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	<title>Curve Digital - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Dear Esther &#8211; Significato nascosto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2017 08:40:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indie]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/dear_esther.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/dear_esther-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Dear Esther: Landmark Edition" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/dear_esther-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/dear_esther-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/dear_esther-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/10/dear_esther.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Enigmatico, poetico, misterioso, onirico. Abbiamo parlato di Dear Esther nel momento della sua uscita per console e lo abbiamo lodato per la sua poetica visionaria. Tuttavia siamo qui di fronte a qualcosa di artistico che deve necessariamente essere dipanato, per non cadere nella banale classificazione dei walking simulator. Abbiamo giocato d&#8217;un fiato questo titolo, esplorando ogni anfratto [&#8230;]</p>
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<p>Enigmatico, poetico, misterioso, onirico. Abbiamo parlato di <a class="row-title" href="https://nerdando.com/dear-esther-landmark-edition/">Dear Esther</a> nel momento della sua uscita per console e lo abbiamo lodato per la sua poetica visionaria. Tuttavia siamo qui di fronte a qualcosa di artistico che deve necessariamente essere dipanato, per non cadere nella banale classificazione dei <strong><em>walking simulator</em></strong>.</p>
<p>Abbiamo giocato d&#8217;un fiato questo titolo, esplorando ogni anfratto dell&#8217;isola in cui siamo prigionieri, e abbiamo disperatamente tentato di capire chi sono i protagonisti di questa storia. Chi è Esther? Chi Paul? Chi Donnelly? Chi siamo noi?</p>
<p>Partiamo dalle cose certe: il protagonista è innamorato di Esther. Esther è morta, probabilmente in un incidente stradale: il passaggio sull&#8217;autostrada allagata, i letti da ospedale sparsi qua e là tra i rifiuti, lasciano pochi dubbi al caso. Ma chi l&#8217;ha uccisa? Probabilmente Jakobson, di cui viene accennato il fatto che &#8220;non fosse ubriaco&#8221;. Quindi l&#8217;ha investita lui? Jakobson viene però citato spesso anche in riferimento ai calcoli renali, di cui sembra soffrire anche il protagonista. Ma chi è esattamente costui? A rispondere a questa domanda è la voce narrante in una delle sue ultime lettere prima di prendere il volo: &#8220;<em>[&#8230;] Mi sporgerò a sinistra e vedrò Esther Donnelly volarmi accanto. Mi sporgerò a destra e vedrò Paul Jakobson volarmi accanto. [&#8230;]</em>&#8221;</p>
<p>Questo aiuta molto a capire che i personaggi in gioco, in realtà sono due: Paul ed Esther, Jakobson e Donnelly. A questo punto non resta che chiarire un punto cruciale: il protagonista è Paul, che scrive le lettere, o Esther che se le sente leggere nel letto di ospedale? In poche parole il gioco sembra essere la manifestazione di una esperienza di pre-morte. Nel primo caso abbiamo Paul, che ha investito e ucciso l&#8217;amata Esther e che crolla nel buio della follia a causa del troppo dolore. I calcoli renali fanno il resto e lo portano verso la morte. Nel secondo caso, invece, Esther non è ancora morta ma è in coma, o in stato vegetativo, e Paul le siede accanto, leggendole le lettere che troviamo nel gioco e condizionando la sua esperienza di coma. Questo, naturalmente, poco prima che i calcoli uccidano anche Paul.</p>
<p>Insomma: Dear Esther è ambientato in un limbo di attesa per il ricongiungimento, di espiazione e liberazione della parte corporea, che si realizza con l&#8217;ultima scena, in cui gettandosi dal faro il protagonista diventa gabbiano (sempre alla fine viene detto &#8220;<em>un giorno i gabbiani torneranno e s&#8217;annideranno nelle nostre ossa e nella nostra storia</em>&#8220;) e lascia definitivamente questa vita per volare verso l&#8217;aldilà.</p>
<p>Questa è, almeno, la mia interpretazione dei fatti. Qual è la vostra?</p>
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		<title>The Little Acre &#8211; Una storia piccola piccola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2016 09:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indie]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="The Little Acre" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Concepito dalla indie irlandese Pewter Games e pubblicato dalla prolifica Curve Digital (Manual Samuel, The Swapper), arriva sugli store l&#8217;interessante The Little Acre, avventura punta e clicca vecchio stile ma con una grafica cartoonesca davvero accattivante. Recensione La storia di The Little Acre ha luogo in Irlanda, all&#8217;inizio degli anni &#8217;50. Protagonisti dell&#8217;avventura sono Lily, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="The Little Acre" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11793" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1.jpg" alt="The Little Acre" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre1-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Concepito dalla indie irlandese <strong>Pewter Games</strong> e pubblicato dalla prolifica <strong>Curve Digital</strong> (<a href="https://nerdando.com/manual-samuel-la-giornata-piu-lunga/">Manual Samuel</a>, <a href="https://nerdando.com/the-swapper-i-cloni-al-tempo-dei-puzzle-game/">The Swapper</a>), arriva sugli store l&#8217;interessante <strong>The Little Acre</strong>, avventura punta e clicca vecchio stile ma con una grafica <em>cartoonesca</em> davvero accattivante.</p>
<h2>Recensione</h2>
<p>La storia di The Little Acre ha luogo in Irlanda, all&#8217;inizio degli anni &#8217;50. Protagonisti dell&#8217;avventura sono Lily, una piccola bimba tutto pepe, e suo padre Aidan. I due vivono in una casa di campagna dalla quale è recentemente sparito il nonno Arthur: una specie di inventore squinternato appassionato di scienza e strampalati marchingegni. In breve tempo anche Aidan scompare senza lasciare traccia (o quasi) e toccherà a Lily addentrarsi nel magico mondo di Clonfira alla ricerca del padre.<br />
Inizia quindi un&#8217;avventura magica e surreale, con pericoli in agguato ad ogni angolo e numerosi puzzle ambientali da risolvere per raggiungere il classico lieto fine.</p>
<h2>Gameplay</h2>
<p>Siamo nel campo dei punta e clicca d&#8217;altri tempi: interazioni, enigmi ambientali ed oggetti nell&#8217;inventario sono il pane quotidiano per un titolo che non farà gridare al miracolo, ma che certamente è stato concepito e confezionato con cura e grazia. Sfortunatamente è localizzato interamente in inglese, e questo può creare un grosso problema per chi non riesce a seguire i dialoghi con sufficiente disinvoltura. Gli enigmi, oltretutto, sono decisamente abbordabili: chiunque abbia un minimo di dimestichezza con questo genere di giochi, arriverà alla fine in non più di quattro ore. Certo il prezzo è assolutamente competitivo, ma per un titolo del genere forse poteva essere fatto un minimo sforzo in più per allungarne la vita, magari inserendo obiettivi aggiuntivi da sbloccare, o scelte morali o finali multipli. A tal proposito voglio menzionare la presenza di alcuni obiettivi sfidanti, come il completare il gioco in meno di un&#8217;ora o risolvere particolari enigmi al primo tentativo. Niente che non sia facilmente risolvibile al secondo <em>playthrough</em>, tuttavia per i non completisti questo potrebbe non essere uno stimolo sufficiente per tornare a rigiocarlo dopo averlo terminato una prima volta.</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre_2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11808" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre_2.jpg" alt="The Little Acre" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre_2.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre_2-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre_2-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/the_little_acre_2-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Abbiamo già avuto modo di <a href="https://nerdando.com/silence-the-whispered-world-2-quando-lavventura-grafica-diventa-arte/">parlare</a> in passato delle soluzioni adottate per console nel caso di titoli punta e clicca. Certo l&#8217;opzione PC con tastiera e mouse resta sempre la migliore, eppure anche in questo caso è bene sottolineare che l&#8217;uso del controller non penalizza assolutamente l&#8217;esperienza. Al di là del solito uso degli stick per raggiungere i punti attivi, infatti, viene introdotto anche un sapiente uso degli altri tasti, in modo da attivare immediatamente l&#8217;interazione con alcuni oggetti senza dover muovere minimamente il puntatore su schermo. Una soluzione a dir poco banale, a pensarci bene, eppure garantisce immediatezza di azione e un notevole calo di frustrazione gratuita.<br />
Unica pecca, dal mio punto di vista, è l&#8217;apertura del menù inventario, che torna a riproporsi ad ogni interazione errata. Un peccato veniale, naturalmente, ma che può far calare leggermente il ritmo di gioco.</p>
<h2>Grafica</h2>
<p>Come già detto, le animazioni sono state interamente realizzate a mano e questo dona all&#8217;intero titolo più l&#8217;aspetto di un film d&#8217;animazione 2D che non quello di un videogioco. L&#8217;ambientazione è resa alla perfezione, soprattutto per quanto riguarda le sensazioni evocate dai paesaggi irlandesi che faranno brillare gli occhi di chi, come me, ha amato e ama alla follia il paese dei <em>leprechaun</em>.<br />
Ad arricchire il titolo una sana dose comica che farà sorridere più di una volta: è ben chiaro, fin dall&#8217;introduzione, l&#8217;intendo dei ragazzi di <strong>Pewter Games</strong> di intrattenere i giocatori con squisita leggerezza; una vera ventata di aria fresca in un panorama che, ultimamente, ha preso spesso la piega del dramma impegnato a forti tinte emotive.</p>
<p>In conclusione possiamo dire che, se omettiamo la barriera linguistica e la bassa longevità del gioco, <strong>The Little Acre</strong> è sicuramente un titolo che merita di essere premiato per la bellezza della storia e l&#8217;incredibile cura posta nelle animazioni.</p>
<p><strong>The Little Acre</strong> è disponibile su Steam per PC e Mac, Xbox One e Playstation 4.</p>
<h2>Prezzo</h2>
<p><strong>The Little Acre</strong> viene venduto al prezzo di <strong>12,99 €</strong> per tutte le piattaforme disponibili.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>The Little Acre</strong> è una deliziosa avventura grafica e le animazioni disegnate a mano la rendono un vero gioiello visivo.</p>
<h2>Trailer</h2>
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		<title>Manual Samuel &#8211; La giornata più lunga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 11:58:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-1024x576.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-300x194.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Manual Samuel" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-300x194.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-620x400.jpg 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-85x54.jpg 85w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Sviluppato da Perfectly Paranormal e distribuito dalla prolifica Curve Digital (che vanta, tra gli altri, il bellissimo Hue), eccovi Manual Samuel, un titolo a dir poco &#8220;particolare&#8221;. Il concept? Quando un essere umano si muove all&#8217;interno della propria esistenza, che debba camminare, mangiare, andare al lavoro, o qualsiasi altra cosa, deve, ovviamente, fare tutto &#8220;in manuale&#8221;; a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-1024x576.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-300x194.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Manual Samuel" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-300x194.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-620x400.jpg 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-85x54.jpg 85w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-9407" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam.jpg" alt="Manual Samuel" width="1920" height="1080" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam.jpg 1920w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/09/manual_sam-1024x576.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></a></p>
<p>Sviluppato da <strong>Perfectly Paranormal</strong> e distribuito dalla prolifica <strong>Curve Digital</strong> (che vanta, tra gli altri, il bellissimo <a href="https://nerdando.com/hue/">Hue</a>), eccovi <strong>Manual Samuel</strong>, un titolo a dir poco &#8220;particolare&#8221;. Il concept? Quando un essere umano si muove all&#8217;interno della propria esistenza, che debba camminare, mangiare, andare al lavoro, o qualsiasi altra cosa, deve, ovviamente, fare tutto &#8220;in manuale&#8221;; a meno di visioni <em>distopiche</em> e fantascientifiche, non c&#8217;è nessuno che guida i nostri movimenti, che ci fa mettere una gamba davanti all&#8217;altra o che ci ricorda di respirare, sbattere gli occhi, e tutte le altre cose che diamo per scontate. Ebbene, <strong>Manual Samuel</strong> è proprio l&#8217;opposto: ci mette nei panni di un omino di cui dobbiamo controllare tutto. Ma proprio tutto.</p>
<p>Immagino che l&#8217;idea sia stata: perché mai dovremmo rendere la vita facile ai nostri giocatori? Vogliono spostarsi? Che muovano i piedi! Vogliono sopravvivere? Bene, che si ricordino di respirare! Insomma: tutte le operazioni che normalmente sono automatiche nella gestione di un personaggio virtuale, qui vengono messe in discussione, e il giocatore deve letteralmente ricordarsi di fare tutto e di farlo in modo coordinato.<br />
Se l&#8217;idea vi sembra strampalata, posso assicurarvi che anche giocare a <strong>Manual Samuel</strong> lascia strane sensazioni. Prima di tutto lo smarrimento: ci sono davvero moltissime cose che dobbiamo ricordarci di fare e a cui non pensiamo mai. Persino il movimento involontario dello sbattere le palpebre qui è demandato all&#8217;azione del giocatore. Pensate di poterlo evitare? Provate voi e poi ne riparliamo.</p>
<p>La storia di <strong>Samuel</strong> inizia con la sua fine. Dopo aver preso una brutta bastonata in faccia dalla sua (ex) fidanzata, innervosita dal terzo compleanno di fila dimenticato, Samuel arranca fuori dal diner dove stavano amabilmente parlando. Qui viene investito da un camion e muore.<br />
Essendo schifosamente ricco e snob, <strong>Samuel</strong> finisce dritto all&#8217;inferno dove scopre, con orrore, di essere costretto a lavorare per l&#8217;eternità. Terrorizzato dall&#8217;idea, accetta un famigerato patto con la Morte: se riuscirà a sopravvivere per 24 ore muovendosi completamente in manuale, allora questa lo lascerà libero di vivere una vita &#8220;normale&#8221;.</p>
<p>Qui entro in gioco io, e tempo due minuti sono costretto ad abbandonare la mia posizione da gioco-relax sul divano, per un&#8217;altra ben più tesa e concentrata. Guidare Samuel in manuale è tutto fuorché uno scherzo: tieni la schiena eretta, inspira, espira, sbatti gli occhi, metti un piede avanti, poi l&#8217;altro, inspira, espira, schiena eretta, prendi un oggetto, usa l&#8217;oggetto, sbatti gli occhi. Tempo cinque minuti e il mio Samuel vede tutto bianco, ha la faccia blu da ipossia, le gambe malamente divaricate a terra e il collo piegato in posizione innaturale. E fin qui ho solo dovuto vestirmi, fare la doccia e lavarmi i denti!<br />
Insomma: <strong>Manual Samuel</strong> è incredibilmente impegnativo e non può essere giocato di corsa. Basta distrarsi un attimo per inciampare o scoordinare tutti i movimenti. Operazioni apparentemente banali come infilarsi i pantaloni, bere un caffè (attenzione: scotta, ricordati di soffiarci sopra!) e guidare la macchina, sono rese complicatissime dalla combinazione di tasti da pigiare sul controller; il tutto senza dimenticare, come già detto, di respirare, sbattere gli occhi e mantenere la schiena dritta.</p>
<p>La grafica <em>fumettosa</em> e i testi esilaranti chiudono il cerchio su un titolo originale e dannatamente divertente, e tutto questo già nella modalità storia single player; ma <strong>Manual Samuel</strong> ci mette a disposizione anche un multiplayer in cui coordinare in due i movimenti di Samuel e una terribile modalità time trial. Se già così è una tragedia, provate ad immaginare com&#8217;è dovendo fare tutto in una corsa contro il tempo.</p>
<p>Da segnalare solo due difetti: dal punto di vista tecnico mi è capitato nelle situazioni concitate (una boss battle su cui non fornirò dettagli per evitare spoiler) di notare una non perfetta risposta ai comandi. In più occasioni il margine di azione, sebbene risicato, era sufficiente per dare il comando corretto che però non è stato preso, facendomi sbagliare e ricominciare la sequenza. Dal punto di vista della localizzazione, invece, siamo ancora di fronte ad un titolo interamente in inglese (audio e sottotitoli), per cui chi non lo parla potrebbe decidere di abbandonarlo davvero in fretta.</p>
<p><strong>Manual Samuel</strong> è disponibile per Xbox One, Playstation 4 e su Steam per PC.</p>
<hr />
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>Manual Samuel</strong> è titolo delirante, spassoso all&#8217;inverosimile e terribilmente sfidante: chi vincerà? Voi o la vostra voglia di lanciare il controller?</p>
<p><center><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/kejP9hporvw" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></center></p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2016/10/12/manual-samuel-la-giornata-piu-lunga/">Manual Samuel &#8211; La giornata più lunga</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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		<title>Dear Esther: Landmark Edition &#8211; La struggente bellezza della solitudine</title>
		<link>https://nerdando.com/2016/09/21/dear-esther-landmark-edition/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 11:55:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indie]]></category>
		<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Curve Digital]]></category>
		<category><![CDATA[Dear Esther]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div>
<p>Cara Esther, talvolta ho come la sensazione di averla partorito io quest&#8217;isola. Da qualche parte, tra la longitudine e la latitudine, s&#8217;è aperto un varco ed è remotamente approdata qui. Poco importa quanto mi sforzi di ragionare, essa rimane una singolarità, un punto alfa della mia vita che rifugge qualsiasi ipotesi. A ogni mio passaggio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full" src="https://lh5.googleusercontent.com/-MqSL6hCo_QQ/V-I7OgyETrI/AAAAAAAAMLk/EbXQeSGt-YMq61xOynRJIBl00trrGSHjgCL0B/w958-h539-no/dear_esther1.png" alt="" width="958" height="539" /></em></p>
<p><em>Cara Esther, talvolta ho come la sensazione di averla partorito io quest&#8217;isola. Da qualche parte, tra la longitudine e la latitudine, s&#8217;è aperto un varco ed è remotamente approdata qui. Poco importa quanto mi sforzi di ragionare, essa rimane una singolarità, un punto alfa della mia vita che rifugge qualsiasi ipotesi. A ogni mio passaggio stendo delle pennellate fresche, sperando che, nel frattempo, sotto la luce accecante della mia disperazione, saranno sbocciate in nuove congetture.</em></p>
<p>Criptico? Eppure non è che il primo degli indizi che <strong>Dear Esther: Landmark Edition</strong> ci mette di fronte per dipanare una strana e complessa matassa.</p>
<p>Mettiamolo subito in chiaro: questo non è un gioco. Non nel senso stretto del termine. C&#8217;è un&#8217;isola misteriosa da esplorare e un uomo dal passato da scoprire, tutto qui. Non possiamo correre, non possiamo saltare, non possiamo interagire con l&#8217;ambiente. In poche parole, non possiamo fare assolutamente nulla, se non camminare. Ed è proprio in questo <strong><em>nulla</em> </strong>che si concentra il <strong><em>tutto</em> </strong>del gioco: senza distrazioni di alcun tipo, il giocatore può dedicare il 100% della sua attenzione ai dettagli, agli infiniti particolari curati in modo maniacale, dai panorami mozzafiato ai resti di qualcosa che è stato ed ora non è più, case abbandonate, navi arenate, figure spettrali che ci scrutano di sfuggita.</p>
<p>Chi conosce e ama il lavoro del maestro <em><strong>Jirō Taniguchi</strong></em> e del suo capolavoro <strong><em>L&#8217;uomo che cammina</em></strong>, sa di cosa parlo. Questo manga, pubblicato in un unico <em><strong>Tankōbon</strong></em>, mostra la passeggiata di un uomo che torna a casa dal lavoro. Non c&#8217;è trama, non c&#8217;è storia, solo un lento fluire di milioni di immagini spettacolari, da assaporare poco per volta, nel minimi dettagli. Con <strong>Dear Esther</strong> assistiamo a qualcosa di molto simile, ma con un background e un medium differente. Le (non) possibilità date dal gameplay possono essere altamente frustranti se non si sa a cosa si sta andando incontro, altrimenti sono una vera rampa di lancio per entrare in un universo poetico, accompagnati da una colonna sonora delicata e avvolgente, dove la voce del protagonista (recitata in modo magistrale dall&#8217;attore britannico <em><strong>Nigel Carrington</strong></em>, prova che gli è valsa una nomination ai BAFTA del 2013) si fonde in un tutt&#8217;uno con la natura e l&#8217;ambiente circostante.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full" src="https://lh5.googleusercontent.com/-lPZnm1ehHg8/V-I7Og2Hu6I/AAAAAAAAMLg/wWQNr8pOO-MTyqkTfhJ7xxDjp5eoWJnVgCL0B/w958-h539-no/dear_esther2.png" alt="" width="958" height="539" /></p>
<p><strong>Dear Esther</strong> va giocato al buio e con le cuffie, per ampliare al massimo il livello di immersività. Quando nuovi spezzoni di memoria arrivano, bisogna posare il controller e dedicare l&#8217;attenzione ai frammenti di storia, perché il puzzle è complesso e articolato e richiede il massimo impegno da parte del giocatore per essere colto nella sua interezza. Cosa è successo? Chi è l&#8217;uomo solitario? Di cosa parla il libro dell&#8217;esploratore morente? Ma soprattutto: dove ci troviamo? Che posto è questo?</p>
<p>L&#8217;etichetta di <em><strong>walking simulator</strong></em>, che molti hanno appioppato a questo titolo, è a mio avviso assolutamente limitativo, se non denigratorio. Si riferisce unicamente al gameplay, ma trascura l&#8217;esperienza che lo accompagna. Probabilmente siamo di fronte al punto di contatto più vicino tra industria videoludica ed arte. Arte visiva, sonora, recitata. Una perla assoluta.</p>
<p>Un difetto, però, ce l&#8217;ha. Non dura abbastanza: come un buon libro, che lascia l&#8217;amaro in bocca quando finisce e regala al lettore un senso di vuoto incolmabile, così <strong>Dear Esther</strong> sembra giungere troppo presto a termine. Fortunatamente, in questa versione abbiamo la possibilità di rigiocarlo con il commento dei registi e, sono convinto, che per quanta attenzione abbiate messo nel vostro primo playthrough, ci saranno comunque sempre nuovi particolari da scoprire e che erano sfuggiti ad un primo passaggio.</p>
<p><strong>Dear Esther: Landmark Edition</strong> è disponibile per PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows, Linux e Mac OS.</p>
<hr />
<h2><strong>Nerdando in breve</strong></h2>
<p><strong>Dear Esther</strong> è un titolo strano, che rompe gli schemi. Sicuramente per pochi, sicuramente per palati raffinati.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hue &#8211; 8 sfumature di puzzle</title>
		<link>https://nerdando.com/2016/08/30/hue/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2016 11:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indie]]></category>
		<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Curve Digital]]></category>
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		<category><![CDATA[Hue]]></category>
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<p>Continua l&#8217;ondata senza fine di puzzle game, in un trend di nuovi giochi che sembra non conoscere flessione. Forse a causa della mole di indipendenti su questo genere, gli sviluppatori sono portati a spremersi le meningi per trovare nuove idee e nuove combinazioni per rendere i loro prodotti appetibili. Hue è l&#8217;ultimo arrivato e fin [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full" src="https://lh5.googleusercontent.com/-mn3vzLM1bpA/V8VjMDCQL0I/AAAAAAAAL8w/W4Uh53zfeL83aTR1am1fAT4I2OoaZ9AHACL0B/w958-h539-no/hue1.jpg" alt="" width="958" height="539" /></p>
<p>Continua l&#8217;ondata senza fine di <em><strong>puzzle game</strong></em>, in un trend di nuovi giochi che sembra non conoscere flessione. Forse a causa della mole di indipendenti su questo genere, gli sviluppatori sono portati a spremersi le meningi per trovare nuove idee e nuove combinazioni per rendere i loro prodotti appetibili. <strong>Hue</strong> è l&#8217;ultimo arrivato e fin dai primi istanti sembra colpire nel segno. La chiave del gioco? Il colore.</p>
<p>Siamo stati abituati a vedere puzzle monocromatici, in scala di grigio, con colori shock; tutte scelte ponderate che hanno dato una connotazione precisa ai rispettivi titoli (abbiamo parlato di molti di loro sulle nostre pagine), ma nel caso di <strong>Hue</strong> il colore non è solo una veste caratterizzante il gioco, è il gioco stesso. Il nostro protagonista (<strong>Hue</strong>, che in inglese vuol dire &#8220;tinta&#8221;, &#8220;colore&#8221;) vive in un mondo in bianco e nero, ma durante la sua esplorazione avrà ben presto accesso ad una <strong><em>palette</em> </strong>di colori. Grazie a questa palette potrà cambiare il colore del mondo, ritinteggiandolo con una delle otto sfumature a sua disposizione dopo averle sbloccate. Ed ecco che cambiando colore, il mondo di <strong>Hue </strong>svela nuovi segreti come passaggi nascosti e porte mimetizzate. Col passare del tempo, poi, altri colori andranno ad arricchire la tavolozza e le combinazioni per superare gli ostacoli diventeranno sempre più interessanti. Cambiando colore, infatti, alcune trappole si attiveranno, o ancora appariranno piattaforme e blocchi da spostare e su cui arrampicarsi. Al giocatore il compito di coordinare non solo i classici movimenti di spostamento e salto, ma anche di modifica del colore. In un particolare punto, ad esempio, ho dovuto saltare su un percorso di spine (mortali al tocco), cambiando colore, però, svelavo/nascondevo piattaforme su cui atterrare con sicurezza. Per superare il quadro ho quindi dovuto scegliere il colore giusto, saltare nel vuoto e cambiare colore prima di sfracellarmi sugli spuntoni, facendo apparire la piattaforma successiva.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full" src="https://lh5.googleusercontent.com/-zG6X6-unn4c/V8VjMv7SPDI/AAAAAAAAL80/k3tkvefXHQwsDnORdov6T1vNIf7cDEedwCL0B/w958-h539-no/hue2.jpg" alt="" width="958" height="539" /></p>
<p>Dinamiche semplici, grafica fumettosa e accattivante, storia da scoprire. <strong>Hue</strong> ha quel che serve per intrattenere e divertire: ho trovato davvero gustosa l&#8217;idea di questa dimensione in più. Abituato a dover risolvere i classici enigmi ambientali saltando, spostando ed attivando, l&#8217;aggiunta del cambio colore da coordinare con le altre azioni dà davvero una marcia in più che mi ha spinto nel continuare a giocarlo: per trovare i colori mancanti, per tornare a sbloccare quelle aree già viste ma inaccessibili per via di colori che ancora non avevo nella palette, per raccogliere quel collezionabile che non avevo potuto ancora raggiungere&#8230;</p>
<p>In conclusione, posso dire di essere rimasto davvero colpito in modo positivo, se avevo paura di trovarmi di fronte al solito puzzle game già visto, mi son dovuto ricredere subito.</p>
<p><strong>Hue</strong> è disponibile su PlayStation 4, PlayStation Vita, Xbox One e su Steam per PC.</p>
<hr />
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>Hue</strong> è semplice ma incredibilmente divertente, aggiunge un tassello in più ad un panorama denso di puzzle game sapendo proporre qualcosa di innovativo.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="1000" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/coKjsUpdAXY?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2016/08/30/hue/">Hue &#8211; 8 sfumature di puzzle</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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