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	<title>John Lewis - Nerdando</title>
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		<title>March &#8211; La marcia della storia</title>
		<link>https://nerdando.com/2018/06/15/march-la-marcia-della-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo "Giakimo" Fracassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 12:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Andrew Aydin]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[John Lewis]]></category>
		<category><![CDATA[Mondadori Ink]]></category>
		<category><![CDATA[Nate Powell]]></category>
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<p>Ogni tanto uno si sente <strong>motivato e curioso</strong> di provare opere diciamo così <strong>più impegnate</strong> e dense del solito. D’altronde non si può vivere di <strong>soli supereroi</strong> o di film d’azione. Ad esempio io di recente ho letto <strong><em>March</em></strong>, autobiografia a fumetti del <strong>Senatore americano John Lewis</strong>, il cui primo volume è uscito per <strong>Mondadori Ink</strong>, anche se io ho letto la <strong>versione originale</strong> completa in <strong>tre volumi</strong> della <strong>TopShelf</strong>.</p>
<h2>Recensione</h2>
<p><strong>John Lewis</strong> è una di quelle persone che hanno avuto <strong>una vita straordinaria</strong>, che tutti dovrebbero conoscere (cosa che in effetti in America succede). Lewis infatti <strong>prima di entrare nelle istituzioni</strong> è stato per un decennio tra i protagonisti delle <strong>lotte per i diritti civili</strong>. Ad oggi è l’unico sopravvissuto della storica <strong>One million march</strong> in cui <strong>Martin Luther King</strong> fece il suo famoso discorso <strong>‘I have a dream’</strong>.</p>
<p>Ho detto che il fumetto è <strong>l’autobiografia a fumetti</strong> di Lewis, ma non è proprio così. <strong><em>March</em></strong> non racconta <strong>vita, morte e miracoli</strong> di Lewis. <strong><em>March</em></strong> racconta (brevemente) l’infanzia di Lewis per poi passare ai suoi <strong>anni universitari</strong> in cui il giovane inizierà il suo percorso di attivista dei diritti civili.</p>
<p>Lewis infatti è dell’<strong>Alabama</strong> e cresce negli anni ‘50, durante i quali in America (in particolare negli stati del sud)  erano ancora in vigore le cosiddette <strong>leggi di Jim Crow</strong>, che di fatto <strong>segregavano</strong> gli afroamericani e li rendevano cittadini di <strong>Serie B</strong>.</p>
<p>In questa situazione, Lewis entra a contatto con <strong>gli ambienti evangelici</strong> del Sud e grazie ad essi e alle<strong> prime proteste pacifiche</strong> (come quella di Rosa Parks) inizia ad organizzare <strong>un movimento per l’emancipazione</strong> dei neri.</p>
<p>Il fumetto è quindi <strong>una lunga storia di lotta e di proteste</strong>, condensate nell’arco di un <strong>decennio</strong>, con il culmine della <strong>marcia</strong> (da cui il titolo del fumetto) da <strong>Selma a Birmingham</strong>, capitale dell’Alabama, che di recente è stata anche al centro del film <strong><em>Selma</em></strong>.</p>
<p>La storia non arriva né alla <strong>morte di Martin Luther King</strong> né al resto della vita di Lewis. Unica eccezione, <strong>il parallelismo</strong> che attraversa tutto il fumetto e che fa da <strong>antefatto</strong> e da <strong>conclusione</strong> ai tre volumi, tra le lotte di Lewis e il <strong>20 gennaio 2009</strong>, giorno dell’insediamento di <strong>Barack Obama</strong> come presidente degli Stati Uniti. Perché è il giusto risultato e coronamento delle lotte di Lewis e degli altri attivisti.</p>
<p>Si tratta di un <strong>fumetto potente</strong> per quello che racconta, mostrandoci in tutta la sua violenza <strong>il razzismo</strong> dilagante all’epoca, così lontana eppure così vicina, visto che Lewis è <strong>ancora vivo</strong>, così come tanti altri che hanno ricordi diretti di un’epoca in cui i neri <strong>non potevano nemmeno entrare</strong> nei locali del centro città.</p>
<h2>We shall overcome</h2>
<p>Il fumetto dunque si snoda attraverso <strong>anni di lotte e battaglie non violente</strong>, con Lewis e i suoi che iniziano a combattere le <strong>discriminazioni</strong> facendo un atto semplice eppure rivoluzionario: ordinare <strong>un panino in un bar</strong>. Tra numerose risse, arresti, morti violente e compromessi politici, il <strong>Civil Rights Act</strong> diventerà legge nel <strong>1964</strong> e verrà garantito il diritto di votare per tutti.</p>
<p>Nel raccontare come si arriva a questi storici risultati<strong> Andrew Aydin</strong> (lo sceneggiatore che ha aiutato lo stesso Lewis a scrivere il fumetto) corre il rischio di diventare<strong> troppo didascalico</strong> e meccanico nel narrare l’ennesima protesta e l’ennesimo arresto. Questo difetto si vede soprattutto nel <strong>secondo volume</strong>, quello più discorsivo, perché incentrato sulla discussione attorno alla <strong>convention</strong> del partito Democratico e al<strong> Civil Rights Act</strong>.</p>
<p>Nonostante questo, il fumetto si mantiene sempre in perfetto <strong>equilibrio</strong> tra retorica e cronaca, tra il generale delle lotte e il particolare delle incertezze di <strong>Lewis</strong>, regalandoci diversi momenti di <strong>grande emozione</strong>, nel bene e nel male.</p>
<p>Ai disegni <strong>Nate Powell</strong> riesce a rendere bene le <strong>scene topiche</strong> del fumetto così come i momenti più diciamo didattici. Mi è piaciuta molto la sua capacità di costruire le tavole in maniera sempre <strong>diversa e dinamica</strong>, anche nelle scene di dialogo. Ottimo anche l’uso di <strong>bianco, nero e grigio</strong> come unici colori del fumetto, in modo da creare contrasti di luci e ombre che esaltano le scene centrali.</p>
<p>A questo punto uno potrebbe anche giustamente chiedersi, ma io sono italiano e sono bianco che m’importa dei <strong>diritti civili</strong> degli afroamericani? Al che potrei partire con <strong>un pippone</strong> lungo sui preoccupanti dati sul <strong>razzismo</strong> in Italia e sull’attuale scena politica italiana. Ma non lo farò. Non perché non esiste il problema o non lo ritenga importante, ma perché non sarebbe <strong>un motivo in più</strong> per leggere <em>March</em>.</p>
<p>Questo fumetto andrebbe letto per capire e conoscere <strong>una storia di oppressione e speranza</strong> e per capire e conoscere cosa è successo ieri e <strong>cosa succede</strong> oggi negli Stati Uniti. Un fumetto dunque che ci insegna e ci ricorda quanto <strong>la strada per la libertà</strong> sia difficile eppure necessaria da percorrere.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p>In perfetto equilibrio tra cronaca pubblica e privata, March ci racconta una storia straordinaria e vera.</p>
<h2>Nerdandometro: [usr 4.8]</h2>
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