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	<title>Icewind Dale - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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	<title>Icewind Dale - Nerdando</title>
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		<title>Pillars of Eternity &#8211; Un atto d&#8217;amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano "jedi.lord" Scutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2015 12:00:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div>
<p>Sono commosso. Sinceramente commosso. Quanti di voi giocavano con il PC intorno all’anno 2000, e ricordano la gloriosa epoca della rinascita del Gioco di Ruolo Occidentale, del quale si fece portabandiera la Black Isle/Bioware con i suoi mitici titoli basati sull’Infinity Engine? Se i nomi Baldur’s Gate, Icewind Dale e Planescape: Torment vi fanno sentire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><div style="width: 968px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="" src="https://lh6.googleusercontent.com/-rlXhyhdqgXQ/VR47dDQMP0I/AAAAAAAAHdw/hPzhU3IvFeE/w958-h545-no/Pillars-of-Eternity-art-1.jpg" alt="Pillars of Eternity" width="958" height="545" /><p class="wp-caption-text">Pillars of Eternity &#8211; Mazzate fantasy</p></div>
<p>Sono commosso.</p>
<p>Sinceramente commosso.</p>
<p>Quanti di voi giocavano con il PC intorno all’anno 2000, e ricordano la gloriosa epoca della rinascita del Gioco di Ruolo Occidentale, del quale si fece portabandiera la Black Isle/Bioware con i suoi mitici titoli basati sull’Infinity Engine?</p>
<p>Se i nomi Baldur’s Gate, Icewind Dale e Planescape: Torment vi fanno sentire come un quattordicenne alle prese con la prima cotta, allora questo articolo è rivolto a voi ed al vostro cuore adolescente.</p>
<p>Mi sto accorgendo che noi trentenni tendiamo sempre più ad essere romanticamente nostalgici verso il passato, ed a questa logica non sfugge affatto la nostra passione videoludica. Avete notato la recente ondata di titoli indie e non che richiamano e si rifanno più o meno velatamente ai vessilli del passato? Il pixel grande è tornato di moda, ancor di più del colore stagionale deciso dallo stilista di turno, e la cura verso il gameplay, il dettaglio, la longevità “come quelli di una volta” stanno sicuramente tirando sferzate violente alle major, ree di aver appiattito l’offerta per accattivarsi i favori (e il danaro) di un’utenza generalista e casual.</p>
<p>Grazie a metodi di crowdfunding, forum e in sostanza all’internet, il popolo di trentenni videogiocatori chiede a gran voce un ritorno ai fasti del passato, o quantomeno un revival ragionato ed aggiornato di quel mucchio di byte che tanta insonnia gli provocarono nell’età della tempesta ormonale.</p>
<p>Dall’altra parte della barricata ci sono loro, i mitici sviluppatori che un tempo ci donarono quei mondi da sogno, migrati, invecchiati, cresciuti e reduci di quegli anni di grandezza trasformata in decadenza.</p>
<p>Nel 2003 Black Isle fu chiusa dopo due progetti cancellati che promettevano faville (il “vero” Fallout 3, nome in codice Van Buren, e Torn, del quale nulla si seppe più), e migrarono in altre software house neofondate con alterne fortune. Una di esse è Obsidian Entertainment, creatrice di titoli di pregio come Fallout New Vegas e Neverwinter Nights 2, che sul finire del 2012 lancia la bomba: “Project Eternity” finisce su Kickstarter e in un mese diventa, con i suoi 4 milioni di dollari e spicci, uno dei progetti più apprezzati di sempre sulla piattaforma di social funding. Il nome cambia in “Pillars of Eternity”, lanciato sul mercato il 26 marzo 2015, ed è un enorme atto di amore e di nostalgia verso quel tempo mitico e verso il GdR occidentale tutto maiuscolo.</p>
<p>Colui che vi scrive non ha mai contato le ore dell’adolescenza spese a vagare nei Forgotten Realms, teatro delle avventure incredibili di Baldur’s Gate e soci, ma so di per certo che ci fu un periodo in cui, complice anche il gruppo di gioco di ruolo cartaceo, non giocavo ad altro e ne ero praticamente ossessionato. Mi hanno accompagnato per qualche annetto, regalandomi viaggi incredibili e momenti memorabili (ne scrissi anche tempo fa, ricordando <a href="https://nerdando.com/icewind-dale/" target="_blank">Icewind Dale</a>).</p>
<p>Negli anni ho creato una specie di “tradizione” per quanto riguarda i miei personaggi nei GdR (che rimangono uno dei miei generi preferiti insieme agli strategici, ndR): i personaggi “fantasy” si chiamano tutti Morpheus, quelli fantascientifici Yorick. Ora c’è un nuovo, ennesimo Morpheus pronto ad attraversare terre incognite, e ci ho messo un’oretta buona per crearlo, come buona tradizione insegna. Ed è già un ottimo segnale. Obsidian è partita dal canone fantasy di D&amp;D et similia, ma ne ha ricavato due nuove razze molto particolari, e ha ben dettagliato le altre, ponendoci un dubbio nella scelta non solo per quanto riguarda bonus ed attributi; personalmente mi sono ritrovato a cercare la quadratura del cerchio anche per una coerenza “stilistica” del personaggio, donandogli un background affascinante anche grazie all’aggiunta delle regioni di provenienza, della classe sociale (per intenderci: cosa fai nella vita? Il mercante? Il vagabondo? Sei un nobile, o un artista magari) distinta dalla classe del personaggio vera e propria. Anche qui due belle novità affascinanti, e un bardo (qui chiamato Chanter, o Cantore) così figo che non si era mai visto.</p>
<p>Quando l’avventura è cominciata, mi sono sentito praticamente a casa. Il feeling è proprio quello dei titoli che ho amato 15 anni fa, ma ammodernato, ripulito da anni di considerazioni, chiacchierate con i fan e aggiunte che fanno solo piacere. Una su tutte, le sezioni interattive simil-librogame: in particolari occasioni o in snodi chiave della storia ci troveremo a dover scegliere come agire tra una serie di risposte a scelta multipla, con contorno di splendidi disegni a matita. E il più delle volte in questi casi, e soprattutto durante i dialoghi, molte delle scelte ci saranno precluse o permesse solo se il nostro eroe possiederà le abilità adatte.</p>
<p>Stat checks. Stat checks everywhere!</p>
<p>C’è un sacco da leggere in Pillars of Eternity, e dipende da voi se questo lo percepirete come difetto o come pregio. La scrittura è molto bella, ricca di descrizioni, sfumature, dettagli che stimolano la fantasia anche aldilà degli splendidi paesaggi dipinti a mano e della grafica che si rifà stilisticamente all’Infinity Engine, ma si basa sul versatilissimo e moderno Unity. Ho apprezzato molto che, durante i dialoghi, gli interlocutori beneficino anche di una certa gestualità immaginata, trasmessa proprio tramite le accurate descrizioni degne del migliore dei Dungeon Master. Oh, d’altronde in forza ad Obsidian ci sono quelli che hanno scritto Planescape: Torment, tra i quali il mitico Chris Avellone. Di solito sono carenti in quanto a beta tester, ma per quanto riguarda le sceneggiature non gli si può proprio dire nulla: sono riusciti a rendere interessanti i dialoghi e la trama in un hack &#8216;n&#8217; slash come Dungeon Siege III…</p>
<p>La storia e le quest finora sono interessanti, e posso dire che per quel poco che ho visto in tanta vastità (su internet si parla di una longevità in linea con il buon Baldur’s Gate II), anche le missioni secondarie e gli incarichi “stupidi” sono resi interessanti sia dai dialoghi che dai personaggi. Io sono ad una decina di ore, ma non ho scalfito neanche la superficie, e tutto ancora mi sorprende.</p>
<p>I combattimenti usufruiscono come allora della mitica e mai troppo lodata pausa tattica, colpo di genio che ha rivoluzionato il combattimento nei GdR unendo il tatticismo dei turni con la dinamicità del tempo reale: ed è indispensabile perché i combattimenti, soprattutto all’inizio, sono delicati come calci sugli incisivi, e bisogna far tesoro di ciascuna abilità, trovando un delicato equilibrio tra statistiche ed equipaggiamento.</p>
<p>Di trovate interessanti ce ne sono a bizzeffe, che neanche mi vengono in mente, e ovviamente tantissime non le ho neanche ancora scoperte: però già avere equipaggiamenti “speciali” come corde, rampini, scalpelli fa immaginare le mille possibilità che si apriranno durante le nostre avventure. Si può persino cucinare, come step base del creare pozioni, oggetti ed incantamenti (no, non è come fare il pane in Ultima VII, ma in compenso si può preparare un ottimo stufato).</p>
<p>Una domanda vi sarà balenata nella mente: e i compagni d’avventura? Per ora ne ho incontrati solo due, e mi sembrano scritti bene: come sempre ci si può dialogare, immagino a mo dei predecessori, e come sempre costruire un party equilibrato è indispensabile in virtù degli scontri non semplici, pena le classiche mazzate sui denti di cui parlavamo prima. Ah, e stavolta i compagni di party si possono anche creare custom! Nella prima taverna c’è la possibilità di reclutare avventurieri di diverso livello in base a quanto contante siamo disposti a sborsare, e crearli a seconda della necessità contingente. Ovviamente costoro non saranno caratterizzati come gli altri, né sarà possibile parlarci, ma all’inizio soprattutto sono manna dal cielo.</p>
<p>A differenza della media di Obsidian, in dieci ore non ho incontrato neanche mezzo bug: è sorprendente come fatto, sarà forse il risultato della cura amorevole che hanno infuso in quest’opera? Di sicuro la passione si vede. E poi grazie a Pillars of Eternity hanno anche evitato una clamorosa ed ingiusta bancarotta…</p>
<p>“Minsc e Boo sono pronti!” esclamava il misterioso e bonaccione guerriero Minsc, mitico compagno di viaggio nelle nostre peregrinazioni lungo la Costa della Spada.</p>
<p>Ora ad esser pronto sono io e tutti i nostalgici di quegli anni, perché Obsidian ci ha fatto un bel regalo, che sprizza amore, passione e nostalgia da tutti i pori, perlomeno per quel che ho visto finora.</p>
<p>Buona avventura, e ricordatevi che “devi <em>radunare</em> il tuo <em>gruppo</em> prima di andare avanti”.</p>
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		<title>Dragon Age ed una storia d&#8217;amore mai del tutto finita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2015 13:00:35 +0000</pubDate>
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<p>Negli ultimi tempi abbiamo parlato molto di Dragon Age: Inquisition, analizzando in lungo e in largo soprattutto il mondo del multiplayer e oggi voglio tornare sull&#8217;argomento per soffermarmi su un altro aspetto. Dopo più di 100 ore di gameplay in single player ho finalmente finito la storia, completando anche tutte le missioni secondarie, e voglio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><div style="width: 1224px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" src="https://lh5.googleusercontent.com/xO2QSlJV26kvL9TqxMmmW7RWDKyzg-YdVsMDPtgshjE=w1214-h683-no" alt="" width="1214" height="683" /><p class="wp-caption-text">&#8220;Menalo tu quel coso gigante!!&#8221;. Potrete affermare queste frasi, durante il single player di Dragon Age: Inquisition</p></div>
<p>Negli ultimi tempi abbiamo parlato molto di <a title="Dragon Age: Inquisition" href="https://nerdando.com/category/videogames/dragon-age-inquisition-videogames/" target="_blank">Dragon Age: Inquisition</a>, analizzando in lungo e in largo soprattutto il mondo del multiplayer e oggi voglio tornare sull&#8217;argomento per soffermarmi su un altro aspetto. Dopo più di 100 ore di gameplay in single player ho finalmente finito la storia, completando anche tutte le missioni secondarie, e voglio raccontarvi la mia esperienza di gioco e una serie di emozioni e sensazioni che non ritrovavo giocando da ormai forse troppo tempo.</p>
<p>Come avete potuto capire dalle molte cose che ho scritto, sono un videogiocatore di vecchia data e vengo da una storia d&#8217;amore per i GdR e JRPG di lunghissimo corso, iniziata quando il buon Tencar mi prestò per qualche giorno Final Fantasy VII su Playstation. Fu immediatamente amore a prima vista e da allora divenni un consumatore compulsivo del genere, riuscendo ad apprezzare sia il genere giapponese di scuola Squaresoft, che andava molto sulla piattaforma Sony, sia i mitici Baldur&#8217;s Gate e Icewind Dale su PC. Adoravo il genere, amavo partite che duravano ore e ore, pomeriggi interi passate a seguire storie avvincenti e traumatizzanti (la morte di Aeris in FF VII fu uno shock!), sbloccare i mostri finali, fare farming per diventare abbastanza forti da ucciderli&#8230; quel periodo segnò la mia età dell&#8217;oro dal punto di vista videoludico.<br />
Ma, come tutte le storie d&#8217;amore, anche questa era destinata ad avere il suo periodo di crisi.<br />
Dopo Final Fantasy X non riuscii più a trovare un gioco che riuscisse a coinvolgermi, emozionarmi e divertirmi a quel modo, e, nonostante io riconosca la bellezza dei titoli della Bethesd,a devo ammettere di non essere mai riuscito a finire nessun videogioco targato Elder Scrolls o Fallout. La mia brama di completare tutte le missioni e le località di un gioco mi ha sempre portato a giocarli per ore nel tentativo, ogni volta invano, di raggiungere il mio obiettivo fin quando non mi stufavo; semplicemente il loro open world è sempre stato troppo grande e troppo &#8220;open&#8221; per me. Tutto ciò mi ha poi inevitabilmente condotto nel tunnel dei MMORPG con l&#8217;immancabile periodo di ascetismo ed isolamento dal mondo conosciuto ai più col nome di World of Warcraft: l&#8217;eperienza Blizzard mi ha segnato a tal punto che, per un lungo periodo dopo la disintossicazione da WoW, sono stato di giocare solamente a giochini casual/indie e mai per lunghe sessioni.</p>
<p>Dragon Age: Inquisition ha sanato il mio cuore di videogiocatore, riportandomi dopo tanto, troppo tempo a gustare finalmente una trama semplice, ma emozionante e avvincente, riuscendo a farmi affezionare ai personaggi mano a mano che questa si sviluppava. Il mondo, seppur chiuso, è comunque talmente grande, ampio e dettagliato da sembrare a tutti gli effetti un open world la cui esplorazione viene guidata e pilotata da tutto il sistema delle quest secondarie e delle quest legate alle collezioni. Le ultime spingono il giocatore a esplorare con gusto, piuttosto che con il senso di frustazione che io personalmente provavo sugli Elder Scrolls, al fine di scovare luoghi storici, libri nascosti, le storie da taverna e tutti quei tasselli che a poco a poco costruivano il background storico/culturale della trama principale del gioco. Sono tutti questi piccoli aspetti e queste finezze che sono riusciti a farmi apprezzare e gustare fino in fondo il gioco fino ad amarlo; proprio per questo lo ritengo senza dubbio uno dei titoli più belli che abbia giocato negli ultimi tempi e vi invito caldamente, se non l&#8217;avete già fatto, a prendervi un po&#8217; di tempo e gustarvi tutta la storia del single player: non ve ne pentirete!</p>
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		<title>Non è un gioco per vecchi #2 &#8211; Icewind Dale</title>
		<link>https://nerdando.com/2014/11/19/icewind-dale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano "jedi.lord" Scutti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2014 13:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-1024x768.png" type="image/png" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-620x400.png 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-85x54.png 85w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Negli ultimi mesi, gli amanti dei videogiochi di ruolo non se la passano troppo male: parecchi titoli interessanti sono finalmente usciti, e, all’orizzonte, si affacciano i due grossi calibri della stagione gdristica, che promettono di rapire per ore ed ore gli aspiranti esploratori di terre lontane. Infatti, oltre ai già disponibili Wasteland 2 e Divinity: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-1024x768.png" type="image/png" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-620x400.png 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-85x54.png 85w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><div style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh5.googleusercontent.com/geux1cQQb5z6QO88iL-eANMi1Ueex3tLEfEab6lhJAM=w460-h215" alt="Icewind Dale!" width="460" height="215" /><p class="wp-caption-text">Icewind Dale!</p></div>
<p>Negli ultimi mesi, gli amanti dei videogiochi di ruolo non se la passano troppo male: parecchi titoli interessanti sono finalmente usciti, e, all’orizzonte, si affacciano i due grossi calibri della stagione gdristica, che promettono di rapire per ore ed ore gli aspiranti esploratori di terre lontane. Infatti, oltre ai già disponibili <em>Wasteland 2</em> e <em>Divinity: Original Sin</em>, il 20 novembre si potrà tornare sul mondo di Thedas dei veterani della Bioware con <em>Dragon Age: Inquisition</em> (ma noi di Nerdando ce lo stiamo già spolpando in<a href="https://nerdando.com/60-minuti-con-dragon-age-inquisition/"> anteprima grazie all’EA Access e al possente Tencar</a>) e il 15 febbraio tornerà a deliziarci invece mastro Geralt di Rivia con il terzo capitolo della saga di The Witcher, <em>Wild Hunt</em>, che promette di settare nuovi standard a tutto tondo per le esperienze di nuove vite elettroniche.</p>
<p>Tutto questo preambolo per parlarvi…di un gioco di 14 anni fa. E che c’entra, direte voi? Ve lo spiego subito.</p>
<p>L’altro giorno, sulla schermata principale dello store di Steam, è (ri)comparso un logo che immediatamente mi ha riportato con la mente all&#8217;autunno del 2000, precisamente all&#8217;interno dell’unico Mediaworld che all&#8217;epoca si trovava a Pescara. Il me sedicenne, in novello periodo di fissa per Dungeons &amp; Dragons e per i gdr cartacei in generale, scorge negli allora meravigliosi e rigogliosi scaffali dedicati ai videogiochi per PC, una scatolozza di cartone anticata a mo’ di libro, con un logo raffigurante un albero spoglio e ricurvo per il vento.</p>
<p>Il titolo in questione era “<strong>Icewind Dale</strong>” e mi evoca ricordi fantastici.</p>
<p>Il retro della scatola prometteva incredibili avventure nella Valle del Vento Gelido, alla ricerca di un antico male che minacciava il mondo. Semplice ma efficace. L’ambientazione nordica e gelida, le regole di D&amp;D come base, schermate disegnate a mano e la possibilità di creare e comandare un party di avventurieri in una lunga campagna bastarono per convincermi a farlo mio.</p>
<p>E fu l’inizio del mio amore sconfinato per la prima generazione di giochi di ruolo sviluppati dalla Bioware, contraddistinti dall&#8217;utilizzare il famoso e mai troppo celebrato <em>Infinity Engine</em>, che permise alla compagnia di Ray Muzyka e Greg Zeshuck, coadiuvati da quei fenomeni della compianta Black Isle Studios (i papà di Fallout) di creare dei veri e propri capolavori come <em>Planescape: Torment</em> e la saga di <em>Baldur’s Gate</em>. Che sono un po’ i nonni degli odierni <em>Dragon Age</em> e <em>Mass Effect</em>.</p>
<p>In confronto a questi colossi, Icewind Dale viene ricordato, a mio avviso ingiustamente, sempre come il fratellino sfigato e meno profondo, in virtù del maggiore accento sui combattimenti rispetto all&#8217;intreccio meno complesso della trama, pur piacevole nella sua classicità. A parte il fattore affettivo, che me lo fa ricordare come una grandiosa esperienza, effettivamente, ancor oggi ritengo Icewind Dale un vero gioiellino, pur paragonato ai suoi illustri fratelli.</p>
<p>Ambientazioni come Kuldahar, una città ricavata da un enorme tronco di un albero, e unica oasi di calore del nord, gli Abissi di Dorn, con i giganti di ferro e la lava che scorre a fiumi, la montagna a forma di testa di drago, la fortezza della Mano Mozzata, ma anche la classicissima locanda di inizio avventura, non si dimenticano facilmente per il loro impatto visivo e per la loro estrema pericolosità ed il piacere di esplorarle.</p>
<p>E i combattimenti, parte fondamentale e preponderante dell’esperienza? Profondissimi e concitati, tatticissimi e molto difficili come pochi se ne vedono anche oggi, con in più la pensata geniale della pausa tattica, che permetteva di impartire ordini in tutta calma, senza rendere il tutto un sistema a turni. E no, se pensate che ciò semplifichi i combattimenti, vi sbagliate assolutamente: piuttosto è l’unico espediente per tentare di sopravvivere. Il mago da sconfiggere nel quinto capitolo lo reputo ancora una delle sfide più difficili che abbia mai affrontato nella mia carriera videoludica. E ho giocato anche a Dark Souls, eh.</p>
<p>Completano il tutto la possibilità di creare sei personaggi da zero e personalizzarseli come ci pare, magari traendo ispirazione dalle nostre vecchie campagne di D&amp;D, una colonna sonora meravigliosa di Jeremy Soule e tanta tanta purissima avventura.</p>
<p>Dicevamo che Icewind Dale è ricomparso su Steam: si tratta della versione denominata “<strong>Enhanced Edition</strong>”, terzo trattamento di ringiovanimento riservato ai vecchi titoli sviluppati con l’Infinity e consta di tutti gli ammennicoli irrinunciabili per il videogiocatore moderno tra cui le migliorie tecniche, le quest tagliate, oggetti nuovi a pioggia e tante classi in più per i nostri pippottini. Ovviamente nel pacchetto sono comprese anche l’espansione <strong>Heart of Winter</strong>, dura come una lastra di granito sui denti, e la miniespansione di quest’ultima, <strong>Trials of the Luremaster</strong>. Non incluso è ovviamente il seguito, il gigantesco <strong>Icewind Dale II</strong>, che però ignoro se sarà anch’esso sottoposto al lifting di Beamdog, pur basandosi sulla versione più avanzata e definitiva dell’Infinity.</p>
<p>Che dire, se volete dare uno sguardo di persona ad una delle prime opere di quei fantastici bardi moderni della Bioware, questo titolone, come antipasto in attesa dei due pesi massimi di quest’anno, mi sembra ottimo, sia che preferiate questa nuova versione, sia che preferiate godervelo “come gli antichi” (e in tal caso lo trovate su GOG.com, insieme alla Enhanced). Ah, una chance dategliela anche se siete giocatori di vecchia data e lo snobbaste per dedicarvi al meraviglioso Baldur’s Gate. La Valle del Vento Gelido vi attende…</p>
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