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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Non è un gioco per vecchi #3 &#8211; Wolfenstein 3D</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 13:00:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-1024x768.png" type="image/png" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-620x400.png 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-85x54.png 85w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Considerato il fatto che una delle prime cose scritte per Nerdando parlava della Apogee e dell&#8217;epopea dei giochi shareware (se siete curiosi, potete trovarlo qui), non vi stupirà vedermi parlare di questa perla del 1992, partorita dal genio di John Romero. Il mio personalissimo mondo videoludico all&#8217;epoca era definitivamente passato al mondo PC, dopo aver [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2014/12/19/non-e-un-gioco-per-vecchi-3-wolfenstein-3d/">Non è un gioco per vecchi #3 &#8211; Wolfenstein 3D</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-1024x768.png" type="image/png" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-620x400.png 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-85x54.png 85w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><div style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="" src="https://lh4.googleusercontent.com/-3a2DlIeeUgA/VIdM2xzECXI/AAAAAAAAAcw/S8gNNy3WCNk/w500-h313-no/1.jpg" alt="" width="500" height="313" /><p class="wp-caption-text">Mecha-Hitler armato di qudruplo mitragliatore. Dubito ci sia altro da aggiungere.</p></div>
<p>Considerato il fatto che una delle prime cose scritte per Nerdando parlava della Apogee e dell&#8217;epopea dei giochi shareware (se siete curiosi, potete trovarlo <a href="https://nerdando.com/cera-una-volta-la-apogee/">qui</a>), non vi stupirà vedermi parlare di questa perla del 1992, partorita dal genio di John Romero. Il mio personalissimo mondo videoludico all&#8217;epoca era definitivamente passato al mondo PC, dopo aver abbandonato l&#8217;amatissimo Commodore 64, e si divideva principalmente tra le avventure grafiche della Lucas Arts ed i giochi della id Software.</p>
<p>Descrivere in modo asettico e imparziale giochi del genere sarebbe per me impossibile, questi sono i giochi della mia infanzia, i miei passatempi e descrivere uno di questi titoli implica ritornare con la mente a quei momenti magici. Quindi, Wolfenstein 3D non è solo la storia di un prigioniero che fugge dalla prigionia nazista per finire, dopo mirabolanti avventure, a distruggere un Hitler corazzato e armato fino ai denti; è anche la storia di un bambino che si trova ad affrontare i primi cagotti di uno sparatutto in prima persona, i cani maledetti (che sono tra i nemici che ho odiato più in assoluto nella storia dei videogiochi), il terrore maledetto nel trovarsi di fronte ad un fottutissimo robot con la testa di Hitler! Ora vi direte &#8220;Che palle! Saranno almeno 3 volte che nomina sto Hitler-bot in poche righe!&#8221;. Effettivamente avete ragione, ma quello scontro, alla fine del terzo capitolo, rimarrà per sempre impresso nella mia memoria videoludica. A parte questa digressione, non c&#8217;è davvero molto da dire sulla trama del gioco, d&#8217;altronde era stato curato da un uomo, John Carmack, che all&#8217;epoca la pensava così:</p>
<blockquote><p>Story in a game is like story in a porn movie. It&#8217;s expected to be there, but it&#8217;s not that important.</p></blockquote>
<p>Che tradotta sarebbe qualcosa tipo: &#8220;La trama di un videogioco è come quella di un film porno. Tutti si aspettano che ci sia, ma alla fine non è poi così importante.&#8221; Rielaborando mentalmente questa frase, capirete perchè questo fu il primo sparatutto in prima persona a suscitare clamore nel mondo dei videogames, si trattava di un gioco controverso, violento, frenetico la cui trama era fondamentalmente la seguente: ecco un coltello e una pistola con 8 colpi, ora finisci l&#8217;episodio. Il gioco era tutto lì, sopravvivere, uccidere i nemici, prendere nuove armi, uccidere nemici più forti e arrivare al boss di fine episodio; eppure, il modo in cui queste cose si facevano, totalmente innovativo, ne decretò il grandissimo successo. L&#8217;ambientazione del gioco fu un altro elemento che fece molto scalpore: nonostante la simbologia e i personaggi nazisti fossero talmente esagerati e grotteschi da suscitare più che altro delle risate, il gioco venne bloccato in Germania. Per evitare altri problemi del genere, alcune versioni successive del gioco, come quella per SNES, furono totalmente stravolte e videro l&#8217;eliminazione del sangue, delle svastiche e dei dannati dobermann.</p>
<p>Spero che anche voi, come me, vi siate fatti un bel viaggio nostalgico indietro nel tempo. Ce ne saranno altri, non mancate!</p>
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		<title>C&#8217;era una volta la Apogee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Aug 2014 09:02:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
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		<category><![CDATA[Giochi nerd]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-1024x768.png" type="image/png" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-620x400.png 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-85x54.png 85w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Lo ammetto, questo è un fortissimo momento nostalgia. In primis nostalgia per ciò che la Apogee ha rappresentato per tutti i videogiocatori della mia generazione e per quelli della precedente: se ho iniziato a giocare al PC è anche grazie a loro. Sono stati loro a donare i titoli che hanno segnato i miei primi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2014/08/13/cera-una-volta-la-apogee/">C&#8217;era una volta la Apogee</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-1024x768.png" type="image/png" /><div><img width="300" height="194" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-300x194.png 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-620x400.png 620w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/nelioefi/4-3-nelioefi-placeholder-85x54.png 85w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><div style="width: 1224px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://lh6.googleusercontent.com/-hCkXEcP1bFM/U-pqe69MYoI/AAAAAAAAATY/2qPel1QkWJg/w1214-h683-no/Apogee.jpg" alt="" width="1214" height="683" /><p class="wp-caption-text">Una volta bastava vedere questo logo per essere felici!</p></div>
<p>Lo ammetto, questo è un fortissimo momento nostalgia. In primis nostalgia per ciò che la Apogee ha rappresentato per tutti i videogiocatori della mia generazione e per quelli della precedente: se ho iniziato a giocare al PC è anche grazie a loro. Sono stati loro a donare i titoli che hanno segnato i miei primi passi al computer, giochi come Commander Keen e Secret Agent, che ai più non diranno nulla, ma che per me sono stati fondamentali. Oltre a questi dobbiamo anche aggiungere altre perle molto più titolate come Duke Nukem, Wolfenstein 3D (di cui ho giocato con orgoglio tutti gli episodi) nonchè Doom, la Id è nata infatti da una scissione con la Apogee.</p>
<p>Ma ciò che la Apogee ci ha regalato, e che ormai è purtroppo andato perso, è stato un approccio nuovo al videogioco: sono stati loro a rendere popolare il sistema Shareware, l&#8217;antesignano delle demo; come indica la parola stessa, era pensato per la condivisione delle opere videoludiche con modalità in parte gratuite, in modo tale che il giocatore potesse in qualche modo godere dell&#8217;esperienza ludica e poter avere i mezzi per decidere se comprare un meno un videogioco nella sua interezza, o solo alcune parti di esso. Quello che invece al giorno d&#8217;oggi è una triste inversione di tendenza, spinta da alcuni fenomeni quali l&#8217;Early Access, che si vede sempre più spesso su Steam, e i famigerati DLC, che ormai sono ovunque come funghi e prezzemolo. In tutta onestà non riesco a capire come si possa concepire il fatto che un DLC a pagamento che contenga personaggi segreti di un gioco, finali alternativi o altri elementi dal contenuto rilevante, sia un qualcosa in grado di gratificare l&#8217;esperienza ludica di un giocatore. Per quanto io possa capire l&#8217;utilizzo di un DLC a pagamento per alcune modifiche grafiche sfiziose al solito aspetto di un gioco, trovo invece umiliante il dover ricorrere a denaro per prendere delle parti mancanti di un gioco, dopo averlo pagato a prezzo pieno. Nella mia esperienza videoludica sono sempre stato abituato ad essere invogliato a giocare maggiormente un titolo, aumentandone esponenzialmente la longevità, al fine di trovare elementi segreti, sbloccare nuovi personaggi nei picchiaduro e addirittura rigiocare da capo per ottenere dei finali alternativi. Diciamocelo, nessuno di noi avrebbe passato così tanto tempo sulle modalità single player di Tekken o Street Fighter se non avesse dovuto finire il gioco con tutti i personaggi o fare altre cose complicate al fine di sbloccare tutti i personaggi e le modalità segrete.</p>
<p>Discorso differente è quello legato all&#8217;Early Access. Da un certo punto di vista può essere stimolante contribuire alla fase di sviluppo di un gioco, pagandolo meno di quanto costerebbe alla sua uscita e avere la possibilità di provarlo nei suoi stati di sviluppo, ma i pregi di questo sistema possono anche dimostrarsi un&#8217;arma a doppio taglio se il tutto non viene gestito al meglio. Prendiamo ad esempio un gioco come Starbound, che mi è stato donato lo scorso Natale dal buon Tencar: è un gioco bellissimo e coinvolgente, longevo, un ottimo titolo sin dalla prima fase di sviluppo a cui ho potuto giocare eppure la sensazione che ho avuto nel periodo in cui l&#8217;ho posseduto è stata quella dell&#8217;abbandono, non sono mai riuscito a percepire una crescita nella completezza del prodotto, è stato un po&#8217; come giocare ad un eterno incompiuto (questo vale per il periodo che va dallo scorso Natale a maggio, dopodichè l&#8217;ho leggermente lasciato indietro).</p>
<p>Insomma, pur sapendo che probabilmente è impossibile un sistema del genere per le condizioni attuali del mercato videoludico, mi piacerebbe da morire tornare ad un punto in cui, quando si faceva un videogioco, si pensava a completarlo prima di gettarlo in pasto al pubblico e, se poi questo decideva che il titolo meritava l&#8217;acquisto, chi comprava aveva in mano un titolo completo con l&#8217;aggiunta della smania per la ricerca di tutti i segreti e gli easter eggs che gli sviluppatori avevano voluto inserire nel titolo. Insomma, ridatemi l&#8217;Apogee!</p>
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