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	<title>Erased - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Nerdando Awards 2017 &#8211; Fumetti</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/12/18/nerdando-awards-2017-fumetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi "Tencar" Carafa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2017 13:00:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Nerdando Awards" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Parte oggi la quarta edizione dei Nerdando Awards e lo fa dalla categoria fumetti. Come ogni anno, l&#8217;intera redazione di Nerdando si è riunita per assegnare questo premio, vi ricordo che ogni membro ha scelto un titolo non necessariamente uscito nel corso del 2017, ma con il quale è entrato in contatto quest’anno. Il titolo vincitore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Nerdando Awards" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-11917" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards.jpg" alt="Nerdando Awards" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/nerdando-awards-450x270.jpg 450w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Parte oggi la quarta edizione dei <strong>Nerdando Awards</strong> e lo fa dalla categoria <strong>fumetti</strong>.</p>
<p>Come ogni anno, l&#8217;intera redazione di Nerdando si è riunita per assegnare questo premio, vi ricordo che ogni membro ha scelto un titolo non necessariamente uscito nel corso del 2017, ma con il quale è entrato in contatto quest’anno. Il titolo vincitore assoluto è quello che ha ricevuto più awards o, in caso di pareggio, è stato scelto &#8211; dopo una nuova discussione &#8211; dalla redazione.</p>
<p><a href="https://nerdando.com/nerdando-awards/" target="_blank" rel="noopener">A questo link</a> potrete trovare tutte le informazioni sulle edizioni passate.</p>
<h3>Clack &#8211; Black Gospel: Un Vangelo Western</h3>
<p>Quest&#8217;anno ho avuto la fortuna di leggere molti prodotti validi, per cui non è stato semplice scegliere il migliore. Dato che, in generale, le graphic novel autoconclusive incontrano maggiormente il mio gusto rispetto alle serie, scelgo però <strong>Black Gospel: Un Vangelo Western</strong>, scritto e disegnato da <strong>Vinci Cardona</strong> ed edito da <strong>Edizioni BD</strong> perché è un&#8217;opera originale ed ispirata, con un punto di vista affascinato ed affascinante e splendidi colori.<br />
Menzione d&#8217;onore, invece, per una serie: <strong>Dirk Gently</strong>, edito da <strong>Saldapress</strong>, che riesce a rendere in maniera perfetta l&#8217;immaginario di Douglas Adams.</p>
<h3>Gattiveria &#8211; Maus</h3>
<p>In attesa di leggere <strong>MetaMaus</strong>, quest&#8217;anno ho ripreso in mano un capolavoro assoluto, letto chissà quanti anni fa e che mi ha meravigliato come la prima volta: <strong>Maus</strong> di <strong>Art Spiegelman, </strong>edito da <strong>Einaudi</strong>. Meritatamente premiato con il Pulitzer è forse la prima graphic novel della storia, capace di far sorridere pure su una tragedia come quella dell&#8217;Olocausto.</p>
<h3>Giakimo &#8211; Tokyo Ghost</h3>
<p>Annata come al solito ricca di fumetti letti, al punto che quasi mi sono dimenticato cosa ho letto nel 2017. Tra i recuperi di storie e saghe vecchie che avevo finora trascurato (come <strong>Dredd</strong>) e il prosieguo di serie che già seguivo (come la sempre più bella <strong>Dragonero</strong>), la scelta va ad una serie conclusa nel 2016 ma che ho letto in volume unico in questo periodo: <strong>Tokyo Ghost</strong>.<br />
Questa serie composta da 10 numeri ad opera di <strong>Rick Remender</strong> e <strong>Sean Murphy</strong> ed edita in Italia da <strong>Bao Publishing</strong> è un incubo distopico cyberpunk, aggiornato al mondo moderno e alla sua ossessione per la rete, la connettività e i social media. Una storia intelligente, disegnata divinamente e che mi ha lasciato dentro una sottile inquietudine perché lo scenario descritto non è lontano dalla realtà. Come dovrebbe sempre fare, Tokyo Ghost è fantascienza che usa il futuro per parlarci del presente.</p>
<h3>Giando &#8211; Erased</h3>
<p>Spinto dall’entusiamo suscitatomi dalla serie animata, ho divorato i nove numeri di <strong>Erased</strong> (edito in Italia da <strong>Star Comics</strong>) che ha vinto il mio award annuale. Una storia avvincente e che tocca tanti elementi “seri”, ma vissuta a cavallo del tempo e delle situazioni in maniera originale e sempre interessante. Forse non sarà il manga con i migliori disegni ever, però rimane comunque gradevolissimo anche alla vista (al contrario di quella cagata di L&#8217;Attacco dei Giganti, graficamente parlando). Menzione d’onore: <strong>Monster Musume</strong>, questo sì che è uno spettacolo visivo! Spoiler: tette.</p>
<h3>JayJay &#8211; L&#8217;uomo senza talento</h3>
<p>Scoperto all&#8217;ultima edizione di Lucca Comics &amp; Games (edito in Italia nel 2017 da <strong>Canicola</strong>, ma pubblicato in Giappone tra il 1985 e il 1986) è il motivo fondamentale per cui “ho rivolto il mio sguardo a oriente”. Da sempre ho tralasciato la cultura giapponese, l’ho sempre ritenuta troppo distante da me e credevo mi costasse troppa fatica affrontare una mentalità così profondamente diversa. Essendo appunto molto pigro, leggere questa apologia all&#8217;ozio come eversione verso il moderno capitalismo ha creato in me un forte senso di empatia e ha fatto da ponte verso un mondo da cui difficilmente riuscirò ad allontanarmi.</p>
<h3>jedi.lord &#8211; Mercurio Loi</h3>
<p>Quest&#8217;anno sono stato molto indeciso sul decidere a quale opera a fumetti assegnare il mio premio: ho letto molte serie, poche opere singole e comunque sempre tanta roba.<br />
Alla fine sono arrivato a scremarne due, con molta fatica.<br />
Al primo posto metto la nuova serie di <strong>Bonelli</strong>, <strong>Mercurio Loi</strong>: una serie senza dubbio coraggiosa, molto più verbosa ed intellettualoide di come ci aspetteremmo, un fumetto quasi di nicchia, un esperimento riuscitissimo per la casa editrice milanese che è in grado di coniugare tradizione e novità come forse nessun altro qui in Italia.<br />
Al secondo posto mi preme segnalare <strong>Non stancarti di andare</strong>, la nuova mastodontica e commovente opera del duo <strong>Radice/Turconi</strong>, già autori del nostro fumetto dell&#8217;anno 2015. Una storia intima ma che parla universalmente di attese, amore e attualità.<br />
Menzione d&#8217;onore all&#8217;onnipresente <strong>Dragonero</strong>: non ve lo ripeto neanche, una serie fantasy imperdibile per tutti coloro che amano il bel fumetto.</p>
<h3>LC &#8211; Downfall</h3>
<p>Ok, questa decisione sarà estremamente difficile. Ho letto una marea di fumetti nuovi quest’anno (come ogni anno) e scegliere il migliore sarà molto, molto complicato anche perché nessuno è clamorosamente bello.<br />
Alla fine voto <strong>Downfall</strong> (零落) di <strong>Inio Asano</strong>: a differenza del nostro jedi.lord, non è splendido ma solo crudele. Ci mostra il lato più sporco e negativo della vita di un mangaka e dell’industria dei fumetti in Giappone e lo fa senza retorica, senza gioia, senza redenzione. È un fumetto negativo e diretto per gente negativa e diretta, quindi me.</p>
<h3>Morgana &#8211; Your Name</h3>
<p>Due vite parallele, un incontro impossibile: <strong>Your name</strong> (edito da <strong>Edizioni BD</strong>) è una storia molto emozionante, scritta e disegnata magistralmente; da anni un manga non mi coinvolgeva tanto, e il film è altrettanto bello (anzi, di più, grazie ai colori e alle animazioni fantastiche).</p>
<h3>Penny &#8211; Tre trighi</h3>
<p>Scelta difficile, quest&#8217;anno ha portato tanti prodotti interessanti, come l&#8217;attesissimo seguito di <strong>Contronatura</strong>, di <strong>Mirka Andolfo</strong>, che aspettavo con ansia. Tuttavia do il mio premio a <strong>Tre trighi</strong>, frutto della collaborazione fra <strong>Dado</strong>, <strong>Bigio</strong> e <strong>Sio</strong>. Un volume a più mani che raccoglie le storie frutto di alcune 24 ore Comics, in cui diversi fumettisti si trovano e scrivono per 24 ore ininterrotte un&#8217;opera inedita di 24 facciate. Ne escono racconti bizzarri o toccanti, imprevedibili e sempre piacevoli. Se non vi è ancora capitato di leggerlo, ve lo consiglio caldamente.</p>
<h3>Tencar &#8211; Kobane Calling</h3>
<p>Lo so, è uscito lo scorso anno edito da <strong>Bao Publishing</strong>, ma l&#8217;avevo lasciato sul comodino a prendere polvere semplicemente perché mi ripetevo di non avere tempo. Che bugiardo.<br />
L&#8217;opera di <strong>Zerocalcare </strong>racconta i viaggi intrapresi dall&#8217;autore romano tra Turchia, Siria e Iraq, territori devastati da una guerra di cui non abbiamo quasi mai notizie. <strong>Kobane Calling</strong> mi ha colpito dritto al cuore e mi ha fatto riflettere.<br />
Menzione d&#8217;onore per la serie regolare di <strong>Star Wars</strong>, gasante come poche cose al mondo.</p>
<h3>Wiwo &#8211; The Sandman. Cacciatori di sogni</h3>
<p>Non è davvero un fumetto, più un racconto breve illustrato, ma si merita a pieno titolo la mia nomination qui. Innanzitutto, è di <strong>Neil Gaiman</strong>, autore che adoro. Inoltre, ha le illustrazioni a metà tra la tradizione giapponese e il moderno di <strong>Yoshitaka Amano</strong>. Ma c’è di più: la storia da cui è tratto è una leggenda giapponese che sembra uscita direttamente da <strong>The Sandman</strong>, malinconica e onirica. Giustamente, Gaiman non ha resistito e l’ha riraccontata, donandoci un’altra veste di Sogno degli Eterni. Qualche mese fa ho trovato la ristampa edita da <strong>RW Edizioni &#8211; Dana</strong> e l’ho presa senza neanche pensarci. Come al solito, ho fatto benissimo a fidarmi.</p>
<h3>Zeno2k &#8211; Volt, che vita di mecha!</h3>
<p>Quest&#8217;anno non ho avuto il piacere di intrattenermi molto con i fumetti, e sebbene abbia adorato <strong>The Shadow Planet</strong>, che ho avuto il piacere di recensire a luglio di quest&#8217;anno, sicuramente voglio dare la mia preferenza a <strong>Volt, Che vita di mecha!.</strong> Un prodotto tutto italiano che sa coniugare ironia, pulizia del tratto, e spensieratezza. Davvero un ottimo comic che non mi stanco mai di leggere e rileggere.</p>
<h2>And the winner is&#8230; Mercurio Loi</h2>
<p>Sui fumetti siamo sempre in totale disaccordo. Abbiamo deciso di premiare Mercurio Loi per via della caratterizzazione del protagonista e perché le storie di ogni albo sono così profonde che stanno bene sia in edicola che all&#8217;interno di una libreria.</p>
<h2>Premio del pubblico: Dragonero</h2>
<p>I nostri lettori, all&#8217;interno del <a href="https://www.facebook.com/groups/nerdandocom">gruppo Facebook di Nerdando</a>, hanno votato praticamente all&#8217;unanimità per <strong>Dragonero</strong>: l&#8217;opera (edita da Sergio Bonelli Editore) di <strong>Stefano Vietti</strong> e <strong>Luca Enoch</strong> ha stracciato la concorrenza.</p>
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		<title>Cosa c&#8217;è di così bello nei manga?</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/06/01/cosa-ce-di-cosi-bello-nei-manga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco "FrankieDedo" Del Dotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 10:00:40 +0000</pubDate>
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<p>Parlando di fumetti e Giappone in generale, è sorta nella redazione una diatriba fra le più violente e agguerrite: ma cosa ci trovate mai di tanto bello nei manga? Perché mai dovrebbero piacere (o non piacere) questi fumetti? Ecco le nostre risposte! LC Trovo che sia difficile dare un parere generale su manga ed anime, [&#8230;]</p>
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<p>Parlando di fumetti e Giappone in generale, è sorta nella redazione una diatriba fra le più violente e agguerrite: ma cosa ci trovate mai di tanto bello nei manga? Perché mai dovrebbero piacere (o non piacere) questi fumetti? Ecco le nostre risposte!</p>
<h3><strong>LC</strong></h3>
<p>Trovo che sia difficile dare un parere generale su manga ed anime, che sono dei mondi molto più ampi e variegati di quello che si può pensare ed abbondano di generi, stili e, chiaramente, hanno livelli di qualità diversissimi.</p>
<p>Personalmente ci trovo solo una caratteristica comune al 99% di tutti i manga (ed in maniera minore degli anime), e cioè che l&#8217;autore o gli autori sono gli stessi dall&#8217;inizio alla fine, laddove i comics americani ed i fumetti europei &#8220;classici&#8221; hanno una varietà di scrittori e disegnatori che cambia di numero in numero.<br />
Questa stabilità nei prodotti giapponesi mi piace molto, in quanto non mi trovo affatto a mio agio con l&#8217;idea che per dire <strong>Batman</strong> può essere totalmente diverso a seconda di chi stia scrivendo, del periodo in cui lo stia facendo, della testata e così via. Se leggo <strong>One Piece</strong> so che è frutto della mente di <strong>Oda</strong> e sempre e solo di lui.</p>
<h3><strong>Penny</strong></h3>
<p>Dunque, premettendo che non sono una lettrice accanita di manga e fumetti in generale, sebbene mi piacciano assai, di quelli giapponesi apprezzo il formato. Infatti, poiché la maggior parte è generalmente piccolino (circa A5 per intendersi), riesco a portarli nello zaino o in borsa senza rischiare di rovinarli. Detesto gli angolini arricciati o, peggio, doverli arrotolare, e se sono in treno o in metropolitana faccio molta meno fatica a tenermi aggrappata e contemporaneamente a leggere se la dimensione è contenuta.</p>
<p>Poi oh, a me piacciono le cose colorate quindi non dirò mai cose come &#8220;manga&gt;&gt;fumetti americani&#8221;, personalmente ritengo che entrambi abbiano punti di forza e punti deboli.</p>
<h3><strong>Giando</strong></h3>
<p>Da appassionato nippofilo quale mi ritrovo ad essere, questa domanda mi vede molto poco imparziale &#8211; tant&#8217;è che sono pronto ad affrontare i flame dei miei co-redattori (no FrankieDedo, non mi sto riferendo a te).</p>
<p>Cosa c&#8217;è di così bello? Per me c&#8217;è di bello che ciò che mi trasmette un manga, non riesco a sentirlo dalla maggior parte dei comics/fumetti in circolazione. Probabilmente è solo frutto di una passione o predisposizione personale, ma vi assicuro che ho letto anche tanta altra roba che, per quanto io stesso ne riconosca l&#8217;ottimo valore (tra tutti citerei <strong>Watchmen</strong> oppure <strong>Arkham Asylum</strong>, ma anche tanti altri), non mi dà la stessa emozione che provo leggendo ciò che viene dalla terra nipponica. Sia ben chiaro, non vivo di assoluti (non essendo un sith): c&#8217;è tanto ciarpame e c&#8217;è tanta roba che non mi interessa, ad esempio i vari shonen che ricalcano troppo quanto già visto con grandi classici quali <strong>Dragon Ball</strong> &#8211; che, udite udite, non è nemmeno uno dei miei preferiti &#8211; o <strong>Naruto</strong>, così come alcune delle produzioni forse troppo settoriali che, è innegabile, sono rivolte ad un pubblico specifico e che spesso, vuoi per differenze culturali o di interessi, sono poco fruibili a chi non è giapponese.</p>
<p>Ma, parallelamente, ci sono una marea di titoli che mi emozionano e che mi divertono, a partire da titoli più leggeri &#8211; uno dei miei preferiti più recenti è il geniale <strong>Assassination Classroom</strong>, fresco e divertente &#8211; per finire a quelli veramente più profondi come &#8220;<strong>20th Century Boys</strong>&#8221; o i manga tratti dai lavori di <strong>Makoto Shinkai</strong> (qualcuno ha detto <strong>Your Name</strong>?), passando per gioielli quali &#8220;<strong>Trigun</strong>&#8221; o &#8220;<strong>Kenshin Samurai Vagabondo</strong>&#8221; e per finire con piccole perle quali &#8220;<strong>Le memorie di Emanon</strong>&#8221; e &#8220;<strong>I viaggi di Emanon</strong>&#8220;, manga meno famosi ma dai contenuti che ti fanno emozionare davvero. Oppure, semplicemente, manga che hanno una storia particolarmente complessa dove divori volume dopo volume per scoprire cosa succede, come nell&#8217;ottimo &#8220;<strong>Erased</strong>&#8221; o ne &#8220;<strong>L&#8217;attacco dei giganti</strong>&#8221; che, per quanto graficamente mi faccia alquanto pena, ha una storia intrecciatissima dove niente è come sembra, oppure una pietra miliare quale &#8220;<strong>Inferno e Paradiso</strong>&#8220;, che unisce una storia pazzesca ad una grafica letteralmente divina.</p>
<p>Certo, per me è fondamentale anche il versante grafico: ho sempre pensato che il comic/fumetto sia meno capace di trasmettermi sensazioni rispetto ai manga anche dal punto di vista visivo. Adoro il disegno di matrice giapponese, soprattutto a partire dagli anni &#8217;90 in poi, e penso che l&#8217;espressività dei personaggi sia unica nel suo genere. E, sia chiaro, non è solo &#8220;questione di tette&#8221;: se prendiamo le supereroine Marvel, ad esempio, di certo non c&#8217;è carenza di fisicità importanti &#8211; basta pensare alle produzioni di <strong>Frank Cho</strong>, letteralmente esplosive; eppure, la femminilità di alcuni personaggi dei manga mi sembra quasi inarrivabile e di certo è un bel plus &#8211; anche l&#8217;occhio vuole la sua parte!</p>
<p>Last but not least, adoro il fatto che il manga in Giappone sia un qualcosa perfettamente intrecciato nel tessuto socio-culturale: durante il mio viaggio a Tokyo ho visto cose che non avrei mai pensato di vedere &#8220;per strada&#8221;, e ho notato come ciò che qui è quasi &#8220;da sfigati&#8221; sia perfettamente normale, quindi per esempio non c&#8217;è nulla di strano nel salire nella <strong>Tokyo Tower</strong> e trovare una gigantesca mostra di<strong> One Piece</strong> &#8211; tra l&#8217;altro appena giunto nel suo ventennale, e vi assicuro che i giapponesi ne sono ancora pazzi &#8211; come se nulla fosse e che non attira solo &#8220;i nerd&#8221; ma anche un pubblico di, che so, impiegati in giacca e cravatta, cosa che qui da noi sembrerebbe impossibile. Di certo un qualcosa di unico e che, per un appassionato come me, non può che essere una fantastica ciliegina sulla torta!</p>
<p>E per chi non apprezza: beh, il mondo è bello perché è vario, no?</p>
<h3><strong>Zeno2k</strong></h3>
<p>Posso dire: &#8220;nulla&#8221;? No, non posso lo so: la verità è che sono il meno titolato a poter rispondere. Per quanto ami i fumetti, devo aver letto una manciata di manga in tutto, di cui la metà erano <strong>Ogenki Clinic</strong>.</p>
<p>Ho avuto occasione, recentemente, di leggere un manga e ne ho parlato in un articolo dedicato; la cosa che mi ha colpito non sono certo i disegni (che oggi come allora trovo cordialmente tremendi), ma una grande cura nella costruzione della trama e dei personaggi.<br />
Da quel che ho potuto apprezzare c&#8217;è un grande movimento interiore che muove i mangaka a trasferire su carta la propria arte ed è quel che apprezzo di più.</p>
<p>A contraddire tutto quello che ho appena detto, tuttavia, devo citare quello che secondo me è uno degli artisti più eccezionali che abbiano solcato il XX secolo: <strong>Jiro Taniguchi</strong>, scomparso quest&#8217;anno, che grazie a capolavori come &#8220;<strong>Gourmet</strong>&#8221; e &#8220;<strong>L&#8217;uomo che cammina</strong>&#8221; mi ha regalato l&#8217;emozione di visitare il Giappone restando comodamente seduto a casa.<br />
Ma il maestro <strong>Taniguchi</strong> era unico. Tutto il resto, forse, lo affronterò più avanti.</p>
<h3><strong>jedi.lord</strong></h3>
<p>Che domandaccia&#8230; cosa c&#8217;è di bello nei manga?</p>
<p>Allora, premesso che, se trovo l&#8217;argomento o la storia interessanti anche solo vagamente, non guardo in faccia alla provenienza, al formato e leggo di tutto (fatto di cui mi vanto spesso), il mio rapporto con i manga è sempre stato un po&#8217; contrastato.</p>
<p>Sono cresciuto in un periodo storico in cui c&#8217;è stato un vero e proprio boom del fumetto giapponese, tutti super infognati con i manga, tutti super esperti&#8230; io ci ho provato, ve lo giuro, ma ai nipponici ho sempre preferito le produzioni italiane, europee ed americane.<br />
Il motivo?</p>
<p>Sinceramente non saprei spiegarvelo: mi avranno prestato i titoli sbagliati? Non mi piace molto lo stile narrativo? Gli argomenti? Si tratterà di una cementificazione del pregiudizio?</p>
<p>E chi può dirlo?</p>
<p>Un fatto è certo: la mia conoscenza del mondo manga è molto limitata e ciò è male per uno che si definisce un amante del fumetto tout-court. A mia discolpa posso però affermare che quei pochi manga che ho letto perché li ho scelti e che ho deciso di portare fino in fondo li ho amati davvero.</p>
<p>Vi lascio quattro titoli: <strong>Video Girl AI</strong>, <strong>Planetes</strong>, <strong>Alita</strong>, <strong>Eden</strong>. Insomma, la fantascienza giappa mi garba a quanto pare. Per tornare alla domanda iniziale: cosa c&#8217;è di bello nei manga?</p>
<p>Credo ci sia tutto ciò che di bello c&#8217;è nei fumetti del resto del mondo, semplicemente con uno stile e una sensibilità diversi che apprezzo meno.</p>
<p>E purtroppo è una roba a pelle, deal with it.</p>
<h3><strong>FrankieDedo</strong></h3>
<p>Vuoi perché sono cresciuto a pane, <strong>Marvel</strong> e <strong>Alan Moore</strong>, vuoi perché difficilmente sopporto i cliché, io i manga non sono mai riuscito a digerirli, salvo pochi, pochissimi casi. Nonostante abbia divorato molti anime, soprattutto il martedì sera, i fumetti giapponesi mi risultano ostici e un po&#8217; antipatici. Sarà per il modo di esprimersi troppo diverso (che spesso trovo esagerato) o per quella che percepisco come un&#8217;estrema commercialità, che porta a creare valanghe e valanghe di libriccini in bianco e nero con disegni deformi, probabilmente entrambe. Non ci riesco, perdo l&#8217;interesse dopo poco e non riesco a connettermi con le opere.</p>
<p>Le eccezioni però ci sono! <strong>Akira</strong> mi ha preso abbastanza, magari anche per la sua natura un po&#8217;più &#8220;in grande&#8221;, rispetto alle produzioni più comuni. Anche <strong>Jiro Taniguchi</strong> mi ha catturato, e <strong>Gourmet</strong> resta uno dei racconti che più mi ha colpito, per la sua delicatezza e per il grande equilibrio che trasmette. Grande anomalo: <strong>Dragon Ball</strong>! Forse perché <strong>Akira Toriyama</strong> è un giapponese così poco&#8230; giapponese, o anche perché il fumetto è pregno di una demenzialità che con me funziona e che risalta sulle scene di combattimento, decisamente ristrette rispetto all&#8217;anime. Ho apprezzato anche <strong>Planetes</strong> (anche se ho gradito molto di più la versione animata) soprattutto per la resa della tecnologia aerospaziale molto plausibile, ma qui sono di parte. Datemi lo spazio e non capisco più nulla.</p>
<h3><strong>Tencar</strong></h3>
<p>Non lo so, non leggo manga da un bel po&#8217;.</p>
<p>Quel che è certo è che questo genere di fumetti ci racconta un mondo diverso rispetto a quello a cui siamo abituati e quindi ci permette di farci avvicinare ad una cultura così lontana dalla nostra e così ricca di affascinanti sfaccettature.</p>
<p>E poi oh, vogliamo parlare dei capolavori che ha tirato fuori <strong>Naoki Urasawa</strong>?</p>
<h3><strong>Wiwo</strong></h3>
<p>Che domanda del cavolo.</p>
<p>Innanzitutto: come nel fumetto occidentale, ci sono molti generi, molti stili, molte trame. E, come nel fumetto occidentale, alcuni manga fanno schifo e altri sono stupendi, per cui generalizzare è poco sensato.</p>
<p>Ciò detto, generalizziamo. Personalmente, di solito non apprezzo le serie shounen infinite (tipo <strong>Naruto</strong>, che era partito tanto bene. <strong>Kishimoto</strong>, why?) o gli shoujo manga che parlano solo e soltanto d&#8217;amore, perché spesso si tratta di produzioni di stampo commerciale che perdono di vista la trama e lo spirito con cui erano partite. Questa eccessiva commercializzazione, però, alla fine dei conti è l&#8217;unico difetto che trovo nel panorama generale dei manga.</p>
<p>I manga che rimangono &#8220;integri&#8221;, al di là di valutazioni personali e legate al singolo fumetto (o autore), sono belli proprio perché sono manga. Mi spiego: gli elementi che spesso ci fanno storcere il naso, come l&#8217;eccessiva formalità, i giri di parole, gli ambienti e i cliché ricorrenti, per non parlare dei finali incomprensibili, sono parte della componente culturale giapponese. Possono piacere o non piacere, specialmente al lettore occidentale, ma, a mio parere, l&#8217;identità dei manga è basata anche su questi.</p>
<p>Faccio un esempio. Ho letto parecchi manga con ambientazione scolastica in Giappone di vari generi (<strong>Le situazioni di lui e lei</strong>, <strong>Bakuman</strong>, <strong>Il giocattolo dei bambini</strong>&#8230;). Ognuno ha le sue esagerazioni, ma, quando sono stata in Giappone, ho visto la periferia e ho conosciuto studenti universitari, mi è sembrato di essere stata catapultata dentro un fumetto, da tanti elementi in comune che potevo trovare con ciò che avevo letto. Per questo ritengo che sia stupido chiedere che cosa ci sia di bello nei manga: come tutte le produzioni artistiche, rispecchia la cultura di un popolo, che è necessariamente diversa da quella di altri popoli e che non può venire giudicata a prescindere.</p>
<p>I manga stessi sono ciò che c&#8217;è di bello dei manga: un tuffo nell&#8217;identità giapponese. Poi, se trovate un manga oggettivamente brutto, non è colpa del fatto che sia un manga: è solo davvero brutto.</p>
<h3><strong>Giakimo</strong></h3>
<p>Domanda rischiosissima per chi, come me, è appassionato di fumetti da sempre eppure non legge manga (non regolarmente almeno).</p>
<p>Potrebbe finire in caciara, siete avvertiti.</p>
<p>Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse di bello nei manga: intendiamoci, anche io come tutti sono cresciuto guardando i cartoni giapponesi e di molti ho letto il manga corrispondente (ad esempio <strong>Holly &amp; Benji</strong>, <strong>Dragon Ball</strong>, <strong>Lupin III </strong>e <strong>Ranma 1/2</strong>) e come tutti quelli della mia generazione ho subito un&#8217;esposizione ai prodotti nipponici che non ha eguali, ma non è mai scattata la molla dell&#8217;amore a prima vista. Provo a parlare da un punto di vista diciamo stilistico. Sicuramente, lo stile di disegno &#8220;classico&#8221; dei manga, con occhioni, nasi piccoli, fisici irreali e tante troppe faccette, è una convenzione e una tradizione che ci sta (come lo è il modo di disegnare occidentale) e che il loro sistema con le riviste costringe le serie ad essere strutturate come sono.</p>
<p>Chiarisco che parlo sopratutto del manga medio, non delle vette che sono tante e che ho letto e apprezzato, ma in generale ci sono troppi elementi che ritornano sempre e comunque nei manga anche quando non c&#8217;entrano niente. Ad esempio, l&#8217;impostazione della tavola, con vignette sempre spezzate o cinetiche al massimo anche quando ci sono due tizi a prendere il caffè alla lunga stanca, non è funzionale al racconto ed è sinonimo di piattezza. Esiste un motivo per cui <strong>Watchmen</strong> ha una gabbia classica e <strong>Contratto con Dio</strong> no, per fare un esempio, e se nei manga d&#8217;azione o sportivi di solito funziona avere così tanto movimento su una pagina, su Nana dopo un po&#8217; mi girava la testa.</p>
<p>Altra cosa, e mi rendo conto che deriva dalla divisione dei manga in sottogeneri, non sopporto il proliferarsi di manga ambientati nelle scuole superiori e con protagonisti adolescenti. Sarà che non sono più un teenager (per quanto, pure allora mi rompevo a leggere storie ambientate a scuola, cazzo passi tutto il tempo a studiare, almeno quando mi distraggo vorrei non pensare alla scuola!), ma sembra praticamente impossibile trovare manga con personaggi adulti o senza il topos del ragazzo che da sfigato diventa centrale nella storia (situazione declinabile in tutte le salse, dal ragazzo che deve salvare il mondo a quello che diventa il fenomeno della squadra).</p>
<p>Sebbene alcuni manga ambientati a scuola o con personaggi adolescenti siano molto belli (penso a <strong>Ranma 1/2</strong> che è uno dei fumetti più divertenti che abbia mai letto), dopo un po&#8217; mi annoia leggere adolescenti con problemi di cuore, adolescenti con i pugni nelle mani, adolescenti che combattono giganti o pilotano robottoni, adolescenti che fanno i tornei scolastici ecc. Insomma avete capito.</p>
<p>Per chiudere, sicuramente ci sono tante cose belle nei manga e quando posso o sono interessato li leggo volentieri (ad esempio in questi giorni sto leggendo <strong>20th Century Boys</strong> e mi sta piacendo parecchio), ma percepisco la distanza, sopratutto culturale, tra i manga e me. Per cui, se mi consigliate qualcosa me la leggo pure e magari mi piacerà molto, ma continuerò a pensare che i fumetti più belli li fanno i francesi.<br />
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		<title>Erased &#8211; La città in cui io non ci sono</title>
		<link>https://nerdando.com/2017/01/14/erased-la-citta-cui-non-ci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA["Djando" Il fu Giando]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2017 11:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altre nerdate]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Anime]]></category>
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<h2>Introduzione</h2>
<p>Oggi vi voglio parlare di questo anime che mi ha decisamente appassionato, dal titolo originale <em>Boku dake ga inai machi</em> ma che probabilmente avrete già conosciuto in giro come <strong>Erased &#8211; La città in cui io non ci sono</strong>.</p>
<h2>Trama</h2>
<p>Il ventottenne protagonista, <strong>Satoru Fujinuma</strong>, è un aspirante mangaka che non pecca in talento ma di sicuro non ha molta fortuna, in quanto la sua proposta viene scartata nelle prime scene del primo episodio. Ma non è di certo questo l&#8217;elemento principale della trama di Erased: Satoru vive dei momenti, da lui definiti &#8220;<strong>Revival</strong>&#8220;, nei quali ha una sensazione simile a quella di un deja-vu che lo riporta effettivamente indietro nel tempo di qualche minuto. A che pro? Per salvare la vita di un innocente in pericolo. Un supereroe dei giorni nostri? Forse.<br />
Il nostro Satoru ha ancora dei legami con una situazione &#8220;<strong>irrisolta</strong>&#8221; del suo passato e sarà proprio un evento particolarmente traumatico a riportarlo nuovamente indietro nel tempo; questa volta però non si tratta di qualche minuto, bensì di quasi vent&#8217;anni! Eh sì, dal 2006 si andrà nel 1988, e Satoru si ritroverà nel suo corpo da <strong>undicenne</strong>, cercando di capire come fare a prevenire una tragedia avvenuta proprio in quei giorni per poter modificare il futuro e cancellare proprio l&#8217;evento che lo ha portato nel passato.</p>
<h2>Anime e Manga</h2>
<p>Erased è un titolo di ultima generazione, adattamento dell&#8217;omonimo <strong>manga</strong> che è stato pubblicato a partire dal 2012 e conclusosi pochi giorni fa con l&#8217;ottavo tankobon, mentre l&#8217;anime è andato in onda da gennaio a marzo 2016. Ho potuto guardarlo grazie all&#8217;ottimo <strong>VVVVID</strong> (le V sono omaggio) e alla <strong>Dynamic</strong> (sempre sia lodata), gustandomi appieno le voci originali in quanto disponibile solo sottotitolato poiché in onda in contemporanea con il Giappone. Sono felice di dirvi che il manga in Italia è edito da <strong>Star Comics</strong> e proprio lo scorso <strong>settembre</strong> è uscito il primo numero! La mia casella è già pronta, grazie.</p>
<h2>Tecnica</h2>
<p><strong>Graficamente</strong> parlando, Erased è veramente bello, un tratto semplice ma espressivo. A volte forse i personaggi sembrano un po&#8217; piatti, ma se guardate bene vi renderete conto che sono molto più realistici di ciò che ci si potrebbe aspettare da un anime, quindi personalmente la cosa la ritengo positiva. Trovo solo strano il disegno delle labbra della madre di Satoru e di Kayo, sembrano rifatte, ma è solo una mia impressione. Mi è piaciuto molto l&#8217;utilizzo di una farfalla blu per indicare i momenti subito antecedenti al Revival: questo elemento è ben più di un semplice richiamo <strong>all&#8217;effetto farfalla</strong>, che ultimamente mi ha preso molto con il videogame <a href="https://nerdando.com/until-dawn-scegli-tu-come-macchiarti-le-mutande/">Until Dawn</a> di cui ho parlato tempo fa.</p>
<p>Per chi fosse appena tornato da Marte: l&#8217;effetto farfalla è quella teoria secondo la quale, con il semplice battito di ali di una farfalla, è possibile far scatenare un tornado dall&#8217;altra parte del mondo; in questo caso, tornando indietro nel tempo, Satoru ha la possibilità di fare qualcosa per cambiare il futuro. Utile, no?</p>
<p>Le <strong>musiche</strong> sono eccellenti e particolarmente adatte all&#8217;atmosfera dell&#8217;anime. Confesso che mi sorprendo di tanto in tanto a canticchiare il motivetto del tema principale, che di certo non è un classico pop, tutt&#8217;altro, ma credo che non riuscirete a dimenticarlo facilmente, anche considerando quanto vi ritroverete avvinti dalla storia e cercherete di scoprire chi è il vero colpevole.</p>
<h2>Concludendo</h2>
<p>Promozione a <strong>pieni voti per Erased</strong>, che mi ha preso tantissimo e che penso che prenderà tantissimo anche voi. Ve lo consiglio di cuore, del resto solo 12 episodi aiutano non poco per una visione rapida, e non ho di certo mancato l&#8217;acquisto del manga, in quanto lo ritengo uno dei titoli che potrebbe rimanere nella storia, o se non altro, uno di quelli che sarà bello avere nella propria collezione. Buona visione!</p>
<h2>Nerdando in Breve</h2>
<p>Anime &#8211; e relativo manga &#8211; thriller dalle tinte investigative e con un tocco di sovrannaturale: con <strong>Erased</strong> c&#8217;è tutto questo e non solo.</p>
<p><em>Menzione d&#8217;onore: per chi volesse, c&#8217;è anche il Live Action!</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2017/01/14/erased-la-citta-cui-non-ci/">Erased &#8211; La città in cui io non ci sono</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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