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	<title>Alan Turing - Nerdando</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>The imitation game &#8211; Una favola nerd</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio "Zeno2k" Corò]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 13:00:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="" type="" /><div></div><div style="width: 424px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="" src="https://lh6.googleusercontent.com/-sqPXqWregaU/VNOeloaWQCI/AAAAAAAAHG0/N0capwDtpLo/w414-h622-no/The-Imitation-Game.jpg" alt="The imitation game" width="414" height="622" /><p class="wp-caption-text">The imitation game</p></div>
<p>Se c&#8217;è una storia che tutti gli informatici conoscono, è quella di Alan Turing. Il padre di tutta l&#8217;informatica moderna e il padre putativo di ogni nerd che si rispetti. Sì, perché se è vero che ci sono molti amanti dello steampunk (come il sottoscritto) e delle macchine teorizzate da Charles Babbage (computer antesignani che vanno a vapore), tutti (ma proprio tutti) i nerd conoscono a chi devono l&#8217;esistenza della loro amata informatica, e della storia triste del primo informatico moderno.<br />
Molti avranno sentito parlare dei test di Turing (nel caso contrario, preparatevi al pippone): due test molto semplici che, se superati, possono identificare inequivocamente una macchina come &#8220;intelligente&#8221; (o pensante, senziente&#8230; fate voi).<br />
Il primo è che parlando con un interlocutore posto in un&#8217;altra stanza, non dobbiamo essere in grado di capire se stiamo parlando con un umano o con una macchina. Il secondo è che una macchina sia in grado di battere a scacchi un uomo.<br />
Rasserenatevi, amanti di Siri e Cortana, non siamo neanche lontanamente vicini al superare il test di Turing: tutto quel che possiamo fare è creare un software (badate bene, software&#8230; non macchina/hardware) capace di capire cosa diciamo e dare risposte più o meno sensate&#8230; il tutto programmato a priori: non esiste la possibilità di uscire dallo schema e inventare una risposta non precedentemente ipotizzata dallo sviluppatore (anche il videogioco per Amiga Ullisprik, creato da un mio personale amico nel 1992, rispondeva &#8220;tu, tua madre e tua sorella&#8221; se lo insultavi).<br />
Ma non c&#8217;è bisogno di andare a scomodare gli ultimi smartphone: i tentativi di chiacchierare con un PC risalgono agli anni &#8217;80, dove un software di pochi Kb era in grado di fingere di essere uno psicanalista. Ma funzionava solo in inglese, dove la grammatica è minima, e con lo stratagemma dell&#8217;analista:</p>
<p>PC: come stai?<br />
Umano: bene, ma ho litigato con mia moglie.<br />
PC: davvero? parlami un po&#8217; della tua famiglia&#8230;</p>
<p>Moglie &#8211; famiglia. Tutto qui. Associazioni di concetti pre-programmati e frasi ribaltate per sembrare domande.</p>
<p>Ma torniamo ad Alan Turing. Gli informatici lo conoscono per i suoi test, i nerd lo conoscono anche e soprattutto perché ha contribuito a far finire la seconda guerra mondiale, creando una macchina in grado di decriptare il famoso codice Enigma, usato dai nazisti per comunicare messaggi criptati al proprio esercito.<br />
Alan Turing, matematico e crittografo, riuscì a concepire (anche se con l&#8217;aiuto di alcuni colleghi) una macchina che analizzasse le milioni di combinazioni possibili in tempi brevissimi e diede così un vantaggio tattico agli Alleati senza il quale la Seconda Guerra sarebbe potuta durare molto più a lungo e mietere molte più vittime. Senza Alan Turing è facile pensare che molti di noi non sarebbero qui a leggere questo articolo, ora.<br />
Per tutta riconoscenza il governo inglese e l&#8217;MI6 (si, quello di James Bond) secretarono tutto l&#8217;operato di Turing fino agli anni &#8217;70, e nel 1950, scoperto che era omosessuale, lo processò e condannò per &#8220;indecenza&#8221;. Potendo scegliere tra 2 anni di prigione e la castrazione chimica, Turing optò per quest&#8217;ultima&#8230; e dopo un anno di farmacoterapia che definire barbara è un eufemismo, optò per il suicidio ingerendo una mela aromatizzata al cianuro.<br />
L&#8217;Inghilterra, tramite le parole di Gordon Brown, ha riabilitato la figura di Turing alcuni anni orsono.</p>
<p>Questa la storia, ora vediamo il film.</p>
<p>Da buon nerd ho appreso le vicende di Turing molto presto, e ho atteso per anni che venisse trasposta al cinema. Sono quindi entrato in sala con enormi aspettative e questo, normalmente, genera anche grandi delusioni.<br />
A dar vita a Turing è Benedict Cumberbatch, attore britannico noto per il ruolo di protagonista nel serial Sherlcok e per quello di Khan nel reboot di Star Trek (oltre ad essere la voce originale di Smaug ne Lo Hobbit). L&#8217;impatto è notevole, fin dalla prima inquadratura il pensiero è stato: si, è lui. Perfetto con quell&#8217;espressione supponente e superiore, alienata dalla società come solo i matematici posso essere, asociale e allampanato&#8230; uno Sheldon formato maxi, ma nell&#8217;accezione migliore del termine.<br />
Il film mostra tre linee temporali: Alan da ragazzo, al college, e la sua amicizia/amore con Christopher; Alan negli anni &#8217;50 in una liberamente ispirata analisi del post guerra e della sua condanna per &#8220;indecenza&#8221;; Alan durante la guerra, la parte del leone, come e con quali difficoltà ha &#8220;crackato&#8221; Enigma. A spalleggiare Cumberbatch l&#8217;odiosa, bruttissima e come sempre bravissima Keira Knightley: nell&#8217;ennesimo ruolo da paladina della donna fuori dagli stereotipi che ragiona e lavora meglio degli uomini. Da segnalare anche Charles Dance: il vecchio Lannister de Il Trono di Spade, qui nel ruolo da ottuso piantagrane che si contrappone ai metodi alieni di Turing.<br />
Le quasi due ore di film scorrono in un attimo, senza sosta, senza grandi colpi di scena o salti sulla poltrona, ma in un crescendo godibilissimo fino allo scioglimento dell&#8217;enigma, alla vittoria della guerra e alle lacrime finali degli spettatori.<br />
Splendida anche la fotografia, mai sopra le righe, e la colonna sonora, che accompagnano e si mettono al servizio della storia e della narrazione, senza soffocarla. Perché in questo film le cose importanti sono solo due: l&#8217;uomo e la sua storia.</p>
<p>In conclusione, otto nomination agli Oscar non si prendono per caso&#8230; The imitation game è un film per tutti, non solo per informatici e addetti al settore. E non solo perché è narrato in modo comprensibile anche ai neofiti, ma anche e soprattutto perché è impensabile che in un mondo così permeato dall&#8217;informatica, esistano persone che non conoscono la favola triste di Alan Turing, e di come ha salvato le chiappe a tutti noi.</p>
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