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		<title>Masters of the Universe &#8211; Facciamo il punto per prepararci al film</title>
		<link>https://nerdando.com/2026/05/21/masters-of-the-universe-facciamo-il-punto-per-prepararci-al-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 08:00:16 +0000</pubDate>
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<h2>Cosa resterà di questi anni Ottanta</h2>
<p>Da bambina, intorno ai 4 o 5 anni, avevo un unico personaggio preferito, del quale collezionavo timbri, action figures e gadget di ogni tipo. E quel personaggio era&#8230; <strong>Skeletor</strong>! Sì, tecnicamente era il cattivo&#8230; Però che carisma che aveva! Io ero letteralmente ossessionata! Ecco, se penso a <strong><em>Masters of the Universe</em></strong>, il primo ricordo che mi arriva in mente è proprio questo (in particolare il timbrino, non chiedermi perché).</p>
<p><em>Masters of the Universe</em>, da bambina, è entrato nella mia vita grazie a una serie animata e all&#8217;oggettistica e ha occupato una fetta importante della mia infanzia. Poteva finire lì, come accaduto con tanti prodotti degli anni Ottanta. E invece, nel 2026, il franchise si appresta a tornare al cinema con <strong>un lungometraggio live action</strong>, a riprova che non si è trattato di una meteora ma di un&#8217;idea duratura e destinata a evolversi e durare di epoca in epoca.</p>
<h2>In principio furono giocattoli</h2>
<p>Io l&#8217;ho conosciuto sotto forma di cartone animato ma <em>Masters of the Universe</em> <strong>nasce in realtà come linea di giocattoli</strong>: le action figure furono lanciate da Mattel nel 1981 e la prima serie fu distribuita per 7 anni. Il mix di fantasy e fantascienza che caratterizzava i prodotti si dimostrò riuscito, rendendo <em>Masters of the Universe</em> una <strong>vera e propria icona degli anni Ottanta</strong>, in grado di superare nelle vendite perfino il colosso <em>Barbie</em>.</p>
<p>Un successo annunciato? Nemmeno troppo, perché <em>Masters of the Universe</em>, in realtà, <strong>non sarebbe mai esistito se Mattel non avesse perso per mancanza di lungimiranza una grandissima occasione nel 1976</strong>: in quell&#8217;anno, infatti, l&#8217;amministratore delegato della compagnia rifiutò la proposta di lanciare una serie di action figure dedicate a <em>Star Wars</em>. E invece <strong><em>Guerre Stellari</em></strong> si dimostrò un successo planetario, trascinando nella sua ascesa il merchandising correlato. Mattel, allora, provò a recuperare il terreno perso, basandosi sulle indagini di mercato con campioni composti da bambini maschi.</p>
<p>Dopo aver rifiutato di produrre una linea di giocattoli dedicata a <strong><em>Conan il barbaro</em></strong>, giudicato inadatto a un pubblico infantile, Mattel si basò proprio su quel concept per <strong>un personaggio originale</strong>, adattabile anche a contesti più fantascientifici: era nato <strong>He-Man</strong>. A partire dal suo protagonista, venne così creata tutta la linea <em>Masters of the Universe</em>, composta da comprimari e antagonisti che rendessero vivo l&#8217;universo narrativo. L&#8217;ispirazione era <em>Conan</em> ma anche <em>Star Wars</em>, con l&#8217;intento di riprodurre <strong>quel mix vincente tra fantasy e fantascienza</strong> che stava permeando gli anni Ottanta, in particolare al cinema.</p>
<h2>Il salto crossmediale</h2>
<p>He-Man e i Masters of the Universe, a quel punto, <strong>erano pronti a espandersi verso nuovi media</strong>. È il 1983 quando Mattel contatta <strong>Filmation</strong> per produrre due serie animate a partire dalla linea di giocattoli. Nascono così <strong><em>He-Man e i dominatori dell&#8217;universo</em></strong> (la serie che mi ha fatto conoscere i personaggi), che introduce l&#8217;identità segreta di He-Man, il principe Adam e, nel 1985, <strong><em>She-Ra, la principessa del potere</em></strong>, basata sulla serie di giocattoli specificamente indirizzata alle bambine.<br />
Entrambe le serie si rivelano un successo clamoroso, contribuendo ad aumentare le già ingenti vendite del merchandise.</p>
<p>Dopo il 1986, tuttavia, i <em>Masters of the Universe</em> iniziano a subire la concorrenza di altri personaggi, come <strong><em>G.I. Joe</em></strong>, le <strong><em>Tartarughe Ninja</em></strong> (altro mio feticcio di infanzia) o i <strong><em>Transformers</em></strong>. Per contrastare il calo di popolarità, Mattel pensa quindi in grande, lanciandosi nel mercato live-action.</p>
<h2>Il primo film</h2>
<p><em><strong>I dominatori dell&#8217;universo</strong></em> esce nel 1987 (il mio anno di nascita) con la regia di Gary Goddard. A prestare volto e muscoli al protagonista è l&#8217;icona degli anni Ottanta <strong>Dolph Lundgren</strong>, nel ruolo di Skeletor troviamo <strong>Frank Langella</strong> e tra i protagonisti spunta anche una giovane <strong>Courtney Cox</strong>, anni prima di diventare una stella nel ruolo di Monica in <em>FRIENDS</em>.</p>
<p>Non ho mai visto questo lungometraggio e quindi non ho un parere personale in merito ma, negli anni, <em>I dominatori dell&#8217;universo</em> è assurto a rango di <strong>cult movie</strong> nonostante al momento della sua uscita avesse collezionato per lo più opinioni negative. I fan del cartone animato originale storcevano il naso per le numerose differenze con il prodotto che tanto amavano, così come il tono decisamente più dark fu accolto con freddezza. Su tutti, l&#8217;interpretazione di Frank Langella era la parte del film che veniva più apprezzata, grazie alle indubbie doti dell&#8217;attore, che hanno permesso di conferire spessore all&#8217;antagonista.</p>
<h2>I rilanci</h2>
<p>L&#8217;incursione live action cinematografica di <em>Masters of the Universe</em> non era originariamente pensata come <em>unatantum</em>: in cantiere c&#8217;era infatti <strong>un sequel</strong>, annunciato anche in una scena dopo i titoli di coda, che però non vedrà mai la luce a causa del flop al botteghino del primo capitolo.</p>
<p>Nel corso dei decenni si è vociferato a lungo di <strong>un possibile reboot cinematografico</strong>, attorno al quale hanno girato i nomi più disparati. Dovremo aspettare, appunto, il 2026 per rivedere i personaggi sul grande schermo. Nel frattempo, comunque, i <em>Masters of the Universe</em> non sono mai davvero spariti dagli schermi.<br />
È del <strong>1990</strong> la nuova serie animata dal titolo <strong><em>He-Man</em></strong>, di ambientazione più futuristica rispetto alla precedente. Nel <strong>2002</strong> è invece il mercato dei giocattoli ad accogliere una versione aggiornata dei personaggi, accompagnati da un nuovo cartone animato. Nel <strong>2020</strong> a entrare in gioco è il colosso <strong>Netflix</strong>, che produce e distribuisce due nuove serie animate: <strong><em>Masters of the Universe: Revelations</em></strong>, ideata da <strong>Kevin Smith</strong> e ideale sequel diretto della serie del 1983 e <strong><em>He-Man and the Masters of the Universe</em></strong>, in CGI, uscita nel 2021. Nel mentre non sono mancati fumetti e videogiochi ad espandere il franchise.</p>
<p>Arriviamo così, tra alterne vicende, al <strong>2026</strong>: il 4 giugno in Italia uscirà <strong><em>Masters of the Universe</em></strong>, live action su cui onestamente ripongo moltissime aspettative. Diretto da<strong> Travis Knight</strong>, il film trova il suo protagonista in <strong>Nicholas Galitzine</strong>, affiancato da <strong>Camila Mendes</strong>, <strong>Alison Brie</strong>, <strong>Morena Baccarin</strong>, <strong>Jared Leto</strong> e <strong>Idris Elba</strong>. Il film si propone come un reboot dell&#8217;originale del 1987 e c&#8217;è da aspettarsi grandi emozioni. Io non vedo l&#8217;ora di vederlo per rivivere, dopo tanti anni, le emozioni che hanno reso i <em>Masters of the Universe</em> un pezzo fondamentale della mia infanzia.</p>
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		<title>Masters of the Universe: Revelation &#8211; La recensione senza spoiler</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/07/26/masters-of-the-universe-revelation-la-recensione-senza-spoiler/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "drpbrock" Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 12:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
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<h2>Recensione</h2>
<p>Sono state finalmente pubblicate su Netflix le prime cinque puntate di Master of the Universe &#8211; Revelation e le ho guardate insieme a mio figlio in un paio di ore. Perché sì, sono parte di quella generazione cresciuta con i cartoni americani degli anni ‘80 e <b>“He-Man e i Dominatori dell’Universo”</b> era uno dei cartoni animati che più ho amato.</p>
<h2>L’originale del 1983 &#8211; He-Man e i Dominatori dell’Universo</h2>
<p>Prodotto dalla Filmation di Lou Scheimer con il solo fine di <b>supportare le vendite della Mattel per la serie di giocattoli omonima</b>, il cartone era un prodotto tutto sommato di qualità non eccelsa, con abbondante uso del rotoscope e fotogrammi riutilizzati in più e più occasioni, come molte altre loro produzioni (Blackstar, Ghostbuster e BraveStarr i titoli più noti arrivati anche in Italia all’epoca).<br />
<b></b></p>
<p><b>Storie semplici, per la maggior parte auto-conclusive</b> e dalla trama molto lineare (con menzione d’onore per episodi memorabili scritti da pesi massimi quali Paul Dini e Michael Straczynski ma ne parleremo magari un’altra volta) con allegata morale finale ma che per 130 episodi hanno forgiato un universo, quello di Eternia e della lotta tra Castle Grayskull e le empie forze della Montagna del Serpente, che difficilmente noi quarantenni di oggi possiamo dimenticare.</p>
<h2>Master of the Universe &#8211; Revelation</h2>
<p>L’operazione-nostalgia, se così vogliamo chiamarla, di <strong>Netflix</strong> e <strong>Kevin Smith</strong> fa leva ovviamente su questi sentimenti e li fa maturare rimescolando le carte e prendendo alcuni elementi dai lavori incompiuti della Filmation quali il già citato Blackstar e altri elementi dai mini-comics Mattel degli anni ‘80.<br />
La premessa è comunque quella di continuare esattamente dal punto abbandonato quasi quarant’anni fa, in una Eternia minacciata dalla costante presenza di Skeletor ma mantenuta in pace dalla presenza di He-Man, il campione di Grayskull, e di un manipolo di eroi provenienti dai reami del pianeta e da dimensioni adiacenti. Ma si capisce molto presto che la direzione di Revelation sarà un’altra, ovvero quella di dare maggiore carattere a tutti i suoi personaggi.</p>
<p><b>Non è dunque una saga su He-Man</b>. O meglio, la sua presenza è palpabile, costante e sicuramente avrà maggiore rilievo nella parte 2, tuttavia l’attenzione maggiore è chiaramente verso la psicologia, i dilemmi interiori, la forza e le fragilità di tutti coloro che per 40 anni hanno ruotato intorno all’eroe principale. Orko, Cringer, Duncan, Beast-Man, tutti hanno qualcosa di nuovo da dire.<br />
Le tinte della trama passano da quelle di un sword and sorcery scanzonato del prodotto Filmation a <b>un dark-fantasy leggero, con qualche tono drammatico</b>. Si passa da “He-Man vince sempre” a un intreccio più complesso che abbraccia tutti i personaggi.</p>
<p>È ormai noto che <b>Teela ha un ruolo prominente in questa prima parte della prima serie</b> e personalmente l’ho giudicato uno sviluppo positivo del personaggio, ripulito da quella patina di damsel in distress a tratti guerriera degli anni ‘80 e mostrandosi finalmente una persona risoluta, indipendente e pronta ad abbracciare un destino ormai noto ma mai compiuto nella serie originale<br />
<b>I Masters, quelli ci sono, si vedono, prendono parte alla storia diventandone protagonisti</b>. Kevin Smith prende questi personaggi e cerca di approfondirli per rendere Revelation più credibile agli occhi di un adulto del 2021 ma con la delicatezza di non stravolgerne i ricordi.</p>
<h2>Animazione, cast e colonna sonora</h2>
<p>L’animazione di Revelation è stata affidata all’americana <strong>Powerhouse Animation Studios</strong>, già nota per aver lavorato alla serie Netflix dedicata a Castelvania. Personalmente il loro stile non mi fa impazzire. Lo trovo molto asciutto, fin troppo semplice e spesso incongruente da un punto di vista anatomico o proprio di continuità del design; Revelation però non mostra particolari difetti e ciò è un bene.</p>
<p>Il cast delle voci originali invece è di tutto rispetto e meritano una menzione d’onore <b>Lena Headey come voce di Evil-Lyn</b> e <b>Mark Hamill che è perfetto nella parte di Skeletor</b> (anche se alle volte il Joker si impossessa del personaggio). A completare il cast le voci di Chris Wood (He-Man), Sarah-Michelle Gellar (Teela) e Liam Cunnigham (Duncan). Una chicca, la presenza di Alan Oppenheimer tra i doppiatori, ovvero la voce originale di Skeletor nella serie del 1983.<br />
La colonna sonora è invece stata affidata a Bear McCreary, compositore statunitense attivo ormai da decenni e autore, tra le altre, del tema musicale di Battlestar Galactica e di <a href="https://nerdando.com/2017/11/04/black-sails-fascino-dei-pirati-tv/">Black Sail</a> e The Walking Dead. Nulla da dire, la giusta epicità a corredo del prodotto.</p>
<h2>Un po’ di fanservice, qualche trollata e un tocco di modernità</h2>
<p>Ovviamente Revelation è permeato da quello che molti amano definire <strong>fan-service</strong>. Prendere i design originali e ritoccarli appena, richiamare veicoli, battute e luoghi che hanno reso cara la nostra infanzia è così tremendo? Personalmente ritengo sia un segno di profondo rispetto verso i nostri ricordi e sono certo, a quelli di regista e sceneggiatori che all’epoca erano pre-adolescenti. È ovvio e forse necessario fare questi richiami e ho trovato che Revelation li utilizzi senza mai esagerare, senza mai cadere nello scontato, regalandoci un prodotto moderno, legato alle sue origini ma adatto al 2021.</p>
<p>E infatti uno dei punti più controversi, come prevedibile, riguarda <b>l’adattamento della serie alla società di 40 anni dopo</b> che è (o dovrebbe essere) più globalizzata, multi-culturale, aperta e inclusiva. Personalmente queste scelte non mi ha affatto dato fastidio, anzi; non mancano però le furibonde polemiche online su decisioni di stile che una parte dei fan ha trovato discutibili. Le lasciamo a loro anzi, beviamo volentieri le loro lacrime.<br />
<b>Kevin Smith a mio avviso ha anche inserito volutamente qualche trollata</b> per provocare queste reazioni controverse. Dirò solo una cosa senza spoilerare: la trasformazione di Adam in He-Man non vi ricorda terribilmente un’altra famosa trasformazione dell’animazione giapponese?</p>
<h2>In conclusione</h2>
<p><b>MOTU Revelation non è un capolavoro</b>. La scelta di pubblicare solo la prima parte di una stagione personalmente mi ha lasciato un po’ amareggiato. Per il resto <b>è un prodotto che ho apprezzato</b>. La trama scorre bene ma non è memorabile anche se osa il giusto e ha qualche colpo di scena ben posizionato. Come ogni operazione nostalgia, anche MOTU Revelation tocca le corde profonde e fragili dei nostri ricordi di infanzia, specie dei fan più leali al franchise, ma non manca di portare il tutto in una dimensione adatta a quella dei tempi moderni. Con le dovute differenze, Revelation si mette quindi in scia agli adattamenti di altre serie quali Voltron, She-Ra e Transformers: War on Cybertron che sono stati acclamati dalla critica ma hanno inevitabilmente generato polemiche in quella parte del fandom incapace di crescere.<br />
Porta con sé buoni ricordi e stimola alla curiosità di cosa succederà nei prossimi episodi. Se siete totalmente digiuni della serie dei Masters sarà difficile appassionarsi al prodotto. Al contrario, spero lo apprezzerete ma con l’intelligenza di chi è consapevole della propria storia e sa muoversi senza disagio nella società moderna.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><b>Masters of the Universe: Revelation</b> è una interessante rilettura del classico cartone degli anni &#8217;80, rispettosa dell&#8217;originale ma adatto ai nostri giorni. Non memorabile ma senza dubbio piacevole, specie per chi ha seguito la serie 40 anni fa.<br />
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<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2021/07/26/masters-of-the-universe-revelation-la-recensione-senza-spoiler/">Masters of the Universe: Revelation &#8211; La recensione senza spoiler</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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