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	<title>Carl Gustav Jung - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>The Witcher: tra mostri, scelte impossibili e traumi. La psicologia nascosta nel Continente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta "ora.mentis" Armentano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2026 09:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Andrzej Sapkowski]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-67112 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_1.jpg" alt="The Witcher 3" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_1.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_1-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_1-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_1-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_1-747x420.jpg 747w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_1-640x360.jpg 640w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_1-681x383.jpg 681w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p><strong>Geralt di Rivia</strong> ammazza mostri per mestiere. Peccato che le creature più difficili da affrontare non abbiano sempre zanne e artigli: a volte hanno una corona, a volte un passato doloroso, a volte soltanto uno specchio davanti al quale preferiscono non guardarsi.<br />
Poche cose mettono d&#8217;accordo il Continente quanto la necessità di uccidere un mostro. Il problema è che, da queste parti, <strong>prima di estrarre la spada converrebbe controllare chi sia davvero la bestia</strong>.<br />
Tra la voglia di rimettere mano a <strong><em>The Witcher 3: Wild Hunt</em></strong>, l&#8217;attesa per il prossimo capitolo e una quantità di missioni secondarie sufficiente a occupare il resto della nostra vita, la domanda viene da sé: <strong>perché il mondo di Geralt continua ad affascinarci così tanto?</strong><br />
Certo, ci sono i combattimenti, il folklore slavo, le creature terrificanti e quella capacità tutta witcheriana di trasformare una passeggiata nel bosco in un&#8217;esperienza potenzialmente letale. Ma sotto c&#8217;è dell&#8217;altro. Tra libri, videogiochi e serie TV, la saga di Sapkowski ci mette davanti a dilemmi morali, pregiudizi, legami familiari e persone che cercano disperatamente un senso. Un mondo fantasy che, a guardarlo bene, somiglia parecchio al nostro.<br />
E, da psicologa, vi assicuro che è proprio qui che <em>The Witcher</em> diventa interessante.<br />
Benvenuto e benvenuta nel Continente. Le pozioni sono pronte, le spade affilate e, come al solito, nessuno ha intenzione di pagarci abbastanza.</p>
<p><em><strong>Attenzione: seguono spoiler</strong> su alcuni eventi e personaggi di The Witcher 3: Wild Hunt.</em></p>
<h2>Il male minore: quando non scegliere è già una scelta</h2>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-67113 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_2.jpg" alt="The Witcher 3" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_2.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_2-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_2-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_2-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_2-747x420.jpg 747w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_2-640x360.jpg 640w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_2-681x383.jpg 681w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>In molti GDR siamo abituati a sistemi rassicuranti. Aiutiamo il vecchietto, salviamo il villaggio, sconfiggiamo il cattivone e il mondo ci restituisce la bella sensazione di aver fatto la cosa giusta. Più qualche punto esperienza.<br />
Poi arriva <em>The Witcher</em> e decide che <strong>la nostra serenità mentale non è una priorità</strong>.<br />
Geralt cerca di restare neutrale e di non schierarsi nelle dispute degli umani. Il Continente, però, non ha alcuna intenzione di rispettare questa preferenza: lo costringe di continuo a prendere posizione, anche quando nessuna delle opzioni è davvero soddisfacente. Pensate alla missione del Bosco dei Sussurri, legata al Barone Sanguinario: da una parte gli orfani e gli abitanti di <strong>Downwarren</strong>, dall&#8217;altra una presenza misteriosa e pericolosa. Informazioni incomplete, motivazioni ambigue, nessun finale che accontenti tutti. Il gioco non ci chiede solo cosa vogliamo ottenere, ma quale prezzo siamo disposti a pagare.<br />
In psicologia decisionale è il terreno dei <strong>dilemmi morali</strong> e del conflitto tra valori incompatibili: vogliamo proteggere gli innocenti e insieme evitare che altri subiscano conseguenze terribili; vogliamo essere giusti, ma giustizia e misericordia non sempre coincidono. E quando una decisione contraddice ciò che crediamo di essere, scatta la <strong>dissonanza cognitiva</strong>: quel disagio che proviamo quando azioni, pensieri e valori litigano tra loro. Ci consideriamo persone compassionevoli ma scegliamo l&#8217;opzione che fa soffrire qualcuno? Probabile che ci mettiamo a giustificare la scelta, a ridimensionarne le conseguenze o a rivedere al ribasso ciò che consideriamo accettabile. <em>The Witcher</em> ci lascia osservare il meccanismo mentre lo stiamo vivendo.<br />
Non cerchiamo la risposta giusta. Cerchiamo quella che riusciamo a reggere anche dopo averne visto le conseguenze.<br />
Attenzione, però: <strong>la neutralità non è di per sé sbagliata</strong>, ma non è nemmeno gratis. Non intervenire lascia che le cose vadano avanti da sole e, a volte, non scegliere significa solo rinunciare a controllare l&#8217;esito della propria scelta.<br />
Il Continente ci ricorda una cosa valida anche fuori dal gioco: <strong>non sempre possiamo ottenere tutto ciò che riteniamo giusto nello stesso momento</strong>. E no, ricaricare il salvataggio per vedere l&#8217;altro finale, nella vita reale, non è previsto. Purtroppo.</p>
<h2>Il peso di essere diversi: quando la società ha bisogno di te ma non ti vuole</h2>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67114" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_3.jpg" alt="The Witcher 3" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_3.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_3-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_3-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_3-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_3-747x420.jpg 747w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_3-640x360.jpg 640w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_3-681x383.jpg 681w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p><strong>Gli esseri umani sono bravissimi a costruire categorie</strong>. Noi e loro, normali e diversi, gente affidabile e gente da cui stare alla larga. Servono a orientarsi nel mondo, ma diventano con facilità strumenti di esclusione. E Geralt lo sa bene.<br />
Gli witcher vengono sottoposti a mutazioni e addestramenti estremi per cacciare mostri: professionisti che rischiano la vita contro minacce che gli altri non saprebbero nemmeno riconoscere. Eppure, appena mettono piede in una locanda, raccolgono sospetto, insulti e ostilità. Il Continente ha bisogno degli witcher, ma preferirebbe non averli tra i piedi.<br />
È una dinamica che la psicologia sociale descrive con i concetti di <strong>stigma e deumanizzazione</strong>: processi con cui una persona viene ridotta a un&#8217;etichetta o a una funzione, invece di essere riconosciuta nella sua complessità. Geralt è utile finché c&#8217;è una creatura da sgozzare. Ma essere utili non vuol dire essere accettati, e la comunità può desiderare il servizio di qualcuno rifiutando, nello stesso istante, quel qualcuno.<br />
Non serve il fantasy per riconoscerla: pensa a chi viene cercato solo quando risolve i problemi degli altri, o definito da un&#8217;unica caratteristica che cancella tutto il resto. <strong>Essere necessari non equivale a sentirsi parte di un gruppo</strong>.<br />
Qui però va fatta una precisazione: non possiamo dire che Geralt sia emotivamente distaccato soltanto perché viene rifiutato, né affibbiargli una diagnosi. Il suo modo di stare al mondo nasce anche dalla sua storia, dall&#8217;addestramento e dalle aspettative sociali. Detto questo, il suo atteggiamento ha tutta l&#8217;aria di <strong>una forma di protezione</strong>: se le persone ti trattano ripetutamente da mostro, prendere le distanze diventa un modo per non farti ferire ancora. Ironia, freddezza apparente e battute taglienti costano meno che esporre la propria vulnerabilità.<br />
Forse è anche per questo che il Lupo Bianco ci parla così tanto. Dietro la fama e le risposte sarcastiche c&#8217;è un personaggio che non smette di fare i conti con lo sguardo degli altri. E che, nonostante tutto, continua a presentarsi quando qualcuno ha bisogno di lui. Anche quando quel qualcuno, cinque minuti prima, lo chiamava mutante.</p>
<h2>Geralt, Yennefer e Ciri: la famiglia che non ti capita, ma che scegli</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67115" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_4.jpg" alt="The Witcher 3" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_4.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_4-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_4-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_4-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_4-747x420.jpg 747w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_4-640x360.jpg 640w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_4-681x383.jpg 681w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Se <em>The Witcher</em> fosse solo mostri, guerre e decisioni discutibili, non ci affezioneremmo tanto ai suoi personaggi. <strong>Buona parte della sua forza emotiva sta nei legami che nascono in mezzo al caos</strong>.<br />
Geralt, Yennefer e Ciri hanno storie diverse ma lo stesso rapporto complicato con il controllo, la vulnerabilità e il proprio posto nel mondo. Geralt è stato strappato alla madre e affidato agli witcher da bambino; Yennefer ha un&#8217;infanzia segnata dal rifiuto e una lunga fuga dall&#8217;impotenza; Ciri si ritrova al centro di interessi politici molto più grandi di lei, con mezzo Continente pronto a decidere cosa debba diventare. <strong>Nessuno dei tre parte da una posizione comoda per costruire relazioni serene</strong>. Eppure, strada facendo, costruiscono un legame che scavalca la parentela biologica.<br />
<strong>È il tema della found family</strong>, la famiglia elettiva: persone che diventano famiglia attraverso la cura reciproca, la presenza e la scelta di restare anche senza alcun obbligo. E, cosa interessante, l&#8217;intimità non passa da grandi dichiarazioni ma da comportamenti concreti. Geralt è un uomo di poche parole, ma il suo rapporto con Ciri si misura in protezione, addestramento, preoccupazione, rischi corsi per lei. Yennefer, dietro il carattere spigoloso e il bisogno di controllo, dimostra quanto tenga alla ragazza.<br />
<strong>Il legame non è privo di conflitti</strong>: non sono genitori perfetti, non azzeccano sempre le scelte, non hanno la formula magica. Ed è proprio l&#8217;imperfezione a renderli credibili.<br />
La teoria dell&#8217;attaccamento, nata dal lavoro di John Bowlby, ci aiuta a capire quanto le relazioni significative influenzino il modo in cui gestiamo vulnerabilità, fiducia e separazione. Non assegnerò a ciascuno il suo bravo stile di attaccamento come fosse il test di una rivista, sarebbe scorretto, ma le loro vicende mettono in scena i temi centrali della teoria: <strong>bisogno di sicurezza, paura della perdita, possibilità di affidarsi a qualcuno</strong>. Le relazioni non cancellano per magia le ferite del passato, però offrono nuove occasioni per sentirsi riconosciuti e sperimentare fiducia.<br />
Ed è qui che il rapporto tra Geralt e Ciri diventa speciale. Ciri non è solo qualcuno da proteggere perché lo dice il destino: è una persona che Geralt impara a conoscere e a cui deve, poco alla volta, riconoscere autonomia. Perché amare qualcuno non significa solo tenerlo al sicuro, ma anche accettare di non poterne controllare ogni scelta. <strong>Una relazione diventa davvero significativa quando la protezione non si trasforma in possesso</strong>.<br />
In una saga piena di profezie e di gente convinta di sapere quale sia il destino altrui, è forse l&#8217;idea più potente di tutte. La famiglia non è per forza il luogo da cui veniamo: può essere quello che costruiamo, un passo alla volta, con le persone che scegliamo. E sì, a volte comprende pure un bardo decisamente troppo loquace. <strong>Nessuna famiglia è perfetta</strong>.</p>
<h2>Il vero mostro è quello che non vogliamo riconoscere</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67116" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_5.jpg" alt="The Witcher 3" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_5.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_5-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_5-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_5-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_5-747x420.jpg 747w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_5-640x360.jpg 640w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_5-681x383.jpg 681w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Uno degli aspetti più riusciti di <em>The Witcher</em> è il <strong>continuo ribaltamento tra umani e mostri</strong>. Le creature che Geralt affronta sono spesso spaventose, ma non per forza malvagie: alcune reagiscono a una minaccia, altre sono vittime di maledizioni, altre ancora diventano pericolose dopo eventi tragici. Nel frattempo gli esseri umani, quelli che dovrebbero incarnare la civiltà, danno prova di crudeltà e pregiudizi che nessuna mutazione magica basta a spiegare.<br />
Prendi <strong>il Barone Sanguinario</strong>, uno dei personaggi più complessi del terzo capitolo. Non è il cattivo da punire e basta, ma nemmeno la vittima delle circostanze da assolvere in automatico. È un uomo che si porta dietro sofferenza, dipendenze, rabbia e responsabilità per ciò che fa. Il suo dolore aiuta a spiegare certi comportamenti, non li rende innocui.<br />
<strong>Comprendere le ragioni di un comportamento non significa assolverlo</strong>. Possiamo cercare di capire da dove nasce la violenza senza normalizzarla, riconoscere la sofferenza di una persona senza ignorare quella che ha causato agli altri. È un equilibrio scomodo, ma è l&#8217;unico modo per non cadere né nella demonizzazione facile né nella giustificazione di qualsiasi cosa in nome del passato.<br />
C&#8217;è poi una chiave di lettura in più: <strong>l&#8217;Ombra di Carl Gustav Jung</strong>. In parole povere, l&#8217;Ombra raccoglie gli aspetti di noi che fatichiamo a riconoscere perché mal si accordano con l&#8217;immagine che abbiamo di noi stessi. Non è sinonimo di cattiveria: comprende impulsi, desideri ed emozioni che preferiamo non vedere. Usata come lente sulla saga, illumina un meccanismo ricorrente: spedire all&#8217;esterno tutto ciò che ci spaventa. <strong>Il diverso diventa il mostro, il nemico l&#8217;unico colpevole, e la comunità si racconta civile mentre perseguita chi non le somiglia</strong>. Nel Continente tutto questo si fa letterale, tra creature e maledizioni, ma la metafora regge benissimo anche senza magia.<br />
Senza esagerare, s&#8217;intende: <strong>non ogni discriminazione si spiega con la proiezione</strong>, e l&#8217;Ombra junghiana non è una legge universale del comportamento umano. Resta però la domanda: <strong>quanto è più comodo cercare il male negli altri che interrogarsi sul proprio?</strong><br />
Geralt, in fondo, non è solo un guerriero che elimina creature pericolose: è uno che deve imparare a distinguere ciò che appare mostruoso da ciò che è davvero dannoso. E per farlo la forza bruta non basta. Servono osservazione, informazioni, ascolto e la disponibilità a mettere in discussione la prima impressione. Che, a pensarci, sono competenze utili anche a chi non possiede una spada d&#8217;argento.</p>
<h2>Perché continuiamo a tornare nel Continente?</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67117" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_6.jpg" alt="The Witcher 3" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_6.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_6-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_6-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_6-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_6-747x420.jpg 747w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_6-640x360.jpg 640w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_6-681x383.jpg 681w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p><strong>Torniamo alla domanda di partenza</strong>. Perché, tra violenza, ingiustizie e una notevole quantità di decisioni discutibili, vogliamo sempre rientrare nel mondo di <em>The Witcher</em>?<br />
Una risposta sta nel modo in cui le storie coinvolgenti ci fanno attraversare emozioni e conflitti attraverso personaggi con cui entriamo in relazione. La psicologia dei media la chiama immersione narrativa: ci concentriamo sul mondo della storia al punto da seguire con partecipazione ciò che accade ai protagonisti. Nei videogiochi si aggiunge un ingrediente in più: <strong>non siamo spettatori, agiamo</strong>. Questo senso di agency (la percezione di poter influenzare ciò che accade) rende le scelte di gioco particolarmente coinvolgenti.<br />
In <em>The Witcher 3</em> le nostre decisioni non producono sempre il risultato sperato, ma ci mettono di fronte alla responsabilità delle nostre azioni. Non possiamo limitarci a guardare il destino di Geralt: dobbiamo costruirlo. E il mondo in cui lo facciamo non è esattamente accogliente: è sporco, instabile, attraversato da guerre e disuguaglianze, popolato da persone egoiste e istituzioni ingiuste, dove le buone intenzioni non garantiscono nulla.<br />
Ed <strong>è proprio questa imperfezione a dare valore alle piccole vittorie</strong>. Aiutare qualcuno senza chiedere ricompensa. Scoprire la storia tragica dietro una creatura terrificante. Ritrovare i compagni a Kaer Morhen. Lasciare che Ciri affronti il proprio futuro senza decidere ogni cosa al posto suo. <strong>Momenti che contano perché esistono in un mondo dove niente è garantito</strong>.<br />
Non che ogni videogioco debba insegnarci qualcosa: il gioco può essere divertimento, evasione, esplorazione e basta. Ma le storie che ci coinvolgono ci offrono anche uno spazio per esplorare domande reali. Cosa considero giusto? Quanto sono disposto a rischiare per qualcuno? Che cosa significa essere buoni quando ogni alternativa comporta una perdita? Posso proteggere chi amo senza impedirgli di scegliere?<br />
<em>The Witcher</em> non risponde a tutte queste domande, e probabilmente, è questo il suo punto di forza. <strong>Non ci consegna un modo per diventare persone migliori</strong>: ci mette davanti a situazioni complicate e ci lascia il tempo di reagire, sbagliare, ripensarci e, a volte, convivere con le conseguenze.</p>
<h2>In conclusione: siamo sicuri di sapere chi è il mostro?</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67118" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_7.jpg" alt="The Witcher 3" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_7.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_7-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_7-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_7-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_7-747x420.jpg 747w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_7-640x360.jpg 640w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/10/tw3_7-681x383.jpg 681w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La saga di Geralt ci parla di morale, pregiudizio, sofferenza e legami. Ma soprattutto ci ricorda quanto sia complicato capire davvero le persone quando ci fermiamo alla prima impressione.<br />
Il mostro può essere una creatura da affrontare con una spada d&#8217;argento. Può essere un uomo che ha trasformato il proprio dolore in violenza. Può essere una società che esclude chi considera diverso. E può essere anche l&#8217;immagine troppo semplice che usiamo per non fare i conti con la complessità.<br />
<strong>La psicologia non serve a stabilire chi sia buono e chi cattivo</strong>, né a diagnosticare ogni personaggio che incrociamo in un videogioco. Serve, semmai, a leggere queste storie con un po&#8217; più di consapevolezza, riconoscendo i meccanismi che le rendono così umane. <strong>Forse è per questo che continuiamo a seguire Geralt</strong>: mentre lui cerca di capire quali mostri meritino davvero una spada, noi possiamo chiederci cosa renda una persona degna di fiducia, come affrontiamo il dolore e quanto pesino le nostre scelte. Anche quando la risposta non ci piace.<br />
Perché, come insegna il Continente, il problema non è sempre scegliere tra bene e male. A volte è accettare che, pur facendo del nostro meglio, non possiamo evitare ogni conseguenza.</p>
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