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	<title>Martin Mystere - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Picnic a Hanging Rock &#8211; Tra sogno e realtà</title>
		<link>https://nerdando.com/2020/06/20/picnic-a-hanging-rock-tra-sogno-e-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2020 12:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon Prime Video]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Picnic a Hanging Rock Grazie al catalogo di Amazon Prime Video, sempre più ricco di grandi classici cinematografici, ho potuto assaporare la visione di un film ormai datato ma che non avevo prima mai avuto l&#8217;occasione di reperire. Inutile dire che ne sono rimasta affascinata talmente tanto da mettermi a scavare nella sua storia, scoprendo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Picnic-a-Hanging-Rock.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-37020" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Picnic-a-Hanging-Rock.jpg" alt="Picnic a Hanging Rock" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Picnic-a-Hanging-Rock.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Picnic-a-Hanging-Rock-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Picnic-a-Hanging-Rock-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/06/Picnic-a-Hanging-Rock-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<h2>Picnic a Hanging Rock</h2>
<p>Grazie al catalogo di <strong>Amazon Prime Video</strong>, sempre più ricco di grandi classici cinematografici, ho potuto assaporare la visione di un film ormai datato ma che non avevo prima mai avuto l&#8217;occasione di reperire.<br />
Inutile dire che ne sono rimasta affascinata talmente tanto da mettermi a <strong>scavare nella sua storia</strong>, scoprendo una serie di interessanti retroscena.<br />
Quella che state leggendo, quindi, non è una vera e propria recensione (non avrebbe troppo senso, per un film uscito nel 1975) ma la condivisione delle mie scoperte riguardo la pellicola.</p>
<h2>Il film</h2>
<p><strong><em>Picnic a Hanging Rock</em></strong> è stato diretto nel 1975 da <strong>Peter Wier</strong> (che si sarebbe successivamente imposto come nome di punta tra i registi del periodo, grazie a pellicole come <strong><em>L&#8217;attimo fuggente</em></strong> o <strong><em>The Truman Show</em></strong>) e vanta il merito di aver portato il cinema australiano all&#8217;attenzione internazionale.<br />
Interpretato per lo più da giovani attrici alla prima esperienza lavorativa, il film si rifà all&#8217;omonimo romanzo di<strong> Joan Lindsay</strong> e racconta una storia &#8220;vera&#8221; (sul perché di queste virgolette torneremo tra poco).</p>
<p>Il grande pregio della pellicola è quello di saper ricreare <strong>un&#8217;atmosfera statica e sognante</strong>, dipingendo un ritratto impietoso della società australiana dei primi del Novecento, i cui esponenti sono rappresentati, moderni <em>tableaux vivents</em>, cristallizzati nella loro attenzione all&#8217;apparenza e alle consuetudini.<br />
In un panorama di figure pompose e imbalsamate, spiccano<strong> i personaggi &#8220;diversi&#8221;</strong>, come la tormentata Sara, mai del tutto accettata dalla società a lei contemporanea o l&#8217;eterea Miranda, immagine evanescente come quella di un dipinto antico.</p>
<p>Peter Wier è bravissimo a tratteggiare <strong>un mistero che appare irrisolvibile</strong>, mettendo allo stesso tempo in risalto le contraddizioni della società australiana di inizio secolo e mantenendo l&#8217;atmosfera generale ovattata e impalpabile, come quella di un sogno o una visione che non siamo certi sia reale.</p>
<h2>Trama</h2>
<p>Australia, 1900. Nel giorno di San Valentino, come è consuetudine, le allieve del prestigioso <strong>collegio femminile Appleyard</strong> vengono condotte da due insegnanti dell&#8217;istituto presso le montagne <strong>Hanging Rock</strong>, per l&#8217;annuale picnic.<br />
Quattro di loro, guidate dall&#8217;affascinante Miranda (la ragazza più ammirata della scuola e compagna di stanza di Sara, segretamente innamorata dell&#8217;amica e rimasta all&#8217;istituto in punizione), ottengono il permesso di avventurarsi in cima al complesso roccioso per raccogliere dei campioni. <strong>Solo una di loro farà ritorno</strong>, in stato di shock e senza memoria alcuna di quello che è successo alle sue compagne.</p>
<p>Immediatamente le forze di polizia si mobilitano, aiutate dai privati cittadini, per <strong>avviare le ricerche delle tre ragazze disperse e dell&#8217;insegnante di matematica</strong>, che si era avventurata alla ricerca delle allieve e di cui si sono perse le tracce.</p>
<h2>Il romanzo</h2>
<p>Prima che essere un elegante pellicola cinematografica, <strong><em>Picnic a Hanging Rock</em></strong> è un romanzo: scritto dall&#8217;autrice australiana <strong>Joan Lindsay</strong> e pubblicato nel 1967.<br />
Oltre per la trama, il romanzo è interessante anche per la sua <strong>storia editoriale</strong> e per le scelte dell&#8217;autrice.<br />
Come lo stesso romanzo (e poi il film) racconta, infatti, Joan Lindsay ha dichiarato di essersi ispirata a un <strong>fatto di cronaca</strong> e ha aperto la sua narrazione riportando articoli di giornale.<br />
Naturale che questo abbia scatenato un vero e proprio interesse per il complesso roccioso di Hanging Rock e abbia portato molti lettori a setacciare i giornali dei primi del Novecento per rintracciare cenni alla sparizione di un gruppo di ragazze in quella zona.<br />
Le ricerche di notizie, proprio come quelle delle ragazze nel film, tuttavia, non hanno mai dato esiti e non poteva essere altrimenti: la storia narrata in <em>Picnic a Hanging Rock</em>, infatti, è totalmente dovuta alla <strong>fantasia dell&#8217;autrice</strong> e nessuna ragazza è sparita misteriosamente nella zona nel giorno di San Valentino del 1900.<br />
Joan Lindsay, quindi, ha sdoganato con successo (e anni prima che i <strong>fratelli Coen</strong> rendessero l&#8217;espediente noto al grande pubblico con il loro <strong><em>Fargo</em></strong>) la falsa ispirazione reale per coinvolgere il lettore in una avvincente caccia all&#8217;indizio.</p>
<p>Ma i segreti riguardo il romanzo non si esauriscono qui: come chi abbia visto il film può facilmente immaginare, la forza di <em>Picnic a Hanging Rock</em> sta tutta nel <strong>mistero centrale</strong>, apparentemente privo di qualunque soluzione.<br />
In realtà, la soluzione non solo esiste ma l&#8217;autrice aveva inizialmente scelto di rivelarla nel <strong>18° e conclusivo capitolo</strong> del suo libro. Fu un&#8217;idea dell&#8217;editore quella di rimuovere l&#8217;ultimo capitolo per lasciare il mistero insoluto e aumentare così il successo del romanzo. Si è trattato senza dubbio di un editore lungimirante, perché <em>Picnic a Hanging Rock</em> è stato <strong>un successo clamoroso</strong>. L&#8217;autrice, tuttavia, era intenzionata a ripubblicare il suo scritto con l&#8217;aggiunta del capitolo che dipanava il mistero. Il proposito fu abbandonato proprio dopo l&#8217;uscita del film di Peter Wier, di grandissimi successo anche grazie al mistero sospeso che raccontava.<br />
A quel punto, dunque, Joan Lindsay decise di lasciare disposizioni affinché il fantomatico 18° capitolo <strong>venisse pubblicato solo dopo la sua morte</strong>.</p>
<p>E così, nel 1987, le sue volontà sono state eseguite ed è stato pubblicato <strong><em>The Secret of Hanging Rock</em></strong> (mai tradotto in Italia), che conteneva il 18° capitolo con la conclusione della storia (conclusione che non vi anticipo ma che potete leggere in forma ridotta su Wikipedia). Se invece volete leggere prima (e ve lo consiglio) il romanzo, lo trovate in italiano pubblicato da<strong> Sellerio</strong>.</p>
<h2>La serie TV</h2>
<p>Ma il fascino di <em>Picnic a Hanging Rock</em> non si esaurisce certo qui: nel 2018, infatti, ha visto la luce la miniserie televisiva <strong><em>Picnic at Hanging Rock</em></strong>, trasmessa nel nostro paese su <strong>Sky Atlantic</strong> e interpretata da <strong>Natalie Dormer</strong>.<br />
Io non l&#8217;ho ancora vista ma mi riprometto di guardarla, per poterla confrontare agli altri due media.</p>
<h2>Curiosità</h2>
<p><em>Picnic a Hanging Rock</em> conserva un indubbio fascino che gli ha permesso di conquistare i media più disparati. È stato infatti trasposto anche a teatro, sotto forma di <em>piece</em> e anche in quella di balletto.<br />
Le atmosfere del film di Wier e l&#8217;aspetto e l&#8217;abbigliamento delle protagoniste, inoltre, hanno ispirato a <strong>Sofia Coppola</strong> la sua opera prima, <strong><em>Il giardino delle vergini suicide</em></strong>.</p>
<p><em>Picnic a Hanging Rock</em> infine ha ispirato anche il mondo del fumetto: nello specifico l&#8217;albo 124 di <strong>Dylan Dog</strong> (<em>Il picco della strega</em>) e <em>l&#8217;Almanacco del Mistero</em> 1996, in cui <strong>Martin Mystere</strong> risolve l&#8217;enigma.</p>
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		<title>Due chiacchiere con Stefano Vietti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano "jedi.lord" Scutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 11:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/stefano-vietti.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-13045" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/stefano-vietti.jpg" alt="Stefano Vietti" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/stefano-vietti.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/stefano-vietti-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/stefano-vietti-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2017/02/stefano-vietti-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></strong></p>
<p><strong>Stefano Vietti</strong> è un nome importante nel mondo del fumetto italiano. Oltre ad essere uno dei papà di <strong>Dragonero</strong> di Bonelli, di cui in redazione ci dichiariamo <a href="https://nerdando.com/2015/08/28/dragonero-due-anni-di-fantasy-con-la-f-maiuscola/">fieri appassionati</a>, durante la sua ultraventennale carriera ha contribuito alla creazione di <strong>Hammer</strong>, scritto storie per <strong>Nathan Never</strong>, <strong>Martin Mystere</strong>, <strong>Greystorm</strong> fino ad arrivare a <strong>Spiderman</strong>, collaborato con <strong>Sergio Bonelli Editore</strong>, <strong>Panini Comics</strong>, <strong>Disney</strong> e <strong>Star Comics</strong>, solo per citarne alcune.</p>
<p>Oggi abbiamo il piacere di ospitarlo sulle nostre pagine per una chiacchierata a tutto tondo sul suo lavoro e sulle sue passioni.<br />
Ne approfittiamo inoltre per ringraziarlo del suo tempo e della sua disponibilità!</p>
<p><strong>jedi.lord: Cominciamo parlando di una delle sue creature che al momento sono sulla cresta dell&#8217;onda: Dragonero. Si aspettava tutto questo meritato successo? Cosa di Dragonero secondo lei ha fatto breccia nel cuore dei lettori?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> Quando il mio amico e collega <strong>Antonio Serra</strong>, uno dei papà di Nathan Never, lesse il progetto di Dragonero mi disse che avremmo (Enoch ed io) vinto sulla lunga distanza per il &#8220;<strong>world building</strong>&#8221; accurato e per i protagonisti in <strong>costante evoluzione</strong>&#8230; credo siano stati davvero questi due aspetti della serie a fare breccia nel cuore dei lettori. Oltre ad un parco disegnatori di eccellenza, selezionato con cura certosina.</p>
<p><strong>jedi.lord: Il suo primo romanzo di Dragonero ha ottenuto un bel successo e le auguriamo che anche quello attualmente in scrittura non sia da meno. Ma quanto è diverso scrivere un romanzo e scrivere una sceneggiatura fumettistica? Come ha approcciato la scrittura del romanzo?</strong></p>
<p><strong>Vietti: </strong>I romanzi si scrivono <strong>per i lettori</strong>&#8230; ci si isola e si batte sui tasti per mesi, spesso fino a notte fonda, rivolgendosi direttamente al pubblico. La sceneggiatura è invece scritta <strong>per il disegnatore</strong> a cui è destinata&#8230; bisogna coinvolgere lui, per primo, emotivamente perché è attraverso il suo disegno che poi si arriva al lettore. Scrivere fumetti è poi un lavoro molto meno solitario che non la scrittura in prosa&#8230; si lavora in squadra, a stretto contatto con i disegnatori e con la redazione.</p>
<p><strong>jedi.lord: Le poniamo una domanda che sembra interessare molto per rendersi conto di come sia il lavoro dello sceneggiatore. Quanto tempo occorre a concretizzare un&#8217;idea in una sceneggiatura?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> <strong>Pochi giorni</strong>&#8230; l&#8217;idea arriva e gironzola nella testa per qualche giorno&#8230; la fantasia la elabora e la trasforma in un soggetto e poi via, si parte subito a sceneggiare&#8230; questo per un autore seriale come me. Poi ci sono le idee che ci mettono <strong>anni a fiorire</strong>&#8230; le idee dei progetti grossi e impegnativi, per esempio, che hanno bisogno davvero di tempo per crescere e completarsi&#8230; come è accaduto con Dragonero.</p>
<p><strong>jedi.lord: Flessibilità. Dal fantasy alla fantascienza, passando per l&#8217;horror, ha scritto storie che abbracciano una moltitudine di generi. Quanto è diverso scrivere di un genere piuttosto che di un altro?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> Non molto&#8230; certo, serve conoscere il genere che si racconta e bisogna amarlo&#8230; ma alla fine si scrive per emozionare e il genere che si sceglie diviene un <strong>veicolo delle emozioni</strong>.</p>
<p><strong>jedi.lord: Quali sono state le sue maggiori influenze nel passato, includendo romanzi, opere, musica, leggende? E ora? Come cambiano le influenze in un mondo in cui siamo tutti sovrastimolati da una moltitudine di fumetti, film, videogiochi e da una miriade di nuovi universi creativi e storie?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> In principio <strong>libri</strong>&#8230; quando ero ragazzino, in sostanza, libri a tonnellate&#8230; poi fumetti&#8230; i videogiochi non esistevano. Poi è arrivato il cinema e poi i videogiochi&#8230; le influenze sono le stesse, alla fine, non è cambiato poi molto. Il tono del raccontare è cambiato&#8230; sono cambiati il ritmo e le possibilità di fruizione delle varie opere, ma gli stimoli offerti sono gli stessi. Ricordo ad esempio quando uscì Guerre Stellari al cinema&#8230; era il 1977&#8230; avevo 12 anni&#8230; ecco, forse allora ci fu un enorme passo in avanti nel mondo dell&#8217;intrattenimento&#8230; di balzi così ce ne sono, ogni tanto, ma a ben vedere, le emozioni trasmesse sono le stesse, allora come oggi.</p>
<p><strong>jedi.lord: Come si relaziona con le serie TV, uno dei modi più diffusi attualmente per raccontare storie?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> Sono molto selettivo, guardo i primi due episodi di tutte e poi decido se proseguire&#8230; a essere sinceri molte non le seguo dopo il primo episodio, perché mi accorgo che non hanno troppo da dire se non giocare sui personaggi&#8230; preferisco le serie con trame forti, con storie ben strutturate&#8230; anche semplici, ma che siano di impatto. <strong>Il fumetto però è arrivato prima</strong>, eh? Bonelli o Marvel serializzano alla grande da anni.</p>
<p><strong>jedi.lord: Qual è la sua relazione con il mondo dei videogiochi? Quali generi preferisce?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> Anni fa giocavo di più, oggi ho perso un po&#8217; la verve ludica&#8230; perché i giochi sono diventati troppo complicati, frenetici e ansiogeni&#8230; sono comunque un buon giocatore&#8230; di strategia, soprattutto. Ho fuso il computer giocando a <strong>Command and Conquer, Age of Empires, Diablo, Warcraft</strong>, a una marea di giochi di guerra e avventure grafiche&#8230; faccio parte della generazione che i giochi li ha visti nascere&#8230; giocavo a Phantasmagoria quando molti di voi erano all&#8217;asilo (eheheheheh) [<em>e invece alcuni erano alle medie: siamo nerd di vecchia data n.d.Tencar]</em>. I miei preferiti? La saga di Diablo. La saga di Age of Empires. Titan Quest. E Company of Heroes!</p>
<p><strong>jedi.lord: Quanto, secondo lei, la narrazione nei videogiochi ha ancora da imparare per essere considerata un mezzo maturo?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> No&#8230; non ha più nulla da imparare. La narrazione di certi giochi è arrivata al top. <strong>Uncharted</strong>? So che sapete.</p>
<p><strong>jedi.lord: Torniamo nel passato. Qui in redazione ci sono molti appassionati di Hammer: ha qualche aneddoto da raccontarci in merito? Avrebbe voluto continuare a scrivere storie ambientate in quell&#8217;universo? Ci tornerebbe ora?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> <strong>Hammer</strong> è nato e cresciuto nel momento migliore&#8230; mi ha aperto la strada al professionismo&#8230; ha davvero rappresentato il massimo per me, come autore. Una esperienza e un trampolino di lancio. Lo porto nel cuore con affetto, ma lo considero qualcosa di finito ormai e non ci tornerei più. Alle volte serve voltare pagina per sempre.</p>
<p><strong>jedi.lord: Altra domanda un po&#8217; vintage: parliamo di Kylion, che già al tempo dell&#8217;uscita, più di dieci anni fa era un argomento scomodo, ora è stato un po&#8217; dimenticato. Cosa andò storto? Quali rimpianti ha in merito a quel progetto? Ci darebbe giusto un&#8217;idea sul come sarebbe dovuto essere?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> Una bella esperienza dentro una casa editrice come la <strong>Disney</strong> che ricordo con affetto&#8230; forse non era il momento per un progetto del genere&#8230; forse arrivò in un momento che il mercato stava cambiando&#8230; le vendite non furono male, ma la Disney si aspettava di più&#8230; aspettative mancate, ecco cosa non funzionò, io credo.</p>
<p><strong>jedi.lord: Quali sono i suoi progetti presenti e futuri oltre Dragonero? Life Zero ci è piaciuto, ne avremo ancora?</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> <strong>Life Zero</strong> è lì, con un sacco di potenziale, un seguito in mente&#8230; vedremo cosa farne. Sto lavorando alla <strong>banda dei Senzanima</strong>, il nuovo progetto per un pubblico maturo ambientato nel mondo di <strong>Dragonero</strong>&#8230; e alla serie per ragazzini che esordirà a fine anno. E poi ho qualche ideuzza&#8230; qualcosa di nuovo nuovo nel concept che mi piacerebbe provare&#8230; datemi giornate di 36 ore <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong>jedi.lord: La ringraziamo per il Suo tempo.</strong></p>
<p><strong>Vietti:</strong> Grazie a voi, ci mancherebbe&#8230; <strong>siete troppo troppi</strong> (cit.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2017/02/21/due-chiacchiere-stefano-vietti/">Due chiacchiere con Stefano Vietti</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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