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	<title>Amiga - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Commodore Amiga: a visual Commpendium</title>
		<link>https://nerdando.com/2015/09/16/commodore-amiga-a-visual-commpendium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 12:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altre nerdate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi segue la nostra rubrica &#8220;Non è un gioco per vecchi&#8221; e ha avuto modo di buttare un occhio ai miei articoli, avrà notato come tutto ciò che rievoco dalla memoria è indissolubilmente legato al mitico Commodore Amiga. Il mio primo vero grande amore nerd. L&#8217;Amiga era molto più di computer o di console giochi: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 415px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="" src="https://lh5.googleusercontent.com/-b6o-Ukh_59U/VffK0-U4O7I/AAAAAAAAIvA/JAQMr-NGmvk/w415-h492-no/amiga_visualcommpendium.jpg" alt="A visual Commpendium" width="415" height="492" /><figcaption class="wp-caption-text">A visual Commpendium</figcaption></figure>
<p>Chi segue la nostra rubrica &#8220;<a href="https://nerdando.com/category/rubriche/non-e-un-gioco-per-vecchi/" target="_blank" rel="noopener">Non è un gioco per vecchi</a>&#8221; e ha avuto modo di buttare un occhio ai miei articoli, avrà notato come tutto ciò che rievoco dalla memoria è indissolubilmente legato al mitico Commodore Amiga. Il mio primo vero grande amore nerd.<br />
L&#8217;Amiga era molto più di computer o di console giochi: era entrambi messi insieme. Fece capolino in un momento in cui il massimo a cui si poteva ambire era uno schermo pixelloso e un audio bipposo; e quando l&#8217;Amiga scese in campo, spazzò via tutto e tutti con una potenza di calcolo, una profondità di colore, una pienezza di suono che fino a quel momento ci eravamo solo sognati.<br />
Ancora oggi, a molti anni di distanza dal suo tramonto, ci sono frotte di appassionati che ne tengono in vita il mito, attraverso emulatori, forum specializzati, siti web dedicati.<br />
Tra questi spicca, a mio avviso, un progetto kickstarter che si è prefisso di creare un compendium (o meglio: &#8220;Commpendium&#8221; in questo caso) dedicato ai giochi e ai software che hanno fatto la storia e la leggenda di questo splendido computer.</p>
<p>Esce quindi in distribuzione fisica e digitale: <strong>Commodore Amiga: a visual Commpendium</strong>, facente parte di una collana in cui compaiono volumi dedicati anche al Commodore 64 e allo ZX Spectrum.<br />
I volumi sono acquistabili sul sito dell&#8217;editore <a href="http://www.bitmapbooks.co.uk/" target="_blank" rel="noopener">Bitmap Book</a> e, a mio modesto parere, non dovrebbero mancare nella libreria dei vecchi nerd che, come me, ne hanno vissuto i giorni gloriosi sulla pelle.</p>
<p>Per scoprire l&#8217;impatto di questo splendido volume, vi lascio al mio video di unboxing.</p>
<p><center><iframe src="https://www.youtube.com/embed/bzGBp90EnW8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></center></p>
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		<title>Non è un gioco per vecchi #19 &#8211; Lemmings</title>
		<link>https://nerdando.com/2015/08/06/non-e-un-gioco-per-vecchi-19-lemmings/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2015 12:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non è un gioco per vecchi]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="" src="https://lh3.googleusercontent.com/hmU_DTzKJTZDcMBMuyOkZuCaNe4VEFR_ZFDIoiRmxdA=w640-h480-no" alt="" width="640" height="480" /><figcaption class="wp-caption-text">Lemmings in azione</figcaption></figure>
<p>Posso dire, e ne sono assolutamente certo, che Lemmings sia stato il primissimo puzzle game con cui mi son dovuto scervellare. Eravamo nei primi anni &#8217;90 e ricordo perfettamente la telefonata dell&#8217;amico di Amiga500 che mi chiamava per dirmi di portare con me il mouse. La cosa sembrava assolutamente assurda: portarsi dietro il joystick per le infinite sfide a Kick Off 2 era un discorso, ma il mouse? A che diavolo poteva servire?<br />
La risposta era, naturalmente, nel punta e clicca dei malefici topolini blu coi capelli verdi. Per la prima volta era possibile giocare in co-op con il mouse, lo schermo diviso in due e migliaia di lemmings pronti a sfracellarsi.<br />
Lemmings mi ha tenuto compagnia per molte ore, regalando giornate di intense sfide con me stesso, nel tentativo spasmodico non solo di superare ogni livello, ma di farlo migliorando ogni volta il body count.<br />
A parte questo, c&#8217;era la componente comica del gioco; perché la colonia potesse sopravvivere, qualcuno doveva morire e lo faceva, in genere, in modo al limite dello splatter: schiacciato, precipitato, segato, affettato, esploso, e chi più ne ha ne metta. Lemmings non era un gioco per stomaci deboli o per teneri di cuore: se quel topo doveva essere fatto esplodere per aprire un tunnel, ebbene, che esplodesse alla grande! Le vocine, poi, che ne accompagnavano la dipartita erano semplicemente spassosissime e più di uno è stato il giocatore che si ingengnava per creare nuove tecniche di genocidio cricetidae.<br />
E che dire del fungo atomico? Quando volevamo gettare la spunga, potevamo far esplodere tutti i lemmings sullo schermo contemporaneamente, creando devastazioni immani all&#8217;area di gioco.</p>
<p>Lemmings ha avuto molti seguiti, alcuni anche in 3D. Ha avuto citazioni e cloni, sequel e spin-off, emulazioni e parodie. Una cosa è certa: è stato un capostipite assoluto. Ha creato un genere e ha appassionato milioni di giocatori in tutto il mondo.<br />
La cosa più importante è che il concept di questo gioco è frutto di un falso di proporzioni bibliche. La Psygnosis, infatti, si ispirò ad un celebre documentario della Disney, in cui veniva mostrato il popolo dei lemmini (i lemmings, appunto) che, in tempo di carestia, si suicidavano in massa buttandosi in mare in modo da preservare la specie. Gli sviluppatori presero questo concetto e lo ribaltarono, creando un gioco in cui lo scopo era proprio quello di salvarli dal suicidio.<br />
Ebbene, molti anni dopo venne fuori la verità: il documentario era falso. Questo film del 1958, dal titolo &#8220;Artico selvaggio&#8221;, venne girato in Alberta (Canada), dove lemmings non ci sono (né ci sono mari in cui annegare). Vennero importate alcune decine di roditori e, grazie ad un banale tapis-roulant, venne simulata la corsa di migliaia di esemplari. Poi, terminata la scena, la troupe fece &#8220;suicidare&#8221; i lemmings facendoli precipitare in un fiume (dato che il mare non c&#8217;era). Di questo falso storico (premiato persino con un Oscar e l&#8217;Orso d&#8217;oro a Berlino) possiamo ringraziare il regista: James Algar.</p>
<p>Tuttavia possiamo anche dire che senza quel documentario, probabilmente, il gioco non sarebbe mai esistito&#8230;</p>
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		<title>Non è un gioco per vecchi #10 &#8211; Eye of the Beholder 2: The Legend of Darkmoon</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2015 13:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non è un gioco per vecchi]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://lh3.googleusercontent.com/-7xUcb1AJ5QU/VNTAUu9LGyI/AAAAAAAAHHQ/V-SZkgZwPOg/w640-h480-no/EyeOfTheBeholderIIAGA_004.png" alt="Eye of the Beholder 2" width="640" height="480" /></p>
<p>Come già detto altrove, tre sono i giochi che han reso insano il mio rapporto con l&#8217;Amiga: Prince of Persia, Monkey Island e EOTB2. Nel dettaglio: questo più di tutti.<br />
Correva l&#8217;anno in cui ero giovane e sbarbato, avevo molti amici e nessuna ragazza e i miei weekend erano tutti uguali, passati davanti all&#8217;Amiga, oppure seduto attorno ad un tavolo con altri giocatori miei pari, a creare e inscenare mondi fantastici sulle trame di Dungeons &amp; Dragons.<br />
D&amp;D (e il suo fratello maggiore AD&amp;D) è semplicemente il gioco di ruolo per eccellenza: ambientazione fantasy, di ispirazione Tolkieniana, con un Dungeon Master a raccontare, e tutti gli altri a dar vita ad elfi, nani, cavalieri e chi più ne ha ne metta.<br />
A conti fatti ho giocato, con la media di una volta a settimana, dal 1990 al 2004. Sì, anche da adulto, fidanzato, lavorante e trasferito in un&#8217;altra città.<br />
Ovvio pensare che la mia più grande passione, il videogioco, non restasse insensibile ad un business così vasto come quello di D&amp;D; ed infatti&#8230;<br />
Dopo l&#8217;assoluta rivoluzione di Dungeon Master, risalente al 1987, ecco apparire un&#8217;evoluzione perfezionata, chiamata Eye of the Beholder. Non mi dilungo su questo primo capitolo, perché il secondo, di cui mi accingo a parlare, lo surclassa diventando semplicemente la simulazione migliore di AD&amp;D della storia videoludica (&#8230;con buona pace dei fautori di Baldur&#8217;s Gate e Neverwinter vari).<br />
La rivoluzione di DM consisteva nel creare un gioco di ruolo per computer in tempo reale, non basato su turni. Spostare la visuale dall&#8217;alto a quella in prima persona ed eliminare la tastiera e affidare tutto al mouse. Con pochi click si poteva interagire sull&#8217;area di gioco raccogliendo oggetti, attaccando i nemici, interagendo con leve e pulsanti, lanciando incantesimi&#8230;<br />
Ad accompagnare questa meccanica, le regole della nostra versione di AD&amp;D preferite (la seconda edizione) e l&#8217;ambientazione dei Forgotten Realms (dal successo planetario&#8230; per intendeci ancora oggi vengono prodotti e venduti materiali nelle ludoteche); il tutto con una trama davvero degna di nota.<br />
Gli avventurieri vengono convocati a Waterdeep, la città degli splendori, da nientemeno che Khelben Arunsun, uno dei maghi più potenti del mondo. Qui scoprono di un potente male che circonda il maniero di Darkmoon e vengono spediti ad indagare.<br />
Da qui in poi, prendiamo in mano il mouse e affrontiamo decine di mostri con il nostro gruppo preferito (personalmente: Paladino, Guerriero, Mago, Chierico); troveremo sul nostro cammino alcuni compagni da assoldare, fino ad un massimo di sei, una gran quantità di enigmi da risolvere (Tomb Raider da qualcuno avrà pur preso&#8230;) e un&#8217;infinità di mostri da sconfiggere&#8230; fino ad incontrare il terribile Dran Draggore (nomen omen&#8230; indovinate cos&#8217;è in realtà il mostro finale), signore di Darkmoon, molte e molte ore di gioco dopo&#8230; Il tutto senza mappa o riferimenti vari, per cui dovevamo affidarci alle riviste specializzate (come The Games Machine o K) o usare i vecchi metodi di carta e matita.<br />
Col passare delle ore e delle partite, poi, inventavamo sempre nuovi modi per aver personaggi più potenti, il cui avanzamento era regolato dall&#8217;acquisizione di esperienza (condivisa tra tutti).<br />
Allo scopo di raggiungere il mitico nono livello di incantesimi, in accordo con un amico, iniziammo a giocare dal primo EOTB con un gruppo di soli 4 personaggi, che alla fine esportammo per giocare a EOTB2 e all&#8217;orribile seguito EOTB3&#8230; tutto pur di poter lanciare incantesimi come &#8220;disintegrazione&#8221; e la famosa &#8220;tempesta di meteore&#8221; cosa che, personalmente, sono riuscito a fare quasi alla fine del terzo capitolo (non vi dico la delusione, quando scoprii che era realizzato come una banale sequenza di palle di fuoco).</p>
<p>Eye of the Beholder 2 è un&#8217;esperienza videoludica senza la quale i giochi di ruolo attuali non sarebbero gli stessi. È stato creato un nuovo genere (rimasto poi in voga e lungamente imitato fino all&#8217;arrivo di Ultima Underworld) e ancora oggi, imbracciando il controller e sperimentato nuovi giochi, mi è capitato di risolvere enigmi con uno strano senso di déjà vu&#8230; e, correndo indietro con la memoria, l&#8217;ispirazione ai capitoli di Beholder risulta davvero evidente.</p>
<p>Per chi non lo avesse mai provato e volesse sperimentare un&#8217;esperienza videoludica retrò, esistono emulatori per Amiga (che aveva una grafica e soprattutto una colonna sonora molto superiore a quelle del PC) e archivi abandoware da saccheggiare. Perché EOTB2 fa parte della storia, e la storia è importante.</p>
<p>&#8230;e se qualcuno si stesse chiedendo che diavolo è un beholder&#8230; beh: è uno dei mostri più temuti e terribili di D&amp;D&#8230; una sfera magica con occhi e bocca in grado di spazzar via da sola anche il party più agguerrito&#8230; ed è, nel dettaglio, il mostro finale del primo capitolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2015/02/16/non-e-un-gioco-per-vecchi-10-eye-beholder-2-legend-darkmoon/">Non è un gioco per vecchi #10 &#8211; Eye of the Beholder 2: The Legend of Darkmoon</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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