guarda che hai questa qualità, con questa dote puoi fare tutte queste cose&#8221;</em> dice Giuseppe visibilmente coinvolto, che conclude con un secco <em>e poi effettivamente ce la fai.</em></p>
<p>Lui poi, se davvero potesse diventare invisibile per un giorno, ne approfitterebbe per prendersi del tempo per sé stesso: <em>Scapperei magari su un&#8217;isola, senza dover rendere conto a nessuno e staccare per un po&#8217;</em>.</p>
<p>Ci racconta però che se invisibile non lo è mai stato, di certo ci si è sentito. È stato durante l&#8217;adolescenza, <em>quando ti succedono cose che non capisci e ti senti invisibile; poi alla fine in qualche modo te la cavi, ma la sensazione è quella.</em></p>
<h2>Nascita e sviluppo di Zero</h2>
<p>Antonio ci racconta di essere un grande appassionato di manga e anime giapponesi, e ci fu un periodo, prima di <em>Non ho mai avuto la mia età</em>, in cui meditava sull&#8217;esistenza di un supereroe nero italiano. Zero nasce quindi dall&#8217;unione fra alcuni prodotti di intrattenimento da cui ha preso ispirazione, nello specifico il film Ferro 3 e il manga Mob Psycho 100, e alcune esperienze personali.</p>
<p>Quando era piccolo si sentiva di vivere la vita che gli altri avevano già deciso per lui: <em>sarà medico! Ma no, sarà avvocato!</em> si sentiva dire, senza che mai qualcuno gli chiedesse cosa a lui realmente sarebbe piaciuto fare. Da quell&#8217;esperienza nascoe l&#8217;idea dell&#8217;invisibilità, che unita alle proprie passioni ha portato alla nascita di Zero.</p>
<h3>Zero e la mascolinità non tossica: un felice accidente</h3>
<p>Il personaggio di Omar, per diventare Zero e attivare il suo potere, ha bisogno di accedere alle proprie emozioni, cosa che di solito per un ragazzo non è comunissima: viene quindi da chiedersi se la creazione di un personaggio che sia esempio di mascolinità non tossica sia voluto. &#8220;Non si è pensato direttamente a questo -risponde <strong>Stefano Voltaggio</strong> (autore e produttore creativo, <strong>Red Joint Film</strong>)-  ma sicuramente le persone dalle quali ci siamo ispirati erano già di loro sensibili, pertanto il fatto che Zero sia uscito così è solo un accidente.&#8221;</p>
<h3>Interferenze fra serie e pandemia? Solo positive</h3>
<p>Fortunatamente, la pandemia ha favorito la serie: il cast ha infatti dovuto trascorrere tre mesi in lockdown in un albergo di Roma, cogliendo l&#8217;occasione per conoscersi meglio. <strong>Il fatto che Omar faccia il raider</strong> (paladini durante le chiusure totali) <strong>è</strong> invece <strong>una coincidenza</strong>: la bicicletta è il mezzo di locomozione ideale se devi collegare la periferia al centro, perciò è questa la ragione per cui il protagonista si muove su due ruote a pedali, consegnando pizze a domicilio. Nessun omaggio ai fattorini di pizze e kebab, nessuno stereotipo, quindi: semplicemente, un mezzo che è un&#8217;opportunità per permettere anche a chi abita nell&#8217;hinterland di godersi e vivere il centro città.</p>
<h3>Apud colonna sonora: come sono stati scelti i brani da inserire all&#8217;interno della storia?</h3>
<p>Risponde <strong>Nicola De Angelis</strong> (produttore esecutivo, <strong>Fabula Pictures</strong>), creditando <strong>Nicola De Angelis</strong>, suo partner in crime, grazie al quale nella colonna sonora possono comparire musiche uscite dai talent. Nella serie compaiono canzoni di Mahmud e Marracash, ma anche un percorso musicale ed emotivo che accompagna lo spettatore passo passo all&#8217;interno della serie. &#8220;Come sempre si ricevono più no che sì, perché non sempre il creatore vuole essere coinvolto con il messaggio portato avanti dal progetto, ma fortunatamente abbiamo trovato anche parecchi artisti che hanno aderito&#8221;.</p>
<h3>La verosimiglianza</h3>
<p>Per capire come strutturare la serie e renderla verosimile, sono state intervistate persone giovani che abitino realmente nelle periferie milanesi. Dalle indagini è apparso unanime il fatto che ciascuno di loro, per il suo quaritere, farebbe qualsiasi cosa, <em>anche</em> <em>venire alle mani. proprio grazie a queste risposte</em>, si è riuscito a creare un background di italiani di seconda generazione, che hanno un loro linguaggio, uno slang tutto proprio che è il linguaggio comune di Zero e degli amici di Zero.</p>
<p>Un elemento di autenticità è poi quello del ballo: il cast si trovava sul set e fra loro ballavano. Essendo il ballo un tema molto radicato nelle origini di alcuni di quegli attori, si è scelto di introdurlo anche nella serie proprio per questioni di verosimiglianza.</p>
<h2>Role model: la mamma</h2>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/awa-e-anna.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-40950" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/awa-e-anna.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/awa-e-anna.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/awa-e-anna-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/awa-e-anna-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/awa-e-anna-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Viene poi fatta una domanda solo alla componente femminile del cast, chiedendo a Virginia, Daniela e Beatrice se esista un supereroe (di qualunque genere, reale o immaginario) che sia loro di ispirazione nella vita quotidiana. Tutte e tre hanno dato la stessa risposta: la mamma (biologica o adottiva che sia).</p>
<p>Virginia è la prima a rispondere, dicendo proprio che <em>La supereroina della mia vita è mia madre, per tutti i momenti difficili che ha trascorso personalmente.</em></p>
<p>Tocca poi a Daniela, l&#8217;unica ragazza nel gruppo di Omar. Ha sempre analizzato il proprio personaggio in funzione del ruolo che interpreta nel gruppo. Parlandone dice che <strong>Sara <em>è una sovrana silenziosa: Sharif è il capo, Sara la guida</em></strong>. <em>Ha una leadership molto chiara, non ha bisogno di alzare la voce per tenere coi piedi per terra il resto del gruppo</em>. Per questo legge il suo personaggio usando una chiave personale: <em>credo che il suo obiettivo sia sì salvare il barrio, ma soprattutto il suo vero obiettivo è stare con tutti. Ha un cuore dolcissimo anche se non sembra, è una donna anche se è una ragazza.</em></p>
<p>Tornando alla domanda principale, ci dice che <strong><em>La mia suepreroina sono due: la mia mamma biologica e quella adottiva, anche se una delle due nemmeno la conosco, perché entrambe a gesti mi hanno insegnato &#8220;fai quello che c&#8217;è da fare anche se è difficile e costa molta fatica&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Beatrice conclude dicendo che anche la sua supereroina è la mamma, ma aggiunge: <em>Va detto che abbiamo poche figure femminili da prendere come riferimento; se non la mia mamma, comunque, allora Amy Winehouse</em>.</p>
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		<title>Zero: l&#8217;eroe invisibile del barrio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca "Penny" Gatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 11:30:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Zero.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Zero-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Zero-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Zero-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Zero.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/04/Zero-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Il 21 aprile su Netflix esce Zero, la serie tratta dal romanzo di A. D. Distefano, Non ho mai avuto la mia età  (2018) edito da Mondadori. In occasione dell&#8217;uscita, abbiamo avuto l&#8217;opportunità di scambiare quattro chiacchiere con Antonio Dikele Distefano, ideatore e autore della serie, con il cast ma anche con il team dedicato [&#8230;]</p>
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<p>Il 21 aprile su Netflix esce <strong>Zero</strong>, la serie tratta dal romanzo di A. D. Distefano, <em>Non ho mai avuto la mia età</em>  (2018) edito da Mondadori.</p>
<p>In occasione dell&#8217;uscita, abbiamo avuto l&#8217;opportunità di scambiare quattro chiacchiere con <strong>Antonio Dikele Distefano</strong>, ideatore e autore della serie, con il cast ma anche con il team dedicato alla regia, alla sceneggiatura e alla creazione di Zero. Di queste cose però ve ne parleremo nei prossimi giorni, intanto beccatevi un parere sui primi quattro episodi.</p>
<h2>Trama</h2>
<p><strong>Omar</strong> (<strong>Giuseppe Dave Seke</strong>) è un ragazzo nato e cresciuto a Milano, che disegna manga con personaggi neri come lui. Si è sempre sentito un signor <em>nessuno</em>, qualcuno di<em> invisibile</em> che passa inosservato agli occhi degli altri, tranne ogni qual volta accada qualcosa di problematico. Decapitano una statua? È colpa dei neri. Danno fuoco a un motorino? È colpa dei neri. L&#8217;importante, nel quartiere dove vive lui, è che ogni fatto spiacevole abbia sùbito un colpevole, perché l&#8217;incertezza non è ammessa. Per altro, non c&#8217;è davvero voglia di scoprire chi sia la persona responsabile: qualunque fattaccio capiti, è sicuramente colpa dei neri.</p>
<p>In una realtà in cui il razzismo è ben radicato nella mentalità di chi lo circonda, Omar cerca di mantenersi facendo il fattorino delle pizze, aiutando la famiglia come può. In famiglia sono in tre: lui, una sorellina a cui è legatissimo e un padre con una mentalità e una cultura ben diverse da quelle che appartengono al nostro protagonista. Nel corso delle puntate, il ragazzo si fa degli amici, conosce una ragazza speciale che gli ruba il cuore ma, soprattutto, si accorge di avere un potere speciale grazie al quale quel suo sentirsi un eterno ragazzo invisibile<em> assumerà tutto un altro significato.</em></p>
<h2>Il Barrio</h2>
<p>Ad agosto 2019 il cantante Mahmood se n&#8217;è uscito con il singolo <a href="https://youtu.be/7Fmpz-wIkPY"><em>Barrio</em></a>, portato anche sul palco dell&#8217;Ariston durante l&#8217;ultimissima edizione del Festival di Sanremo. Il ritornello di quella canzone dice:</p>
<p>&#8220;<em>Ti chiamavo, mi dicevi/cercami nel barrio/come se, come se fossimo al buio/nella notte vedo te/casa mia mi sembra bella/dici &#8220;Non fa per te&#8221;/però vieni nel quartiere/per ballare con me/tanto suona sempre il barrio/[&#8230;]</em>&#8221;</p>
<p>Va bene, ma che cos&#8217;è il <em>barrio</em>? Il dizionario Garzanti spagnolo-italiano lo traduce con &#8220;quartiere, rione&#8221; ma anche con &#8220;hinterland, quartiere che gode di cattiva fama&#8221;, lasciando intendere che altro non sia se non una periferia, magari anche un po&#8217; malfamata, come potrebbe essere forse il quartiere romano in cui è ambientato <em>A piedi scarzi</em> (il film con Emanuela Fanelli che conoscete soltanto se seguite <em>Una pezza di Lundini</em>, programma che dovreste seguire, btw).</p>
<p>E perché sto a dirvi tutte queste cose? Beh, indovinate un po&#8217; come si chiama il quartiere in cui è ambientato Zero? Non a caso, infatti, fra le musiche che accompagnano gli episodi sentiremo anche la voce di Mahmood.</p>
<h2>L&#8217;importanza di essere normali</h2>
<p>I primi quattro episodi di Zero mi hanno ricordato un po&#8217; il fumetto di <a href="https://nerdando.com/2019/01/08/capitan-napoli-il-tuo-amichevole-supereroe-di-quartiere/">Capitan Napoli</a> di cui vi ho parlato qualche anno fa (e di cui spero di potervi riparlare a breve): un quartiere malfamato, un ragazzo invisibile che scopre di avere i superpoteri, un nemico da sconfiggere e una denuncia sociale che fa da sottofondo a tutta la serie. Se il fumetto di Antonio Sepe denuncia lo smaltimento illegale dei rifiuti tossici, in Zero vediamo delle dinamiche per cui i vertici della catena alimentare sono descritti come <em>gente che ci piscia in testa e poi ci dice che piove</em>.</p>
<p>Nonostante possa essere messa in risalto la differenza fra <em>loro</em>, il gruppo di protagonisti, e <em>gli altri</em>, gente bianca che cerca di aumentarne le distanze, Zero è una serie che normalizza la diversità. Se ci pensate è molto raro che in una serie italiana ci siano personaggi con i tratti somatici non tipici dell&#8217;italiano medio, e se capita che ci siano attori con diverse origini etniche, il loro ruolo è sempre quello dello straniero, dell&#8217;immigrato, del diverso: insomma, mai dell&#8217;italiano.</p>
<p>Ma siamo nel 2021: quando nel 2008 frequentavo le scuole medie, già ci parlavano degli immigrati di seconda generazione, ossia di tutte quelle persone nate in Italia da genitori stranieri, che si ritrovavano a essere italiane pur non sembrandolo. In Zero vediamo proprio questo: un gruppo di giovani italiani che non lo sembrano ma lo sono a tutti gli effetti, che vivono la loro quotidianità nel modo in cui farebbe qualunque altro adolescente nato e cresciuto in una periferia milanese.</p>
<p>La normalità è quindi la chiave di lettura attorno alla quale ruota la serie: per me che sono bianca, cresciuta in campagna e senza un gruppo numeroso di amici fissi, la realtà raccontata da Zero è molto <em>diversa</em>, ma per il contesto, non per il colore della pelle.</p>
<p>Spero che la serie abbia successo e faccia parlare di sé, perché effettivamente (e prima di guardare la serie non ci avevo pensato) ciò di cui si ha bisogno è una rappresentazione realistica di questa realtà, esistente a tutti gli effetti, ma della quale sembra quasi si voglia far finta di niente.</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>Dopo aver guardato questi primi quattro episodi, <strong>ve la consiglio? Sì, a mani basse</strong>, anche solo perché -seppur per certi aspetti sia migliorabile- <strong>Zero racconta una realtà verosimile e, chissà per quante persone, realmente esistente</strong> (al di là dei superpoteri intendo). Sinceramente mi piacerebbe ascoltarne il parere di qualcuno che in quella realtà ci vive davvero, perché se c&#8217;è un dubbio che mi sorge è proprio circa la verosimiglianza dei fatti raccontati. Cosa pensa di questa serie una persona italiana che non ha la pelle bianca?</p>
<p>I movimenti BLM (<em>Black Lives Matters</em>) esplosi soprattutto durante lo scorso anno, hanno dato una scossa a un mondo che si stava rammollendo circa alcune delicate questioni sociali, che non possiamo più continuare a ignorare: di polvere sotto al tappeto ce n&#8217;è troppa. Se poi avete visto serie quali <em>Brooklyn 99</em> o anche solo le recenti puntate di <a href="https://nerdando.com/2021/03/23/the-falcon-the-winter-soldier-amici-come-prima/">The Falcon and The Winter Soldier</a>, sicuramente avrete notato che quel razzismo interiorizzato su cui si è voluto puntare un occhio di bue, viene raccontato anche nei programmi di intrattenimento destinati al grande pubblico senza l&#8217;esplicito fine di voler sensibilizzare sull&#8217;argomento. Tuttavia, è sempre tutto legato alle periferie americane.</p>
<p>Zero invece è ambientato in Italia, in un quartiere di Milano, tra l&#8217;altro, e per quanto io sia ben consapevole del fatto che il razzismo esista anche qui da noi, credo che il punto di vista offerto dalla serie sia leggermente diverso dal solito raccontato, e che per questo meriti di essere guardata. <strong>Non è una serie sul razzismo, è una serie sulla normalità di chi sembra diverso ma non lo è</strong>.</p>
<p>Zero è quindi un po&#8217; una serie teen, con protagonisti che hanno abbandonato da poco l&#8217;adolescenza e già si concentrano su responsabilità via via crescenti, un po&#8217; una commedia romantica, un po&#8217; un dramma ma soprattutto è avventura. I primi quattro episodi fanno ben sperare sui prossimi (la stagione ne conta otto totali) e gli snodi che si sviluppano man mano lasciano intendere che i protagonisti non si limiteranno a sopravvivere in un quartiere che sembra volersi sbarazzare di loro, ma che anzi, forti di tutto ciò che li ha formati, saranno pronti a mettersi in gioco rischiando ogni cosa, pur di salvare quella che di fatto è la loro casa.</p>
<p><strong>Per me Zero merita, anche solo perché è davvero tempo di togliere la polvere da sotto il tappeto e qui mi pare che ci si muova proprio in quella direzione</strong>.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p>Nonostante sia migliorabile, <strong>Zero si propone come una serie coinvolgente che fonde spunti supereroistici e avventurosi a tematiche sociali, problemi d&#8217;amore e un gruppo di amici disposto a tutto pur di salvare il proprio quartiere</strong>.</p>
<h2>Nerdandometro: [usr 4.0]</h2>
<h2>Trailer</h2>
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