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	<title>Citazioni - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>La vita di un cinefilo è costellata di citazioni cinematografiche &#8211; Il club dei 39</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 12:00:38 +0000</pubDate>
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<p>Molti dicono che non si vive di sole citazioni cinematografiche ma io invece affermo forte e chiaro che SI PUÒ FARE! Tanti non capiranno e mi guarderanno come se fossi pazza ma io francamente me ne infischio e vado per la mia strada. Il cinema è uno stile di vita e noi cinefili incalliti in [&#8230;]</p>
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<p>Molti dicono che non si vive di sole <strong>citazioni cinematografiche</strong> ma io invece affermo forte e chiaro che SI PUÒ FARE!<br />
Tanti non capiranno e mi guarderanno come se fossi pazza ma io francamente me ne infischio e vado per la mia strada.<br />
<strong>Il cinema è uno stile di vita</strong> e noi cinefili incalliti in un certo senso siamo in missione per conto di Dio: abbiamo il sacro dovere di diffondere le bellezze della settima arte.</p>
<p>La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita e qualunque situazione quotidiana può prestarsi ad essere risolta con una citazione cinematografica <em>ad hoc</em>. Certo, la prima regola del fight club è che non si parla del fight club ma con l&#8217;amore per il cinema è diverso: se ne deve parlare eccome! <strong>Bisogna cercare di contagiare quante più persone possibile</strong> con questa passione un po&#8217; molesta.<br />
Il vero problema è che passiamo senza neanche farci caso dall&#8217;età in cui si dice &#8220;un giorno farò così&#8221; all&#8217;età in cui si dice &#8220;è andata così&#8221;. Quindi, prima si inizia e meglio è!</p>
<p>Fare o non fare, non c&#8217;è provare: non fatevi problemi, uscite di casa e <strong>tempestate il mondo di citazioni cinematografiche</strong>. Cogliete l&#8217;attimo, rendete straordinaria la vostra vita. Il pensare è per gli stupidi mentre i cervelluti si affidano all&#8217;ispirazione, per cui non preoccupatevi troppo e seguite l&#8217;istinto. Vi stupirete di quante occasioni una giornata qualunque possa offrirvi per colorare il mondo di grande cinema.<br />
Non ci credete? Facciamo un esempio, allora!</p>
<p>Suona la sveglia, <strong>inizia una nuova giornata</strong>. Amo l&#8217;odore del napalm al mattino, mi alzo piena di energie. Spalanco la finestra e mi guardo intorno: c&#8217;è così tanta bellezza nel mondo, sarà anche perché è il mio compleanno. Decido che sarà una giornata positiva e mi preparo ad affrontarla; mezz&#8217;ora dopo sono già in strada con la grinta giusta. Il tempo di uscire dal portone e mi rendo conto che sta piovigginando: la prudenza vorrebbe che tornassi a prendere un ombrello ma la prospettiva di rifare sei piani di scale senza ascensore rischia di rovinarmi l&#8217;umore, così mi dico  che non può piovere per sempre e mi avvio ugualmente per la mia strada. Inforco le cuffiette, la canzone che seleziono è sempre la stessa, sussurrando un deciso suonala ancora, Sam al mio cellulare.</p>
<p><strong>La mia prima tappa è il mio bar preferito</strong> per regalarmi una perfetta colazione da compleanno. Mentre mi metto in fila, visualizzo il mio obiettivo: l&#8217;ultima ciambella alla crema. Naturalmente, proprio come succederebbe in un classico film, il tizio due persone avanti a me ha esattamente la mia stessa idea e, con aria allegramente inconsapevole, ordina proprio l&#8217;oggetto del mio desiderio. L&#8217;istinto di urlargli contro &#8220;Ehi tu porco, levale le mani di dosso! È il mio regalo a me per il mio compleanno&#8221; è fortissimo. Riesco a trattenermi e <strong>valuto l&#8217;ipotesi di provare a corromperlo</strong> o di fargli un&#8217;offerta che non potrà rifiutare, al limite. Alla fine il buon senso prevale e decido di seguire l&#8217;esempio della signora subito prima di me, che ha ordinato un croissant, sempre alla crema. È un ripiego ma a volte sei tu che mangi l&#8217;orso e a volte è l&#8217;orso che mangia te. Dopo un malinconico &#8220;Quello che ha preso lei&#8221; rivolto alla cassiera decido che consumerò la mia colazione davanti alle vetrine di Tiffany. Io vado pazza per Tiffany&#8230; specie in quei giorni in cui mi prendono le paturnie. E il giorno in cui diventi un po&#8217; più vecchia è decisamente quello perfetto per farsi prendere dalle paturnie.</p>
<p>Il giro da Tiffany, come mi aspettavo, è rigenerante: sono pronta per affrontare <strong>una giornata di lavoro</strong>. Il progetto a cui sto lavorando si rivela una sfida impegnativa ma d&#8217;altra parte la più grande beffa che il diavolo abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste e io non sono da meno in quanto a scaltrezza, quindi posso farcela! Sicuramente l&#8217;atteggiamento dispotico del capo non aiuta ma dopo una discussione in cui gli dico di tutto, a partire da un minaccioso &#8220;Stai parlando con me?&#8221; per finire con un ribelle &#8220;sei solo chiacchiere e distintivo!&#8221;, la mia libertà creativa sembra ristabilita definitivamente. Proprio quando la giornata sembra aver preso il verso giusto, arriva puntuale <strong>la richiesta d&#8217;aiuto del collega</strong>. Mi sento buona oggi e in fondo sono a buon punto col mio lavoro, così decido di dargli una mano. D&#8217;altra parte, quando qualcuno ti chiede se sei un dio, tu gli devi dire sì! Appena aperto il suo progetto, però, me ne pento immediatamente. È un disastro! Ma come hai fatto?! Disonore su di te, disonore sulla tua mucca! Con oggi ho segnato almeno nove punti sul mio schifezzometro! Ci sarà parecchio da fare&#8230; ma raccolgo la sfida, nessuno può mettere baby in un angolo!<br />
Ci metto quasi tutta la giornata ma alla fine sono decisamente soddisfatta: questo potrebbe essere il mio capolavoro. Posso uscire dall&#8217;ufficio con un animo più che positivo, d&#8217;altra parte è proprio vero: sorridi e il mondo sorriderà con te, piangi e piangerai da solo. Mi fermo a fare quattro chiacchiere con i colleghi, vorrei potessimo parlare più a lungo ma&#8230; sto per avere un vecchio amico a cena stasera.</p>
<p>Resta infatti la parte finale della giornata, che è anche la più piacevole: <strong>la festa con gli amici</strong>. Arrivo in leggero anticipo davanti al locale, giusto per avere il tempo di selezionare con cura la citazione perfetta per avviare i festeggiamenti. Ne passo in rassegna molte, potrei affacciarmi a metà dalla porta dichiarando a denti stretti &#8220;Sono il lupo cattivo&#8221;. Oppure potrei introdurmi a suon di musica e domandare agli astanti: &#8220;Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?&#8221;. Tutte opzioni valide ma alla fine la trovo, <strong>l&#8217;entrata d&#8217;effetto</strong>. Mi sistemo il vestito e i capelli e faccio il mio ingresso nel ristorante, pronunciando la mia citazione, al mio segnale scatenate l&#8217;Inferno.</p>
<p>Si dimostra una serata piacevole, ricca di <strong>conversazioni interessanti</strong> che si rivelano tutte ottimi spunti per introdurre citazioni a profusione. Come rispondere che ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi a chi mi domanda com&#8217;è andata la giornata o elargire la massima che con la forza della verità in vita ho conquistato l&#8217;universo a chi si lancia in elucubrazioni filosofiche.<br />
A chi poi si lamenta del fatto che il mio smisurato amore per <strong>il cinema di una volta</strong> sia sintomo di decadenza, non posso che rispondere che io sono ancora grande, è il cinema che è diventato piccolo.<br />
Tra una chiacchiera e un bicchiere di vino, arriva il momento dei ringraziamenti e dei saluti. È stata una serata perfetta e mi ha anche permesso di dimostrare a tutti voi <strong>come si possa tranquillamente riempire una giornata qualunque di citazioni cinematografiche</strong>, per cui non posso che concludere la festa affermando che conosco la metà di voi solo a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell&#8217;affetto che meritate.</p>
<p>E tu che leggi, <strong>le hai colte tutte le citazioni in questo articolo?</strong> Sì? Bravo! Hai vinto un mappamondo! No? Beh&#8230; Nessuno è perfetto!</p>
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		<title>Sherlock: le citazioni dai libri &#8211; Stagione 1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia "Clack" Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2017 13:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Arthur Conan Doyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/sherlock.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/sherlock-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/sherlock-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/sherlock-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/sherlock-450x270.jpg 450w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2016/12/sherlock.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Vi siete mai chiesti quante citazioni dai libri sono presenti in Sherlock, così ben nascoste da passare inosservate? La serie inglese, giunta ormai alla quarta stagione, ha conquistato tutti. Prendere avventure e personaggi creati da Sir Arthur Conan Doyle e rivisitarli, aggiornandoli alla contemporaneità, si è rivelata un&#8217;idea vincente. La coppia di autori (Mark Gatiss e [&#8230;]</p>
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<p>Vi siete mai chiesti quante citazioni dai libri sono presenti in <strong>Sherlock</strong>, così ben nascoste da passare inosservate?</p>
<p>La serie inglese, giunta ormai alla quarta stagione, ha conquistato tutti.<br />
Prendere avventure e personaggi creati da <strong>Sir</strong> <strong>Arthur Conan Doyle</strong> e rivisitarli, aggiornandoli alla contemporaneità, si è rivelata un&#8217;idea vincente.<br />
La coppia di autori (<strong>Mark Gatiss</strong> e <strong>Steven Moffat</strong>) nutre comunque estremo rispetto per il canone originale: ecco allora spuntare <strong>easter eggs e citazioni delle opere originali</strong>, disseminate in lungo e in largo tra gli episodi. Strizzatine d&#8217;occhio che potrebbero essere passate inosservate ad una prima visione: abbiamo quindi pensato di raccoglierle in una serie di articoli, ognuno dei quali relativo ad una stagione. Cominciamo oggi con la prima.</p>
<h2><strong>Episodio 1 &#8211; Uno studio in rosa</strong></h2>
<p>Una serie dedicata a Sherlock Holmes non poteva che aprirsi prendendo spunto dal primo romanzo in cui il famoso investigatore fa la sua comparsa. &#8220;<strong>Uno studio in rosa</strong>&#8221; altro non è, infatti, che la versione aggiornata di &#8220;<strong>Uno studio in rosso</strong>&#8220;. La sfumatura più chiara del colore che dà il titolo all&#8217;episodio è un riferimento all&#8217;abbigliamento della vittima che, nella versione televisiva, appare ossessionata da questo colore. I riferimenti al romanzo sono molti, come ci si aspetterebbe, ma qualcosa viene preso anche da altre opere canoniche.<br />
Riguardo al Dottor Watson, per esempio, si fa notare come sia affetto dai postumi di una vecchia ferita che si rivelano, però, essere di natura psicosomatica. Nei racconti e romanzi, Conan Doyle fa frequentemente riferimento alla vecchia ferita di Watson, collocandola però in parti del corpo di volta in volta diverse: una distrazione che gli autori dello show televisivo hanno pensato di rendere con questa spiegazione.<br />
Sherlock inoltre ha un blog intitolato &#8220;<strong>La scienza della deduzione</strong>&#8220;: questo titolo viene utilizzato per un capitolo proprio in &#8220;Uno studio in rosso&#8221; e anche ne &#8220;Il segno dei quattro&#8221;.<br />
Durante le indagini, Sherlock ricostruisce la relazione tra il sergente Donovan e Anderson anche attraverso l&#8217;odore del deodorante di uno dei due: ne &#8220;Il mastino dei Baskerville&#8221; l&#8217;investigatore faceva una brillante deduzione partendo dal profumo di uno dei personaggi.<br />
La descrizione del cellulare di Watson, da cui Sherlock riesce a dedurre le abitudini del precedente proprietario, è un riferimento all&#8217;analoga descrizione dell&#8217;orologio da taschino di Watson ne &#8220;<strong>Il segno dei quattro</strong>&#8220;.<br />
Nell&#8217;episodio la polizia rinviene una scritta incompleta nella stanza della vittima che recita &#8220;RACHE&#8221; ed ipotizza che si tratti del termine tedesco per &#8220;vendetta&#8221;. Sherlock, invece, scopre che si riferisce al nome Rachel: in &#8220;Uno studio in rosso&#8221; l&#8217;interpretazione corretta della parola è proprio &#8220;vendetta&#8221; in tedesco, mentre la polizia crede erroneamente che indichi il nome Rachel.<br />
La signora Hudson fa riferimento a una certa signora Turner che vivrebbe nella casa a fianco: il riferimento è a &#8220;<strong>Uno scandalo in Boemia</strong>&#8220;, in cui Conan Doyle chiama la signora Hudson erroneamente signora Turner.<br />
L&#8217;sms che Watson riceve da Sherlock è praticamente lo stesso messaggio che il personaggio riceve nel racconto &#8220;<strong>L&#8217;avventura dell&#8217;uomo carponi</strong>&#8220;.<br />
Nell&#8217;episodio si fa riferimento alla dipendenza da nicotina di Sherlock e il &#8220;problema da tre cerotti&#8221; sembra un rimando al &#8220;problema da tre pipe&#8221; de &#8220;<strong>La lega degli uomini dai capelli rossi</strong>&#8220;. I riferimenti alla dieta di Mycroft sono invece dovuti al fatto che nelle opere di Conan Doyle il personaggio sia descritto come piuttosto pingue.<br />
Durante l&#8217;episodio Sherlock pronuncia la frase &#8220;il gioco è cominciato&#8221;, riferimento al racconto &#8220;<strong>L&#8217;avventura di Abbey Grange</strong>&#8220;.<br />
Infine, il tassista è affetto da aneurisma, così come l&#8217;assassino nel romanzo &#8220;Uno studio in rosso&#8221;.</p>
<h2>Episodio 2 &#8211; Il banchiere cieco</h2>
<p>Il secondo episodio della prima stagione non prende spunto da un romanzo ma da un racconto breve: la trama, infatti, è ispirata per la maggior parte da &#8220;<strong>L&#8217;avventura degli omini danzanti</strong>&#8221; ma contiene riferimenti anche al romanzo &#8220;<strong>Il segno dei quattro</strong>&#8220;. All&#8217;inizio dell&#8217;episodio, inoltre, c&#8217;è un rimando diretto al racconto &#8220;<strong>I cinque semi di arancio</strong>&#8220;, indicati da Sherlock come un mezzo utilizzato nei tempi passati per esprimere minacce. L&#8217;utilizzo di messaggi in codice, comunque, può essere riferito anche a &#8220;<strong>La valle della paura</strong>&#8220;, in particolare riguardo all&#8217;utilizzo di un libro per decifrarli. Da &#8220;Il segno dei quattro&#8221; deriva invece la presenza di una vittima in una stanza chiusa dall&#8217;interno.<br />
Watson viene scambiato per Sherlock Holmes e quindi catturato dalla banda di malviventi: l&#8217;idea è presa da &#8220;<strong>L&#8217;uomo dal labbro spaccato</strong>&#8220;.</p>
<h2><strong>Episodio 3 &#8211; Il grande gioco</strong></h2>
<p>La trama principale dell&#8217;episodio è ispirata a &#8220;<strong>L&#8217;avventura dei piani Bruce-Partington</strong>&#8221; ma i riferimenti non si limitano a questo racconto. Da &#8220;<strong>Uno studio in rosso</strong>&#8221; derivano la noia di Sherlock tra un caso e l&#8217;altro e l&#8217;ignoranza dell&#8217;investigatore in materia astronomica. Durante le indagini, Sherlock chiede a John cosa riesce a dedurre da un paio di scarpe da ginnastica: qualcosa di simile accadeva ne &#8220;<strong>L&#8217;avventura del carbonchio azzurro</strong>&#8221; e in &#8220;<strong>Un caso di identità</strong>&#8220;.<br />
Per ingannare l&#8217;attesa di un caso interessante, Sherlock spara al muro formando un volto sorridente con i proiettili: ne &#8220;<strong>Il cerimoniale dei Musgrave</strong>&#8221; incideva con lo stesso procedimento le iniziali della regina. Le investigazioni riguardo la morte di Connie Prince, in particolare l&#8217;idea del tetano proposta da John, prendono spunto da &#8220;<strong>L&#8217;avventura del portabandiera in pensione</strong>&#8220;.<br />
Il confronto finale tra Sherlock e Moriarty ricalca quello che avviene nel racconto &#8220;<strong>L&#8217;ultima avventura</strong>&#8220;. La rete di senzatetto che Sherlock utilizza per le proprie indagini è presente anche in numerosi racconti del canone.</p>
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		<title>Due chiacchiere con: Marco Farenz Farina (L&#8217;Angolo di Farenz)</title>
		<link>https://nerdando.com/2014/11/10/due-chiacchiere-con-marco-farenz-farina-langolo-di-farenz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi "Tencar" Carafa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2014 13:00:43 +0000</pubDate>
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<p>Ho avuto la fortuna di essere uno dei possessori dell’Edizione Angolare di “Press play on tape”, il primo libro scritto da Marco ‘Farenz’ Farina. Per i pochi che non sanno chi è Farenz (e mi chiedo, che cosa state facendo qui?), mi limito soltanto a dire che stiamo parlando dell’uomo che ha fatto &#8211; almeno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2014/11/10/due-chiacchiere-con-marco-farenz-farina-langolo-di-farenz/">Due chiacchiere con: Marco Farenz Farina (L&#8217;Angolo di Farenz)</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><div style="width: 272px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh3.googleusercontent.com/-6Xc6R0Smek8/VF9_Ao6u9fI/AAAAAAAAGYw/GBAPwxDWmxQ/w463-h823-no/10802060_10205197901936517_6232644594572994118_n.jpg" alt="Farenz, incrociato durante il Lucca Comics &amp; Games 2015" width="262" height="466" /><p class="wp-caption-text">Farenz, incrociato durante il Lucca Comics &amp; Games 2015</p></div>
<p>Ho avuto la fortuna di essere uno dei possessori dell’Edizione Angolare di “Press play on tape”, il primo libro scritto da Marco ‘Farenz’ Farina.<br />
Per i pochi che non sanno chi è Farenz (e mi chiedo, che cosa state facendo qui?), mi limito soltanto a dire che stiamo parlando dell’uomo che ha fatto &#8211; almeno per me &#8211; la storia di Youtube Italia, con i suoi video scanzonati in cui, con fare da guascone, esprime la sua opinione in merito ad argomenti videoludici di attualità oppure, tramite sketch, ci narra i divertenti episodi della vita di un appassionato di videogiochi.<br />
Sono a portata di click il suo canale <a title="Angolo di Farenz" href="https://www.youtube.com/AngoloDiFarenz" target="_blank">Youtube</a>, il suo account <a title="AngoloDiFarenz" href="https://twitter.com/AngoloDiFarenz" target="_blank">Twitter</a> e <a title="Angolo di Farenz" href="https://www.facebook.com/AngolodiFarenz" target="_blank">Facebook</a>.</p>
<p><strong>Luigi: Ciao Farenz, ti ringrazio per la disponibilità. Anche se ne hai già parlato durante la conferenza tenuta il 2 novembre in occasione del Lucca Comics &amp; Games, ti ripropongo una domanda per chi non ha avuto l’opportunità di essere nella Sala Ingellis: come è nata l’idea di scrivere un libro?</strong><br />
<strong>Farenz:</strong> Ciao a tutti, innanzitutto. La proposta di scrivere un libro mi giunse da Christian Borghi, il fondatore della casa editrice indipendente Limited Edition Books. Conosco Christian da molto tempo sia per la sua assidua frequentazione dell&#8217;Angolo, sia per i suoi sempre graditi inviti al Mantova Comics, evento che organizza ormai da diversi anni. Dopo avermi illustrato il suo progetto editoriale nascente mi fece la fatidica domanda &#8220;Perché non scrivi un libro?&#8221;<br />
So scrivere. Mi piace scrivere.<br />
Seppur non avessi mai preso in considerazione l&#8217;idea prima di quel preciso momento, mi chiesi immediatamente &#8220;Perché no?&#8221;</p>
<p><strong>L: Le 400 copie dell’edizione Angolare di “Press play on tape” sono andate a ruba in pochissimo tempo. Ti aspettavi un successo di queste dimensioni? Come te lo spieghi?</strong><br />
<strong>F:</strong> Ti dico la verità: il libro è un&#8217;esperienza completamente nuova per me, non solo dal punto di vista della forma di comunicazione con l&#8217;utenza, ma anche proprio per il fatto che non avevo (e non ho tuttora) idea di come possa reagire &#8220;il mio pubblico&#8221;, abituato a vedermi su un monitor per massimo 20 minuti in un video. Il metodo di fruizione di un libro, seppur non si tratti di un romanzo da 1000 pagine, è completamente diverso da un video sul tubo.<br />
Il fatto quindi che in 2 ore siano state bruciate tutte le 400 copie disponibili della versione limitata mi ha fatto un piacere enorme, perché ciò ha dimostrato grandissimo affetto (e fiducia sulle mie doti letterarie) da parte di chi mi segue e soprattutto anche una grande disposizione a fruire di un mio &#8220;prodotto&#8221; praticamente all&#8217;antitesi di un video.</p>
<p><strong>L: Partiamo dalla prima pagina del libro; la dedica è per tua moglie Erica: quanto è cambiato il tuo modo di videogiocare dopo il matrimonio? Dove trovi il tempo di gestire la famiglia ed i videogiochi?</strong><br />
<strong>F:</strong> Indubbiamente la convivenza con un altro essere vivente sotto il tuo stesso tetto ti cambia la vita, ma credo faccia parte del gioco. Mettere su famiglia implica un minor tempo libero per nerdare come facevo un tempo, ma d&#8217;altronde gli anni passano, non si può essere cazzoni per sempre. Io tra l&#8217;altro mi reputo molto fortunato perché sono sposato con una ragazza che rispetta le mie passioni e soprattutto le mie tempistiche, che da un lato mi vedono a volte coinvolto in sessioni da 5-6 ore filate di videogaming (specialmente nel weekend), senza contare il tempo libero che quotidianamente investo nell&#8217;Angolo, cioè nella stesura di articoli per il blog e nella scrittura di nuovi video.</p>
<p><strong>L: Erica ha partecipato alcune volte come voce fuori campo nei tuoi video: hai mai pensato di renderla parte attiva dell’Angolo di Farenz?</strong><br />
<strong>F:</strong> Sì e no. Nel senso che seppur abbia realizzato diverse volte gag con lei presente, Erica è una persona molto timida e non le va di apparire nei video, quindi rispetto la sua scelta.</p>
<p><strong>L: Nei primi capitoli di “Press play on tape” vengono narrate le tue origini, vengono descritti molti aneddoti datati anni ‘80 ed ho provato un po’ di nostalgia leggendoli: li hai scritti pensando ai videogiocatori di vecchia data? Pensi che i lettori più giovani potranno capire, tramite queste pagine, come sono stati gli anni d’oro delle sala giochi?</strong><br />
<strong>F:</strong> A dir la verità quando scrissi quei capitoli non pensai direttamente all&#8217;età delle persone a cui mi stavo rivolgendo, sia perché il pubblico dell&#8217;Angolo è anagraficamente piuttosto variegato, sia perché il mio scopo era raccontare storie personali utilizzando il mio stile di espressione tipicamente&#8230; Angolare. Io credo che indipendentemente dall&#8217;età del lettore sia piuttosto facile immedesimarsi in me mentre vivevo quei particolari episodi ed al tempo stesso sono convinto che chiunque durante la propria vita abbia provato esperienze simili. Quindi sì, secondo me anche un lettore molto giovane, che durante gli anni d&#8217;oro delle sale giochi ancora non era al mondo, potrà facilmente comprendere ciò che ho avuto il piacere di raccontare.</p>
<p><strong>L: Il NES batteva la figa 1-0. Anche oggi, sostituendo il NES con le nuove console, si ha questo risultato?<br />
F:</strong> Questa domanda non la devi porre a me, nel senso che dovresti chiedere ciò ad uno sbarbatello di 16 anni. Secondo me ti risponderebbe che la PS4 o la One farebbero una figuraccia in un&#8217;ipotetica partita contro la patata, ma in fondo in fondo non ne sarei così sicuro.<br />
A quasi 33 anni ti dico che tuttora il NES trionferebbe.</p>
<p><strong>L: Avevi, come molti nerd (me compreso), problemi a socializzare ed a trovare divertenti le attività che gli adolescenti di allora trovavano (e rubo un vostro termine) ficcanti: questo ti ha mai causato problemi in giovane età?</strong><br />
<strong>F:</strong> A dir la verità non ho avuto moltissimi problemi di questo tipo, più che altro perché ho avuto la fortuna di frequentare compagnie composte da persone che condividevano (chi più, chi meno) la mia stessa passione videoludica. Certo era che col passare degli anni, era sotto gli occhi di tutti che &#8220;la figa&#8221;, intesa quasi come elemento astrale, difficilmente sarebbe potuta cadere ai nostri piedi. Soprattutto se i nostri spunti di conversazione erano Monkey Island o il quarto livello di Wolfenstein 3D. Ma era un&#8217;altra età e ci andava bene così.<br />
Anche perché all&#8217;epoca pensavo che per la figa &#8220;c&#8217;era tempo&#8221;, e il tempo mi ha dato ragione.</p>
<p><strong>L: Che consigli vorrebbe dare il Farenz di oggi al Farenz del passato? C’è qualcosa che cambieresti della tua infanzia/adolescenza?</strong><br />
<strong>F:</strong> Questa domanda mi ha messo in crisi, complimenti.<br />
Cosa dire al me stesso del passato? Credo nulla, nel senso che ora non mi vedo così saggio e maturo da poter dar consiglio al me stesso più giovane. Forse suggerirei di farmi meno problemi quando da adolescente pensavo che nella società in cui vivevo non c&#8217;era troppo posto per &#8220;quelli come me&#8221;, nel senso che seppur vivevo bene il mio essere diverso dalla massa (grazie appunto alle compagnie che frequentavo, composte da gente come me) capivo che qualche ingranaggio cominciava a stridere. Soprattutto se paragonavo me stesso e quelli che pensavo avessero successo col gentil sesso. Ma non sono mai stati problemi insormontabili. Credo che i ragazzi di oggi vivano in una condizione ben più preoccupante rispetto a quella degli anni della mia adolescenza.</p>
<p><strong>L: Nonostante la tua avversione verso la componente competitiva dei videogiochi, non credi che il multiplayer possa aumentare notevolmente la longevità (e di conseguenza anche l’esperienza ludica, il coinvolgimento ed il divertimento) di un titolo?</strong><br />
<strong>F:</strong> Ma certamente sì. Chi sarebbe così stupido da affermare il contrario?<br />
Io non sono affatto contro la componente competitiva dei giochi di oggi, ci mancherebbe altro. Si tratta di un ottimo espediente per far sì che i videogiocatori si mettano alla prova l’un l’altro e passino decisamente più ore all’interno del gioco appena acquistato.<br />
Per quanto riguarda me ho sempre reputato il videogiocare una passione molto personale, poco dedicata al giocare in comunità, probabilmente perché cominciai a giocare proprio in questa maniera e mi porto dietro tuttora gli strascichi di sessioni “contro il computer”.<br />
L’unico esempio di vera avversione da parte mia riguardo il multiplayer riguarda quei giochi in cui si nota lontano un miglio che tale elemento sia stato inserito forzatamente, senza nessuno scopo particolare.</p>
<p><strong>L: Ti propongo un&#8217;altra domanda simile alla precedente: nonostante la tua “avversione” per i pc, c’è qualche videogioco non disponibile per console a cui vorresti giocare?<br />
F:</strong> Anche in questo caso è meglio specificare. Non ho nessuna avversione verso il pc-gaming, sia chiaro. Io stesso ho giocato per anni esclusivamente su pc. Da quando ho cominciato a lavorare verso i 20-21 anni, ho intrapreso una carriera che mi pone di fronte al pc per molte (troppe) ore durante il giorno. Pensare di mettermi di fronte al monitor anche nel mio tempo libero è un’idea che mi disgusta. Preferisco mille volte sbracarmi sul divano con un pad in mano. Se poi apro la parentesi riguardo le esclusive console che non potrò mai giocare su pc, altro punto a favore del mondo console. Le moltissime esclusive pc, come i mille giochi di strategia, i giochi di simulazione o i giochi alla LoL, purtroppo non rientrano fra i miei generi preferiti, quindi non sento la mancanza di quei giochi.</p>
<p><strong>L: Cosa ne pensi del fenomeno dei giochi indie? Esiste qualche titolo che hai apprezzato particolarmente?</strong><br />
<strong>F:</strong> Come dico spesso, “gli indie ci salveranno”.<br />
Oggi come mai prima d’ora sviluppare giochi tripla A ha raggiunto costi esorbitanti. Le grandi software house hanno perciò bisogno di creare giochi che, se di successo, vedranno almeno 2-3 seguiti. Cosa comporta ciò? Un evidente reiterazione di concetti e meccaniche già viste, riviste e straviste nel corso degli anni. Ecco perché sono convinto del fatto che le idee più innovative provengano dal mercato dei giochi indipendenti: non avendo grossi budget a disposizione e non potendo puntare (in genere) enormemente al comparto tecnico, sono costretti (passatemi il termine) a puntare tutto sull’idea da proporre, sull’originalità.</p>
<p><strong>L: Ti propongo un gioco, ti cito un autore e tu devi completare la frase: “Tra PS3 e 360 ho sempre preferito”?</strong><br />
<strong>F:</strong> Ti ringrazio per questa domanda, perché finalmente mi consentirà di svelare questo mistero. Ovviamente tra le due console, col senno di poi, se fossi costretto a sceglierne solo una opterei per</p>
<p><strong>L: Nel libro, così come in alcuni video, citi artisti e gruppi, come ad esempio Max Pezzali o Elio e Le Storie Tese (tralasciando Bello Figo Gu): quanto è importante la musica per te, che ruolo ha nella tua vita e che genere musicale apprezzi?</strong><br />
<strong>F:</strong> La musica è sempre stata importante per me, anche se purtroppo ultimamente non ho più moltissimo tempo per ascoltarla. Ascolto un po’ di tutto, tranne la cosiddetta musica “da discoteca” o il rap, generi musicali che non riesco a digerire. Sono sempre stato per uno che seppur spaziasse tra diversi generi musicali, non ascoltavo tanti artisti, nel senso che una volta trovato l’artista/il gruppo di mio gradimento mi concentravo esclusivamente su di esso.</p>
<p><strong>L: E infine, hai progetti particolari per il futuro?</strong><br />
<strong>F:</strong> In molti mi stanno chiedendo già un seguito del mio libro, che però per ora non è un’idea che ho in cantiere. Ora preferisco ritornare “alle origini” e cercare di tornar a dar maggior spazio al mio canale YouTube, con video “classici” (specialmente sul finire dell’anno solare) e diverse idee nuove, che però non vi spoilero. Stronzi curiosi.</p>
<p><strong>L: Ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a me ed ai lettori del blog. Attendo con ansia i tuoi prossimi lavori e ti auguro di avere sempre più successo: si vede facilmente che tutto ciò che hai ottenuto è frutto di una passione smisurata verso i videogiochi.</strong></p>
<div style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://lh6.googleusercontent.com/-h7_muU0pPVU/VF-CIXc3UII/AAAAAAAAGZQ/s7Zr9ZhM8KI/w620-h421-no/cover_press-play-on-tap1.jpg" alt="Press play on tape" width="620" height="421" /><p class="wp-caption-text">Press play on tape</p></div>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2014/11/10/due-chiacchiere-con-marco-farenz-farina-langolo-di-farenz/">Due chiacchiere con: Marco Farenz Farina (L&#8217;Angolo di Farenz)</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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